Seppellire Marx per riesumare Kautsky - Note sull'area “comunitarista”

Una delle principali anime del Campo Antiimperialista, cioè l’organizzazione che ha nell’antiamericanismo il proprio esplicito cavallo di battaglia, è quella dei “comunisti comunitaristi”, la cui rivista è appunto Comunismo e Comunità. I maggiori teorici di quest’area sono Gianfranco La Grassa e Costanzo Preve, che provengono entrambi dal maoismo, e si vede.

Oggi bisogna fermare il monopolio militare degli USA. Questo è il 95% del problema del mondo -- sostiene Preve --. Nel linguaggio di Mao, questo si chiama distinguere la contraddizione principale da quelle secondarie. Su questo punto (la gerarchizzazione corretta delle contraddizioni) mi considero tuttora un allievo di Mao Tse Tung.

C. Preve in Note critiche sul maoismo

Rincara la dose antiamericanista La Grassa, secondo cui bisogna sostenere

le nuove potenze che crescono ‘ad est’ e senza le quali non ci scrolleremo mai di dosso la supremazia statunitense, [per cui è] necessario che Russia, Cina, India, ecc. si rafforzino; e non lo faranno certo con la decrescita.

G. La Grassa in Comunismo e Comunità n° 0

In tutto questo non riusciamo davvero a scorgere nessuna traccia di quel “comunismo” che campeggia nel titolo della rivista, e d’altronde, afferma La Grassa,

non credo che il comunismo rientri negli orizzonti “ umani”, e comunque mi basta, e avanza, che non rientri negli orizzonti dei prossimi decenni.

G. La Grassa, cit.

Ora, tralasciando alcuni spunti anche interessanti sul concetto di comunità avanzati da quest’area e che tratteremo in un altro momento, ci preme qui mettere in evidenza l’estrema pericolosità di tali posizioni politiche, di fronte alle quali il rinnegato Kautsky non è che un bulletto di quartiere. Invece di sostenere con forza l’unità di tutti i proletari e i diseredati a livello internazionale, cioè coloro che pagano ovunque il prezzo più alto della barbarie capitalista, costoro prendono parte al risiko “geopolitico” (amano molto questo aggettivo) e affermano che

L’Europa dovrebbe finalmente puntare ad una maggiore autonomia politica ed economica coordinandosi con le potenze che hanno già lanciato segnali d’insofferenza verso lo strapotere USA. Non si tratta certo di scatenare il caos geopolitico, ma di prepararsi all’entrata in un’inevitabile fase di policentrismo.

G. Petrosillo in Comunismo e Comunità n° 0

Un conto è prepararsi all’entrata in un’eventuale “fase di policentrismo” fondata sul rafforzamento degli imperialismi opposti a quello americano (la crisi georgiana è una palese accelerazione in questo senso), un conto è appoggiare apertamente questi imperialismi, solo perché in conflitto con quello americano. Il fatto è che - vecchia storia - i “comunitaristi” non considerano l’imperialismo come l’attuale modo d’essere del capitale nel suo complesso, ma solo come la politica estera aggressiva degli Stati Uniti e dei suoi vassalli. In quest’ottica la Russia non è imperialista, la Cina non è imperialista, e la loro politica estera, anche quando può sembrare aggressiva, non è altro che una forma di legittima (dal punto di vista di chi?) resistenza allo strapotere americano.

In Finanza e poteri (Manifestolibri 2008) La Grassa si spinge anche oltre nel suo totale... “ripensamento” di Marx, tanto che gli stessi comunitaristi ne prendono in parte le distanze (vedi Comunismo e Comunità n° 1). Dopo una nuova (?) acquisizione teorica incentrata sulla divisione fra dominanti e dominati, l’autore individua il momento di una possibile rottura dello stato di cose presenti nel conflitto fra dominanti, considerando come mere truppe al seguito tutti i dominati.

Insomma, altro che ripensare Marx. Qui ci troviamo di fronte a uno schieramento politico che, in vista dei futuri, crescenti conflitti interimperialistici, sa già da che parte stare. E non è la parte dei proletari e dei “dominati” di tutto il mondo.

GS

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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