La UE partorisce il nuovo patto

A fine gennaio venticinque paesi aderenti all’Unione Europea hanno definito il nuovo “Trattato intergovernativo sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione monetaria ed economica”. Non hanno aderito al patto Gran Bretagna e Repubblica Ceca; anche se questa potrebbe rientrare. Il patto entrerà in vigore solo dal primo gennaio del prossimo anno e solo dopo la ratifica (per via parlamentare o referendaria) da parte di almeno dodici Paesi membri dell'euro. L’accordo sostanzialmente prevede che:

  1. a partire dal primo luglio diventerà operativo l’Esm, il nuovo “fondo salva stati”, per mezzo del quale potranno essere erogati aiuti ai paesi UE in difficoltà; gli aiuti verranno diretti solo verso i paesi che ratificano il nuovo trattato;
  2. i singoli Stati devono introdurre l'obbligo del pareggio di bilancio nelle norme nazionali; la Commissione Europea, o anche ogni singola nazione, potrà denunciare alla Corte di giustizia chi non recepisce questa indicazione; la Corte, dopo una prima condanna, procederà alla sanzione economica, da versare al “fondo salva stati”;
  3. il patto fiscale definisce anche i tempi per la riduzione del debito sovrano: obbligo di rientrare verso il tetto del 60% del Pil al ritmo di 1/20 l'anno per la parte eccedente.

Innanzitutto non possiamo non sottolineare che i vertici europei di una certa importanza si chiudono spesso tra “luci” ed “ombre”, non ha fatto eccezione questo ultimo vertice tenutosi a Bruxelles. L’incontro termina con un “patto a 25” su questioni fondamentali ma mostra anche “ombre” di non poco conto. Una su tutte: la mancata adesione dell’euroscettica Gran Bretagna. Non solo: anche questo vertice si chiude portandosi dietro una scia fatta di distingui, malumori, contrasti. Il progetto Unione Europea nasce per rispondere nel miglior modo possibile alle nuove esigenze della borghesia del vecchio continente. L’inasprirsi della crisi economica ha contribuito alla spinta verso la creazione della moneta unica e il rafforzamento di istituzioni transazionali - Commissione Europea e Banca Centrale (BCE) in particolare - per affrontare la concorrenza imperialistica e gestione gli effetti derivanti della crisi stessa. Le direttive europee, così come le iniziative della BCE, pesano sempre di più nella gestione politica ed economica nazionale. La crisi da un lato ha spinto verso il rafforzamento degli organismi UE ma, dall’altro, mina continuamente la crescita del progetto Stati Uniti d’Europa. Il contesto economico e sociale derivante dalla crisi strutturale del capitalismo certamente non aiuta l’integrazione tra le diverse componenti della borghesia europea. La crisi porta queste componenti ad allearsi per presentarsi con maggior forza allo scontro imperialisti internazionale - in particolare sul piano finanziario - ma dall’altro lato amplifica il contrasto tra interessi specifici consolidatisi nel tempo. Questa condizione della UE esce spesso fuori quando si tratta di prendere decisioni rilevanti. Difficoltà palesatesi anche quando si è trattato di partorire una decisione in merito alla gestione della situazione greca, tema inoltre volutamente tenuto fuori dal vertice che ha definito il trattato.

Ritorniamo quindi ai contenuti del nuovo patto. Questo dovrebbe aiutare la borghesia europea ad affrontare problematiche vitali per quanto riguarda la gestione della crisi economica. Innanzi tutto il controllo dei conti pubblici e la riduzione del debito sovrano, due facce della stessa medaglia. La definizione e l’applicazione rigorosa di misure riguardanti questi due aspetti dovrebbero servire per prima cosa a riconquistare la fiducia dei mercati. Nella pratica questo significa: cercare di attrarre capitali verso i paesi europei, rendere appetibili i titoli di Stato, aspetto diventato ormai essenziale nella vita economica di molti paesi, rafforzare la stabilità della moneta unica. Aldilà degli effetti che l’accordo dovrebbe ottenere a medio e lungo termine, il trattato rappresenta, quindi, anche la risposta alle azioni speculative portate avanti dalle borghesie concorrenti contro l’euro e contro la collocazione dei titoli di Stato delle nazioni europee. In particolare, le agenzie di rating - espressione del mondo finanziario statunitense - stanno continuando l’attacco contro la moneta concorrente del dollaro,l’euro appunto, e contro istituti e strumenti finanziari del vecchio continente.

Per quanto riguarda il raggiungimento degli auspicati risultati a medio e lungo termine ancora una volta diventa centrale l’azione mirata a colpire le condizioni del proletariato. Le dichiarazioni della classe dirigente europea sono chiare: l’applicazione del trattato deve essere accompagnata dalle “riforme strutturali”. “Riforme strutturali” significa per la borghesia mettere ancora mano – come se non l’avessero fatto già abbastanza… - alle norme riguardanti mercato lavoro e pensioni, riduzione della spesa pubblica attraverso tagli al personale, allo “Stato sociale” ecc. ecc. Come si mettono in ordine i conti? Come si riduce il debito? La risposta è semplice: attaccare le condizioni del proletariato. La stessa erogazione degli aiuti da parte del “fondo salva stati” - Grecia insegna - sarà rigidamente vincolata all’attuazione di “misure” contro il proletariato. La logica è: o tu, borghesia in “difficoltà”, garantisci che riuscirai a spremere ancora di più la classe lavoratrice oppure puoi scordarti gli aiuti provenienti dal fondo. Per il Trattato quindi, all’interno della UE dovrà regnare chiaramente il seguente principio: le “difficoltà” si superano spremendo ancora di più il proletariato e non addossandole alle altre componenti della borghesia europea. Come dice spesso Merkel: nessun paese (leggi borghesia) può farsi carico dei debiti dell’altro paese UE. Come a ribadire: ci siamo alleati non solo per affrontare lo scontro inter-imperialistico, ricordatevi che viviamo in un sistema economico basato sulla divisione in classi sociali, che noi borghesi siamo la classe dominante e che il proletariato è la classe da sfruttare…

NZ

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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