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Home ›La democrazia borghese non è il controveleno alla “cultura” fognaria rigurgitata dal sottomondo fascista
Questa riflessione di un nostro compagno riprende il suo intervento a un'assemblea organizzata a Lesignano, in provincia di Parma, come risposta alla concessione delle terme dello stesso paese a Casapound Parma per la presentazione del libro “Compagno Mitra” di Gianfranco Stella, presunto "storico" alla Pansa, già peraltro protagonista di cause giudiziarie in seguito ad altri suoi libri sui "crimini partigiani". Ovviamente, lo “storico” in questione denuncia le esecuzioni - vere o presunte - di militi fascisti, spesso responsabili di torture, assassinii e massacri, anche di civili, non di chi, su posizioni rivoluzionarie, denunciava la politica nazionalistico-borghese del CLN, che faceva versare il sangue proletario a favore di uno dei fronti imperialisti – quello Alleato-Staliniano – come i nostri compagni Fausto Atti e Mario Acquaviva, assassinati dagli staliniani nel marzo e luglio 1945.
Chiunque gridi "al lupo, al lupo" per agitare ad ogni pericolo di stretta autoritaria lo spettro del fascismo, o non capisce la sostanza del fascismo o ha un'idea edulcorata e idilliaca della democrazia come paradiso in terra, e non la ritiene così capace di simili sterzate a destra, che subito si affretta a chiamare fascismo, come se solo lui detenesse il copyright del manganello.
Ci si aggrappa agli articoli della Costituzione e ai cavilli giuridici come argini per fermare un pericolo che, pur non essendo imminente, è endemico all'attuale sistema sociale e contro il quale la democrazia non è mai stata l'antidoto infallibile che di questo tumore prevenisse eventuali ricadute.
Oggi non siamo a tanto, pur essendo preoccupanti diversi segnali che sono sotto i nostri occhi. Al governo abbiamo i post fascisti, che del fascismo sono gli eredi politici, ma che rispetto a quell'esperienza sono un'altra cosa, pur non avendo del tutto tagliato il cordone ombelicale. I post fascisti, va detto, sono arrivati al governo sulla spinta del fallimento dei governi di centrosinistra, dalla cui azione antioperaia - tra l'altro - fasce consistenti di proletariato si sono sentite tradite, voltando loro le spalle. È ora di prenderne atto, da parte di chi ancora spera, vanamente, in una specie di ritorno alle origini del PD (cioè, del PCI).
La classe dominante gioca la carta del fascismo aperto quando i livelli di lotta di classe condotta dal proletariato sono tali da metterne a rischio l'esistenza come classe. Così è successo nel 1922, poi non è più capitato con "quelle" modalità.
Questo vuol dire che non bisogna preoccuparsi? No!
Non si può però negare che tante pagine oscure come stragi di stato o tentativi di golpe con uso, certo, di manovalanza fascista sono state farina del sacco della democrazia, perché di simili esperimenti ne è capace benissimo. Ma finché noi vedremo in questi episodi una degenerazione da una immaginaria "perfezione", della quale nessuno prevedeva dovesse avere simili "effetti collaterali" o un tradimento delle sue belle intenzioni, ritenendola incapace di tanto, continueremo a vederla come alternativa al fascismo, da non mettere mai in discussione: ed in questa società ne è davvero “l'alternativa”, cioè l'inganno borghese all'aperta e massiva brutalità, sempre borghese.
Infatti il problema è proprio cambiare la pasta, non il condimento!
La democrazia invece è semplicemente l'altro abito, che la borghesia si mette nei giorni di festa, quando non sente la necessità di indossare la camicia nera; in quanto la situazione sociale è più o meno pacificata, grazie anche (ricordiamolo sempre!) all'azione concertativa del sindacato. Questo infatti cerca di fare conciliare gli interessi dei lavoratori con quelli dei padroni: "conciliazione" per modo di dire, visto che a conti fatti si risolve sempre a vantaggio di questi ultimi. In questo quadro sociale il lavoro "sporco" lo fanno altri, quindi a cosa serve lo squadrista con l'olio di ricino?
Chi non accetta il fatto che fascismo o democrazia sono tipologie diverse di burattini che lasciano inalterata la sostanza di chi è realmente detentore dei fili che li muovono, sarà sempre un sincero democratico, e quindi uno che vive di illusioni.
L'alternativa che tanto ci si affanna a cercare all'interno di questa società, nessuno te la potrà mai dare, perché è questa stessa società che in grembo cova l'embrione del fascismo: il fatto che non lo abbia partorito di nuovo nella forma che abbiamo conosciuto 100 anni fa non la esenta dalla possibilità di rifarlo e soprattutto non la rende automaticamente incapace di diverse aberrazioni che col fascismo condivide alla grande, pur essendo una forma istituzionale DEMOCRATICA.
La stessa farsa è nel nome: democrazia alla lettera significa che il potere è del demos, del popolo tutto, come se il popolo fosse un blocco unico che non è attraversato dalla divisione di classe e come se per la stessa possibilità di eleggere dei rappresentanti, tutti quanti avessimo lo stesso peso sociale. La realtà ci dice che il potere non ce l'ha tutta la collettività, ma solo una ristretta parte di questa, e già per questo bisogna parlare tuttalpiù non di democrazia, ma di democrazia borghese e opporre a lei (e al fascismo che ne è l'alternativa DENTRO questa società) un cambiamento sociale radicale che toglie al fascismo le basi stesse della sua riproduzione. È QUELLA L'ALTERNATIVA, al netto delle chiacchiere: è la rivoluzione comunista.
Se l'atto di nascita del fascismo è stato scritto da una borghesia bramosa di difendersi dal pericolo di perdere il potere, una cosa risulta evidente: solo quando non ci sarà più un padrone sulla faccia della terra, non ci sarà più per lui il bisogno di un cane da guardia, fascista o democratico che sia, a difenderne gli interessi.
La Vespa rossa
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