Dalla Resistenza a Marcos - Miti vecchi e nuovi contro il cambiamento

Ciò che distingue il mito dalla storia è che mentre la storia può essere oggetto di studio, approfondimento e critica, il mito invece si accetta così come viene tramandato, non richiede alcuna dimostrazione e quindi non si discute: il mito, infatti, in quanto tale, è assolutamente veritiero, e questo gli permette di essere fondamento di tutta una serie di credenze.

Bisogna fare un netto distinguo, però, fra i miti antichi e quelli moderni. Se infatti i miti antichi erano, per coloro che in essi riponevano la propria fede, oggettivamente indimostrabili e non verificabili perché accaduti in illo tempore, cioè in un tempo remoto e immemorabile situato fuori dalla storia umana, i miti moderni sono invece dentro la storia recente, recentissima, anzi, spesso vivono ancora incarnati tanto in astratti ideali quanto in regimi, movimenti e personaggi che sono realmente esistenti e a noi contemporanei.

Inutile dire che chiunque voglia indagare onestamente i fatti di ieri come quelli di oggi - a maggior ragione se marxista e quindi interessato a mutare il corso degli eventi - non debba avere alcun mito e ai miti non debba credere, pena la mancanza di lucidità nell'affrontare i dati storici.

Purtroppo, invece, nella nostra attività di militanti internazionalisti, dobbiamo quotidianamente constatare che la conoscenza e l'immaginario di chi oggi si pone sul terreno della lotta allo stato di cose presenti, è spesso inquinata da una fitta schiera di miti che sbarrano il passo a una crescita della loro consapevolezza in senso rivoluzionario.

Il mito della Resistenza, ad esempio, è radicatissimo in tutto il cosiddetto "popolo di sinistra" che va dai DS, passa per Rifondazione e arriva fino all'eterogeneo movimento no global, e si tratta di un vero e proprio mito fondatore, nel senso che sui presunti valori comuni della Resistenza - i valori di chi? quelli del patriota borghese o quelli dell'operaio comunista che, illuso dai caporioni stalinisti, pensava di sbarazzarsi prima dei fascisti e poi dei padroni? - sui valori della Resistenza, dicevamo, si innesta poi tutto l'armamentario ideologico dei nostri riformisti (anche di quelli più estremi), ossia altri grandi miti come la democrazia borghese, l'antifascismo interclassista e la liberazione nazionale. Trattandosi di un mito, quindi, e per di più di un mito fondatore, non solo "la Resistenza non si tocca", ma essa diventa la parola d'ordine buona per tutte le occasioni, la parola magica in grado di chiamare a raccolta tutti i... sinceri democratici.

Bene. Per chi vorrebbe porsi sul terreno della lotta contro lo stato di cose presenti, che dovrebbe essere il terreno della lotta contro il capitalismo e il potere della classe dominante che altri non è se non la borghesia, c'è parola d'ordine e riferimento storico meno appropriato della Resistenza, che vide gli sfruttati andare dietro ai propri connazionali sfruttatori "democratici", per liberare la patria borghese dallo straniero e costruire un altro regime fondato, come il precedente, sulla divisione in classi e lo sfruttamento? Chi ha sparato, nella seconda metà degli anni '40 e per tutti gli anni '50, ai contadini che occupavano le terre e agli operai che scioperavano e manifestavano? Le forze armate della "repubblica democratica".

Altri miti, altri ostacoli. Si pensi a quello di Che Guevara, l'icona sacra e intoccabile sventolata tanto dai giovani dei DS (povero Che...) che dai giovani più radicali del movimento no global. Nell'immaginario di molti "ribelli", il Che è il rivoluzionario per antonomasia, e la rivoluzione (non è importante sapere di che rivoluzione si tratta) è pensata come il gesto attraverso cui l'eroe guerrigliero libera il popolo vessato. Se credi davvero in Che Guevara, quindi, puoi fare solo due cose: o diventi un eroe come lui e vai sulle montagne a inventarti una rivoluzione (scelta rara), o aspetti che arrivi un altro eroe come lui a mettere le cose a posto. E la lotta di classe? E l'organizzazione dei comunisti? Campa cavallo.

Dal Che si passa in un attimo a Marcos e a suoi zapatisti: c'è qualcosa di più romantico e indiscutibile di un cavaliere mascherato che lotta a fianco delle tribù indios? Poco importa, poi, se il programma di liberazione degli zapatisti nulla a che fare con l'anticapitalismo e l'abbattimento, anche solo in prospettiva, del potere borghese. D'altronde chi osa criticare Marcos? Lui spara, lui rischia la vita. Eccetera.

Ma attenzione. I miti possono nascere anche intorno ai riferimenti storici e politici di chi, come noi, ritiene che tutti i miti - tutti - vadano sfatati. Ecco perché non ci stancheremo mai di studiare e approfondire il marxismo, il leninismo, la Rivoluzione d'Ottobre e le nuove forme che assume oggi il capitale: perché i comunisti non vogliono credere, vogliono capire.

GS

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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