Modello “Fantozzi”?

Volantino per lo sciopero dei dipendenti pubblici, 11-12-2009

C'è una luce in fondo al tunnel? Forse per i padroni, non certo per i lavoratori: per loro si prospetta un futuro ancora più fosco del già ben poco roseo presente. Anzi, sarà proprio grazie all'ennesimo giro di vite sul lavoro salariato se il padronato potrà, eventualmente, “uscire” da una delle più gravi crisi del sistema capitalistico: il Decreto-Brunetta è un pezzo importante di questo quadro.

Le misure contenute in quella legge sono devastanti e si possono così riassumere: tagliare indiscriminatamente posti di lavoro, decurtare lo stipendio, introdurre il cottimo, dividere i lavoratori, mettendoli, potenzialmente, gli uni contro gli altri, restringere gli spazi della contrattazione nazionale (per es., salario accessorio e organizzazione del lavoro) a favore di provvedimenti unilaterali, d'autorità, della dirigenza. Come tocco finale, per i dirigenti sarà molto più facile sanzionare gravemente, fino al licenziamento, il personale, anche chi, per motivi di salute, non è in grado di raggiungere i livelli minimi di “produttività”. In breve, il “Nobel mancato”, Brunetta, ha messo in piedi un marchingegno legislativo che, dividendo artificialmente i lavoratori della P.A. in “bravi”, “sufficienti” e “fannulloni” (a cui non andrà neanche una briciola di salario accessorio), ci vuole trasformare in tanti “ragionier Fantozzi”: impauriti, pronti a scannarci per quattro soldi, ma non a scioperare, ossequienti nei confronti di una dirigenza sempre più potente. Il tutto, mentre, come “aumento”, è prevista solo l'elemosina della cosiddetta indennità di vigenza contrattuale e il fantasma della completa sterilizzazione (alias divieto) dello sciopero aleggia su tutte le categorie dei servizi pubblici.

Le “escort” di regime (CISL-UIL-UGL) ormai non fanno nemmeno quasi più finta di difendere i lavoratori, dopo che con gli accordi di gennaio sulla contrattazione sono proiettate unicamente - o giù di lì - al ruolo di consulenti, cogestori dei fondi pensione e “caporali” della forza-lavoro per conto del padronato, tramite gli enti bilaterali.

La CGIL, invece, punta a ristabilire la concertazione, cioè quella politica che, nella sostanza, ha anticipato e aperto la strada agli attuali provvedimenti del governo Berlusconi, il quale, ingrato, riserva al maggior sindacato italiano lo stesso trattamento riservato al sindacalismo extraconfederale dai precedenti governi, con l'appoggio di CGIL-CISL-UIL: l'esclusione dal tavolo delle trattative.

Il punto è che complice, concertativo o “radicale”, il sindacalismo tutto non vuole o, ben che vada, non può contrastare la guerra antiproletaria che la crisi capitalistica impone alla borghesia, privata e di stato.

Noi oggi scioperiamo, ben coscienti, però, che le lotte davvero efficaci devono essere scatenate senza preavviso, non devono avere limiti di tempo né, tanto meno, di categoria; devono partire dal basso, oltre le fascistoidi leggi anti-sciopero firmate da CGIL-CISL-UIL, ed essere condotte dagli organismi che gli stessi lavoratori in lotta si danno: assemblee, comitati di sciopero, ecc.

Forse, domani la CGIL canterà vittoria per la probabile grande partecipazione alle manifestazioni di oggi. La vera vittoria, però, è quella che non solo ferma l'attacco del nemico di classe, restituendoci almeno quello che ci ha portato via in questi anni, ma quella che ci rende più consapevoli sulla inconciliabilità dei nostri interessi con quelli del padronato, dei suoi servi politico-sindacali, con l'insieme di questo sistema economico-sociale fondato sullo sfruttamento; che ci spinge, dunque, a metterlo dove dev'essere messo: nella pattumiera dell'umanità.

Lavoratori internazionalisti (Battaglia Comunista)

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

Abbonamento annuale: € 15,00 (10 numeri)