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Home ›Le ferrovie si dividono e i ferrovieri e i loro salari si assottigliano
Cosa stia succedendo nelle ferrovie è cosa ormai nota: si punta a chiudere i bilanci di gestione in pareggio e la variabile individuata per raggiungere tale obiettivo è come sempre l'abbattimento del costo del lavoro, mentre continua l'allegro sperpero del denaro pubblico attraverso "tangenti2, investimenti non funzionali, progetti finanziati e poi non messi in esercizio ecc.
I nuovi piani di ristrutturazione delle ferrovie puntano ora al cosiddetto spacchettamento e alla societarizzazione dell'azienda cioè a suddividere il ciclo produttivo in branche specializzate in relazione alla tipicità di lavorazione.
Prima di spiegare per grandi linee cosa significa la societarizzazione nello spacchettamento occorre fare un passo in dietro e ricordare cosa è successo alla Fiat dove per non avere più grosse concentrazioni di massa operaia, il ciclo di produzione è stato smembrato e decentrato riducendo la capacità del mondo operaio di organizzarsi sulle proprie problematiche e nello stesso tempo di mettere i lavoratori in concorrenza tra loro con l'obiettivo di "farli ragionare" sulle buone ragioni della flessibilità atta al raggiungimento di una maggiore produttività e di conseguenza all'abbattimento del costo del lavoro.
Questo è anche quello che si propongono di raggiungere gli attuali manager attuali delle ferrovie. È notizia, diffusa dai mass media, che il consiglio d'amministrazione, con l'avallo dei sindacati, ha dato vita alla costituzione di ITF (Italiana Trasporti Ferroviari) cui viene dato in affitto il ramo di trasporto (TMR-CARGO-PAX-UTMR). Chi aveva la speranza che "accordicchi sottoscritti" tra governo e sindacati e FS sarebbero stati la soluzione al processo di divisionalizzazione è prontamente smentito. In realtà, alla fine del processo, la cosiddetta "casta" dei ferrovieri non esisterà più; ma esisteranno soggetti-lavoratori non relazionati tra loro con contratti di lavoro diversificati caratterizzati dal tipo di lavorazioni e quindi facilmente ricattabili.
In definitiva è quanto è accaduto, in Inghilterra con la gestione "Tatcher", dove in nome del libero mercato è stato divisonalizato e societarizzato tutto il sistema ferroviario, provocando di fatto un peggioramento del servizio sia in qualità sia in sicurezza. La concorrenza che secondo la propaganda avrebbe dovuto favorire la riduzione dei prezzi e un recupero di efficienza, in realtà è servita solo a giustificare l'abbattimento del costo del lavoro come dimostra il fatto che il costo Km/treno è ancora uno dei più alti al mondo come anche il deficit di bilancio.
ITF, nella sostanza è nata dallo scioglimento della TAV "1" creata dall'allegra gestione Necci & Co durante la quale hanno fatto la fortuna di numerose banche e consorzi che senza muovere un dito hanno incamerato centinaia di miliardi sotto forma di penali pagate dalle FS per il mancato rispetto di contratti d'oro appositamente stipulati. Ora la sua funzione è di traghettare i ferrovieri nel "libero mercato" e far partecipare il capitale privato a quei segmenti di lavorazione dove si intravedono buone possibilità di profitto mentre quei segmenti in cui le perdite sono fisiologiche resteranno in gestione a carico dello Stato.
A questo punto c'è da chiedersi cosa dicono e quale ruolo hanno i cosiddetti sindacati di base, che mentre manifestano il loro dissenso rispetto all'attacco contro i "diritti acquisiti" dei lavoratori occupati, sono pronti a sottoscrivere accordi che mentre favoriscono l'incremento della produttività con il sistema della duplice retribuzione che prevede che i nuovi assunti siano pagati un buon venti per cento in meno, poi, sulla base degli incrementi di produttività così ottenuti, consentono la determinazione degli esuberi e di conseguenza la diminuzione degli organici.
In realtà, ciò è l'ennesima prova che i margini della contrattazione nelle Ferrovie, come in tutte le imprese, si sono enormemente ridotti se non del tutto esauriti per cui i sindacati anche quelli di base hanno ben poco da contrattare se non la svendita del salario e delle condizioni di vita dei lavoratori.
In questo contesto appare sempre più evidente che fin quando la lotta rimane sul terreno sindacale e fin quando sosterrà le relative organizzazione sindacali, di base e non, il proletariato non ha alcuna possibilità né di difendere la sua condizione né tanto meno di migliorarla. L'alternativa sta solo nella capacità dei lavoratori di riprendere la lotta per la difesa dei loro interessi nelle proprie mani dando vita nei posti di lavoro ad organismi dal basso che rifiutino la logica del mercato e ribadiscano l'inconciliabilità degli interessi dei padroni con quelli dei lavoratori.
Battaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
Battaglia Comunista #6
Giugno 2000
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