Lotta al call center Answers

Gli oltre 500 lavoratori del call center pistoiese della Answers sono in assemblea permanente nello stabilimento occupato da oltre un mese e mezzo per reclamare gli stipendi arretrati (almeno tre) non riscossi a causa della scomparsa della “dirigenza”.

La vicenda è lunga e complicata tra cessioni aziendali, cambi di nome ed alchimie finanziario-organizzative varie. Comunque, il gruppo fa parte del consorzio Eutelia-Phonemedia; i 3/4 dei dipendenti sono fissi, il resto precari con stipendi che superano di poco i mille euro per un full-time. La forte presenza di “fissi” spiega anche la combattività espressa; i committenti principali sono Tim ed Enel che procurano una media di 25 mila (!) telefonate giornaliere. La composizione sociale è quella tipica del settore: dai diplomati/neolaureati che non trovano di meglio, all'operaio espulso dalla produzione.

La lotta è portata avanti dalla rsu targata Cgil e da un piccolo nucleo della Cub che raccolgono il consenso e la combattività dei lavoratori senza ovviamente tentare di allargarne l'orizzonte. Anche in virtù dei buoni uffici della prima si è attivata una catena cittadina di solidarietà: dalle farmacie comunali che su invito del sindaco danno gratis i prodotti per bambini alle madri impiegate, alla Coop che consegna pacchi alimentari. Pelosa è poi la solidarietà dei politicanti di centro-sinistra che ovviamente non possono mancare, così come la benedizione del vescovo locale. Tali figuri pochissimi anni fa avevano salutato l'apertura di detto call center come nuova frontiera della produzione ed occasione di impiego per la manodopera locale.

All'inizio dell'occupazione i lavoratori più impegnati hanno ricevuto anche ripetute minacce anonime sui loro cellulari privati, verosimilmente ad opera dei capetti locali; se pensiamo all'incursione squadrista nella sede romana di Eutelia non si può fare a meno di pensare che questo sia un vero e proprio modus operandi aziendale. Fino ad ora ci sono stati solo pallidi tentativi di allargare la lotta portandola fuori dai suoi confini aziendali, come dicevamo c'è ancora tanta fiducia nei canali istituzionali quanto giustificato timore per il proprio posto di lavoro, prevalendo il sentimento “non dobbiamo chiudere perché qui il lavoro c'è; la responsabilità è dei dirigenti che sono dei pescecani, dei ladri” - considerazioni, nello specifico, vere ed inoppugnabili, ma che inevitabilmente indeboliscono ogni minimo istinto di classe. E non a caso costituiscono il sentimento su cui sindacati ed istituzioni fondano il loro consenso, mentre al tempo stesso contribuiscono ad alimentarlo.

Sarebbe interessante ad es. che i lavoratori iniziassero a riflettere sul perché big company come Enel o Tim esternalizzano i loro servizi di risposta in aziende create ad hoc come Answers, sul fatto che anche in tempi floridi c'era l'usanza di dare conferma del rinnovo del contratto a tempo indeterminato... solo alla fine del turno dell'ultimo giorno di quello in scadenza, dopo sbirresche domande su come uno si trovasse e di cosa ne pensasse dell'ambiente e del lavoro... Senza contare che i mille euro di traguardo per chi ottiene il full time a tempo indeterminato è una “vittoria” ed anche amarissima solo nella logica deteriore della compatibilità di questo sistema. Sistema che come si vede sopravvive solo a spese di un costante attacco alle condizioni di lavoro - e vita - di noi lavoratori, attacco che talvolta come in questo caso avviene addirittura al di fuori delle sue stesse regole.

DS

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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