Contro la politica dei sacrifici, solidarietà ai disoccupati francesi

Tagliare le spese per la sanità, ridurre i fondi da destinare alla scuola, "riformare" (leggere abolire) le pensioni, flessibilizzare il mercato del lavoro sono gli imperativi che negli ultimi anni i governi di tutta Europa hanno imposto al proletariato. In nome della moneta unica, che servirà solo ed esclusivamente a soddisfare la fame di profitto di pochissimi grandi gruppi economico-finanziari, sono passate sulla pelle di milioni di lavoratori misure economiche che hanno ridotto del 30% il potere d'acquisto di salari e stipendi.

Tutti i governi a parole dichiarano di voler risolvere il problema della disoccupazione, ma nei fatti adottano provvedimenti che servono a rendere ancor più flessibile l'uso della forza-lavoro. Part-time, lavoro interinale, contratti d'area, in una parola flessibilità, non possono risolvere il dramma della disoccupazione, ma rendere ancor più precari i lavoratori rimasti nel mondo del lavoro. Infatti, nonostante questi provvedimenti la disoccupazione è diventata un vero fenomeno di massa, colpendo nella sola Europa quasi 20 milioni di persone.

Nell'ultimo mese in molte città della Francia si è sviluppato un movimento spontaneo di disoccupati e lavoratori precari che è sceso in piazza per esprimere rabbia e frustrazione per gli anni d'inutile attesa verso un lavoro che non arriva mai. Per la prima volta una massa considerevole di disoccupati su tutto il territorio francese si è compattata per opporsi al dramma della disoccupazione. La stragrande maggioranza dei francesi, come già era accaduto nel 1995 per la lotta dei ferrovieri, ha manifestato piena solidarietà ai disoccupati in lotta, giudicando inaccettabile che in Francia ci siano quasi 4 milioni di disoccupati. Cosa chiedono i disoccupati e i lavoratori precari? Semplicemente un aumento del sussidio di disoccupazione tale da garantire un'esistenza dignitosa, visto che il governo e le imprese non sono in grado di dare un lavoro degno di questo nome.

La lotta dei disoccupati e dei precari francesi è un primo importantissimo segnale di opposizione alla logica della moneta unica e alla politica dei sacrifici. Nonostante gli inevitabili limiti politici, il movimento francese costituisce un piccolo esempio di come sia possibile e necessario opporsi ad una società che non riesce a garantire un lavoro ai giovani e una pensione agli anziani. Ma le prossime lotte dovranno anche superare quella divisione che finora si è manifestata nel movimento francese tra disoccupati e precari da un lato e lavoratori occupati dall'altro. Per questo occorre unificare le lotte affinché disoccupati, precari e lavoratori occupati lottino insieme per rilanciare, anche attraverso la costruzione di gruppi territoriali di lotta alla disoccupazione, l'opposizione al capitalismo e alla sua logica affamatrice.

PCInt

Sez. F. Maruca (Catanzaro)