La borghesia ha sempre il passepartout

A ulteriore conferma che per il sistema capitalista la guerra tra autoctoni e migranti è una manna dal cielo che serve a rendere la classe sfruttata ancora più indebolita, frammentata e quindi ricattabile, e che alla borghesia i migranti in quanto tali (se non sono poveri) non fanno schifo o paura, è di questi giorni la notizia della Golden Card da un milione di dollari elargita da Trump a chiunque, purché danaroso, volesse emigrare dal suo paese agli Stati Uniti.

"C'mon guys", sembra voler dire il grande capo Polenta sul Capo a tutti coloro in possesso di capitali da esportare negli States assieme alla propria presenza fisica.

Voi sì che ci fate comodo - sembra voler dire - mica quei 4 (beh, un po' di più in realtà) pezzenti che vengono dalle vostre e dalle nostre parti. Contro di voi non abbiamo mica niente, contro di loro si: è la loro posizione sociale che ce li rende odiosi. Qualcuno (si fa per dire...) lo sfruttiamo nelle nostre fabbriche perché ci costa meno dei nostri, ma contro la maggior parte di loro pugno di ferro e sparate demagogiche. Insomma, soffiamo sul fuoco del razzismo per mettere i lavoratori americani, ai quali facciamo credere che li difendiamo, contro la concorrenza immigrata, della quale diciamo - sempre ai lavoratori americani - che gli vuole inc*lare casa, macchina, lavoro, e moglie (o marito se lavoratrici) .

Mica scemo Polenta sul Capo. È in questo modo che si prendono due piccioni con una fava. Specie se c'è chi ti dà retta, soprattutto quando dall'altra parte chi si ritrova all'opposizione non è credibile nemmeno per il cazzo per averlo dimostrato quando a governare c'era lui, cosicché chi vota lo fa con lo spirito del "Ma sì, proviamo, vediamo quest'altro come si comporta" più per delusione, dopo le precedenti gestioni, che per l'entusiasmo, che rimane appannaggio dei più esaltati, alla Charlie Kirk (per chi non lo conoscesse, vedere alla voce=martire del libero pensiero).

I padroni, di cui Trump fa parte e dei quali è uno dei rappresentanti più devoti, stanno vincendo (da un pezzo...) quella lotta di classe che in molti (anche nella cosiddetta sinistra, perfino “radicale”) dicono morta e sepolta. Invece è viva più che mai e il pugile che su questo ring sociale è alle corde e si sta prendendo un cazzotto in bocca dopo l'altro, si chiama proletariato.

Però (e c'è un però), non è andato ancora al tappeto. Sebbene imbrigliata nei limiti rigidi come una camicia di forza che il sindacalismo le impone e seppur intruppata dietro parole d'ordine che al di là degli obbiettivi - più o meno realistici - che si vorrebbero perseguire, non guardano al superamento di questo lurido sistema sociale, la classe proletaria è come un vulcano che dorme, ma solo in apparenza.

Sappiamo tutti che è la spinta delle condizioni materiali a darle la scossa che la fa risvegliare, quando ahimè inizia a mancare anche il piatto di minestra sulla tavola. Si sta andando in quella direzione, ma c'è un altro grande vuoto da colmare.

É il Partito a essere necessario come l'ossigeno al moribondo.

Se si arriva a una situazione di scontro sociale impreparati, col rischio che una guerra terribile e distruttiva sia più veloce di noi nel fare il suo lavoro, senza un'organizzazione politica che (emersa dagli elementi più validi di questo scontro) si metta alla testa (sempre di questo scontro) e indichi le coordinate necessarie, non solo per il superamento di questa società ma anche per la costruzione di una nuova, la conclusione inevitabile porterà i due nomi di guerra e barbarie.

La vespa rossa

Lunedì, September 29, 2025