Contro la sospensione dello sciopero dei ferrovieri, ripresa della lotta di classe

Ferrovieri,

negli ultimi anni abbiamo subito un violento attacco da parte dei vertici aziendali. Nell'arco di un decennio nelle Ferrovie dello Stato il numero dei lavoratori si è di fatto dimezzato, passando da 220 mila a quasi 115 mila ferrovieri. Ma il pesantissimo processo di ristrutturazione che è costato migliaia di posti di lavoro, un sostanziale peggioramento delle nostre condizioni salariali e il peggioramento della qualità del servizio a danno di tutti i lavoratori, non è ancora concluso. In nome della produttività e dell'abbattimento del deficit di bilancio (tra l'altro determinato anche dalle tante ruberie sistematicamente perpetrate dai dirigenti di turno) l'azienda è impegnata nell'imporre un nuovo piano di "sviluppo" che è destinato a peggiorare ulteriormente le nostre condizioni di lavoro e salariali e la qualità dei servizi soprattutto quelli che interessano di più i lavoratori utenti delle FS. Aumento dei ritmi produttivi e tagli al costo del lavoro costituiscono le linee guida del piano aziendale. Tutto questo accade con la collaborazione dei vari sindacati, che coerentemente con il loro ruolo istituzionale di difensori degli interessi padronali, hanno soffocato qualsiasi tentativo d'opposizione dei lavoratori ai processi di ristrutturazione.

Lavoratori,

oltre a subire i continui attacchi da parte della classe dominante, con tagli a salari, stipendi, pensioni e quel che rimane dello stato sociale, ora ci hanno tolto anche il diritto a scioperare.

Grazie al governo D'Alema, che nei mesi scorsi ha modificato la legge 146, ora lo sciopero oltre a essere subordinato al rispetto delle regole previste da una normativa già fortemente restrittiva, può essere anche differito nel tempo con una semplice ordinanza del ministro competente. e il ministro DS dei trasporti Bersani, da buon ex stalinista pentito, non ha esitato ad avvalersi del suo potere e con un provvedimento di stampo fascista ha differito lo sciopero, benché proclamato nel rispetto della normativa vigente, dell'ORSA, sigla sindacale che raccoglie le varie esperienze del corporativismo ferroviario.

Questa è la prova più chiara ed evidente che lo stato borghese è lo Stato dei padroni e si preoccupa solo di difendere i loro interessi. I padroni possono fare quel che vogliono dei nostri salari e dei nostri posti di lavoro e noi dobbiamo solo subire e tacere. Questo è il vero volto della democrazia borghese, questo è il cosiddetto stato di diritto!

Lavoratori, compagni,

Se così stanno le cose è evidente che bisogna pensare a nuovi strumenti di lotta perché i sindacati, tutti i sindacati, sono divenuti strumenti al servizio della conservazione capitalistica.

L'Orsa, ora protesta ma quando ha accettato la logica della contrattazione ha anche accettato quella della regolamentazione e, di fatto, anche l'idea che spetti ai padroni quando e come i lavoratori possano scioperare. Rimanere sul mero terreno sindacale significa quindi rinunciare a priori alla lotta contro le vessazioni padronali. Se non si vuole subire l'attacco permanente del capitale al nostro salario e alle nostre condizioni di vita occorre pertanto riprendere la lotta in difesa dei nostri interessi di classe nelle nostre mani al di fuori e contro ogni logica sindacale.

Occorre rilanciare dal basso e in ogni posto di lavoro la lotta di classe contro il capitale.

E contro il capitale ricostruire il partito rivoluzionario, cioè lo strumento politico del proletariato necessario sia per contrastare l'attacco che la borghesia conduce contro il mondo del lavoro sia per abbattere il modo di produrre capitalistico che ormai è in grado di elargire solo oppressione, miseria e guerra.

I ferrovieri del P.C.Int. - Battaglia Comunista

Circolo Prometeo - Sez. F. Maruca