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Home ›Il voto è solo un inganno
Disoccupati, precari, operai, semplici impiegati, lavoratori in pensione, il voto non cambierà le nostre condizioni, non illudiamoci!
Cinque anni fa, alle ultime elezioni, i politicanti ci hanno riempito di promesse. Ci hanno detto che dopo i sacrifici la crisi sarebbe passata e che le nostre condizioni di vita e di lavoro sarebbero migliorate. Dopo cinque anni, per i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, per tutti i proletari, le cose sono cambiate, vero, ma in peggio. La crisi economica ha continuato a far sentire il suo peso ed a pagare sono stati sempre gli stessi: tagli ai servizi, licenziamenti, precarietà, disoccupazione, stipendi, salari e pensioni che spesso non ci permettono di arrivare a fine mese.
L’inganno che si celava dietro quelle promesse questa volta è ancora più evidente. Prima il governo di destra con Lega e PDL, poi quello tecnico… praticamente in questi cinque anni tutti i partiti che sedevano in parlamento hanno dato il loro contributo ai provvedimenti (riforme, leggi, tagli) che hanno ulteriormente peggiorato la vita dei proletari, dei loro figli e di parte del ceto medio. Le contrapposizioni tra le diverse fazioni di politicanti sono state solo una messa in scena o, al limite, l’espressione di una battaglia per accaparrarsi le comodo poltrone del potere, nulla di più. Adesso, con una immancabile faccia tosta, questi stessi Partiti ritornano alla carica con le solite promesse ma non illudiamoci: il voto elettorale è solo un inganno, chiunque vincerà le elezioni per i proletari nulla cambierà.
Nulla cambierà, perché l’andamento della crisi economica internazionale non dipende da chi vincerà le elezioni né tanto meno da quanti voti di protesta raccoglieranno le formazioni minori. La crisi è legata infatti ai meccanismi di funzionamento di questo sistema economico – il capitalismo – basato su leggi contraddittorie, oltre che barbare.
Nulla cambierà, perché il sistema economico attuale si basa sulla divisione in classi sociali. Da un lato c’è la classe borghese che vive di sfruttamento, composta da coloro che posseggono e gestiscono i capitali, le banche, le industrie, i padroni di ogni genere. Dall’altro lato c’è chi vive da sfruttato, il proletariato, la classe lavoratrice. Borghesi e proletari hanno interessi contrapposti e inconciliabili, il Parlamento e le altre istituzioni non possono essere dunque, come vogliono farci credere, organismi al disopra delle parti. Le istituzioni sono gli strumenti burocratici e repressivi della borghesia, sono completamente funzionali all’attuale sistema economico.
Noi, comunisti internazionalisti, ci sentiamo dunque di dire ai proletari: non andate a votare, rifiutate questo inganno. Il nostro però non è un invito alla passività, alla rassegnazione, anzi. I lavoratori devono reagire ai continui peggioramenti delle loro condizioni ma questa reazione non può essere affidata al voto elettorale o alla delega sindacale. Bisogna contrapporsi ai piani padronali organizzandosi in modo autonomo, senza partiti istituzionali e sindacati, formando comitati di sciopero e lotta, organizzando assemblee sui posti di lavoro, scioperando veramente, bloccando produzione e distribuzione delle merci, danneggiando la nostra controparte: i padroni tutti e i loro profitti.
È giusto lottare e dobbiamo farlo; noi internazionalisti, per quello che possiamo, saremo ovviamente sempre al fianco dei lavoratori e sosterremo le loro lotte. Sentiamo però ogni volta il dovere politico di ribadire che qualsiasi lotta rivendicativa – anche la più estesa e combattiva – non significherà vittoria certa e non riporterà mai indietro le lancette dell’orologio. Inoltre, anche le conquiste parziali potranno poi essere riassorbite nel sistema: i padroni cercheranno in ogni modo di scaricare di nuovo sulla classe proletaria il prezzo delle eventuali concessioni ottenute, a maggior ragione in questa fase di crisi. Tutto questo perché la crisi e lo sfruttamento – così come la guerra e i disastri ambientali - sono il prodotto del sistema economico, un sistema che non può essere riformato, ma solo completamente superato.
Se si vuole evitare la futura barbarie, verso la quale ci stiamo incamminando, ci sarà bisogno quindi di dare vita ad una trasformazione radicale, rivoluzionaria, che veda per protagonista la classe proletaria. Una trasformazione attraverso la quale i mezzi per produrre vengono socializzati, sottratti alla classe padronale - che oggi li gestisce in modo privato – e messi a disposizione della società. Solo in questo modo si può liberate la produzione dalla logica del profitto per renderla realmente funzionale al soddisfacimento dei bisogni umani, solo così verrà eliminato lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e, quindi, la divisione in classi sociali. Per mettere in atto questa trasformazione bisognerà necessariamente passare attraverso il superamento delle attuali istituzioni e la presa del potere politico da parte del proletariato. Stiamo dicendo, insomma, che l’umanità ha bisogno di una rivoluzione comunista, che – vogliamo precisarlo - non ha nulla a che vedere con quanto realizzato in URSS, Cina Cuba ecc.
Noi internazionalisti interveniamo tra i lavoratori e sul territorio per far crescere questo programma rivoluzionario, lavoriamo con le altre sezioni della Internationalist Communist Tendency (Tendenza Comunista Internazionalista) per costruire e radicare un partito internazionale del proletariato, capace in futuro di porsi come riferimento per la classe lavoratrice, per spingerla e dirigerla politicamente verso la trasformazione rivoluzionaria della società. Senza l'organizzazione politica delle forze rivoluzionarie - il partito, appunto - anche il più generoso movimento di ribellione è destinato a essere riassorbito dal sistema o a essere schiacciato senza speranza di vittoria. Ti invitiamo a visitare il nostro sito web, a prendere contatto con noi e – magari – ad iniziare a darci una mano.
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