You are here
Home ›ALCUNI DATI INERENTI ALLA BOLLA FINANZIARIA LEGATA ALL’AI
Nel considerare il fenomeno della finanziarizzazione dell’economia, abbiamo in differenti occasioni posto l’accento sulla funzione che il capitale speculativo viene a svolgere nelle diverse fasi del processo di accumulazione del capitale; l’intensificarsi dell’attività speculativa che caratterizzata l’attuale periodo deve essere infatti messa in relazione con le crescenti difficoltà di valorizzazione che incontrano gli investimenti nel settore produttivo (1).
La caduta tendenziale del saggio di profitto, determinata dalla modificazione della composizione organica del capitale, è alla base delle difficoltà di valorizzazione; il capitale scarsamente remunerato è progressivamente disincentivato dall’investimento produttivo (la valorizzazione del capitale rappresenta infatti il fattore propulsivo nel modo di produzione capitalistico), ostacolando il processo di accumulazione (ossia la ritrasformazione in profitto dei capitali addizionali).
La speculazione rappresenta una delle principali vie d’investimento che il capitale eccedente (ossia con insufficienti prospettive di adeguata valorizzazione nel processo produttivo) viene ad intraprendere per non vedere crollare la propria redditività.
Dai primi anni 70 del secolo scorso (quando, per la nostra corrente politica, si è avviata la lunga fase discendente del terzo ciclo dell’accumulazione capitalistica mondiale, determinata dalla caduta tendenziale del saggio di profitto) ad oggi si sono infatti presentate centinaia di crisi finanziarie a livello globale, rispetto alle pochissime registrate fra il 1945 e il 1973.
Molte bolle speculative sono state avviate dall’affacciarsi di nuove tecnologie destinate a comportare una profonda modificazione del tessuto sociale ed economico (molte altre, com’è ben noto, hanno avuto origine nei mercati immobiliari); negli anni 40 dell’Ottocento, per esempio, ci fu una “corsa” all’acquisto delle azioni delle compagnie che costruivano le linee ferroviarie britanniche, con un boom d’investimenti seguito da un rapido declino. Negli anni novanta del secolo scorso un analogo destino ha riguardato la speculazione sulle dot.com.
Attualmente diverse istituzioni internazionali (fra le quali la Banca d’Inghilterra e il Fondo monetario internazionale) stanno manifestando una crescente preoccupazione per la nuova bolla legata all’intelligenza artificiale (AI).
I dati riportati dai principali mezzi di informazione ci possono fornire una rapida panoramica dell’estensione e della profondità del fenomeno speculativo; le cosiddette “magnifiche sette”, le principali compagnie del settore tecnologico (Nvidia, Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet -Google, Meta e Tesla), che da sole rappresentano circa il 35% del valore della borsa statunitense, hanno tutte investito cifre enormi nell’AI (alcune stime parlano di circa 560 miliardi di dollari). (2)
Nel 2024 gli investimenti nel settore hanno raggiunto i 252,3 miliardi di dollari, con un incremento del 44,5% rispetto al 2023 e di ben tredici volte rispetto a 10 anni prima. (3) Secondo Morgan Stanley (una delle principali banche d’affari con sede a New York) nel 2029 la spesa globale nell’AI potrebbe raggiungere i 3000 miliari di dollari. (4)
Gli attuali investimenti dei giganti della tecnologia sono prevalentemente indirizzati nella costruzione delle infrastrutture fisiche necessarie alla nuova rivoluzione digitale, ossia all’edificazione dei data centre; Amazon (AWS), Alphabet (Google) e Microsoft (Azure) puntano a rivestire un ruolo chiave nel mercato del cloud computing (dove si stima che il valore degli affari abbia già raggiunto i 400 miliari di dollari), mentre Meta è focalizzata sul miglioramento degli algoritmi atti a favorire le vendite pubblicitarie e sullo sviluppo di sistemi di AI rivolti al consumatore individuale (5).
Sebbene i fondi d’investimento e le banche d’affari facciano ancora a gara per far parte della “partita”, offrendo finanziamenti a start up del settore prima ancora che queste ne facciano richiesta, diversi analisti stanno sostenendo che il picco del fenomeno speculativo sarebbe ormai stato raggiunto e che ogni ulteriore somma investita comporterebbe una riduzione del ritorno economico.
Come abbiamo prima accennato, i giganti della tecnologia stanno spendendo cifre enormi per la costruzione dei data centre necessari per l’alimentazione di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM –Large Language Model) e altri sistemi di intelligenza artificiale generativa, ma i risultati economici per il momento non sembrano commisurati agli investimenti; si stima che Amazon, Microsoft, Google e Meta investiranno in un solo anno circa 332 miliardi di dollari ma ne ricaveranno, al massimo, 29 miliardi. (6)
Secondo l’Economist, i ricavi complessivi delle principali aziende occidentali ammonterebbero a 50 miliardi di dollari l’anno, una cifra abbastanza esigua (seppure in rapida crescita) se paragonata ai circa 3000 miliardi che verranno spesi entro il 2029 per la costruzione dei data centre a livello globale (7).
OpenAI, la start up più nota del settore, ha dichiarato ricavi per circa 10 miliardi di dollari nel 2025, ma le spese ammassate nel corso dell’anno si aggirerebbero sui 27 miliardi (8).
ChatGPT, sempre secondo OpenAI, ha ormai raggiunto i 500 milioni di utenti, ma quelli paganti sarebbero solamente 15,5 milioni; anche in questo caso i ricavi non consentono di fare fronte ai costi (9).
Un’eccezione sembrerebbe rappresentata da Nvidia, che con l’intelligenza artificiale per il momento sta facendo affari d’oro, ha dichiarato guadagni, nel solo ultimo trimestre, di circa 26 miliardi di dollari; la società californiana produttrice di chip (con una capitalizzazione di circa 4.500 miliardi di dollari – paragonabile al PIL di una potenza industriale come la Germania -) è all’avanguardia nella progettazione delle GPU, ossia dei processori indispensabili per l’addestramento e l’utilizzo dei sistemi di AI.
Non stupisce quindi il successo di Nvidia, considerando che una parte non irrilevante degli ingenti investimenti nel settore dell’AI sono inevitabilmente rivolti all’acquisto delle GPU (le commesse di Alphabet, Meta, Microsoft e Amazon rappresentano oltre il 40% del fatturato della società californiana). (10)
Nvidia detiene circa il 90% del mercato delle GPU e la sua affermazione economica è intrinsecamente legata allo sviluppo del settore dell’IA; rallentamenti degli investimenti si rifletterebbero inevitabilmente sul destino aziendale.
Nel tentativo di sostenere il settore, Nvidia si è impegnata ad investire, nei prossimi anni, fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI; nei fatti il gigante californiano sta fornendo denaro a diverse realtà economiche (Perplexity, CoreWeave, Together AI, Appied Digitals ecc.) che successivamente lo utilizzeranno, in buona parte, per acquistare GPU dalla stessa Nvidia. (11)
Si viene così a formare una bolla circolare, dove il produttore di chip investe nella compagnia di software, la compagnia di software paga il fornitore di cloud e il fornitore di cloud compra i chip; in altre parole, o da un’altra prospettiva, le piattaforme, per alimentare la loro potenza di calcolo, investono in chip, incrementando i guadagni di società fornitrici come Nvidia e queste ultime investono il denaro nelle aziende dei committenti, gonfiando il valore delle azioni al fine di consentire il flusso di nuovi finanziamenti e investimenti.
L’entusiasmo dei mercati finanziari nei confronti della nuova tecnologia, analogamente a quanto avvenuto più volte nel passato, ha generato un flusso di investimenti che ha comportato un vorticoso incremento del valore delle azioni delle aziende del settore (negli ultimi tre anni il valore delle società legate al Nasdaq è raddoppiato); i risultati economici raggiunti fino a questo momento risultano tuttavia inadeguati rispetto ai capitali investiti, sospingendo i colossi della tecnologia ad incrementare ulteriormente le spese in infrastrutture e ricerca (indebitandosi ulteriormente) nel tentativo di concretizzare le aspettative degli investitori. Nella situazione brevemente delineata basterebbe un trimestre negativo, ossia inferiore alle aspettative che gli investitori ripongono in Nvidia (che come abbiamo visto riveste una posizione centrale nella tenuta del sistema) per far scoppiare la bolla con un effetto a catena su tutte le aziende del settore.
La domanda non è quindi se esista una bolla nel settore dell’AI (sono in pochi ormai a dubitarne), ma piuttosto quando esploderà e con quali conseguenze.
La crescita statunitense è attualmente trainata dall’AI; secondo alcuni analisti il flusso di denaro riversato nel settore avrebbe contribuito alla crescita del PIL americano del 2025 per circa il 40% e all’incremento del valore dei titoli azionari fino al 80%. (13)
Lo scoppio della bolla avrebbe pertanto un enorme impatto sull’economia americana che inevitabilmente si ripercuoterebbe sul sistema finanziario globale; secondo alcune stime, le ricadute economiche potrebbero essere 4 volte maggiori di quelle che si sono verificare nel corso dello scoppio della bolla immobiliare del 2008 (14) e 17 volte superiori rispetto a quelle del crack delle dot.com agli inizi degli anni 2000. (15)
L’aggiustamento del valore dei titoli Borsa statunitensi, secondo le stime dell’economista Tooze, determinerebbe perdite che si aggirano sui 20 trilioni di dollari per gli investitori nazionali (corrispondenti al 70% del PIL americano) e sui 15 trilioni per il resto del mondo (il 20% del PIL). (16).
Lo scoppio della bolla si abbatterebbe, come s'è appena detto, sul sistema economico americano che già presenta evidenti segni di sofferenza, gravato da un debito federale mostruoso (38.000 miliardi di dollari, pari al 125% del PIL, di cui 9.000 miliardi in mano a creditori esteri) e dal ridimensionamento del ruolo del dollaro, che sta progressivamente perdendo la centralità nel mercato mondiale che aveva rivestito dal secondo dopoguerra del secolo scorso (17).
L’aumento del debito pubblico non è un problema circoscritto agli USA, visto che le principali “economie avanzate” presentano attualmente una media del rapporto fra debito e PIL del 110% (dati forniti dal “The Economist”); la somma del debito pubblico e privato, secondo IIF (Istituto di Finanza Internazionale) si aggirerebbe intorno ai 315 trilioni di dollari, un valore pari al 330% del PIL globale. (18)
La crisi finanziaria colpirebbe quindi in un contesto economico che già presenta diverse criticità e che avrebbe meno margini di manovra rispetto al passato per gestire le ricadute indotte dello scoppio della bolla; l’enorme immissione di liquidità, l’elevata leva finanziaria e la fiducia illimitata nel salvataggio da parte delle banche centrali, strumenti ampiamente utilizzati per fronteggiare la crisi immobiliare del 2008 e che caratterizzano l’attuale vita del mondo finanziario, non hanno fatto altro che incoraggiare nuovamente il fenomeno speculativo, procrastinandone ma nel contempo dilatandone gli effetti.
Malgrado le stime proposte dagli esperti, la violenza con la quale scoppierà la bolla dipende anche da fattori difficilmente ponderabili; se per esempio le aspettative rivolte verso l’AI iniziassero almeno in parte a realizzarsi, ossia se i guadagni iniziassero a concretizzarsi, l’aggiustamento del valore dei titoli e le conseguenti ricadute sarebbero più contenute. D’altra parte se i concorrenti cinesi realizzassero sistemi di AI più efficienti oppure a costi più vantaggiosi con prestazioni quasi analoghe, le azioni di Wall Street subirebbero un immediato crollo.
Come abbiamo precedentemente accennato sono le difficoltà di valorizzazione del settore produttivo che sospingono i capitali verso l’attività speculativa (la finanziarizzazione dell’economia è quindi una manifestazione della crisi e non la causa) e lo scoppio delle bolle che periodicamente si generano in quest’ultimo settore si riversano nuovamente nell’economia reale; le conseguenze sul piano sociale ed economico sono rappresentate dell’intensificazione dell’attacco alle condizioni di vita della classe lavoratrice (del proletariato), colpendo il salario diretto, indiretto e differito.
Nei momenti di crisi inoltre si intensificano i processi di concentrazione e centralizzazione del capitale e viene ad accentuarsi anche la competizione fra i vari gruppi economici (ridotti di numero ma che esercitano un controllo su una quota maggiore di mercato); la competizione si svolge indubbiamente su vari piani ma un ruolo centrale è rivestito sicuramente dall’incremento della produttività legata a un sempre maggior efficientamento dei processi lavorativi (spesso attraverso una maggiore automazione), con una conseguente modificazione della composizione organica del capitale che determina un’ulteriore riduzione del saggio di profitto e la conseguente maggiore difficoltà di valorizzazione dei capitali nel settore produttivo.
La competizione non riguarda ovviamente solo le aziende ma interessa gli stati o le aggregazioni di stati (che sono l’espressione politica degli interessi nazionali del capitale), portando ad accrescere le tensioni inter-imperialistiche e al moltiplicarsi degli scenari di guerra.
La spirale verso cui le contraddizioni dell’attuale modo di produzione ci stanno conducendo inizia a delinearsi sempre più chiaramente, ma non per questo rappresenta un destino ineluttabile; la lotta di classe rivoluzionaria, per quanto possa apparire ardua o addirittura utopistica, rappresenta l’unica alternativa per la soppressione dell’attuale sistema economico e per porre le basi di un nuovo ordine sociale, privo di sfruttamento e di confini, incentrato sul soddisfacimento dei bisogni sociali.
GS
Per approfondimenti vedi Fabio Damen, “La crisi dei profitti alla base della finanziarizzazione.” Prometeo n.2, serie VII, 2009.
Luca Celada, “Nella Bolla chiamata AI.”, ilmanifesto.it, 23 agosto 2025.
Ibidem
Paolo M. Alfieri “C’è il rischio di una bolla sull’intelligenza artificiale?”avvenire.it, 20 ottobre 2025.
Luca Tremolada “Due grafici e due scenari spiegano perché la bolla dell’AI non è ancora scoppiata e cosa potrebbe accadere.” https:infodata.ilsole 24ore.com, 24 novembre 2025.
Andrea Daniele Signorelli “La bolla dell’intelligenza artificiale sta per scoppiare.” guerredirete.it, 8 ottobre 2025.
Ibidem.
Ibidem.
Ibidem.
Luigi Pandolfi “Miliardi che scottano, la bolla della IA ora spaventa i mercati.”ilmanifesto.it, 20/11/2025.
Andrea Davide Signorelli “La bolla dell’intelligenza artificiale sta per scoppiare.” guerredirete.it, 8 ottobre 2025.
I dati sull’ultimo trimestre di Nvidia, resi noti il 19 novembre del 2025, hanno per ora rassicurato gli investitori che temono in ogni momento l’aggiustamento dei titoli legati all’AI. Luca Tremolada. cit.
Luigi Pandolfi “Intelligenza artificiale, la bolla circolare.” ilmanifesto.it, 12/10/2025.
Andrea Davide Signorelli “la bolla dell’intelligenza artificiale sta per scoppiare.” guerredirete.it, 8 ottobre 2025.
Luigi Pandolfi, cit.
Vicenzo Comito “Il 2026 sarà l’anno della crisi?” sbilanciamoci.info, 26/11/2025.
Lucio Caracciolo “Ecce America, ecce Mundus.” Limes 10/2025.
Vincenzo Comito, cit.
Inizia da qui...
ICT sections
Fondamenti
- Bourgeois revolution
- Competition and monopoly
- Core and peripheral countries
- Crisis
- Decadence
- Democracy and dictatorship
- Exploitation and accumulation
- Factory and territory groups
- Financialization
- Globalization
- Historical materialism
- Imperialism
- Our Intervention
- Party and class
- Proletarian revolution
- Seigniorage
- Social classes
- Socialism and communism
- State
- State capitalism
- War economics
Fatti
- Activities
- Arms
- Automotive industry
- Books, art and culture
- Commerce
- Communications
- Conflicts
- Contracts and wages
- Corporate trends
- Criminal activities
- Disasters
- Discriminations
- Discussions
- Drugs and dependencies
- Economic policies
- Education and youth
- Elections and polls
- Energy, oil and fuels
- Environment and resources
- Financial market
- Food
- Health and social assistance
- Housing
- Information and media
- International relations
- Law
- Migrations
- Pensions and benefits
- Philosophy and religion
- Repression and control
- Science and technics
- Social unrest
- Terrorist outrages
- Transports
- Unemployment and precarity
- Workers' conditions and struggles
Storia
- 01. Prehistory
- 02. Ancient History
- 03. Middle Ages
- 04. Modern History
- 1800: Industrial Revolution
- 1900s
- 1910s
- 1911-12: Turko-Italian War for Libya
- 1912: Intransigent Revolutionary Fraction of the PSI
- 1912: Republic of China
- 1913: Fordism (assembly line)
- 1914-18: World War I
- 1917: Russian Revolution
- 1918: Abstentionist Communist Fraction of the PSI
- 1918: German Revolution
- 1919-20: Biennio Rosso in Italy
- 1919-43: Third International
- 1919: Hungarian Revolution
- 1920s
- 1921-28: New Economic Policy
- 1921: Communist Party of Italy
- 1921: Kronstadt Rebellion
- 1922-45: Fascism
- 1922-52: Stalin is General Secretary of PCUS
- 1925-27: Canton and Shanghai revolt
- 1925: Comitato d'Intesa
- 1926: General strike in Britain
- 1926: Lyons Congress of PCd’I
- 1927: Vienna revolt
- 1928: First five-year plan
- 1928: Left Fraction of the PCd'I
- 1929: Great Depression
- 1930s
- 1931: Japan occupies Manchuria
- 1933-43: New Deal
- 1933-45: Nazism
- 1934: Long March of Chinese communists
- 1934: Miners' uprising in Asturias
- 1934: Workers' uprising in "Red Vienna"
- 1935-36: Italian Army Invades Ethiopia
- 1936-38: Great Purge
- 1936-39: Spanish Civil War
- 1937: International Bureau of Fractions of the Communist Left
- 1938: Fourth International
- 1940s
- 1950s
- 1960s
- 1970s
- 1969-80: Anni di piombo in Italy
- 1971: End of the Bretton Woods System
- 1971: Microprocessor
- 1973: Pinochet's military junta in Chile
- 1975: Toyotism (just-in-time)
- 1977-81: International Conferences Convoked by PCInt
- 1977: '77 movement
- 1978: Economic Reforms in China
- 1978: Islamic Revolution in Iran
- 1978: South Lebanon conflict
- 1980s
- 1979-89: Soviet war in Afghanistan
- 1980-88: Iran-Iraq War
- 1982: First Lebanon War
- 1982: Sabra and Chatila
- 1986: Chernobyl disaster
- 1987-93: First Intifada
- 1989: Fall of the Berlin Wall
- 1979-90: Thatcher Government
- 1980: Strikes in Poland
- 1982: Falklands War
- 1983: Foundation of IBRP
- 1984-85: UK Miners' Strike
- 1987: Perestroika
- 1989: Tiananmen Square Protests
- 1990s
- 1991: Breakup of Yugoslavia
- 1991: Dissolution of Soviet Union
- 1991: First Gulf War
- 1992-95: UN intervention in Somalia
- 1994-96: First Chechen War
- 1994: Genocide in Rwanda
- 1999-2000: Second Chechen War
- 1999: Introduction of euro
- 1999: Kosovo War
- 1999: WTO conference in Seattle
- 1995: NATO Bombing in Bosnia
- 2000s
- 2000: Second intifada
- 2001: September 11 attacks
- 2001: Piqueteros Movement in Argentina
- 2001: War in Afghanistan
- 2001: G8 Summit in Genoa
- 2003: Second Gulf War
- 2004: Asian Tsunami
- 2004: Madrid train bombings
- 2005: Banlieue riots in France
- 2005: Hurricane Katrina
- 2005: London bombings
- 2006: Comuna de Oaxaca
- 2006: Second Lebanon War
- 2007: Subprime Crisis
- 2008: Onda movement in Italy
- 2008: War in Georgia
- 2008: Riots in Greece
- 2008: Pomigliano Struggle
- 2008: Global Crisis
- 2008: Automotive Crisis
- 2009: Post-election crisis in Iran
- 2009: Israel-Gaza conflict
- 2006: Anti-CPE Movement in France
- 2010s
- 2010: Greek debt crisis
- 2011: War in Libya
- 2011: Indignados and Occupy movements
- 2011: Sovereign debt crisis
- 2011: Tsunami and Nuclear Disaster in Japan
- 2011: Uprising in Maghreb
- 2014: Euromaidan
- 2017: Catalan Referendum
- 2019: Maquiladoras Struggle
- 2010: Student Protests in UK and Italy
- 2011: War in Syria
- 2013: Black Lives Matter Movement
- 2014: Military Intervention Against ISIS
- 2015: Refugee Crisis
- 2016: Brexit Referendum
- 2018: Haft Tappeh Struggle
- 2018: Climate Movement
- 2020s
Persone
- Amadeo Bordiga
- Anton Pannekoek
- Antonio Gramsci
- Arrigo Cervetto
- Bruno Fortichiari
- Bruno Maffi
- Celso Beltrami
- Davide Casartelli
- Errico Malatesta
- Fabio Damen
- Fausto Atti
- Franco Migliaccio
- Franz Mehring
- Friedrich Engels
- Giorgio Paolucci
- Guido Torricelli
- Heinz Langerhans
- Helmut Wagner
- Henryk Grossmann
- Karl Korsch
- Karl Liebknecht
- Karl Marx
- Leon Trotsky
- Lorenzo Procopio
- Mario Acquaviva
- Mauro jr. Stefanini
- Michail Bakunin
- Onorato Damen
- Ottorino Perrone (Vercesi)
- Paul Mattick
- Rosa Luxemburg
- Vladimir Lenin
Politica
- Anarchism
- Anti-Americanism
- Anti-Globalization Movement
- Antifascism and United Front
- Antiracism
- Armed Struggle
- Autonomism and Workerism
- Base Unionism
- Bordigism
- Communist Left Inspired
- Cooperativism and Autogestion
- DeLeonism
- Environmentalism
- Fascism
- Feminism
- German-Dutch Communist Left
- Gramscism
- ICC and French Communist Left
- Islamism
- Italian Communist Left
- Leninism
- Liberism
- Luxemburgism
- Maoism
- Marxism
- National Liberation Movements
- Nationalism
- No War But The Class War
- PCInt-ICT
- Pacifism
- Parliamentary Center-Right
- Parliamentary Left and Reformism
- Peasant movement
- Revolutionary Unionism
- Russian Communist Left
- Situationism
- Stalinism
- Statism and Keynesism
- Student Movement
- Titoism
- Trotskyism
- Unionism
Regioni
Login utente

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported License.
