L’internazionale futura

Viviamo in un capitalismo in profonda crisi, con un proletariato così frammentato e disorganizzato che solo in modo sporadico riesce a opporsi all’imposizione di guerre, austerità e crescente povertà. Può dunque sembrare prematuro immaginare un processo attraverso il quale possiamo arrivare a una futura internazionale della classe operaia. Tuttavia, anche in questa terribile situazione, nel mondo ci sono molti nuovi soggetti che riconoscono la stagnazione, se non la bancarotta del sistema. Discutono in piccoli gruppi online e faccia a faccia, qua e là, esattamente sul come, se mai avverrà, il proletariato giungerà alla sua emancipazione. Nel fare ciò questi gruppi stanno, come noi, tentando di riappropriarsi dell’esperienza delle passate lotte della classe lavoratrice. Quello che segue è il nostro contributo a questa necessaria discussione, contributo basato su quelle che riteniamo essere le lezioni storiche apprese dal proletariato.

L'attuale ciclo di accumulazione del capitale è entrato nella sua spirale discendente oltre 40 anni fa. Dopo il più lungo boom della storia capitalista (1948-71) stiamo ora vivendo all’interno del suo declino più lento. Questo sistema economico praticamente stagnante è stato sostenuto da un intervento statale senza precedenti che ha permesso finora al sistema stesso di evitare il crollo totale. Per la maggior parte di questo tempo il sistema ha ridotto il salario medio della maggioranza dei lavoratori, ma ciò che è stato loro sottratto non è stato abbastanza per stimolare la ripresa, figurarsi per prevenire la massiva accumulazione di debito, la diffusa creazione di capitale fittizio e il verificarsi di mini-boom e crolli che si sono susseguiti nel tempo.

Questo processo ha anche prodotto la dislocazione e il disorientamento dell'unica classe che permane sempre in oggettiva opposizione al sistema capitalista. Molti lamentano che durante questo periodo i rivoluzionari non hanno fatto molto per riunirsi, come se i rivoluzionari vivessero un'esistenza indipendente da quella del resto della classe operaia. Finora le divisioni tra rivoluzionari sono state in larga parte il riflesso della debolezza del movimento di classe nel suo complesso. Questo non è avvenuto solo oggi, ma attraverso tutta la storia della classe operaia (1). Quando la classe si riforma in nuove condizioni, dopo un periodo di ritirata, le prime risposte sono inevitabilmente titubanti e varie. È solo quando il movimento comincia davvero a diffondersi e a prendere una forma di massa che tra i rivoluzionari inizia a essere più pronunciata una tendenza a seppellire le passate differenze e ad abbandonare le vecchie parole d’ordine. Così come diventa più chiaro il percorso che intraprende la classe operaia, allo stesso modo diventa più forte la spinta alla creazione di un'organizzazione politica della classe con una chiara visione del comunismo.

Alcuni sosterranno che questo non è necessario. Affermeranno che il movimento “spontaneo” della classe sarà sufficiente per portarla alla vittoria. Abbiamo grande fiducia nella nascita di un movimento elementare della classe operaia che finalmente deciderà un giorno di non poter più vivere nel vecchio modo, sotto le vecchie condizioni. Il primo assalto al sistema sarà inevitabilmente imprevisto e di questa natura. Un tale movimento può andare lontano, ma questa non è la fine della questione. Le forze che agiscono contro di esso non si arrenderanno facilmente. Cercheranno ogni mezzo possibile per far deragliare il movimento sia dall’obiettivo di rovesciare lo stato sia dal proseguire nella ricerca di un nuovo modo di organizzare la vita economica e sociale. Ad un certo punto getteranno la maschera, adottando false ideologie e tentando di dirigere il movimento su di un corso solidale con la continuazione del sistema.

Lo sappiamo dalla storia. Se non sono combattuti politicamente dalla classe operaia, fanno deragliare il movimento. Prendiamo due esempi contrastanti. Nella Rivoluzione Russa il movimento spontaneo ha rovesciato lo Zar in febbraio, ma mentre i lavoratori stavano ancora combattendo per le strade, la borghesia e i suoi alleati istituirono un governo che intendeva sottrarre ai soviet dei lavoratori i frutti della loro vittoria. Ma i lavoratori non si fermarono qui e sempre più diedero la loro fiducia all’unica presenza organizzata che in modo non ambiguo sosteneva il potere sovietico e l'internazionalismo: il Partito bolscevico. Anche se si trattava di una piccola minoranza, questo era stato presente nella classe operaia per anni prima della rivoluzione, e due terzi dei suoi membri erano lavoratori. I suoi slogan aiutarono a orientare il movimento per andare oltre il sistema parlamentare che la classe capitalista stava cercando di imporre. Alla fine la classe operaia fece del Partito Bolscevico il suo strumento e, dopo aver conquistato la maggioranza nei soviet di tutto il paese, divenne l’avanguardia dell’insurrezione rivoluzionaria.

Tutto il contrario di quanto avvenne in Polonia negli anni '80. Qui gli operai occuparono spontaneamente i cantieri navali e rifiutarono l'autorità dello Stato stalinista. Tuttavia in un presunto paese comunista non c'era un partito politico rivoluzionario al quale potersi rivolgere. In questo vuoto arrivarono la Chiesa cattolica e i nazionalisti polacchi (e dietro tutti loro la CIA). Questi diressero il movimento lontano dall’essere per i lavoratori, al fine portarlo a favore la “democrazia”. In breve tempo la loro lotta divenne la vittima di una rivalità inter-imperialista.

Sappiamo anche che tra la classe operaia la consapevolezza della necessità di distruggere il capitalismo sorgerà in alcuni (una minoranza) prima che in altri e qualunque tentativo di raggruppamento di coloro i quali rifiuteranno il capitale rimarrà una minoranza. Il dominio della borghesia sui mezzi di produzione (inclusa delle idee) significa che lo strumento politico dei lavoratori con coscienza di classe rimarrà sempre una minoranza prima dell'esplosione della rivoluzione. Quanto più questa minoranza offrirà un messaggio politico coerente, con una forma organizzativa conseguente e cercherà di operare nel corpo della classe lavoratrice, tanto più potrà diventare parte del vivo movimento di classe. Quando il movimento deve essere chiaro sui suoi obiettivi e sulla direzione che deve prendere, la minoranza rivoluzionaria - o in altre parole il partito politico - gioca un ruolo chiave nel combattere l'ideologia borghese proponendo all’intera classe un programma basato sulle lezioni storiche e le acquisizioni delle sue lotte passate.

Queste acquisizioni tendono a essere dimenticate nel tempo. Uno degli elementi chiave del Manifesto Comunista era:

I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che: (1) Nelle lotte nazionali dei proletari dei diversi paesi, mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni dell'intero proletariato, indipendentemente da ogni nazionalità. (2) Nelle varie fasi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia, essi rappresentano sempre e ovunque gli interessi del movimento nel suo complesso.

Il grassetto è nostro

Sin dai sui primi giorni il moderno movimento comunista si è concentrato sul carattere universale e internazionalista della classe operaia. Quando la Prima Internazionale fu fondata nel 1864, Marx e Engels lo considerarono il loro più grande risultato. Marx annunciò che finalmente la classe operaia aveva uno strumento indipendente da tutti i partiti borghesi, il quale poteva ora affermare che “l'emancipazione della classe lavoratrice sarà il compito degli stessi lavoratori”. Tuttavia questo era un po' prematuro. La Prima Internazionale era lacerata dalle divisioni tra le trade-unionisti inglesi, i mutualisti proudhoniani e dall’ombrosa rivalità dell'Alleanza per la Socialdemocrazia di Bakunin. Alcuni singoli internazionalisti ebbero un ruolo nella Comune di Parigi, ma da quel momento l’Internazionale smise virtualmente di esistere come un organizzazione reale.

Ci vollero altri vent’anni prima che il suo successore, la Seconda Internazionale, prendesse vita. Questa era esplicitamente basata sulle sezioni nazionali, le quali erano molto più influenti dell'Ufficio Internazionale Socialista che nominalmente la coordinava. Essa tenne insieme diverse tradizioni nel movimento operaio e non fu esclusivamente marxista. Infatti l'ala marxista del movimento venne sempre più marginalizzata dal crescente potere dei sindacati socialdemocratici. Alla fine si dissolse nelle sue componenti nazionali quando partito dopo partito (ad eccezione dei partiti russo, polacco, rumeno, serbo e bulgaro) votarono tutti i crediti di guerra alle rispettive nazioni, all'inizio della Prima Guerra Mondiale.

Nonostante gli sforzi per unire i socialisti contro la guerra (Zimmerwald e Kienthal), non sorse alcuna nuova Internazionale per sostituire la Seconda Internazionale. Fu solo con il trionfo del proletariato russo e della Rivoluzione d'Ottobre come primo passo nella rivoluzione mondiale, che la questione di una nuova Internazionale fu di nuovo posta seriamente. Tuttavia, nell'Europa devastata dalla guerra non era facile dare vita ad un'Internazionale rivoluzionaria o comunista, che tenne la sua prima riunione a Mosca non prima del 1919.

La nuova Internazionale promise molto. Sotto l'influenza della rivoluzione russa partiti comunisti cominciarono a sorgere in tutto il mondo, chiedendo poi l'affiliazione all'Internazionale sulla base delle sue 21 condizioni. Tuttavia, questi partiti erano in gran parte nuovi, spesso con leader giovani e certamente in uno stato di soggezione rispetto ai risultati ottenuti dai compagni russi. Il risultato di ciò fu che il partito russo dominò l'Internazionale sin dall'inizio (proprio come il Partito socialdemocratico tedesco era stato visto come “il partito” – cit. Trotsky – della Seconda Internazionale). Ciò avrebbe avuto conseguenze disastrose per la Terza Internazionale e per i partiti che la costituivano.

Mentre la rivoluzione in Russia veniva meno alle sue promesse originarie – principalmente a causa del fatto che nuove rivoluzioni, specialmente in Europa, non vennero in suo aiuto -, il Partito comunista russo vide sempre più l'Internazionale come mezzo per ottenere sostegno alla “Russia” – in effetti il nuovo ordine statale russo venne equiparato in modo ambivalente e ambiguo alla Rivoluzione Russa. Ma il sostegno a uno Stato, la cui priorità era sempre più quella di sopravvivere nell’ordine mondiale capitalistico (in corso di ristabilimento), significò sempre più abbandonare l'obiettivo della rivoluzione mondiale. La rivoluzione mondiale era l'unica cosa che avrebbe potuto rilanciare il potenziale rivoluzionario in Russia. Nel 1921 l'Internazionale adottò la politica di “andare alle masse”, che in pratica significò tentare di fare un fronte comune con i vari partiti socialdemocratici della resuscitata Seconda Internazionale. Partiti che erano stati il baluardo della difesa del capitalismo contro la rivoluzione dei lavoratori in ogni paese (specialmente in Germania, dove furono complici nell'assassinio della Luxemburg, di Liebknecht e di centinaia di lavoratori comunisti). Un anno dopo il Comintern Trasformò “Andare alle masse” nella politica del “fronte unico”, la quale chiedeva che i nuovi giovani partiti comunisti cercassero l’alleanza con quei partiti dai quali si erano separati appena pochi mesi prima. La Terza Internazionale divenne così uno strumento della nuova classe in ascesa in Russia e cessò di essere il veicolo della rivoluzione internazionale.

Cosa dimostra l'esperienza dell'ultima ondata rivoluzionaria? Per sua stessa natura la lotta della classe operaia per superare il capitalismo sarà molto diversa da quella assunta della borghesia nella sua lotta contro il feudalesimo. La borghesia sviluppò la sua forma di proprietà sotto il feudalesimo e costruì la sua ricchezza e il suo potere all'interno del vecchio sistema prima di sostituirlo. La rivoluzione del proletariato è diversa. Noi non abbiamo proprietà da difendere. La nostra forza deriva dalla nostra capacità di azione comune collettiva. E la rivoluzione proletaria non può avvenire attraverso il semplice perseguire interessi immediati. La rivoluzione proletaria deve essere una rivoluzione cosciente. Tuttavia, sotto le condizioni capitalistiche, alcuni lavoratori arriveranno prima di altri a riconoscere la necessità di rovesciare il sistema. È solo naturale che questa minoranza formi un'organizzazione politica che esprima il proprio scopo cosciente di creare una nuova società.

Sotto la socialdemocrazia la classe operaia era organizzata in partiti nazionali che riconoscevano la loro appartenenza alla Seconda Internazionale. Ma questa Internazionale fu un mero ufficio di corrispondenza, piuttosto che la direzione coordinata di una classe internazionale. In ogni caso essa costruì un movimento di massa enorme, concentrato sul riformismo. In essa i rivoluzionari furono in larga parte marginalizzati, come il risultato dell'agosto del 1914 dimostrò. Questo lasciò la classe operaia rivoluzionaria senza un’Internazionale fino all'indomani della Rivoluzione Russa. La Terza Internazionale giunse troppo tardi per agire così come era stata intesa, come l'avanguardia della rivoluzione mondiale. Dato l'enorme prestigio dell’unica classe operaia che era riuscita a rovesciare la sua classe dominante, e così a divenire il faro della rivoluzione mondiale, non fu innaturale per il partito russo esercitare una considerevole influenza nell’Internazionale. Ma così come la Rivoluzione Russa si accartocciava su sé stessa, l’Internazionale – molto velocemente – abbandonò la rivoluzione mondiale in favore di politiche di difesa di uno Stato russo che ormai si era distaccato dalla sua originaria base di classe. L'imposizione della “bolscevizzazione” ai nuovi partiti li privò dei loro veri elementi rivoluzionari e trasformò l'Internazionale semplicemente in un altra agenzia dell'URSS nella sua lotta per ottenere un posto nel “concerto delle nazioni”.

La lezione è chiara. Prima di qualsiasi rottura rivoluzionaria, ovunque essa sia, ci deve essere una Internazionale di qualche tipo.

[Questa] non dovrà neppur lontanamente essere una Federazione di partiti, più o meno indipendenti e con “politiche” differenziate sulla basi di una pretesa differenza di situazioni nazionali. Perciò è più corretto parlare di Partito Internazionale. Natura, struttura e statuti di tale Partito internazionale del proletariato devono caratterizzare omogeneamente ogni e ciascuna sua sezione nazionale. La sua piattaforma politica e programmatica deve essere il patrimonio comune, omogeneamente maturato da tutte le sezioni e da tutti i militanti.

Mauro Stefanini, Verso la nuova internazionale, in Prometeo, VI, 21, 2000

L'omogeneità qui non significa un'identità totale di accordo su ogni questione, ma significa accordo su una piattaforma comune e in definitiva un programma comune. Questo può scaturire solo dalla più ampia discussione all'interno dell'Internazionale. Il Partito Internazionale (o comunque esso venga chiamato) per sconfiggere il nemico di classe deve avere un'unità centralizzata nell’azione, ma un'unità significativa non si costruisce senza un dialogo costante tra i suoi membri. Il partito bolscevico, contrariamente alla mitologia stalinista, era pieno di dibattiti tra parti differenti, ma nonostante tutte le differenze, ciò non impedì alle sue varie sezioni di dimostrare la loro capacità di iniziativa o di diventare lo strumento di cui la classe operaia si impadronì e di trasformarsi nell’avanguardia della rivoluzione. Al contrario, fu proprio il fatto che tutto questo dibattito venne generato dalla diretta e concreta connessione che la massa dei suoi membri aveva nella classe lavoratrice che aiutò il partito a diventare uno strumento del più ampio movimento di massa della classe operaia nel 1917. I membri della futura Internazionale non potranno quindi contribuire al movimento reale di emancipazione senza avere collegamenti diretti con la classe nel suo complesso. I comunisti devono conquistarsi il diritto di essere ascoltati.

I militanti di questa Internazionale parteciperanno e tenteranno di guidare ogni futura rivoluzione, incoraggeranno l'autonomia di lotta dei lavoratori attraverso la creazione di organismi di classe. Essi vi parteciperanno a tutti i livelli e per quanto sarà possibile, ma l'Internazionale non sarà un “governo in attesa”. Il suo compito rimane la diffusione della rivoluzione mondiale. Ciò significa che sebbene i suoi militanti potranno accettare una delega dagli organismi della classe, l'Internazionale in quanto tale non governerà in nessuna area. Come Onorato Damen ha scritto nella piattaforma del 1952 del Partito Comunista Internazionalista

Non vi è possibilità di emancipazione proletaria; non vi è costruzione di un nuovo assetto sociale se non si origina dalla lotta di classe... Il proletariato non cessa, per nessuna ragione e in nessun momento, dalla sua funzione antagonista; non delega ad altri la sua missione storica; né rilascia procure “generali” neppure al suo partito politico.

Questa è la nostra visione della forma della futura Internazionale, ma da dove cominciare oggi? Dopo quarant'anni di ristrutturazione, la frammentazione della classe si riflette oggi nella dispersione delle energie rivoluzionarie. Alcuni sono stati scoraggiati dalle divisioni tra rivoluzionari, che essi attribuiscono alla difesa ognuno della propria “visione parrocchiale”. Tuttavia, queste differenze sono state differenze reali, basate sui diversi sforzi fatti per far fronte alla controrivoluzione, eredità del fallimento dell’ondata rivoluzionaria successiva alla Prima Guerra Mondiale. Col passar del tempo alcune differenze si sono rivelate meno importanti di quanto sembrassero prima, ma la strada del ritorno a una ripresa della classe lavoratrice è una via ancora lunga. Questo non dovrebbe essere visto come un fattore negativo, ma come una parte necessaria del processo di sviluppo della coscienza di classe. Lungo la strada importanti dibattiti sono stati necessari, e ancora lo saranno. Senza chiari dibattiti per precisare i problemi, la classe non sarà mai nella posizione di avere un programma solido sul quale combattere il prossimo grande assalto al capitalismo.

Allo stesso tempo i tenui legami tra i rivoluzionari e la massa della classe devono essere approfonditi e rinforzati. Ogni organizzazione politica locale deve adottare dei mezzi per mantenere i suoi contatti con ampi strati di classe operaia, che potrebbero non considerarsi ancora rivoluzionari, ma che sono consapevoli di voler combattere la miseria che il capitalismo arreca. Durante il boom postbellico, alla luce della comprensione che i sindacati si oppongono all’organizzazione della resistenza anticapitalistica, una strategia-chiave intrapresa dal PCInt fu quella dei “gruppi di fabbrica”, che in diversi posti di lavoro (inclusa la FIAT) includevano membri del partito e non. Tuttavia col declino delle grandi concentrazioni di lavoratori industriali sono stati adottati anche i “gruppi territoriali”, a volte comprendendo un collettivo di gruppi militanti provenienti da posti di lavoro della zona, altre volte gruppi che lottano su altre questioni (guerra, casa, lavoro, ecc.). Il punto centrale qui è che l’organizzazione politica deve ancora puntare ad esistere laddove la massa della classe stessa è presente: i gruppi internazionalisti sono gli strumenti politici che il partito adotta per radicarsi nella classe, per intervenire e dirigere quei settori dove questo è possibile, non sono organismi creati spontaneamente dalla classe. Il partito non è né un’entità che si forma all’ultimo minuto, né qualcosa che si manifesta soltanto quando c’è una lotta. Esso deve essere parte della vita della classe, ma senza scadere nel cancro riformista del cercare di realizzare artificiali conquiste a breve termine.

Al momento la presenza dei rivoluzionari nella classe è molto embrionale, ma quanto più la crisi si approfondisce, tanto maggiore è il numero di lavoratori che comprendono che non c’è soluzione capitalistica ai loro problemi: allora per i rivoluzionari si presenta l’opportunità di lavorare a un livello più ampio. Una volta che la classe inizierà a muoversi, il movimento reale tenderà a far proprio il programma che maggiormente incontra i suoi reali bisogni. Ciò non significa che i rivoluzionari dovranno attendere quel “gran giorno” a braccia incrociate. Non ci sarà alcun grande giorno fintantoché chi è già comunista non si batterà per quella prospettiva nella maniera più ampia possibile dentro gli organismi di lotta che la stessa classe stessa si dà.

L’Internazionale, o almeno un suo nucleo consistente, deve esistere già prima dello scoppio della crisi rivoluzionaria. Questa Internazionale è “ristretta” nel senso che la sua Piattaforma e il programma sono basati solo sulle lezioni che la lotta di classe rivoluzionaria ha fornito sinora. Entro questa cornice è possibile ogni dibattito e il partito è organizzato secondo le linee del centralismo democratico (cioè ogni questione viene votata dai membri). Allo stesso tempo il partito permetterà l’esistenza di differenti tendenze su temi che non siano ancora stati sistemati, oppure qualora sorgano nuovi aspetti rispetto al programma esistente. Deve esserci il pieno diritto di dibattito e di pubblicazione dell’opinione della minoranza, poiché vi saranno molte nuove sfide sulla via per la rivoluzione e ci sono ancora molte questioni alle quali la storia non ha ancora dato una risposta per noi. La salute dell’organizzazione dipende dal robusto scambio di opinioni. Infine questi scambi dovrebbero risolversi in una politica comune, ma quando un dibattito ci costringerà a votare, allora la minoranza accetterà il verdetto della maggioranza per non indebolire l'unità di azione dell'organizzazione. Questa è anche la sola via sana in cui il partito può svilupparsi, visto che dovrà agire come una forza centralizzata quando la situazione della rivoluzione mondiale lo richiederà.

Senza una comprensione condivisa delle linee generali di marcia (anche se non c’è una totalità di accordo), nessuna politica significativa potrà essere condotta. Allo stesso tempo, discussione e dibattito preparano ogni membro di partito ad agire autonomamente come un rivoluzionario dovrebbe quando richiesto dalla situazione locale immediata. Non c’è meccanismo statutario che possa garantire ciò. Questa garanzia risiede solo nella preparazione e nella consapevolezza dei singoli membri e potrà avvenire solamente in un partito che abbia una viva cultura dell’educazione e della discussione.

Anche se abbiamo adottato questi principi nei nostri statuti, la TCI – come abbiamo ripetuto molte volte – non è quel partito e nemmeno l’unico nucleo del futuro partito, poiché mancano ancora le condizioni per la sua esistenza. Tuttavia noi non siamo apparsi dal nulla. Siamo nella tradizione della Sinistra Comunista Italiana che ha fondato il Partito Comunista d'Italia, sezione della Terza Internazionale nel 1921. Quando i nostri predecessori vennero rimossi dalla guida di quel partito in seguito al cosiddetto processo di “bolscevizzazione” (in realtà del tutto in antitesi con tutto ciò che ci fu di rivoluzionario nel Bolscevismo), continuarono a lottare per l'internazionalismo e per la politica rivoluzionaria nelle fabbriche di Francia e Belgio così come nelle prigioni dell'Italia fascista. E' stato dalla confluenza di queste due correnti che la Sinistra Comunista si è riunita nel Partito Comunista Internazionalista in Italia nel 1943. Questo partito ha mantenuto viva e anche sviluppato la politica rivoluzionaria nonostante i tentativi di annientarlo da parte degli sgherri di Stalin, ed è sopravvissuto attraverso il boom del dopoguerra per agire come punto focale per la fondazione della Tendenza Comunista Internazionalista (TCI). Il Partito Comunista Internazionalista ha una lunga storia di tentativi per cercare un terreno comune con altri raggruppamenti e tendenze e nonostante queste spesso non sono risultate in accordo, la porta al dialogo è sempre stata tenuta aperta. È in questa tradizione che oggi opera la TCI.

Grazie a questo patrimonio politico la TCI è una componente del futuro partito internazionale poiché spera di tenere vive le lezioni della passata lotta di classe per le nuove generazioni. Questo affinché non si debba passare ancora attraverso tutti gli errori commessi dalla classe operaia nel passato prima di comprendere cosa dovranno fare poi. Allo stesso tempo riconosciamo che la situazione della classe operaia oggi è, e in futuro sarà, diversa da quella del passato. Per questo siamo aperti a nuove idee in vista dei problemi che la futura ondata rivoluzionaria porrà a qualsiasi minoranza politica della classe.

La TCI non considera sé stessa un mero centro di discussione, ma un nucleo del futuro partito internazionale, motivo per cui guarda da vicino ad altre esperienze che possono contribuire alla sua costruzione. L'aderenza della TCI a una piattaforma politica chiara e comune, il costante tentativo di restare in contatto con il corpo della classe e di radicarsi in essa, negli ovvi limiti oggettivi di esistenza e delle condizioni soggettive, definisce il suo lavoro verso la creazione di tale partito.

Nello nostra lotta per il comunismo abbiamo sempre alzato la bandiera dell’Internazionale, o del Partito internazionale. Se la classe operaia mondiale non forgerà questo strumento politico come parte della crescita della sua coscienza rivoluzionaria, in futuro andremo incontro a nuove sconfitte. La nostra sincera speranza è quella di impegnarci con questi nuovi gruppi che arrivano alla consapevolezza della necessità di rovesciare il sistema, per dare loro una bussola politica intorno a cui raccogliersi; allo stesso tempo cerchiamo il dialogo con quei gruppi che già esistono per collaborare attivamente dove possibile, accettando di non essere in accordo dove necessario, e alla fine di unirci quando la storia si muoverà inesorabilmente e si svilupperà un reale movimento di classe.

Tendenza Comunista Internazionalista

(1) Classe operaia, classe lavoratrice, proletariato sono fondamentalmente sinonimi.

Martedì, June 26, 2018

Prometeo

Prometeo - Ricerche e battaglie della rivoluzione socialista. Rivista semestrale (giugno e dicembre) fondata nel 1946.

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