ABC della crisi boliviana

Lavoratori, contadini e indigeni cocaleros (coltivatori di coca, ndnr) si oppongono ai piani del governo di Gonzalo Sànchez de Lozada di costruire un gasdotto per esportare gas naturale attraverso il Cile.

Ma la questione del gas è solo il detonatore. Le vere ragioni consistono nell'esaurimento di un modello economico che negli ultimi anni non solo non ha alleviato la miseria, ma l'ha addirittura accresciuta. Oggi, due terzi dei 8,8 milioni di abitanti del paese vivono nella miseria, l'11,5% dei 4 milioni che sono in grado di lavorare è disoccupato.

Il sistema dei partiti è del regime politico è collassato.

Agiscono anche molte ragioni storiche; tra queste, l'odio nazionale verso il Cile, lo stato che privò la Bolivia del suo accesso all'oceano Pacifico durante la guerra del 1879.

Oltre a ciò, la resistenza agli statunitensi gioca un ruolo importante. Nessuno vuole che le compagnie americane possano sfruttare il gas. Per le organizzazioni indigene e sindacali, l'industria del gas e le altre risorse naturali debbono essere nazionalizzate e il governo deve esserne il principale sfruttatore ed esportatore.

Nonostante tutto ciò, il governo insistette col progetto, perché lo vedeva come la miglior alternativa per generare introiti all'impoverita economia boliviana. Ricordiamo che la Bolivia è uno dei paesi più poveri dell'America Latina. Il reddito pro capite è di 950 dollari annui e il deficit di bilancio è dell'8,7%. Secondo il governo, si trattava di un affare eccellente. Dunque, la società statunitense LNG Pacific per accaparrarsi lo sfruttamento del gas per esportarlo verso la California, era disposta a investire 6.000 milioni di dollari (l'equivalente del flusso di investimenti diretti stranieri che la Bolivia riceve in sei anni). Per la vendita del gas la LNG Pacific assicurava alla Bolivia introiti economici per due decenni almeno. C'erano altre vie alternative per il passaggio del gasdotto - per esempio, attraverso il Perù - però la LNG Pacific rifiutò, dato che, a suo parere, questa opzione avrebbe comportato un costo aggiuntivo di 600 milioni di dollari.

L'ostinazione del presidente fece sì che l'opposizione estendesse le sue rivendicazioni sino alla richiesta delle sue dimissioni, e, su questa base, il 19 settembre fu convocato uno sciopero generale che paralizzò il paese.

Anche il governo USA è responsabile di ciò che è successo. Sànchez de Lozada aveva chiesto, mesi prima, un prestito di 50 milioni di dollari per pagare gli stipendi arretrati dei lavoratori pubblici. Gli USA sborsarono solamente 10 milioni. Il malcontento crebbe irresistibilmente e quando gli americani decisero di intervenire era ormai troppo tardi.

La risposta violenta del governo provocò un bagno di sangue a La Paz e a El Alto (80 morti e 500 feriti) e stimolò infine il congiungimento dell'impoverita classe media alla rivolta. Dopo questi avvenimenti, il vice presidente Carlos Mesa e gran parte dei ministri diedero le dimissioni. Pochi giorni dopo si disintegrò la precaria alleanza che sosteneva il governo.

Isolato e attaccato da tutte le parti, il presidente decide di rinunciare e scappa a Miami, il rifugio della reazione.

Carlos Mesa, il vice presidente dimissionario, assume il potere dopo la relativa vittoria della rivolta e la fuga di Sànchez de Lozada. Accetta esplicitamente tutte le richieste avanzate nei giorni violenti della rivolta. Prende l'iniziativa del referendum per il gas, aderisce alle petizioni sulla modifica della legge degli idrocarburi, promuove l'Assemblea Costituente "per ridisegnare il paese politico ed economico", secondo le sue stesse parole. Da parte sua, il parlamento ha accettato la proposta di processare l'ex presidente Lozada per genocidio.

I popoli indigeni presentano la seguente distribuzione e composizione:

  • Dipartimenti di La Paz, Oruro, Potosì, Cochabamba: aymaràs e quechuas (la popolazione maggioritaria nel paese). Sono guidati da Evo Morales, del Movimiento al Socialismo, arrivato secondo nelle ultime elezioni presidenziali.
  • El Alto e le Province di La Paz: aymaràs. Sono guidati da Felipe Quispe e si organizzano nel Movimiento Indigenas Pachakuti (MIP) .
  • Nel sud del paese ci sono i chapocos, nel dipartimento di Tarija, alla frontiera con il nord argentino. I tarijenos sono gli unici che hanno sostenuto la vendita del gas agli USA attraverso il Cile, dato lo sviluppo economico che apporterebbe alla regione.

La regione amazzonica boliviana è minacciata da interessi transnazionali minerari, forestali e petroliferi. Sebbene meno numerosi, anche qui ci sono insediamenti di abitanti originari - guaranìes, chiquitanos, chiriguanos, ayoreos, yuquis e altri ancora - che formano parte di etnie, alcune di esse in sicura estinzione, che affrontano gravi problemi territoriali di fronte agli interessi dei grandi latifondisti, proprietari di migliaia di ettari, base della speculazione finanziaria cui sono dediti.

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

Abbonamento annuale: € 15,00 (10 numeri)