Puntelli e palliativi del radical riformismo

Mentre cresce la disoccupazione e il ricorso al lavoro nero supersfruttato

“Il lavoro al Sud è arrivato”. Così Rifondazione annuncia il via libera ai 1.000 miliardi (in tutta Italia) per il finanziamento di lavori socialmente utili. I lavoratori interessati nel Meridione, per lo più già in mobilità o cassa integrazione, sono poche migliaia dislocati in Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania.

Intanto, restano inutilizzati circa 40.000 miliardi messi a disposizione, in un quinquennio, dalla Comunità Europea per favorire l’occupazione in Italia. Ciò conferma che il lavoro salariato è sfruttamento della merce forza-lavoro; il suo risultato deve essere un profitto, un plusvalore in rapporto al capitale inizialmente impiegato. Senza questa molla, i progetti di lavoro non si concretizzano, o restano in attesa di iniziative private capaci di trovare (in modo lecito o illecito) una adeguata remunerazione all’investimento. Questo è il modo di produzione capitalistico, al quale la società borghese e i suoi radical-innovatori possono solo affiancare - a estremi mali - qualche operazione di ipocrita e pelosa carità.

Il particolare episodio si colloca nel più generale quadro di proposte formulate da Rc con la pretesa di dare una soluzione alla drammatica questione della disoccupazione. Un fenomeno che - per Bertinotti e soci - è unicamente dovuto a errate scelte politico-economiche nella gestione della economia nazionale e delle risorse del Paese, e non a causa dei meccanismi strutturali del capitalismo stesso.

Vediamo in proposito i migliora-menti suggeriti al pacchetto di misure del ministro del Lavoro, Treu. (Come si possa “migliorare” un vero e proprio attacco alla classe operaia, tanto occupata che disoccupata, è già di per sé un mistero.)

Per i giovani, disoccupati da almeno due anni, Rc si inventa un minimo lavoro della serie “socialmente utile” presso le pubbliche amministrazioni. La durata potrebbe essere di non più di 12 mesi, e dovrebbe coinvolgere almeno 500.000 giovani, con una spesa prevista annualmente in 3.300 miliardi. Non c’è quindi molto da scialacquare; e più flessibili, più “usa e getta”, più temporanei e precari di così non si può.

La ciliegina sulla torta immaginata da Rc è rappresentata dalla mitica riduzione dell’orario di lavoro settimanale a 35 ore, ipotizzabile dal 1 gennaio 1.999. La parità di salario è mormorata sottovoce: chiaramente impossibile finché domina il modo di produzione capitalistico, che potrebbe concederla solo in presenza di un forte aumento della produttività oraria, e soprattutto senza assumere alcun disoccupato!

Alle soglie del Duemila, il lavoro può essere, e dovrà essere, diviso fra tutti ben al di sotto di 35 o 30 ore settimanali. Ma una è la condizione fondamentale: l’attuale modo di produzione e distribuzione, le sue categorie e le sue leggi economiche vanno distrutte, superate in un nuovo ordine sociale. Questo è il programma del comunismo che va portato nel proletariato per dare la necessaria consistenza politica a rivendicazioni anche puramente difensive che, altrimenti, coi loro esiti negativi portano solo confusione e frustrazione fra le stesse avanguardie di classe. Ma per i “sinistri” di Bertinotti queste sono utopistiche fantasie, sogni infranti del vecchio Marx.

Il più aggiornato e opportunistico pragmatismo sociale, democraticamente alternativo e parlamentarmente costruttivo, ha il senso dell’immediatismo molto sviluppato. Quindi, per un eventuale finanziamento dell’ope-razione sopra citata, non rimane che l’appello al “ruolo fiscale dello Stato”, alle politiche dei redditi e ad altre “radicalità” del genere.

Sono questi i risultati ideologici di chi si guarda bene dall’infrangere i limiti di superficiali letture della moderna società borghese, ben lontane e opposte ad una seria analisi critica di classe.

dc

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.