In Calabria piove sul bagnato

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Un compagno ci scrive dalla Calabria, commentando la scoperta dell’acqua calda fatta da Draghi (al sud la mafia frena ulteriormente l’economia) e i tagli di posti di lavoro preannunciati dall’Ansaldo Breda negli stabilimenti di Palermo, Napoli e Reggio Calabria.

Di seguito, il testo della lettera.

La crisi imperversa ovunque nonostante vari rappresentanti del governo, tecnici ed economisti di ogni genere, affermino che la ripresa economica è iniziata.
Le imprese continuano ad avere difficoltà, licenziamenti e cassa integrazione ormai sono diventate ricette giornaliere per superare la crisi reale. E come in una piramide di potere economico, queste difficoltà scendono verso il basso colpendo la parte più debole del sistema, la forza lavoro.
Nel sud Italia, e in Calabria in particolare, la crisi ha raggiunto livelli insopportabili come dimostra, altresì, l'allarme lanciato dal governatore di Banca Italia, Mario Draghi, che ha parlato di risultati economici deludenti nel Meridione con un consistente divario di Pil pro capite rispetto al centro nord. Aggiungendo un cenno all’eccessiva pervasività della ‘ndrangheta nella pubblica amministrazione.
Una constatazione forse un po’ tardiva, visto che la Calabria convive con questo fenomeno da prima della grande guerra, grazie proprio alla collusione con una parte della “pubblica amministrazione”.
E se è vero che piove sul bagnato, è di questo mese l’annuncio della decisione di Ansaldo Breda, comunicata nel corso di un incontro tra i vertici dell'azienda, Finmeccanica e sindacati, di tagliare circa 600 posti di lavoro da spalmare negli stabilimenti di Palermo, Napoli e Reggio Calabria (ex O.Me.Ca. - Officine Meccaniche Calabresi).
L’AnsaldoBreda S.p.A., controllata da Finmeccanica, è la principale società italiana di costruzioni di veicoli per il trasporto di massa. Si occupa di progettazione e costruzione di parti meccaniche di veicoli ferroviari e tranviari, di progettazione e costruzione di equipaggiamenti elettrici di trazione ed ausiliari. Sorge nel 2001 dalla fusione di Ansaldo Trasporti, specializzata negli azionamenti dei veicoli e nelle apparecchiature elettriche di bordo, e di Breda Costruzioni Ferroviarie, leader mondiale nel campo dei materiali ferroviari e tranviari. Le sedi dell'azienda sono a Napoli, Pistoia, Palermo e Reggio Calabria. Proprio in quest’ultima sede dovrebbe avvenire il maggior numero di tagli al personale, senza considerare che diversi operai delle officine aspettano ancora mensilità arretrate.
La strana coincidenza è che l’Ansaldo Breda, come una multinazionale che si rispetti, sta guardando sempre più ai mercati esteri, in particolare in Brasile, dove il costo della forza lavoro è molto più basso rispetto a qui. Una situazione molto vantaggiosa per realizzare maxi-profitti, e per espandersi a livello internazionale (Olanda, Belgio, Marocco). Stessa tecnica operativa adottata ultimamente da Trenitalia, il principale committente negli anni passati dell’Ansaldo Breda. E mentre le società, con sindacati e governo, creano vincoli di clientela o progettano consulenze che costano all'azienda fior di milioni inutilmente, numerose famiglie di operai ed impiegati si trovano d’improvviso in mezzo ad una strada, con mutui da pagare e figli da sfamare.

Queste righe ci spingono a fare alcune considerazioni. Innanzitutto, la faccia tosta che hanno i servi della borghesia quando parlano di mafia è davvero impareggiabile. Come se la connivenza fra stato e mafia non risalisse a subito dopo l’unità d’Italia per tenere sotto controllo un territorio colonizzato a suon di cannoni e caccia al brigante. Come se la borghesia agraria non avesse sempre utilizzato la violenza mafiosa per stroncare le lotte contadine che infiammarono il sud nell’immediato dopoguerra. Come se la mafia non prolificasse grazie alla miseria a cui la classe dominante del belpaese ha condannato il Meridione dai tempi dei Savoia fino alla “seconda repubblica”, senza soluzione di continuità. Come se la mafia - e qui si intende mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita - non fosse ciò che è, ossia una frazione della borghesia italiana perfettamente integrata nel sistema capitalistico, che persegue il massimo profitto anche con mezzi illegali.

E oggi che la crisi capitalistica incalza, ecco che vengono aggredite anche quelle poche isole industriali presenti nel Meridione; isole in mezzo a un oceano di lavoro nero, disoccupazione, malavita e intere generazioni di giovani pronti a fare le valigie e andarsene per trovare il modo di campare da un’altra parte. Come sempre. Qualunque sia il governo in carica.

A tutto questo bisogna reagire. Contro qualunque tipo di leghismo e campanilismo, è tempo che i lavoratori, i disoccupati, i proletari del nord e del sud si uniscano sul proprio comune terreno - quello della lotta di classe - e inizino sia a contrastare questa banda di mafiosi e “onesti” sfruttatori, sia a mettere in discussione dalle fondamenta il loro sistema, cioè il capitalismo.

G. e P.

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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