La letteratura fuori della Rivoluzione d'Ottobre

Sin dall'inizio del secolo, l' “intellighenzia” passò dal “materialismo” e dal “positivismo”, in parte addirittura dal marxismo, attraverso la filosofia del criticismo (kantismo), al misticismo. Negli anni interrivoluzionari la nuova coscienza religiosa brillava e fumigava di molte fosche luci. Ma ora che la Chiesa ortodossa ufficiale è scossa dalle fondamenta, i mistici casalinghi, che vivacchiano tutti, ognuno a modo suo, hanno ritirato la coda fra le gambe: questi criteri non li toccano.

Senza la collaborazione dei profeti da salotto e dei santi giornalistici fra i marxisti d'allora, anzi nonostante le loro contromosse, le onde della marea rivoluzionaria raggiunsero le mura della Chiesa russa che non conosceva riforme e si opponeva alla storia con schemi duri, irrigiditi, con una ritualità meccanica e col potere statale. La Chiesa, che s'inchinava profondamente allo Stato zarista, resistette addirittura alcuni anni più a lungo del suo alleato e protettore dotato di sovranità. Ma venne anche la sua volta. L'impulso di rinnovamento all'interno della Chiesa è un tentativo ritardato di riforma borghese burocratizzata, a priori, travestita da adeguamento allo Stato sovietico. La riforma politica russa era avvenuta contro la volontà della borghesia alcuni mesi prima della rivoluzione della classe operaia. La riforma della Chiesa s'iniziò soltanto quattro anni dopo la rivolta proletaria.

Se la “Chiesa vivente” (1) sanziona la rivoluzione sociale, accade solo perché si sforza di assumere una coloritura benevola. Una Chiesa proletaria non può esistere. La riforma della Chiesa persegue in fondo scopi borghesi, e cioè la liberazione della Chiesa dalla pesantezza corporativa medioevale; essa vuole sostituire il rigido rituale, sacerdozio dogmatico, con un rapporto personalizzato con le schiere celesti; insomma, vuole dare alla religione e alla Chiesa più elasticità e capacità d'adeguamento. Nei primi quattro anni, la Chiesa si oppose alla rivoluzione proletaria con irriducibile conservatorismo. Ora passa, in certa misura, alla Nuova Politica Economica, alla "nep". Se la "nep" sovietica rappresenta una combinazione di economia socialista ed economia capitalistica, la "nep" ecclesiastica è un innesto borghese sul ceppo feudale.

Ma il pluricentenario edificio della Chiesa ha incominciato a vacillare. A sinistra (la “Chiesa vivente” ha una sua sinistra) si levano voci ancor più radicali. Ancor più a sinistra ci sono sette più radicali. Un razionalismo ingenuo, appena nato, rimuove il terreno e lo prepara alla semente atea e materialistica. Per quel regno che si dichiara dell'altro mondo è iniziata l'opera dei grandi sconvolgimenti. Dove sono i profeti e i riformatori dei salotti e dei circoli letterari di Pietroburgo e dl Mosca? Dov'è finita l'antroposofia? Nessuna traccia... I poveri mistici omeopatici si sentono come gatti domestici che al disgelo si trovano improvvisamente a galleggiare su una lastra di ghiaccio. I malesseri della prima rivoluzione avevano generato la loro “nuova coscienza religiosa”, la seconda rivoluzione gliel'ha calpestata.

Il signor Berdaev, per esempio, continua tuttora ad accusare di spirito borghese quelli che non credono ín Dio e non si preoccupano dell'aldilà. Divertente! Il passato socialdemocratico ha lasciato in eredità a questo scrittore la paroletta “spirito borghese”, e ora egli l'adopera contro gli anticristi sovietici. Peccato solo che i lavoratori sovietici non credano in Dio e nel diavolo, mentre la borghesia diventò tutta religiosa.. non appena ebbe perduto i suoi capitali. Qui sta appunto una delle molte scomodità della rivoluzione: quella di saper mettere a nudo te radici sociali delle ideologie.

In tal modo fu dato il colpo di grazia alla “nuova coscienza religiosa”, dopo che si era fatta così decisamente sentire nella letteratura. Tutta la generazione del poeti che presero la Rivoluzione del 1905 per una notte di Valpurga e si bruciarono le tenere ali al suo rogo, introdusse nel propri ritmi la gerarchia celeste. Ma dato che I poeti, in forza di una cattiva tradizione, già prima usavano rivolgersi, trovandosi in difficoltà, alle ninfe, a Pan, a Marte e a Venere, nella

forma poetica non ebbe luogo che una nazionalizzazione dell'Olimpo. Che si tratti di Marte o San Giorgio, dipende In fondo dalla rima. Indubbio è però che presso molti, o almeno presso alcuni, dietro a questa facciata si nascondevano determinate esperienze. Quali? Per lo più di spavento. Poi venne la guerra che stemperò lo spavento degli Intellettuali ne! delirio febbrile generale. Poi venne la Rivoluzione, che portò lo spavento al panico. Che cosa aspettare? A chi rivolgersi? A che cosa attaccarsi? Nulla restava fuorché la Sacra Scrittura. AI momento non si trovano molti dilettanti disposti a continuare ad agitare il liquido neoreligioso, distillato prima della guerra nelle farmacie di Berdaev e di altri: chi ha prurito mistico non ha che farsi segni di croce come facevano gli antenati. La Rivoluzione ha rimosso e dilavato la vernice individuale e scoperto quel che c'era di tradizionale, di legato alla terra natale, tutto quel che si era succhiato col latte materno e, per debolezza e piccineria, non era mai stato sfiorato da un pensiero critico.

Leone Trotzky

(1) Era così denominata la corrente sinistrorsa della Chiesa greco-cattolica che tendeva alle riforme.

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