Il proletariato polacco nella trappola del nuovo sindacato

La lunga lotta della scorsa estate degli operai polacchi, per il momento storico in cui si é verificata, per la vastità, la determinazione e l'intensità con cui si é manifestata si é nettamente differenziata dagli altri episodi di scontro con lo Stato che pure hanno costellato, in questo dopoguerra i paesi del cosiddetto socialismo reale.

La particolare importanza dell'estate polacca é da ricercarsi, infatti, nel contesto della crisi mondiale in cui si dimena da un decennio il sistema capitalistico, tanto nella sua veste tradizionale occidentale quanto in quella ancora più mistificata dei paesi del cosiddetto “socialismo reale”. Gli operai di Danzica seguiti poi da quelli di tutti i maggiori centri industriali della Polonia, sono scesi in sciopero oltre che contro gli aspetti più odiosi di uno Stato che in nome del socialismo realizzato nega anche i più elementari diritti ai lavoratori, anche e soprattutto contro l'incessante attacco alle condizioni di vita e di lavoro cui sono sottoposti da parte della classe dominante, in conseguenza della crisi mondiale.

La crisi con buona pace di coloro che vedono nel Capitalismo di Stato la forma capace di assorbire le contraddizioni del processo di. accumulazione del capitale, ha posto ai paesi dell'Est gli stessi drammatici problemi che stanno di fronte a tutti gli altri, resi però più acuti dalla maggiore debolezza di quegli apparati produttivi, rispetto a quelli della concorrenza occidentale. La borghesia rossa per compensare la caduta dei profitti deve con ogni mezzo aumentare la competitività del proprio apparato produttivo mediante la riduzione dei salari reali e l'incremento della produttività della forza-lavoro, deve cioè operare in sintonia con quanto avviene in tutto il resto del mondo. Ma se in Occidente, dati i più elevati standard di vita, ciò che ha significato rinunce per la classe operaia che solo ora cominciano ad intaccare i bisogni fondamentali, in Polonia ciò ha significato immediatamente rinuncia a beni di prima necessità come la carne, il burro, le patate, ecc. Le patate, ad esempio di cui la Polonia é uno dei maggiori produttori, sono diventate rarissime e costosissime in quanto sono state esportate in misure crescente rispetto al crescente deficit della bilancia dei pagamenti riducendo la quota destinata ai consumi interni. L'essersi battuti contro una strategia che é comune a tutta la borghesia internazionale ha dato al proletariato polacco la caratteristica del drappello d'avanguardia che interpreta e fa sue non solo le istanze proprie, nazionali ma, quelle di tutto il proletariato mondiale.

E dall'altra parte della barricata, l'appoggio finanziario e politico ricevuto dal governo da parte di tutti gli altri paesi, affinché si evitasse un conflitto che superasse la caratteristica dello sciopero rivendicativo, delle manifestazioni comunque interna al sistema, ha mostrato quanti timori incute una lotta operaia che fa dell'unità della classe il suo punto di maggior forza.

Hanno avuto tutti paura. Ne ha avuta la Russia, la Germania, ne ha avuta la chiesa che pure vantava nella lotta la presenza dei suoi uomini e che in definitiva della lotta ha conservato sin all'ultimo il controllo.

Tutti hanno temuto che l'acutizzarsi dello scontro potesse determinare una più netta separazione degli interessi in gioco, fino a mostrare la natura reale del conflitto con tutti gli attori schierati ognuno al posto che la divisione in classi della società loro assegna. Tutti hanno invece potuto mascherarsi. Ha potuto farlo la chiesa, innanzitutto. Grazie all'odio che suscita il controllo esasperante dell'imperialismo russo, la chiesa é divenuta il centro catalizzatore di tutti i sentimenti antisovietici e di ogni opposizione, nonostante mai abbia smesso di puttaneggiare sottobanco con il potere. Hanno potuto mascherarsi i paesi dell'Occidente che di fronte ad uno Stato poliziesco da sempre, sono apparsi l'eden della libertà e della democrazia. E quella stessa socialdemocrazia occidentale, qui alle prese con grossi problemi di credibilità agli occhi degli operai sempre più vicini ad individuarne la sua vera collocazione di classe, ha potuto presentarsi come l'alternativa più credibile. Lo stesso Stato Polacco, nonostante la lotta nascesse contro la sua caratteristica di Stato capitalista, ha potuto defilare il suo vero ruolo, dietro l'etichetta socialista e in nome della unità nazionale, minacciata dall'eventuale intervento russo. Hanno tremato, ma alla fine sono riusciti ad imbrigliare tanto potenziale di lotta verso obbiettivi falsi e fuorvianti.

Su questo aspetto riteniamo sia necessario appuntare l'attenzione critica, più che sull'esaltazione della lotta stessa e ciò non per una sottovalutazione della sua importanza, ma per trarne tutti gli insegnamenti che da essa sono scaturiti. Forti delle passate esperienze gli operai polacchi hanno respinto sin dal primo giorno di sciopero la possibilità di un accordo esclusivamente economico, fatto di aggiustamenti salariali e di promesse destinate a non essere mantenute e, hanno invece posto a base della loro piattaforma rivendicativa il riconoscimento di una nuova organizzazione sindacale, “Solidarietà” accanto alla rivendicazione del diritto di sciopero e della libera iscrizione. Essi hanno individuato, in contrapposizione ai Sindacati ufficiali controllati direttamente dal partito, nel nuovo sindacato “libero” lo strumento più idoneo per la loro difesa. Sono venuti così a trovarsi in una situazione fortemente contraddittoria: che ha reso possibili tutte le manovre di recupero perseguite dal governo.

La costruzione di sindacati in qualche modo indipendenti dal partito e quindi dal governo costituisce, senza dubbio per un paese dell'Est europeo, un fatto nuovo e perciò pieno di suggestione. Intanto svela il castello di bugie costruito in oltre cinquanta anni di mistificazione stalinista, sulla reale naura di questi stati proletari, ove l'assenza di organizzazioni sindacali di tipo occidentale, era fin qui indicata, come la riprova dell'assenza di un conflitto di classe per l'inesistenza di una classe sfruttatrice. ll fatto che le fabbriche di Danzica abbiano ripreso a lavorare soltanto quando sono stati assunti impegni precisi dal governo su questo punto, mostra con chiarezza quanto poco gli operai polacchi individuano nello Stato il loro Stato e nel partito il loro partito. Ma mostra anche il predominio netto delle ideologie borghesi nel seno della classe operaia. Forse solo ora si può valutare a pieno il danno della controrivoluzione stalinista! Ciò che in Occidente, nei paesi capitalistici per eccellenza, é una esperienza che sta volgendo al suo termine e si mostra profondamente in crisi, appare agli operai dei paesi del “socialismo” un mondo da conquistare. Mentre In Italia gli operai della Fiat strappano le tessere del sindacato sotto il muso di Lama perché sempre più co sconti del ruolo conservatore del Sindacato nel moderno capitalismo monopolistico, in Polonia, la sua costruzione rischia di assorbire tutte le energie, del proletariato.

L'acquisizione mistificata del ruolo del moderno sindacato impedisce di pervenire alla individuazione dei reali rapporti di classe esistenti e induce a ritenere le diverse forme che il capitalismo assume non come espressioni diverse di una medesima realtà, ma come reali alternative di classe. L'aver indicato, come taluni han fatto al proletariato di tutto il mondo, l'esperienza polacca come la riprova della possibilità di costruzione, in questa fase storica, di un Sindacato di classe significa non aver compreso proprio i limiti dell'esperienza polacca e nel contempo di non aver compreso i motivi che hanno fatto del sindacato moderno uno dei pilastri della conservazione capitalistica.

Sarebbe imperdonabile cecità credere e far credere che possa essere possibile al capitalismo realizzare gli obbiettivi della trasformazione monopolistica della sua economia senza la collaborazione dei sindacati con una politica salariale che concili le esigenze degli operai con quelle della grande industria di vincere la concorrenza con gli altri complessi monopolistici su scala internazionale se i sindacati non realizzano una politica di pace sociale e di contenimento delle “pretese” operaie: di condurre infine vittoriosamente la guerra di supremazia imperialista se non ci fossero i sindacati a garantire la solidarietà concreta, non importa se coatta, delle masse lavoratrici.

I comunisti Internazionalisti e la Questione Sindacale

È il fatto di essere lo strumento “per una migliore compravendita della forza lavoro” che ha determinato la sua funzione capitalistica in senso monopolistico e non il tradimento di questo o quel dirigente sindacale.

n quanto organo di mediazione, tra capitale e lavoro, il sindacato ha dovuto necessariamente modificarsi, in relazione alla crescente concentrazione dei mezzi di produzione, fino a divenire uno dei pilastri fondamentali della stabilità economica.

Ad esso é affidato il compito di impedire che il salario vada oltre la compatibilità ammesse dal sistema ONDE ASSICURARE certezza di rendimento alle enormi masse di capitale finanziario necessarie per realizzare le combinazione produttive delle moderne imprese monopolistiche. Per le dimensioni di queste imprese, per le loro necessità di programmazione, l'acquiescenza della forza-lavoro é fattore di fondamentale importanza.

Senza la certezza che la forza-lavoro mantenga comportamenti compatibili con i loro delicati equilibri economici e tecnico-produttivi la loro vita sarebbe impossibile. Ma la conciliazione degli interessi fra capitale e lavoro non può che significare assunzione, da parte della classe operaia, della logica e delle esigenze capitalistiche. Il sindacato si é trovato al centro dell'opera di conciliazione e pertanto non ha potuto sottrarsi al ruolo di garante del rispetto delle regole del gioco. La rottura delle regole del gioco pone immediatamente il sindacato nella situazione contraddittoria di agire o come pompiere della lotta operaia, o di trasformarsi in un organismo disposto a recepire tutte le istanze della classe operaia e quindi a regolare la sua azione secondo una precisa strategia di rottura rivoluzionaria. Al riguarda Damen notava:

L'attuale sindacato corporativo (fascista, socialdemocratico o comunista non conta) per la sua funzione di organo indispensabile alla vivificazione dei sistema capitalistico é destinato a vivere fino in fondo le vicissitudini economiche, sociali e politiche del capitalismo morente e sarà spezzato con lo stato imperialista solo dall'assalto del proletariato rivoluzionario. In simile fase di avanzata o di conquista del potere il raggruppamento delle forze del proletariato non attenderà il ripetersi della prassi tradizionale del sindacato, ma avverrà attraverso nuovi organismi di massa (consigli di fabbrica, soviet od altro come in Russia e in Germania) strutturalmente e politicamente più idonei del sindacato a sentire in concreto, sotto la guida del partito rivoluzionario, i problemi del potere. (2)

In Polonia non vi poteva essere conferma migliore dell'attitudine del sindacato a sentire più e meglio i problemi della conservazione e dell'integrità del sistema che quelli del suo superamento.

Sin dal momento in cui gli originari comitati di sciopero - l'organizzazione che gli operai polacchi si sono dati per organizzare e dirigere lo sciopero - hanno avviato la loro trasformazione in strutture del nascente sindacato, hanno dovuto fare i conti con i problemi della crisi economica, delle relazione imperialistiche che interessano lo Stato polacco, e dei problemi di produttività delle imprese. Si legge nello statuto del sindacato “libero”:

Lo scopo del sindacato é:
* soddisfare i bisogni materiali, sociali e culturali degli aderenti e delle loro famiglie; garantire la possibilità di migliorare la loro qualificazione professionale:
* garantire gli interessi economici e giuridici dei lavoratori per quanto concerne il lavoro professionale, i salari, le condizioni socio-economiche, la sicurezza e l'igiene del lavoro:
* cercare di soddisfare gli interessi dei lavoratori con il buon funzionamento dell'Impresa;
* rendere più solidali e democratici i rapporti reciproci
* sviluppare, nell'azione per il bene della patria e di tutti i lavoratori un comportamento attivo.

Come si può constatare non compare nessun accenno ad una eventuale connotazione classista del nuovo sindacato. Si sottolinea invece la subordinazione degli interessi dei lavoratori al “buon funzionamento dell'impresa”. Né manca l'accenno al “bene della patria” come bene comune di tutti i lavoratori. Si ritrovano cioè tutti gli elementi che caratterizzano i Sindacati occidentali come i più efficaci e sicuri strumenti di contenimento delle lotte operaie.

Certo, la nascita di un sindacato non più direttamente controllato dal partito al potere, pone ad uno Stato come quello polacco molti problemi e molti ne crea anche al suo maggiore “alleato”, la Russia. Quali effetti potrà avere su sovrastrutture così fortemente centralizzata e burocratizzate, la presenza di un sindacato che accomuna in maniera così intensa, in sé, la necessità di evitare il trascrescere della tensione sociale e le molteplici aspettative della classe operaia? E le strutture economiche di questi paesi così poco diversificate si mostreranno capaci di quella elasticità necessaria a gestire in termini così profondamente modificati il mercato del lavoro? È evidente che l'estate polacca é tutt'altro che conclusa, ma nondimeno si può sin d'ora intravvedere che il ribollire delle contraddizioni già esistenti e delle nuove qualora si determinasse un acutizzarsi dello scontro sociale vedrà il nuovo sindacato giocare la sua partita allo stesso tavolo ove siedono i rappresentanti della classe dominante. D'altra parte già ora, nella gestione della vertenza per il riconoscimento giuridico dello stesso sindacato e per il rispetto degli accordi economici di settembre.

Solidarietà ha assunto posizione di estrema moderazione rispetto alle pressione della base operaia.

E Walesa, il leader più prestigioso ed ascoltato del movimento, é apparso sempre più preoccupato di rassicurare il potere che di riprendere la lotta, fino ad opporsi apertamente alla proclamazione di un nuovo sciopero generale:

Noi non minacciamo nessuno, non vogliamo rompere alcuna alleanza. Noi non siamo contro il socialismo: vogliamo solo un socialismo polacco - e ancora --- Noi non lottiamo, facciamo pulizia, pulizia non é lotta. Se la vogliamo chiamare lotta é comunque lotta contro il disordine e contro la sporcizia morale.

Sono dichiarazioni di Walesa queste, che collimano perfettamente con la prospettiva tracciata da un anonimo membro del comitato centrale del partito operaio polacco in un'intervista rilasciata all'“Espresso” (n. 42 del 19.10 1980):

Quando noi diciamo di voler rispettare gli accordi di Danzica diamo atto che questo paese non può più essere governato come lo é stato per 36 anni. È tutto un concetto di potere che cambia all'interno del partito perché significa accettare la cogestione, accettare il principio che certe associazioni o sindacati non controllati dal partito governino assieme ad esso. È una nuova visione di socialismo, diciamo di socialismo cooperativistico. Per arrivare a questo abbiamo bisogno di sei mesi di tempo. Quando manca al congresso del partito. Solo allora potremo cambiare i quadri dirigenti, rinnovare l'apparato, modificare tutta la nostra vita interna. Mi chiedo però se ce la faremo. L'inverno si presenta durissimo e pieno di incognite, la nostra situazione economica é disperata, ma con che faccia potremo chiedere alla gente di sopportare nuovi sacrifici? Cosa accadrà quando mancherà non solo la carne, ma il pane, o saremo costretti a chiudere certe fabbriche?
Come uscirne? C'è un modo: se il partito riesce a mantenere il controllo della situazione e, contemporaneamente, si arriva a una sorta di grande patto sociale con tutte le forze che si sono affermate sulla scena polacca a partire da questa estate, i nuovi sindacati indipendenti in testa.

Per quanto non si possa giurare sull'attendibilità di un anonimo ci pare però che il quadro tracciato rifletta pienamente la realtà polacca. E in questa realtà emerge chiaramente lo spettro della crisi economica che rischia di travolgere tutto e tutti e la necessità di strumenti di gestione della crisi più adeguati alla bisogna e questi sono i nuovi sindacati. Chi può garantire il “patto sociale” meglio dei nuovi sindacati?

Evidentemente solo i carri armati russi. Sarà su questo tasto che il governo e lo stesso sindacato faranno leva per ottenere il consenso degli operai. D'altra parte questi sono gli spazi reali che la crisi lascia. D'altra parte é in questi spazi che l'azione del sindacato si esplica e si giustifica. La negazione dei rapporti esistenti fra le classi sociali non può venire da chi ne é, in qualche modo, gestore, da chi operando, nell'ambito della rivendicazione, é attrezzato politicamente ed organizzativamente a gestirla tenendo conto dei limiti entro cui essa può aver luogo, senza intaccare dalle fondamenta l'intero sistema capitalistico.

Il rifiuto di questa logica può appartenere solo ad organismi che riflettono fino in fondo gli interessi proletari e perciò portati a sentire i problemi della crisi sul piano dell'antagonismo inconciliabile fra le classi più che su quello della loro ricomposizione. La spontaneità operaia ha generato in Polonia i comitati di sciopero, ma essi, anche nei momenti più acuti dello scontro, sono-rigorosamente rimasti legati ad una piatta forma e ad una strategia di lotta, strettamente sindacali e perciò destinati ad esaurirsi con l'esaurirsi della rivendicazione o ad essere istituzionalizzati così come é avvenuto. Né ci si poteva aspettare di più. Completamente assente una forza proletaria che avesse, per tempo, provveduto ad analizzare e a smascherare la realtà economica e politica che si cela dietro la facciata “socialista” della Polonia e quindi capace di orientare le masse proletarie nel senso della necessaria rottura rivoluzionaria, queste ultime sono rimaste completamente esposte alla penetrazione delle ideologie più raffinate dell'avversario di classe. Hanno prevalso le istanze nazionalistiche e “liberalizzatrici” che hanno trovato nel “partito” della chiesa l'interprete più intelligente e ciò che costituisce un baluardo della conservazione borghese é apparso il necessario surrogato per correggere i difetti del “socialismo reale”. Forse la lezione più significativa che ci viene dalla Polonia é data dall'ennesima conferma che senza il partito rivoluzionario, senza la sua preziosa opera di educazione e di guida della classe, che ne presuppone la permanenza tanto nelle fasi di stagnazione che di ascesa della lotta di classe, ogni lotta, ogni esplosione di rabbia é destinata a rifluire e ad essere sconfitta.

Giorgio

Prometeo

Prometeo - Ricerche e battaglie della rivoluzione socialista. Rivista semestrale (giugno e dicembre) fondata nel 1946.

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