You are here
Home ›Scuola, tutte le riforme sono funzionali al capitale
Allora nessuna riforma, ma attacco al capitale e alla sua scuola
Il governo ha varato la cosiddetta riforma della scuola della Moratti, presentando come una svolta storica una squallida manovra di risparmio della spesa pubblica e un ancor più squallido adeguamento della scuola agli interessi pratici e ideologici del capitale. Lo sdegno che proviamo per l'ennesimo attacco agli interessi della nostra classe, portato avanti da questo governo, non ci fa però unire al coro ipocrita di chi, come Ulivo, Rifondazione e sindacati confederali, grida alla controriforma nei confronti della riforma Berlinguer. Questi cori o meglio lamenti opportunisti, che riscoprono persino toni contro la selezione classista, non ci abbagliano minimamente, per due ordini di motivi: uno di carattere più generale, che riguarda l'intera epoca storica, che ancora tristemente viviamo, quella del capitalismo, e un altro più specifico inerente alla politica scolastica del centrosinistra. Il primo ordine di motivi è la convinzione di noi marxisti che mai, in nessuna fase del capitalismo, la scuola è stata riformata, nel senso di offrire alle nuove generazioni uno strumento di formazione culturale generale che arricchisse la loro creatività e socialità. Tutti i mutamenti e gli aggiustamenti sono sempre stati pensati in funzione degli interessi economici, politici e ideologici del grande capitale. La cosiddetta riforma Gentile, certo culturalmente più dignitosa di quell'apologia della mediocrità e dell'ignoranza che è il progetto della Moratti, non rappresentava altro che l'adeguamento della scuola alla duplice funzione di formare un gruppo dirigente con una maggiore coscienza dei suoi compiti di classe nazionale (i gloriosi licei) e una nuova forza lavoro più professionalizzata a livello di quadro intermedio industriale (gli istituti tecnici) e più alfabetizzata a livello di manovalanza esecutiva (l'avviamento professionale e gli istituti professionali), secondo le esigenze dello sfruttamento capitalistico. Negli anni sessanta la nuova scuola media unificata rispondeva invece all'esigenza di togliere alla scuola ogni ruolo di preparazione di figure operaie tradizionali, per delegare direttamente alle aziende la formazione sul campo del nuovo operaio massa, destinato alla catena di montaggio, senza pretese di specifiche professionalità e quindi più adattabile alla subordinazione alle macchine. Nello stesso tempo la demagogia della scolarizzazione di massa, portata avanti principalmente dal PCI e dalle altre forze riformiste, mai realizzata dato l'enorme tasso di abbandoni dell'obbligo, permetteva l'illusione della scomparsa della polarizzazione di classe e di una differenziazione di scelte dovuta solo ai diversi interessi professionali e culturali degli individui. Fino agli anni settanta, prima dell'insorgere della crisi capitalistica mondiale, la scuola pur senza miglioramenti qualitativi e restando terreno di selezione di classe sulla base del livello di accettazione da parte degli studenti dei contenuti e dei valori dell'ideologia borghese, vedeva anche un aumento degli investimenti nel settore, in parte in funzione apertamente clientelare, in parte per assorbimento di disoccupazione intellettuale, per ritardare un'acquisizione di coscienza da parte di strati intellettuali proletarizzati della loro nuova condizione, che poteva favorire radica-lizzazioni del tipo '68. Non vogliamo sottovalutare anche una pressione da parte operaia per un migliore servizio, per lo più come prolungamento dell'orario scolastico, per permettere di lavorare anche alle madri, ma certo tutte le spese per la scuola non andarono mai in direzione di sussidi per gli studenti proletari, né di miglioramento dei metodi e dei contenuti dell'istruzione in prospettiva di una riduzione della selezione di classe. Da quando poi a metà degli anni settanta sono cominciati a calare i saggi di profitto e si è fermata l'espansione post-bellica, tutti i governi che si sono succeduti, da quelli democristiani, a quelli a guida craxiana, fino ai governi post-tangentopoli appoggiati dall'insieme delle sinistre, per poi arrivare all'ultimo centro-sinistra e all'attuale governo, non hanno fatto altro che varare misure nella scuola tese al risparmio della spesa pubblica: bassi salari, taglio dei supplenti, aumento del numero di alunni per classe, riduzione delle spese per le infrastrutture scolastiche, accorpamento di istituti con la riduzione dell'offerta territoriale delle varie tipologie di scuole. In questo quadro parlare di riforma della scuola faceva e fa solamente ridere e infatti per anni si è trascinata questa farsa dei progetti di riforma mai attuati, anche solo per adeguare, come in passato, la formazione alle nuove esigenze del mercato del lavoro. La scuola "culturalmente" ha continuato fino ad oggi a perpetuare l'asservimento all'ideologia della classe dominante e continuerà a farlo con l'aggravante che sempre più i governi succedutisi hanno ridotto e, come diremo più avanti, continuano a ridurre il servizio scolastico, come d'altra parte tutti i servizi sociali. Per noi marxisti tale tendenza è inevitabile nella fase di crisi del capitale e nessuna illusione riformistica potrà mai coprire questa palese realtà.
Il secondo ordine di motivi per cui non ci uniamo al coro degli "oppositori" alla riforma del centro-destra (le varie "sinistre" opportuniste, siano esse laiche, cattoliche progressiste o radical-riformiste) è che quasi tutte le misure che verranno attuate erano state decise e annunziate dai governi di centro-sinistra, oltre al fatto che il grosso del lavoro per dare una struttura manageriale alla scuola, tesa a risparmiare e gestire ideologicamente la spesa e a creare divisioni tra i lavoratori e gli studenti, in nome della vecchia linea "divide et impera", è stato fatto da Berlinguer e soci.
Citiamo solo le principali proposte del centro-sinistra, che in nulla di sostanziale differiscono dalle misure della Moratti: l'eliminazione del tempo prolungato nelle medie e nelle elementari, la riduzione della durata del ciclo scolastico, la delega alle regioni della formazione professionale, favorendo così una gestione ricattatoria di tutti gli espulsi dalla selezione scolastica (anche con la possibilità di assolvere in tali istituti regionali l'obbligo scolastico), la frantumazione dei curricoli scolastici, aprendo anche agli interessi regionalistici, il riconoscimento di istituti parificati a tanti nuovi diplomifici, con apertura di disponibilità a una parità più generale scuola pubblica-scuola privata; insomma un bel piano per la riduzione della spesa e per la gestione di una forza lavoro in formazione, aperta al nuovo mercato del lavoro interinale e flessibile. La Moratti di suo ci ha aggiunto un'ulteriore riduzione delle discipline offerte gratuitamente, con eventuali optional da pagare a spesa delle famiglie, un ridimensionamento più netto del personale della scuola con la soppressione di migliaia di cattedre, una più anticipata selezione di classe tra gli studenti con la precanalizzazione dei settori più proletari nel tipo di istituti di alternanza scuola-lavoro, con la possibilità di avviare allo sfruttamento e alla flessibilità in giovanissima età, qualche regalo in più alle clericali scuole parificate con la concessione ad esse dello stesso tipo di esame di maturità, previsto dall'attuale progetto, e infine un ridimensionamento ulteriore delle forme assembleari dei vecchi organi collegiali.
Di fronte a tutto ciò noi non strilleremo allo scandalo del governo Berlusconi, ma allo scandalo del capitalismo in crisi sempre più aggressivo socialmente in tutto il mondo. Non faremo proposte alternative del tipo di una scuola libera dal diktat del mercato o di una scuola"realmente" democratica e formativa, non ci uniremo alla chiacchiera riformista. Cercheremo di organizzare i lavoratori della scuola oggi colpiti dai licenziamenti e gli studenti proletari sempre più svantaggiati e selezionati, per una risposta che ponga le loro esigenze al centro dell'attenzione di tutto il proletariato, ugualmente colpito dai provvedimenti che attaccano in varie forme il salario diretto e indiretto, che precarizzano sempre più il lavoro e, con il tentativo di abolire l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, rendono facili i licenziamenti anche di semplice natura repressiva. Non saranno poche migliaia di insegnanti scontenti del proprio ruolo, oltre tutto affiancati da molti di più che nello stesso ruolo ci sguazzano, a fermare i disegni del capitale nella scuola, ma solo la mobilitazione dell'intero proletariato e di tutti gli strati colpiti dalla crisi, contro ogni ridimensionamento dei servizi sociali, contro l'attacco generale al salario, per la difesa a oltranza dei posti di lavoro. Non saranno i nuovi utopisti del 2000 a creare una "nuova scuola possibile" (per parafrasare un loro slogan), in quanto questa scuola va solamente distrutta insieme a tutto l'apparato statale e ideologico della borghesia.
Saremo concretamente in piazza il 15 febbraio alla manifestazione dei Cobas insieme ai lavoratori della scuola e agli studenti che sentono la gravità dell'attacco ai propri interessi, specialmente in presenza della più che prevista defezione dei sindacati confederali, che hanno revocato lo sciopero generale del pubblico impiego, indetto lo stesso giorno, salutando come vittoria la conquista di poche lire di aumento, peraltro differenziate secondo la produttività. Saremo in piazza, ma non per seminare illusioni su una scuola "libera" e "pluralista", bensì per agitare la necessità di unire la classe operaia e tutti gli sfruttati nella lotta anticapitalistica e per propagandare l'unica via d'uscita dalle tendenze catastrofiche, anche sul piano ideologico e culturale, del capitalismo in crisi, la rivoluzione comunista e l'unica possibilità di una acquisizione di conoscenze, non funzionale allo sfruttamento e al profitto, ma alla creatività degli individui, la società senza classi.
glBattaglia Comunista
Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.
Battaglia Comunista #2
Febbraio 2002
Inizia da qui...
ICT sections
Fondamenti
- Bourgeois revolution
- Competition and monopoly
- Core and peripheral countries
- Crisis
- Decadence
- Democracy and dictatorship
- Exploitation and accumulation
- Factory and territory groups
- Financialization
- Globalization
- Historical materialism
- Imperialism
- Our Intervention
- Party and class
- Proletarian revolution
- Seigniorage
- Social classes
- Socialism and communism
- State
- State capitalism
- War economics
Fatti
- Activities
- Arms
- Automotive industry
- Books, art and culture
- Commerce
- Communications
- Conflicts
- Contracts and wages
- Corporate trends
- Criminal activities
- Disasters
- Discriminations
- Discussions
- Drugs and dependencies
- Economic policies
- Education and youth
- Elections and polls
- Energy, oil and fuels
- Environment and resources
- Financial market
- Food
- Health and social assistance
- Housing
- Information and media
- International relations
- Law
- Migrations
- Pensions and benefits
- Philosophy and religion
- Repression and control
- Science and technics
- Social unrest
- Terrorist outrages
- Transports
- Unemployment and precarity
- Workers' conditions and struggles
Storia
- 01. Prehistory
- 02. Ancient History
- 03. Middle Ages
- 04. Modern History
- 1800: Industrial Revolution
- 1900s
- 1910s
- 1911-12: Turko-Italian War for Libya
- 1912: Intransigent Revolutionary Fraction of the PSI
- 1912: Republic of China
- 1913: Fordism (assembly line)
- 1914-18: World War I
- 1917: Russian Revolution
- 1918: Abstentionist Communist Fraction of the PSI
- 1918: German Revolution
- 1919-20: Biennio Rosso in Italy
- 1919-43: Third International
- 1919: Hungarian Revolution
- 1920s
- 1921-28: New Economic Policy
- 1921: Communist Party of Italy
- 1921: Kronstadt Rebellion
- 1922-45: Fascism
- 1922-52: Stalin is General Secretary of PCUS
- 1925-27: Canton and Shanghai revolt
- 1925: Comitato d'Intesa
- 1926: General strike in Britain
- 1926: Lyons Congress of PCd’I
- 1927: Vienna revolt
- 1928: First five-year plan
- 1928: Left Fraction of the PCd'I
- 1929: Great Depression
- 1930s
- 1931: Japan occupies Manchuria
- 1933-43: New Deal
- 1933-45: Nazism
- 1934: Long March of Chinese communists
- 1934: Miners' uprising in Asturias
- 1934: Workers' uprising in "Red Vienna"
- 1935-36: Italian Army Invades Ethiopia
- 1936-38: Great Purge
- 1936-39: Spanish Civil War
- 1937: International Bureau of Fractions of the Communist Left
- 1938: Fourth International
- 1940s
- 1950s
- 1960s
- 1970s
- 1969-80: Anni di piombo in Italy
- 1971: End of the Bretton Woods System
- 1971: Microprocessor
- 1973: Pinochet's military junta in Chile
- 1975: Toyotism (just-in-time)
- 1977-81: International Conferences Convoked by PCInt
- 1977: '77 movement
- 1978: Economic Reforms in China
- 1978: Islamic Revolution in Iran
- 1978: South Lebanon conflict
- 1980s
- 1979-89: Soviet war in Afghanistan
- 1980-88: Iran-Iraq War
- 1982: First Lebanon War
- 1982: Sabra and Chatila
- 1986: Chernobyl disaster
- 1987-93: First Intifada
- 1989: Fall of the Berlin Wall
- 1979-90: Thatcher Government
- 1980: Strikes in Poland
- 1982: Falklands War
- 1983: Foundation of IBRP
- 1984-85: UK Miners' Strike
- 1987: Perestroika
- 1989: Tiananmen Square Protests
- 1990s
- 1991: Breakup of Yugoslavia
- 1991: Dissolution of Soviet Union
- 1991: First Gulf War
- 1992-95: UN intervention in Somalia
- 1994-96: First Chechen War
- 1994: Genocide in Rwanda
- 1999-2000: Second Chechen War
- 1999: Introduction of euro
- 1999: Kosovo War
- 1999: WTO conference in Seattle
- 1995: NATO Bombing in Bosnia
- 2000s
- 2000: Second intifada
- 2001: September 11 attacks
- 2001: Piqueteros Movement in Argentina
- 2001: War in Afghanistan
- 2001: G8 Summit in Genoa
- 2003: Second Gulf War
- 2004: Asian Tsunami
- 2004: Madrid train bombings
- 2005: Banlieue riots in France
- 2005: Hurricane Katrina
- 2005: London bombings
- 2006: Comuna de Oaxaca
- 2006: Second Lebanon War
- 2007: Subprime Crisis
- 2008: Onda movement in Italy
- 2008: War in Georgia
- 2008: Riots in Greece
- 2008: Pomigliano Struggle
- 2008: Global Crisis
- 2008: Automotive Crisis
- 2009: Post-election crisis in Iran
- 2009: Israel-Gaza conflict
- 2006: Anti-CPE Movement in France
- 2010s
- 2010: Greek debt crisis
- 2011: War in Libya
- 2011: Indignados and Occupy movements
- 2011: Sovereign debt crisis
- 2011: Tsunami and Nuclear Disaster in Japan
- 2011: Uprising in Maghreb
- 2014: Euromaidan
- 2017: Catalan Referendum
- 2019: Maquiladoras Struggle
- 2010: Student Protests in UK and Italy
- 2011: War in Syria
- 2013: Black Lives Matter Movement
- 2014: Military Intervention Against ISIS
- 2015: Refugee Crisis
- 2016: Brexit Referendum
- 2018: Haft Tappeh Struggle
- 2018: Climate Movement
- 2020s
Persone
- Amadeo Bordiga
- Anton Pannekoek
- Antonio Gramsci
- Arrigo Cervetto
- Bruno Fortichiari
- Bruno Maffi
- Celso Beltrami
- Davide Casartelli
- Errico Malatesta
- Fabio Damen
- Fausto Atti
- Franco Migliaccio
- Franz Mehring
- Friedrich Engels
- Giorgio Paolucci
- Guido Torricelli
- Heinz Langerhans
- Helmut Wagner
- Henryk Grossmann
- Karl Korsch
- Karl Liebknecht
- Karl Marx
- Leon Trotsky
- Lorenzo Procopio
- Mario Acquaviva
- Mauro jr. Stefanini
- Michail Bakunin
- Onorato Damen
- Ottorino Perrone (Vercesi)
- Paul Mattick
- Rosa Luxemburg
- Vladimir Lenin
Politica
- Anarchism
- Anti-Americanism
- Anti-Globalization Movement
- Antifascism and United Front
- Antiracism
- Armed Struggle
- Autonomism and Workerism
- Base Unionism
- Bordigism
- Communist Left Inspired
- Cooperativism and Autogestion
- DeLeonism
- Environmentalism
- Fascism
- Feminism
- German-Dutch Communist Left
- Gramscism
- ICC and French Communist Left
- Islamism
- Italian Communist Left
- Leninism
- Liberism
- Luxemburgism
- Maoism
- Marxism
- National Liberation Movements
- Nationalism
- No War But The Class War
- PCInt-ICT
- Pacifism
- Parliamentary Center-Right
- Parliamentary Left and Reformism
- Peasant movement
- Revolutionary Unionism
- Russian Communist Left
- Situationism
- Stalinism
- Statism and Keynesism
- Student Movement
- Titoism
- Trotskyism
- Unionism
Regioni
Login utente

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported License.
