CONTRO LE GUERRE DEI PADRONI, OPPONIAMO LA GUERRA DI CLASSE DEL PROLETARIATO

Avviso ai lettori, questo articolo è stato scritto in fasi successive, seguendo l'evolversi degli avvenimenti.

Pecunia non olet, i soldi non hanno odore, disse Vespasiano al figlio Tito. Era il denaro degli incassi di una tassa sull'urina che veniva usata in lavanderia per togliere le macchie. Vespasiano che persino agli occhi del figlio appariva uno strozzino usuraio, era in fondo, rispetto ai governanti odierni, un povero dilettante “delle tasse”. Ma è anche la dimostrazione che le classi dominanti cercano, anche nelle pieghe più recondite, il modo per estorcere sempre nuova fatica e nuovo sudore alle classi subalterne.

Figurarsi se oggi i e le criminali che stanno al potere si arrestano per un po' di piscio. Ah... la pecunia, l'imperatrice del mondo, che dolce armonia, in suo nome si compiono i delitti più efferati.

Ecco, in questo giro intorno al mondo che ci accingiamo a fare, mettere in fila, in ordine di importanza, di merito, i crimini di questo o di quel dittatore, satrapo o democratico che sia, è impresa improba: diciamo che il più pulito ha la rogna. Ma noi non ne facciamo una questione di merito personale di uomini che comunque, per il bene che gli vogliamo, meriterebbero la forca ai lavori forzati a vita. Essi sono i rappresentanti del capitale, della classe delle classi: la borghesia assassina, criminale e criminogena.

In questa barbarie, sicuramente il posto d'onore spetta a Israele, al Netanyahu, chiamato affettuosamente Bibi che, ironia della sorte, avrebbero potuto chiamarlo in qualunque altro modo: Bubu, Babà, squartatore –Jack (lo squartatore) al confronto non era che un povero dilettante–. Ma Bibi, proprio no. Chiunque non appena sente Bibi non può non pensare alla bua e, dalla bua al bimbo, al lattante, il passo è breve, molto breve. Per cui chiamare affettuosamente uno che ha il record universale nell'uccisione di neonati e fanciulli, è quanto di più macabro si possa anche solo lontanamente pensare. Ma niente di cui ci si possa meravigliare. Le menti contorte della borghesia ansimante e sbavante nel vedere la sua “creatura”, il profitto (questo sì che conta per lei, accidenti se conta), boccheggiare, vanno completamente fuori di testa se si frappongono impedimenti che ne osteggiano la realizzazione. Se poi questo “intoppo” ha le sembianze di un infante, e che sarà mai? Non ci faremo certo arrestare da quattro pannolini pieni di merda e di piscio. Ma poi in fondo più ne ammazzi, più ci fai “la bocca”, che coi tempi di carestia, siamo pure in sintonia.

Stando al rapporto di Amnesty International del 5 dicembre del 2024, il numero dei morti al 7 ottobre del 2024 era di 42.000, di cui oltre 13.300 bambine e bambini, i feriti superavano i 97.000. Come si può ben vedere, la percentuale di soli bambine e bambini è di un terzo. I morti ufficiali al 27 agosto 2025 erano oltre 63 mila, quindi complimenti! A Netanyahu e alla sua bella cricca di criminali squartatori; ammazzare per fame, ridurre in poltiglia, macellare oltre 20 mila bambini, non è da tutti. Ma sappiamo che le cifre reali, sono ben altre. Ovviamente negate dal governo di Israele, un'accozzaglia di malfattori mafiosi e genocidari. E qui ci fermiamo un attimo. Primo, per dire che quando parliamo dello stato ebraico, parliamo appunto dello Stato, che non è un'entità astratta, ma è la massima organizzazione della classe borghese. Quindi quando parliamo di genocidio, sappiamo benissimo che questa è una parola borghese (usata soprattutto in ambito del diritto internazionale a partire dalla fine del 1946), perché la società capitalista permea di sé ogni cellula sociale, ogni anfratto. Anche le parole pertanto devono rispondere agli interessi del capitale, soprattutto nel campo del diritto e della giurisprudenza, esse (parole) sono quindi ovviamente sussunte agli interessi della classe dominante.

Secondo, questo lo diciamo anche per sgombrare il campo dal solito giochetto dell'antisemitismo mischiato e confuso con l'antisionismo, ogniqualvolta si critica lo Stato di Israele. E quindi non entriamo in giochetti fuorvianti sull'antisemitismo che, detto per inciso, riguarda i popoli di lingua semita e che pertanto vi è anche un antisemitismo verso gli arabi, che gli ebrei conoscono bene. Ma questo è solitamente quello che si chiama “razzismo”. La solita polpetta avvelenata nella tavola altrettanto avvelenata dell'ideologia borghese che divide in classi e in sotto classi la società capitalista.

La nostra critica è quindi rivolta allo Stato di Israele, nella fattispecie, e a tutti gli Stati in generale, in quanto, lo ripetiamo, lo stato capitalista è lo strumento del dominio del capitale sul proletariato. Del dominio di una classe sull'altra. L'unica ragione di esistenza dello stato capitalista è tutelare la valorizzazione del capitale, è il profitto, e quando questo si inceppa e non si realizza in modo remunerativo (in sintesi), si ricorre all'uso della forza, alla guerra, alla distruzione.

Naturalmente, molti si chiederanno che c'entra tutto questo con quanto accaduto in Israele il 7 ottobre. Ora, chiariamo subito che quella data è semplicemente il punto di approdo di un disegno studiato negli anni, e che fa parte della lotta del capitalismo Usa (di cui Israele non è altro che il 51° stato) per limitare i danni della profonda crisi dei profitti e per dare risposte nella battaglia più generale contro gli altri capitalismi, Cina in particolare. Controllare pertanto tutto il Medio Oriente significa soprattutto castrare in partenza la Via della Seta, tanto cara a Pechino per la sua importanza strategica nella più vasta lotta tra i capitalisti. I quali, se sono sempre un'unica entità quando si tratta di fare la guerra ai proletari, sono, nella battaglia per la conquista e il controllo di nuovi mercati e di nuovo plusvalore, sempre in guerra tra di loro, prima commerciale, senza esclusione di colpi, e poi con bombe e carri armati ecc.

Ma, per tornare al 7 ottobre, come abbiamo più volte denunciato sulla nostra stampa, Israele (i suoi governanti, servizi segreti - i più efficienti al mondo -), sapeva fin dal 2014 che Hamas stava organizzando un attentato. Ancora un anno prima dell'ottobre del 2022 l'intelligence israeliana era in possesso di un documento che descriveva, punto per punto, ciò che Hamas stava organizzando. Inoltre i servizi egiziani tre giorni prima dell'evento informarono direttamente l'ufficio del primo ministro israeliano. Israele, neanche a dirlo, smentisce, ma: «Michael McCaul, il presidente della commissione Affari esteri della Camera statunitense che riceve aggiornamenti diretti dalle agenzie d’intelligence americane, ha detto ai giornalisti che “sappiamo che l’Egitto aveva avvertito Israele tre giorni prima che un evento del genere sarebbe potuto accadere… Non voglio entrare troppo nel merito di questioni riservate, ma un avvertimento fu dato. La domanda è a che livello”.». (ilpost.it 12/10/2023). Poverino, ma che domanda è? Prova a chiederlo a Melania (Trump) magari è più informata del ciuffo d'oro.

Ma non vogliamo dilungarci su una questione, pur fondamentale, poiché risulta chiaro da decine di prove che Israele sapeva e ha lasciato fare. Per esempio, l'ultimo, come mai la mattina dell'attentato gli avamposti militari spariscono, pur essendo in presenza di un'autorizzazione per un festival musicale a pochi km dal muro della striscia di Gaza, in un luogo quindi, molto pericoloso e senza alcun presidio militare? “Laisser faire, laisser passer”; mancava solo l'invito ufficiale.

Tutto questo è servito e serve ad Israele per mettere una pietra tombale alla questione palestinese. Ora, noi diciamo subito che non siamo tifosi del solito slogan e rivendicazione “due popoli due stati”. Queste rivendicazioni le lasciamo volentieri ai nostalgici dell'autodeterminazione dei popoli, che è già tutto un programma, e ai pacifisti della prima e dell'ultima ora, tipo la Global Sumud Flotilla. Con quel “popoli”, torniamo alle parole, in questo caso “popolo”, ovvero un insieme di individui, un gruppo di persone e, per farla breve fino ad arrivare al “populismo” che è esattamente l'opposto di un movimento rivoluzionario comunista internazionalista. Ma, non solo, vien da piangere sentire questi falsi rivoluzionari richiedere a gran voce “vogliamo uno stato” (in questo caso lo stato palestinese). Ma che lotta rivoluzionaria è mai questa, che vede il proletariato scendere in piazza per reclamare, col rullo di tamburi, che si istituisca immantinente l'organizzazione (dello stato), ovvero lo strumento di repressione di una classe (i padroni), sull'altra (i proletari)? Quindi al posto della parola d'ordine reazionaria e controrivoluzionaria, il proletariato (altro che popolo) deve urlare a pieni polmoni: a morte lo stato borghese!

Ci sono poi i soliti noti che, pur di giustificare il massacro di Israele, sono sempre disposti a tirar fuori la magica parolina: sì ma Israele è l'unico paese democratico in tutta l'area mediorientale e anche oltre, fino al Gange. Certo, è mica da tutti avere una potenza militare come il popolo eletto e, secondo gli umori di “Bibi”: un giorno bombardi la Siria, il giorno dopo il Libano, poi l'Iran e poi lo Yemen. Gaza e Cisgiordania tutti i giorni. In questa che chiamano guerra, ma che vede solo uno stato, armato di bomba atomica, combattere contro una popolazione civile inerme che l'unica cosa che può fare è schivare le bombe, quando ci riesce. Intendiamoci, con ciò non vogliamo e non intendiamo, nel modo più assoluto, negare il fatto che Hamas, pur nella strabordante superiorità militare di Israele, non possieda la sua milizia, armata prevalentemente dall'Iran; né che lo stesso abbia il suo esercito in questo caso ben armato. Ma non è questo il punto o la questione. Vogliamo solo sottolineare: primo, che Hamas pur nella sua inferiorità militare, combatte la “sua” battaglia di forza pienamente inserita nello scacchiere imperialista mondiale, che la vede agganciata all'Iran; secondo, nei vari schieramenti imperialistici, è giocoforza che vi sia, come in ogni campo dell'economia capitalista, anche in quello militare, una concorrenza sempre più esasperata, e, quindi, eserciti più deboli ed eserciti più forti. Tutto questo, ovviamente non ci fa schierare con l'imperialismo più debole. Perché, come abbiamo sempre ripetuto, le guerre oltre a essere guerre di conquista della borghesia, di qualunque colore essa sia, che manda al macello milioni di proletari, è anche il naturale approdo di una società marcia e consunta che non ha più niente da dire sul piano storico, col rischio sempre più reale che ci trascini nel burrone senza più ritorno.

Non è un caso infatti se la stragrande maggioranza dei morti (84%) sono civili. Non è un caso se c'è una media di 20 morti al giorno di uomini, donne e anche bambini che vengono ammazzati con inumana spietatezza, mentre reclamano un po' di cibo. Cecchini che si divertono e cecchini che hanno anche ricevuto ordini superiori di fare il tiro al piccione. Solo che questi sono piccioni speciali a due gambe, sempre che abbiano la fortuna di non essere ancora mutilati da qualche bomba vagante che gli è scoppiata in mezzo ai coglioni. Beh, insomma, per essere uno stato democratico niente male. Poi ognuno ha il suo metro personale per misurare la demos. Precisando che la democrazia “è il miglior involucro del dominio borghese” - lo ripeteremo fino alla nausea -, vorremmo ricordare ai predicatori delle libertà democratiche (borghesi), che è questa la democrazia: il potere del capitale esercitato a turno dai loro gestori. Con una gamma di valori che va dal dolce amaro (si fa per dire), alla violenza più cieca, più spietata, più brutale. Che poi si chiami genocidio o meno, questo è un problema del diritto borghese. E sempre per rimanere in questo campo, gli ebrei non hanno il diritto d'autore. Per esempio prima di loro ci sono i nativi americani e gli armeni nel 1915? In compenso Netanyahu e tutta la sua banda di disonoranze funebri, si stanno guadagnando sul campo le stellette di peggiori macellai. La differenza tra loro e i macellai nazisti è soltanto nei numeri.

Fanno poi ribrezzo coloro i quali si appellano al rispetto del diritto internazionale, al rispetto delle regole della guerra. Suvvia che guerra è questa che ammazza decine di migliaia, solitamente proletari, senza il rispetto delle regole?; per contro invece lo sterminio anche di centinaia di migliaia di soldati, come al solito proletari, ma nel rispetto di tutti i crismi e le normative di legge e del sacrosanto diritto del progresso borghese, hanno un'altra valenza. Cadere poi per la patria è la cosa più bella che ci sia. Ci sono sempre gli Dei (a ognuno il suo oppio col suo Dio) che ti attendono nell'alto dei cieli col codazzo degli angeli che suonano le campane della resurrezione.

Ogni guerra borghese contro il proletariato, è per noi un genocidio. Lo stato borghese modula la sua violenza da 1 a 100 a seconda del grado di pericolosità della messa in discussione del suo dominio. E per messa in discussione, significa qualunque cosa attenti alla valorizzazione del capitale, ovvero alla caduta del saggio di profitto. Indipendentemente da chi, in quel momento, gestisce il potere del capitale. Che questo si chiami Hitler o Netanyahu, Putin o Trump, cambia poco. Ovviamente un posto d'onore se lo sono guadagnati, per quel che contano, anche quei criminali di Hamas su cui grava ugualmente la responsabilità di questa carneficina. Perché se c'è qualcuno che ha invitato a nozze Israele, ponendogli in mano il revolver assassino, aprendogli le porte per eseguire la strage, questa è proprio Hamas. Sotto istigazione pagata dall'Iran e, a suo tempo, dal Qatar.

Non bisogna però mai dimenticare che Israele gode pur sempre dell'assistenza divina di Jahvé. Il ricorso ai fatti biblici del popolo eletto è un classico di Israele. Il ridondare in continuazione fino all'esasperazione il loro diritto divino unito al diritto internazionale degli uomini, o meglio dello stato o stati forti - Israele, Usa -, serve a rimbambire e manipolare così come si fa con la pasta modellante i cervelli di milioni di persone, delle masse. Infatti i nomi delle operazioni militari, fanno quasi sempre ricorso alla Bibbia, il libro dei libri, il più comico e più tragico dei libri. Che passa dai peggiori massacri a un dio che si sbaglia in continuazione e che ne combina sempre una più del diavolo (sic!). Infatti l'operazione attuale si chiama: “Carri di Gedeone II”; due perché la prima era scattata a maggio. Gedeone un super uomo che con soli 300 soldati (notate questo numero magico: 300, erano gli spartani della battaglia delle Termopili; eran 300 eran giovani...); sarà una combinazione? Ma, nel caso di Gedeone, c'è l'ossimorico buon! “Dio signore degli eserciti”, per cui ai soldati di Gedeone bastava semplicemente una brocca, una fiaccola e una tromba per sconfiggere 135 mila Madianiti per liberare gli israeliti. Oggi, purtroppo per i palestinesi, le cose si sono invertite e quindi Netanyahu/Gedeone (ovviamente ben lontano dai campi di battaglia), mette in ballo 150 mila soldati armati fino ai denti con le armi più sofisticate. Epperò in questa battaglia si trovano il deserto di centinaia di migliaia di bambini, vecchi, donne e uomini che per arma non hanno neanche una brocca, al massimo qualche pentola per chiedere alla grazia del Buon Dio degli eserciti solo un poco di cibo, e quello con le sembianze dei genocidari suoi soldati, per tutta risposta: spara una raffica di mitra col tank di Gedeone.

L'umanità del capitale in bella mostra, scheletri di uomini, soldati simili a mostri, inumani e disumani, mercenari (questo è il caso), al servizio del capitale. Come tutto l'apparato repressivo dello Stato di Israele,

Il proletariato non ha da fare nessun accordo con la macchina repressiva capitalista, esso deve solo scavare come le famose talpe, tunnel, fare strade, ponti verso tutto il proletariato del mondo intero, scuotere le masse sfruttate, e cominciare il lungo cammino internazionalista verso un mondo senza padroni.

5 settembre 2025

Capitolo 2

Un apparato repressivo che estende i suoi tentacoli pubblicitari e ideologici non solo nello stato ebraico ma nelle coscienze di milioni di persone al di fuori di esso. Ed eccoli, pur nella tragedia, i comici, che escono dalle loro palle di vetro e dalle nuvole gassose dentro le quali sono stati per due anni, i banditi di Bruxelles e quelli romani, che esclamano: ora basta! Adesso è troppo! È inaccettabile, è l'aggettivo più utilizzato, il più drastico e violento. La truce commedia, è in scena. Al che, sia Trump che Netanyahu, dandosi di gomito, esplodono in una fragorosa risata, la cui eco rintrona nelle orecchie dei capi dell'EU, tutti intenti a studiare sanzioni verso Israele. Sì, questa volta ci siamo. L'alto rappresentante Ue, (Kaja Kallas,grande esperta di balere), ma anche il governo italiota hanno deciso di sanzionare duramente i coloni più violenti, a farne le spese per primi, sono due tra i più famosi colonizzatori: Abramo e suo nipote Giacobbe.

Naturalmente gli affari con Israele continuano. Collaborazioni militari, vendita di armi, Cybersecurity, l'accordo tra Italia e Tel Aviv non si tocca. Sarà forse un caso, ma i due paesi, che più osteggiano le sanzioni, sono Germania e Italia. Forse hanno la coscienza sporca e allora per ripulirsela autorizzano, di fatto, altri genocidi. Il signor Merz grande intenditore di macelli umani, tuona lapidario: “Israele fa il lavoro sporco per noi”, ovviamente per “noi” intende l'apparato repressivo del capitale. Lui nelle cloache ci naviga bene, diciamo che è di casa. Ma in fondo ha solo detto ciò che pensano anche gli altri: “vai avanti cretino che a noi (con tutti 'sti morti, perché sarebbe questo il “lavoro sporco”) ci scappa da ridere”. Ed è proprio così, per essi è un gioco poco più che noioso, alzarsi tutti giorni con l'incombenza di dover scegliere quali stivali usare per schiacciare i cervelli di inutili proletari eccedenti le necessarie esigenze dell'uso di forza-lavoro. Ma anche per avviare un repulisti della “feccia dei subumani”, come ebbe a dire Nissim Vaturi il vicepresidente della Knesset (Fatto Q. 25/02/2025), nella prospettiva del “Gaza Riviera” e di altri affari economici. Ma di questo ne parleremo più avanti.

Sempre parlando di affari, sporchi, ma si sa trovare affari puliti in un mondo dominato dai capitali e perciò dai capitalisti, è un ossimoro. Ma ci sono i periodi di “vacche magre”, come la caduta del saggio di profitto, che devia il corso normale degli affari e rende i capitalisti, loro sì, “Feccia Subumana”. Prendiamo la borsa di Tel Aviv, per esempio, dopo una caduta del 23% nei giorni immediatamente successivi al 7 ottobre, ha avuto un recupero che, con una fenomenale cavalcata, l'ha portata ad un rialzo dell'indice azionario principale (Tase) del 200% (La Stampa 18/07/2025).

Le startup dell'AI, le Big tech, Amazon, Meta, Google ecc. sono tutte presenti nel mercato d'affari israeliano. “S&P Global prevede che l'attività economica israeliana crescerà del 4,9% nel 2026.”.(Ibid.) Numeri cinesi, come si vede.

E sempre a proposito di affari, c'è un altro bocconcino prelibato su cui Israele ha da tempo posto i suoi artigli a forma di bomba. Parliamo dei giacimenti di gas che si trovano di fronte a Gaza e che, secondo il diritto internazionale, appartengono per il 62% ai palestinesi. Un giacimento del valore di miliardi di dollari. Inoltre esiste in Cisgiordania un altro grosso giacimento di petrolio che si estende per l'80% in territorio palestinese; sfruttato esclusivamente da Israele. Quindi i palestinesi che dispongono di miliardi metri cubi di gas e petrolio, sono costretti ad andare avanti con gas ed elettricità razionati da Israele a suo piacimento. Un vero e proprio strangolamento della popolazione palestinese a cui partecipa attivamente l'Eni che, con altre società internazionali, ha firmato col ministro dell'energia israeliano, una convenzione per lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Gaza. L'Eni è controllata dallo stato italiano che detiene oltre il 32% delle azioni. La gran madre, devota e cristiana, che si sconvolge se un bambino si perde e poi viene ritrovato dai volontari, ma non fa una piega se ne muoiono migliaia a Gaza e in Cisgiordania, anche perché son figli di altri, non lesina di fare accordi e affari a 360 gradi con la stella di Davide. Gli affari sono affari. I cadaveri sono solo un fastidio.

Quando poi senti i farabutti guerrafondai capitalisti ebrei e i loro complici (non ebrei, a scanso di equivoci dei soliti furbi “antisemiti”) altrettanto farabutti, se non di più (Merz e “il lavoro sporco”), e tutto il codazzo di monopoli e multinazionali compresi i viscidi servi; parlare di guerra in termini di sicurezza per Israele, non puoi non chiederti: “sogno o son desto”. Da una parte c'è una potenza atomica, che inoltre pone e anche dispone di tutti i servizi per Gaza, essendo in mano sua, e, dall'altra, donne vecchi e bambini che vanno all'assalto di carri armati e di bombe da 900 chili a mani nude, per non parlare degli eroici combattimenti contro i caccia israeliani, con i soli formidabili aquiloni. Ma il ritornello: “Israele è una democrazia, che combatte per la sua sicurezza”, continua a suonare semper in aeternum. E non sarà certo Hamas, i famosi guerriglieri jihadisti e fondamentalisti, ma soprattutto fascisti e anticomunisti, che possono preoccupare una delle maggiori potenze militari del mondo.

Combatte per la sua sicurezza?! Certo, come no? Anche i colonizzatori europei quando sterminavano milioni di nativi americani combattevano per la loro sicurezza. Nei pensieri dei governanti, dei fascistoni, dei coloni ebrei, vi è sicuramente stampata la frase del deputato americano(?) James M. Cavanaugh pronunciata nel 1868: “l'unico indiano buono è l'indiano morto”. Ora al posto dell'indiano metteteci il palestinese e il cerchio si chiude. La guerra, al di là dei vari “cappelli” ideologici, religiosi, più o meno ortodossi o fondamentalisti, ha al fondo solo interessi economici. E la barbarie che ne consegue dipende solo dal bottino. L'unica responsabile di questo macello è questa disumana società capitalista e gli attori impegnati nella sua conservazione. Per esempio, a proposito dei crimini e dei criminali, anche senza ricorrere ai paroloni tipo genocidio, i nazisti nella loro incalcolabile inumanità, erano meno “inumani” dell'IDF (Israel Defense Forces) e dei loro governanti. Infatti i tedeschi s'inventarono la “regola” del 10x1, (a seguito dell'attentato di Via Rasella a Roma, nel 1944), ovvero per ogni tedesco ammazzato, venivano fucilati, per rappresaglia, 10 italiani, militari e civili.

I figli di Jahvè, si sono portati molto avanti col “lavoro sporco”. Hanno surclassato i nazisti, polverizzandoli in fatto di spietatezza. «Uno studio indipendente realizzato da ricercatori delle università di Londra (Regno Unito), Princeton e Stanford (Usa), Oslo (Norvegia) e Louvain (Belgio), aiutati nel lavoro sul campo dal Palestinian Center for Policy and Survey Research di Ramallah (Cisgiordania)». (il manifesto 5/7/25). Ha calcolato che il numero di vittime è molto più alto rispetto a quelle denunciate dal Ministero della salute della Striscia. Agli inizi di luglio si calcolavano quasi 100mila vittime, 40mila in più rispetto alle 60mila denunciate. Anche solo fermandoci a questa cifra siamo a circa 83x1. Ovvero, 83 palestinesi assassinati per ogni israeliano assassinato a sua volta, dai carnefici di Hamas. Naturalmente tale numero è aumentato perché, da luglio alla fine di ottobre '25, gli assassinii sono oltre 68mila, mantenendo le stesse proporzioni (ovvero, 113.333 il 66,66% in più di 68mila contro 1.200 civili israeliani trucidati a loro volta) siamo a 94 palestinesi uccisi per ogni israeliano.

Ma questa non è una novità, fa parte della dottrina Dahiya che Israele ha codificato fin dal 2006. La strategia militare di guerra asimmetrica, cioè, in parole semplici, di risposta sproporzionata: “Eserciteremo un potere sproporzionato contro (chiunque attacchi Israele) e causeremo danni e distruzioni immensi...”, compresa ovviamente anche la popolazione civile. Così tuonava il generale (Gadi Eizenkot) “inventore” di questa strategia. È “splendido” sentire dai capi governo giù, giù fin all'ultimo funzionario delle funzioni più bieche, inorridire per tanta “cattiveria”, per tanta sproporzione nella risposta: “Israele sta perdendo la sua anima”, tuona la chiesa cattolica.

Altra perla, anche se, per descrivere i gioielli della democratica Israele ci vorrebbero dei tomi. Intendiamoci, Netanyahu e l'accozzaglia di criminali amici suoi, sono in buona compagnia. Ad occidente e ad oriente, la merce maleodorante del “libero progresso”, è sempre in bellavista sul bancone dei macellai. Più un regime è democratico più è dittatoriale e quindi più utile a tenere imbrigliato e soggiogato il proletariato. Ma veniamo a un'altra meraviglia che ci fa vedere un video che pubblicizza un sistema di droni chiamato “Spike Firefly”, dove si decantono le grandi capacità tecniche del sistema e la sua grande precisione; tale video mostra dal vivo la sua grande precisione e affidabilità, ammazzando in diretta un povero malcapitato palestinese. Si badi non è finzione è tutto reale! L'azienda produttrice Rafael è di proprietà dello stato israeliano, mica di un misera azienda privata. È la famosa pubblicità progresso: “a un passo dal burrone”. Sono le beltà umane della borghesia e del suo capitalistico e avveniristico sistema democratico.

D'altronde il cammino è pur breve: dal burro al burrone? un batter di ciglia. A quando la vendita nei supermercati di così magnifici strumenti di morte? I wargames dalla fantasia alla realtà. L'evoluzione sociale del capitalismo. La “civile” civiltà borghese all'apice dell'evoluzione umana? Ma non ci giureremmo: le belve più feroci sono sempre dietro l'angolo. Provate a togliere l'osso a un pitbull, e ve ne accorgerete. Nella “società progresso” quell'osso è il profitto.

Farebbe quasi sorridere, se non ci muovessimo in una selva barbarica impestata da figuri impegnati a “far soldi”, soldi e ancora soldi, ogni attimo della loro esistenza; che predicano l'amore a suon di bombe, e accusano chi se le becca in testa, solitamente la classe operaia e il proletariato, di fomentare l'odio. Perché? Perché ogni tanto “osa” ribellarsi e urlare la propria protesta e la propria rabbia contro l'oppressivo regime sociale del capitale; magari rompendo due vetrine, che, paragonate a un bimbo palestinese, hanno un valore etico, spirituale e morale inestimabilmente maggiore. Beh, certo che se il bimbo fosse stato italiano o americano, o, persino un giovanotto, tipo quello là, certo Charlie Kirk, che predicava la pace e l'amore con le sue amate pistole nella fondina, beh allora, la presidentessa tutto amore ne sarebbe rimasta sconvolta. Come in effetti ne “ebbe rimasta”, povera stella. Non mancano poi le anime belle che strabuzzano gli occhietti al solo nominare: “Gaza Riviera”. Che mai sarà questo orrore!

Pare che escano da sfere di cristallo: chi fa lo gnorri, chi cade dal pero, chi arriva da marte. Hanno imparato dalla mafia, o sarà mica vero il contrario? Il, come lo vogliamo chiamare, piano casa? È come minimo dal marzo del 2024 che è in ballo, seguito a poca distanza dall'altro progetto immobiliare nella vicina Cisgiordania. «Jared Kushner, genero ed ex consigliere di Trump (tutto in famiglia, e meno male gli USA sono un modello di riferimento contro il conflitto di interessi! Ndr), dà il suo personale consiglio ad Israele: il lungo mare di Gaza ha un grande valore immobiliare». (Il Fatto Quotidiano 19/3/2024). Ma quel giorno il rampollo figlio di una famiglia di immobiliaristi ebrei, oh... ma guarda, lo stesso settore del suocero amato, è molto loquace: «Israele dovrebbe riuscire a far uscire i civili da Gaza, in particolare da Rafah, e “con la diplomazia” riuscire a farli spostare in Egitto (Sinai ndr)». Non contento, ha proseguito: «... In aggiunta di questo io azionerei i bulldozer nel Negev e cercherei di spostare lì le persone, penso che questa sarebbe l'opzione migliore così possiamo andare ora a finire il lavoro». (Ibid.). Che poi sarebbe sempre (almeno una parte) quello “sporco lavoro” di cui parlava Merz.

Ma due mesi dopo l'attentato dei tagliagole di Hamas (nel dicembre 2023), con i cadaveri ancora caldi, si studiava già: «... _il marketing di un progetto di costruzione di ville di sogno lungo la costa di Gaza, spianata dalle bombe ed era apparso senza infingimenti, con tanto di rendering e nome dell’impresa: Harey Zahav (montagne d’oro)». (28/5/2024 il manifesto). Sempre nel 2024, a luglio, la sinagoga Adas Torah, di West Los Angeles: «... ha ospitato un ”vento immobiliare” per promuovere “opportunità di investimento” in Israele. L’evento, aperto unicamente a potenziali acquirenti ebrei, è stato organizzato da My Home in Israel, un’associazione che si occupa di vendite immobiliari alla diaspora ebraica nei paesi occidentali, in particolar modo negli Stati uniti._

Ma l’attività è strettamente collegata anche alla sostituzione etnica in atto nei Territori palestinesi. Nello stock di My Home in Israel compaiono anche terreni e abitazioni nei territori illegalmente sottratti ai palestinesi e la loro commercializzazione equivale al reclutamento di coloni da aggiungersi a quelli che dagli Usa sono già giunti in gran numero per insediarsi su terre espropriate agli abitanti della Cisgiordania.». (24/7/2025, il manifesto)

Insomma tra una preghiera e l'altra; tra un Minchà e un'Amidà si contratta un appezzamento di terreno e il progetto di una villa con vista panoramica; l'unico problema, ma di poco conto, è fare un po' di pulizia di “anime vive”. Il luogo di culto (del dio denaro) trasformato in una agenzia immobiliare: l'utile (il denaro), e il dilettevole… sempre il denaro. Un circolo vizioso, come si vede. Un vizio del capitale che ha all'origine la rapina; come in questo caso ai danni dei malcapitati palestinesi. Ormai gli attacchi dei coloni, appoggiati attivamente dall'esercito, sono all'ordine del giorno. A novembre del 2023 i coloni erano oltre 700mila, e gli insediamenti soprattutto dopo il 7 ottobre del '23, sono proseguiti ad un ritmo come mai prima; agli inizi di gennaio del '25, sempre in Cisgiordania i palestinesi assassinati da criminali senza scrupoli, dall'ottobre '23, erano 870, i feriti oltre 7.100. E i progetti immobiliari e il “piano casa”, non conoscono soste. Nonostante le minacce, si fa per dire, del biondo platino americano, ai coloni affinché la smettano di fare i cattivoni.

Niente paura, la risposta è arrivata con tempismo immediato: «Secondo le Nazioni Unite, ottobre è stato il mese più violento degli ultimi vent’anni in Cisgiordania: 264 aggressioni dei coloni israeliani contro palestinesi, con morti, feriti e distruzioni.». (il manifesto 9/11/25). Inoltre, L’Onu segnala anche più di 350 episodi di vandalismo e furti, e l’avvelenamento o l’abbattimento di 1.200 ulivi. C'è però anche un dolce tocco di colore: «A Silat al-Harithiya, nel distretto di Jenin, i soldati hanno preso d’assalto la zona in cui si trova la scuola. Secondo le testimonianze degli abitanti, i militari hanno inseguito e picchiato i bambini che giocavano all’esterno dell’edificio scolastico.». Beh, è ancora andata bene se paragonato alle migliaia di bimbi ammazzati a Gaza; ma anche in Cisgiordania circa 50 bambini sono stati trucidati dall'Idf.

Ma se ancora qualcuno, o, per essere più precisi, qualche pseudo rivoluzionario parla di stato palestinese, è evidentemente “fuori dal mondo”, sicuramente è fuori dall'internazionalismo proletario. Primo perché non “capisce” cos'è la natura dello stato, ovvero l'organizzazione armata di una classe, la borghesia, per opprimere la classe subalterna, cioè il proletariato. Lo stato in quanto tale è quindi il risultato dell'inconciliabilità degli antagonismi tra le classi. Oramai l'assuefazione a: “lo stato siamo noi” ha penetrato ogni ganglio vitale della società; tutti gli organi di polizia, gli anormali “distaccamenti armati”, sono la normalità. E più le contraddizioni economico-sociali si inaspriscono, più il cappio delle forze di sicurezza dello stato, si stringe al collo della classe sfruttata.

Secondo, basterebbe anche un semplice sguardo alle mappe geografiche per porre nel cassetto l'utopistico sogno di questo fantomatico stato, borghese, della Palestina. Dove s'è mai visto uno stato borghese ridotto a brandelli senza neanche un minimo di unità territoriale. Ma se non bastasse sarebbe sufficiente anche leggere e seguire la scia puzzolente di questi sbramatori e sbranatori. Intanto perché il progetto di Gaza riviera, o qualcosa di simile, non è per nulla tramontato.

Lo ribadiscono di fatto i 20 punti del cosiddetto piano di pace, che ricorda molto da vicino Tacito, che in questo caso parafrasiamo: “Fecero più di 61 milioni di tonnellate di macerie e la chiamarono pace”. In un grafico dell'Ispi del febbraio del 2025 dopo 15 mesi di conflitto e circa 50 milioni di tonnellate di macerie, si calcolava in 21 anni il tempo necessario per rimuoverle.

Venti punti che ribadiscono ancora la totale supremazia di Israele e degli Stati Uniti. Sentite, quasi venti giorni dopo la firma del cessate il fuoco che non ha impedito allo stato ebraico di continuare a impallinare gazawi, cosa dice il molto democratico ministro delle finanze, Bezalel Smotrich: il presidente Trump «cambierà idea quando capirà quanto siamo determinati ad applicare la sovranità israeliana in Giudea e Samaria. (Per chi non lo sapesse, si tratta appunto della Cisgiordania) Non c'è nulla di più naturale che ribadire l'importanza che il popolo d'Israele attribuisce all'estensione della sovranità sui territori della patria in Giudea e Samaria». (RaiNews 25 ottobre '25). Citiamo qui brevemente tutti gli altri crimini commessi dallo stato di Israele nei confronti della inerme e diseredata popolazione palestinese che, laddove non crepava per le bombe, moriva di fame e di stenti, in condizioni disumane. Abbiamo assistito in questi anni alla distruzione volontaria di tonnellate di derrate alimentari mentre nel frattempo si moriva per fame.

Ancora oggi ad un mese esatto (13/10/25), dal discorso alla Knesset di Trump, la situazione è estremamente precaria: «Gli aiuti _umanitari entrati a Gaza non sono quelli promessi, sia nel numero che nella tipologia, il valico di Rafah è rimasto chiuso, Israele ha ucciso 245 palestinesi… intanto a Gaza non ferma gli attacchi e le demolizioni. 1500 edifici palestinesi sono stati distrutti dall’esercito dall’inizio del cessate il fuoco. La Bbc ha analizzato le immagini satellitari dell’area occupata da Tel Aviv, rilevando che nell’ultimo mese interi quartieri sono stati livellati»_. (il manifesto 13/10/25).

C'è in tutto questo il disumano disprezzo da parte della borghesia della vita e delle condizioni dei disgraziati, dei proletari. Non è il belante pianto del cor “... Pietà fra gli uomini il misero non ha”, del risorgimentale canto leopardiano. Perché, stando così le cose, il misero e l'uomo sono la stessa cosa. E invece le cose non stanno così. Non stanno, come continuano a ripetere fino alla nausea, ieri come oggi, i cantori del sacro impero del capitale. Perché il proletario misero è antagonista e inconciliabile all'”uomo” capitalista; non per volere divino, ma perché hanno interessi antitetici che vanno in direzione opposta e contraria. E, al di là di mille spiegazioni filosofiche, umanistiche e umanitarie, valga per tutti l'esempio del mega stipendio di Elon Musk, e già chiamarlo stipendio è un insulto, contro coloro che (vivono?) muoiono con 2 dollari al giorno: 1.000 miliardi di dollari! Per avere un'idea di cosa significhi, basti dire che tale cifra corrisponde al 45% del Pil italiano del 2024; o, al salario di 50 milioni di operai con un salario di 20 mila euro lordi all'anno. Soldi che non è che piovano dal cielo come la manna; sono soldi che nascono e si moltiplicano, come i pani e i pesci, non in virtù del miracolo di Gesù, ma in virtù di un miracolo molto più terreno; il miracolo che si ripete ogni giorno quello dello sfruttamento della forza-lavoro, che produce e riproduce il plusvalore.

È passato oltre un secolo da quando Lenin scrisse “Stato e rivoluzione”. Il suo maggiore sforzo è quello di ribadire, pagina dopo pagina, gli insegnamenti di Marx ed Engels, contro tutte le allegre bande dei controrivoluzionari che, purtroppo inquinano l'ambiente anche oggi. Ebbene la sua attualità è più viva che mai anche oggi, tenendo ovviamente conto delle rivoluzioni economiche e sociali che nel frattempo sono intervenute: « _L'evoluzione verso l'imperialismo - sia nel senso del dominio assoluto dei trust_ (dei grandi monopoli sia privati che di stato, ndr) che dell'onnipotenza delle grandi banche e della politica coloniale in grande, ecc. - era in quel tempo appena ai primi albori in Francia». Ed ancora: «Da allora gli armamenti di terra e di mare si sono accresciuti in proporzioni incredibili, (proporzioni che oggi sono cresciute in maniera esponenziale. ndr) e la guerra di rapina del 1914-1917, per il dominio sul mondo dell'Inghilterra o della Germania e per _una ripartizione del bottino, ha avvicinato a una catastrofe completa il processo»_. Cambiate le date sostituite l'Inghilterra e la Germania con gli Usa, l'Ue, la Russia e la Cina e le rapine che si sono centuplicate, e siamo catapultati direttamente nel progresso barbarico del 2025. E ancora dobbiamo vederne delle belle. Purtroppo, ahinoi!

I nuovi “Uomini”, come Trump, i “nuovi” messia del capitale che nel loro delirio di potenza, dedicano i loro panegirici e i loro encomi agli eserciti e alle armi: “Gli Stati Uniti hanno il più grande e più potente esercito nella storia del mondo... abbiamo armi che nessuno ha mai sognato... abbiamo le migliori armi del mondo e ne abbiamo date molte a Israele... e, ovviamente voi le avete usate bene”. (Dal discorso di Trump alla Knesset del 13/10'25). Poteva mancare la standing ovation? Certo che no. Infatti puntuale arriva. Il quasi premio Nobel per la pace che omaggia le armi, il loro buon uso, che cambia nome al Ministero della Difesa, chiamandolo Ministero della Guerra. Il curriculum è di primordine, certo forse ancora non è all'altezza di Alfred Nobel, che i francesi chiamavano “Il mercante di morte” nel 1888, scambiando la morte del fratello per sua. Coraggio Donald sei sulla giusta strada.

In questi giorni di novembre la recrudescenza violenta di Israele non conosce limiti, il governo e l'esercito hanno liberato le bestie feroci. La Cisgiordania è messa a ferro e fuoco; e non è solo un modo di dire, perché migliaia di israeliani (coloni e non), coi loro latrati che echeggiano con rabbiosa malvagità sulle valli e sui villaggi di questa martoriata terra, hanno incendiato campi di ulivi, fabbricati, auto, e tutto ciò che era a portata di mano e, non contenti, hanno appiccato il fuoco anche a una moschea. Si ispirano certamente a Erode, re della Giudea, il loro antico maestro, stragista per eccellenza. “Proteste” si levano all'unisono: il segretario di stato americano Marco Rubio si dice “preoccupato” per le violenze contro i palestinesi; Herzog, il presidente israeliano, definisce “scioccanti e gravi” le loro azioni; persino il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha condannato (Sic!) l'accaduto come se l'Idf non avesse mai partecipato attivamente a questo scempio.

Esecrano e in pari tempo dirigono queste bande. Itamar Ben-Gvir l'estremista di destra, Ministro della sicurezza nazionale, quello che celebrava l'istituzione della pena di morte, ma solo ai palestinesi, coi dolcetti in parlamento, è il maggior artefice nell'organizzazione dei coloni; dell'altro suo degno compare Bezalel Smotrich, sempre a proposito della Giudea e Samaria, abbiamo già detto sopra. Infatti non è un caso se il governo Netanyahu ha fatto scena muta. D'altronde un dato parla da solo: «L’Ong Yesh Din riferisce che il 94% delle indagini aperte dal 2005 al 2024 sulla violenza dei coloni contro i palestinesi si è concluso senza incriminazioni. Solo il 3% ha portato a condanne totali o parziali». (il manifesto 14/11/25).

Inoltre, le conseguenze di questa vera e propria macelleria sociale che ancora si sta consumando a Gaza si estenderanno nel tempo. Già a luglio del 2024 infatti The Lancet, oltre a segnalare che il numero di decessi è sottostimato (come oramai sanno anche le pietre), calcolò che, fermandosi il conflitto a quella data «... continuerebbero a verificarsi molte morti indirette per malattie – soprattutto quelle infettive -, per la distruzione delle infrastrutture sanitarie, la carenza di cibo, acqua potabile, medicine (...) Applicando una stima prudente di quattro morti indirette per ogni diretta ai 37.396 decessi segnalati fino a fine giugno (2024 ndr), non è improbabile stimare che fino a 186.000 decessi potrebbero essere attribuiti all’attuale conflitto a Gaza». (il manifesto 9 luglio 2024). Usando gli stessi criteri che si basano su precedenti studi di conflitti recenti, 4 morti su 68.000 morti a fine ottobre, questa cifra salirebbe a 340.000 decessi. La “Nakba” (catastrofe in arabo) è diventata apocalisse, ma è un'apocalisse che va sempre in una direzione, che stranamente è sempre diretta verso i proletari e le masse più povere e diseredate.

In questo caso abbiamo l'imperialismo d'area supportato dagli Usa, che danno gomitate a destra e a manca per farsi largo nel teatro mediorientale, per controllare e bloccare l'altro imperialismo, cinese, russo e iraniano. Sono ormai botte da orbi. Le morti proletarie fanno parte del dazio che essi devono pagare a questo criminale sistema.

Spetta al proletariato armarsi contro queste guerre combattute in nome e per conto della borghesia. Ogni istante, con rabbia e odio furente, contro questa classe immonda, dobbiamo armarci delle nostre organizzazioni di classe, del nostro partito internazionalista. Una rabbia che deve esplodere e che le notizie di corruzione e tangenti a gogò che provengono dall'Ucraina, dovrebbe vieppiù accrescere. Questi veri e propri porci borghesi che mandano al patibolo centinaia di migliaia di soldati, proletari, che non disdegnano il macello di disgraziati, e che nel frattempo non lasciano nulla di ciò di cui si può godere della vita: dalle ville, ai lussi più sfrenati, ai cessi d'oro. Dalla merda alla merda. Gente che sporcherebbe di più l'acqua lavandosi la faccia che l'ano. A questo servono i loro bidè d'oro. Sono i corsi e ricorsi storici. E, come da tradizione, «cane non mangia cane»; infatti tutti si affrettano a dire che sono solo due mele marce. Il fatto è invece che le mele sono tutte marce, potrebbe al massimo, capitare per sbaglio, che ce ne siano due buone, forse. Ovviamente e, per la precisione, questo problema riguarda le fondamenta stesse del capitale. L'oggettiva società capitalista dove crescono e si alimentano, del plusvalore, i soggetti, la borghesia, che, pur di mantenere i loro privilegi sono disposti a tutto.

L'origine, la radice di tutto è lo sfruttamento di una classe nei confronti di un'altra, e quindi, la trasformazione di questo sfruttamento, in ultima istanza, in profitto. Ora, partendo dall'assunto che è il profitto la madre di tutti i mali, l'uso “legale o illegale” di questo profitto è solo la vetrina, la misura del degrado e della decomposizione della società capitalista. Naturalmente sia la Russia che la Cina e tutti gli altri piccoli e grandi imperialismi ne fanno parte a pieno titolo.

Incurante l'estone Kaja Kallas l'Alto rappresentante Ue, continua come un carro armato a sputare guerra e fuoco dalla sua bocca: “se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”, che sarebbe il classico “si vis pacem para bellum”, balbettato dall'altro fenomeno nel parlamento italiano. Evidentemente le poverine vanno sempre a senso unico, ignorano che ci sono anche le autostrade, sempre di detti latini, che inneggiano alla pace. Qualche giorno fa sempre la estone ha addirittura avuto una pensata fenomenale, ovvero usare il Fondo Europeo per la Pace per finanziare l'iniziativa della Nato Purl, ovvero l'acquisto prioritario di armi made in Usa richieste da Kiev. Sarebbe l'ideale così mentre si taglia il Welfare nella Ue, qualche altro alto funzionario ucraino, si fa pure la doccia d'oro.

Ecco, di fronte a così tanta determinazione e furia omicida che non si ferma nemmeno di fronte a questo schifo, come è normale che sia per la borghesia, quella rabbia e odio di cui parlavamo prima, si deve trasformare in un impeto e disfattismo rivoluzionario: soldati ucraini e russi, soldati d'ogni dove, proletari, abbandonate le trincee, unitevi e rivolgiamo le armi contro coloro che ci mandano al macello al fronte. Contro l'imperialismo di tutti i colori: guerra di classe alla guerra imperialista.

AL

15 novembre 2025

Lunedì, November 17, 2025