Sul referendum in Grecia

Pubblichiamo la presa di posizione della TCI sul referendum greco dei primi di luglio, con l'introduzione dei compagni della CWO. Siamo stati facili profeti, anzi, la realtà ha superato in peggio le previsioni. L'illusione riformista di poter contrastare la cosiddetta austerità si è infranta - e non poteva essere altrimenti - contro le ferree logiche del capitale, a dimostrazione che il capitalismo non si combatte sul terrenno dell'inganno elettoralistico borghese, ma sul piano della lotta di classe aperta, di massa, con la guida politica del partito rivoluzionario.


Oggi si tiene il referendum convocato dal governo Syriza in Grecia. Ci saranno manifestazioni a supporto del “No” in molti posti, compreso il Regno Unito. Gran parte di queste è sotto l’illusione che il “No” significhi “l’inizio della riscossa contro l’austerità” ovunque. In questa breve presa di posizione, la TCI rigetta questa tesi. La reale riscossa potrà venire solo attraverso le nostre lotte e la nostra attività. Questa non è l’ultima parola che spenderemo in merito a quella che promette di essere una lunga battaglia e avremo altro da dire nelle prossime settimane. -- CWO

No all’austerità, per la lotta di classe internazionale! Per l’autonomia di classe! È ora di contrattaccare!

Tsipras è all'angolo. La Troika gli ha detto che i debiti si pagano e che potrebbe ricevere nuovi finanziamenti solo a condizione di rimettere mano all'IVA, tassa sui consumi, e alle pensioni. La Troika non può permettersi il lusso di cedere, oltretutto a un governo che si vanta di essere di "sinistra", perché se lo facesse creerebbe un pericoloso precedente per l'Italia, il Portogallo e la Spagna del riformista "Podemos" in acesa . Tsipras ha tentato di negoziare sulla dilazione della restituzione del debito e sul suo ridimensionamento, ma è stato inutile. Così, non sapendo cosa fare, si è inventato un referendum per far sì che la classe lavoratrice greca approvasse il suo fallimento.

Se dal referendum uscirà una maggioranza di “Sì” ai diktat economici e finanziari della UE, BCE e la FMI (la cosiddetta Troika) la lista dei sacrifici è già stata stilata. Il governo Syriza è un governo capitalista che tenta di difendere il capitale nazionale. Ha già approvato una serie di misure di austerità, anche se dovesse vincere il referendum. Se il riformismo di Tsipras fallirà, significa che probabilmente dovrà rassegnare le sue dimissioni, con la possibilità che i fascisti di Alba Dorata, tra le altre organizzazioni autoritarie di estrema destra (e un colpo di stato non è da escludere), alzeranno la testa per offrire una “soluzione” definitiva. Comunque per i lavoratori non c’è scelta. Tsipras li ha ingabbiati nei suoi guai.

Un “Sì” significherebbe sicuramente miseria certa, ma un “No” non porrà fine all’austerità come Tsipras falsamente dichiara. Invece trascinerebbe la Grescia in un abisso di austerità in un’altra forma. Alcune fazioni all’interno di Syriza ritengono che la soluzione è tornare alla propria moneta nazionale, ma questa è solo una fantasia reazionaria... La possibile uscita dall’Euro significherebbe una svalutazione della dracma rispetto all'euro del 50-60%. Anche se questo non accadesse, il debito rimarrebbe in dollari, così i lavoratori presto scoprirebbero quale conto dovrebbero pagare. Nessun paese europeo presterebbe più soldi alla Grecia e nessuno comprerebbe obbligazioni (bond) di Atene. In breve, un disastro. In aggiunta, una dracma svalutata sarebbe un vantaggio teorico per le esportazioni, che peraltro non ha, e una tragedia per le importazioni di gas, petrolio e materie prime in generale, per non parlare dei componenti tecnologici. Inoltre, e per noi sarebbe la cosa peggiore, con la moneta nazionale svalutata, si abbasserebbero tutti gli stipendi e le pensioni: il loro potere d’acquisto crollerebbe drasticamente. Miseria nella miseria.

Certamente ci potrebbe essere una via di mezzo attraverso il "Ni". Una rinegoziazione del debito e una politica dei sacrifici più accettabile, ma niente di più e comunque, va da sé, dentro il quadro capitalistico.

Una terza via, una “soluzione” tutta capitalista, ma proiettata nel panorama imperialistico internazionale, sarebbe di vendersi al miglior offerente: la Cina (in merito al controllo del porto del Pireo), o la Russia, per quanto riguarda i gasdotti turchi, che rimpiazzerebbero il vecchio progetto dei South Stream. Un paio di giorni fa i governi russo e greco hanno firmato un accordo in tal sesno. Forse questo fatto ha permesso a Tsipras di puntare i piedi contro la Troika?

Va da sé che l’uscita della Grecia dall’Eurozona avrebbe ripercussioni negative per la valuta europea e per lo stesso futuro dell’Unione. Allo stato attuale nessuno vuole questo.

Per una prima conclusione, dobbiamo dire che politicamente va denunciato il fatto che le promesse del riformismo di Syriza o sono bugiarde o sono un'illusione destinata a crollare al primo impatto con la realtà dei fatti. Allo stesso tempo, dobbiamo anche inserire il concetto di alternativa politica allo sfacelo del capitalismo, alle sue manovre, ai suoi meccanismi di affamamento, alla sua barbarie, alle sue guerre per procura.

In termini concreti, non possiamo cadere nella trappola referendaria, perché propone due alternative che non sono, in effetti, alternative. È una farsa inscenata per far sì che la classe operaia si identifichi con il riformismo fallimentare di Syriza. Ma il problema non è la Grecia e nemmeno l’Europa, bensì è il fallimento del sistema capitalistico globale. L’unica vera risposta ad una crisi irrisolvibile è l’attiva resistenza della classe lavoratrice. E non solo in Grecia, ma su scala internazionale. L’austerità è ovunque e non se ne andrà. In poche parole, questo significa opporsi ad ogni trabocchetto e ad ogni politica della classe dominante (incluso un referendum inutile), ma nel lungo periodo consiste nella creazione, da queste lotte, di un partito proletario internazionale che indirizzerà il conflitto di classe in tutto il mondo contro il sistema che, come la crisi greca ha dimostrato, offre solo più miseria per l’intera classe lavoratrice.

Tendenza Comunista Internazionalista
Lunedì, September 7, 2015

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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