La grave situazione dei lavoratori in Romania

Il 19 Agosto è stata approvata dal governo di Bucarest la nuova strategia fiscale della Romania per gli anni 2012-2014. Da due anni ormai il paese è vittima di forti misure di austerità ed il nuovo piano fiscale fa letteralmente rabbrividire i lavoratori romeni. Dopo l’entrata in vigore del nuovo codice del lavoro, una legge organica che interessa circa 6,5 milioni di lavoratori dipendenti che prevede la crescita dei contratti a tempo determinato, dei contratti interinali e dell’utilizzo indiscriminato di lunghi periodi di prova prima dell’assunzione, si aggiungono anche la sospensione dei buoni pasto, taglio delle vacanze e dei premi per i dipendenti del settore pubblico, ricompensati con ore libere per il solo lavoro svolto fuori programma. In più (come se non bastasse), fino al 2014 il governo ha deciso per un blocco delle assunzioni in tutto il settore tramite la occupazione di un solo posto di lavoro su sette. A maggio, in modo molto simile, è stata ridotta dalle aziende la settimana lavorativa da 5 a 4 giorni con conseguenti riduzioni salariali per gli operai e gli altri dipendenti. La situazione si aggrava ulteriormente colpendo le pensioni alle quali è stato sospeso un aumento che doveva arrivare entro un anno. Duro colpo anche per il mondo dell’istruzione che dovrà aspettare altri due anni per vedere un finanziamento del 6% per il sistema educativo.

Il sindacato, a parte organizzare piccoli scioperi inadeguati alla gravità della situazione ed accusare il governo di essere un “manager incapace” (più o meno come fa la Camusso in Italia con gli stessi risultati), non fa altro che imbrigliare i lavoratori all’interno della crisi scaricandone tutti costi sulle loro spalle, mentre abbassa ligio la testa al volere del padronato romeno che a sua volta tenta di favorire la comparsa di nuovi istituti di credito provenienti dall’estero, in specie da Austria, Germania, Italia e Francia. Le città della Romania infatti sono costellate di banche Raiffeissen ed Erste Bank per l’Austria, Unicredit e Intesa Sanpaolo per l’Italia, Société Générale per la Francia, come anche da Bayer Landersbank per la Germania, KBC per il Belgio e Efg Eurobank della Grecia. Dal 2005, queste banche stanno tentando di allungare i loro tentacoli nel sud-est d'Europa, chiedendo alla BCE ed al Fondo Monetario Internazionale di favorire l’entrata in zona Euro anche a paesi come Serbia e Ucraina, con l’unico timore che se si avviassero serie turbolenze finanziare su diversi fronti dell’est Europa, sarebbero stati gli istituti di credito a pagarne le conseguenze. Invece e com'è logico che sia nel capitalismo, chi paga gli azzardi delle banche, degli industriali e degli investitori alla fine sono sempre i proletari. Non potrebbero infatti mai bastare i Fondi Eu, BCE e gli aiuti dell’FMI, che ammontano a 20 miliardi di euro, stanziati nel 2009, perché di fronte ad un incremento ed una crescita dell’economia rumena di uno scarso 1,7% - il pil del paese è in caduta libera - ma cosa ben più grave, si sta sempre più alzando il numero dei disoccupati, la precarietà dilaga e lavoratori giovani e vecchi vengono sempre più sfruttati e ricattati. Lontana ancora la prospettiva di un proletariato che organizza autonomamente le proprie lotte; anche i lavoratori rumeni devono ancora trovare una giusta risposta ad una così grave situazione. La speranza è che riescano a radicalizzare lo scontro di classe in vista dell’entrata, nel 2013, nella “Zona Euro” ed a unirsi nella lotta alle infinite tribolazioni alle quali anche i proletari del “ricco” centro Europa sono da anni ormai soggetti.

AD

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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