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Home ›In Iran e altrove: l’unica soluzione è l’intensificarsi della lotta di classe!
Un giornalista (il genere non è chiaro, NdT) iraniano, nel suo resoconto sul recente massacro di Teheran scrive:
Non sapere a quale voce credere è una verità terrificante e dolorosa, ma conoscere la verità e non poterla riportare è ancor più orripilante.(1)
Questa affermazione, in cui si possono rispecchiare profondamente milioni di iraniani e non, contiene parti di verità. Tuttavia, la questione in sé su quale voce dovrebbe esser creduta rimanda ad un aspetto più profondo: Queste voci non sono altro che resoconti concorrenti delle varie fazioni del capitale che dominano i media mainstream e generano una diffusa confusione intellettuale.
Come chiarì Marx:
Le idee dominanti di un'epoca sono sempre state soltanto le idee della classe dominante.
Il Manifesto del Partito Comunista
A primo sguardo, questa incertezza viene attribuita alla mancanza di “democrazia” nella Repubblica Islamica. Ma questa spiegazione collassa non appena si va più a fondo.
Innanzitutto, questa motivazione è una grande menzogna atta ad occultare e invertire le reali cause della nascita di tali catastrofi – cause che abbiamo provato a spiegare nel nostro articolo precedente (2).
In secondo luogo, sono quegli stessi individui a giustificare apertamente i crimini e il massacro di migliaia di persone proclamando la repressione di un “golpe” (3) oppure dichiarano di aver “risolto in maniera chiara” i problemi- seppur in modo cialtrone – pubblicando, secondo gli ordini presidenziali, una lista dei morti! (4)
In terzo luogo, vi è l’inabilità nel risolvere questa abitudine di vecchia data che consiste nell’affermare che uno debba sempre scegliere e credere una delle narrative proposte dalle fazioni reazionarie presenti sul campo tramite delle superficiali comparazioni tra di esse e riflettendo su quale sia la “peggiore” e la “meno peggio”, scegliendo il “male minore”. Così facendo, il sangue versato viene, con retrospettiva, ripulito e giustificano con rituali funebri, il tutto per garantire che una fazione sopra le altre prenda il timone. (5)
Altrimenti, le catastrofi nelle strade di Minneapolis, il mancato arrivo dell’ “aiuto in arrivo” (6) e il ringraziamento lanciato ai leader iraniani per non aver impiccato i manifestanti (7), rivelano chiaramente quanto le presunte antitesi di “democrazia” e “tirannide” non siano altro che immagini specchiate.
A quest’ordine capitalistico, che si dimostra da mezzo secolo incapace di gestire la crisi economica, non sono rimasti altro che degli espedienti per far fronte a questa crisi. Ed oggi mostra il suo ulteriore declino facendo a meno dei suoi eruditi rappresentanti; la dignità politica è stata interamente abbandonata. Un nuovo uomo forte, un volgare teppista elevato alla carica di Presidente degli Stati Uniti, ora siede sul trono. In bella vista, rapisce il presidente di un altro paese e lo porta in trionfo per le strade di New York mentre gli altri leader del cosiddetto Mondo Libero dimostrano di non essere neanche in grado di esprimere un’ opposizione a parole. Non esita nel ricevere in visita, in veste di presidente siriano, qualcuno che fino a ieri eseguiva decapitazioni in stile ISIS e che oggi indossa un elegante completo di Armani con cravatta stirata. Tutte le sottigliezze politiche predicate da quest’ordine sono state abbandonate senza tanti complimenti.
Soltanto quando gli strumenti coercitivi si rivolgono verso l’ interno, contro le loro file, i riformisti democratici frignano e protestano. Come ammettono loro stessi:
il presidente Trump si sta comportando come un gangster internazionale […] egli è un bullo, crede di poter arraffare ciò che vuole usando la forza se necessario […] è il presidente più corrotto nella storia degli Stati Uniti […](8)
La verità della Storia risiede negli antagonismi di classe
L'affermazione secondo cui la verità della storia possa essere compresa solo come storia della lotta di classe non è solamente un'astratta e lungimirante dichiarazione filosofica che si dovrebbe ammirare o limitarsi a sostenere a parole. Quello che sta accadendo oggi in Iran, a Gaza, in Ucraina, a Minneapolis e altrove non è altro che un riflesso di questa stessa intuizione, che viene deliberatamente o inavvertitamente rappresentata in modo diverso.
Le cause dei brutali massacri per le strade di Teheran vengono spiegate semplicemente come il risultato di un tentativo di colpo di Stato occidentale o della brutalità della Repubblica Islamica; la causa del massacro a Gaza viene ridotta esclusivamente alle azioni criminali di Israele o di Hamas; i bombardamenti delle città ucraine vengono attribuiti alla dittatura di Putin o alle conseguenze dell'espansionismo della NATO; e gli spari contro i manifestanti per le strade di Minneapolis, in pieno giorno e davanti alle telecamere dei cellulari dei manifestanti stessi, viene descritta come un mancato rispetto della legge o un trattamento che i “terroristi interni” meritano. Ma questi non sono errori, inciampi tecnici o innocenti differenze di prospettiva.
Questo perché tali leggi, nella loro essenza stessa, sanciscono legalmente queste uccisioni e spargimenti di sangue a protezione della “sacra” esistenza del capitale. Ovunque una protesta, un movimento o una lotta assuma un carattere di confronto con il dominio del capitale, viene prima accolta con una propaganda assordante da parte dei guardiani e dei sostenitori del capitale, che alimentano la confusione intellettuale presentando narrazioni superficiali e false. Se il movimento continua, allora deve affrontare il pugno di ferro sia dei regimi “autoritari” che di quelli “democratici”.
In Iran, l'organizzazione dei lavoratori è dichiarata superflua e illegale ,usando un richiamo alle leggi islamiche, e quando si verificano scioperi, questi vengono repressi senza pietà con il pretesto della sicurezza nazionale. Negli Stati Uniti, con il pretesto di combattere i lavoratori stranieri “illegali” , le libertà civili vengono limitate e i manifestanti vengono uccisi o incarcerati.
No alla guerra se non di classe
Le barbarie che oggi si consumano sotto gli occhi increduli di tutti non sono altro che un'ulteriore conferma del fatto che tutte le vie riformiste hanno raggiunto un vicolo cieco e che la ricerca di “scorciatoie” - scorciatoie che da tempo hanno dimostrato di richiedere molto più tempo rispetto al percorrere qualsiasi strada principale - è ormai da tempo giunta al capolinea. Non c'è altra via d'uscita per la classe operaia se non quella di alimentare e intensificare la lotta di classe; tutte le altre opzioni non sono altro che un inganno.
La situazione attuale, che viene descritta in modo diverso nelle narrazioni predominanti, deve essere costantemente e con insistenza messa in discussione dai rivoluzionari. Il modo in cui la lotta di classe va intensificata deve essere descritto e articolato in modo più chiaro e concreto che mai, sulla base di ciò che sta realmente accadendo.
Intensificare la lotta di classe significa riconoscere che:
- I lavoratori non possono aspettare che arrivino salvatori dall'esterno, non possono stare con le mani in mano in attesa di un intervento dall'alto. Le loro uniche armi sono la loro organizzazione e la loro coscienza di classe.
- Assemblee, comitati o consigli aperti a tutti i lavoratori rappresentano un mezzo per unificare la lotta e rifiutare il parlamentarismo borghese in maniera concreta.
- Ovunque si trovino nel mondo, i lavoratori possono contare solo sul sostegno da parte di altri lavoratori in altre parti del mondo. La prospettiva internazionalista, che può essere riassunta come “no alla guerra se non di classe”, è più di un semplice slogan.
Nel corso della storia del sistema capitalista, la lotta di classe non si è mai fermata, nemmeno nei periodi della cosiddetta “pace sociale”. La guerra, la repressione e i massacri possono averne temporaneamente arrestato il corso, ma le contraddizioni del sistema non sono mai scomparse. Né la corruzione dei padroni, né le idiozie nazionaliste, né il bellicismo hanno mai fornito una soluzione.
Ciò che i lavoratori hanno sperimentato e appreso è la seguente verità: i lavoratori possono liberarsi solo con loro organizzazione e con la loro coscienza - niente di più, niente di meno.
L’auto-organizzazione dei lavoratori
Nelle condizioni attuali, con l'ombra della guerra che incombe sul mondo intero, la classe operaia deve prepararsi a ogni possibile scenario. Ancora una volta, la storia le impone una scelta netta: guerra o rivoluzione. L'auto-organizzazione dei lavoratori si concretizza in due modi:
Da un lato, vediamo che la resistenza agli attacchi economici del capitale sta dando origine a organi di auto-organizzazione della classe operaia, come assemblee, comitati o consigli. I lavoratori iraniani hanno un'esperienza relativamente recente in questo campo con le loro shora. Lo slogan “Pane, lavoro, libertà – potere ai soviet!”, già avanzato in alcune delle attuali lotte, allude direttamente a questa esperienza.
Dall’altro lato, gli elementi politicamente avanzati della classe operaia, che attualmente sono presenti in forma dispersa in diverse parti del mondo, devono unirsi sulla base di una piattaforma comune, al fine di fornire una guida politica nelle lotte attuali e combattere tutte le narrazioni borghesi. È qualcosa che noi, della Tendenza Comunista Internazionalista, consideriamo essere tanto possibile quanto necessario.
Damoon SaadatiCommunist Workers’ Organisation
4 Febbraio 2026
Fonti e bibliografia
La sollevazione di gennaio, il massacro del popolo e le lezioni da imparare
Come possono tutti questi nuovi sogni, Semi rimasti chiusi, fiori non ancora sbocciati, appassire in primavera e diventare polvere nel mio animo?
Siavash Kasrai
A gennaio sono scoppiate imponenti proteste da parte di un popolo sofferente e stanco dell'oppressione e dello sfruttamento. Queste proteste si sono rapidamente trasformate in una rivolta diffusa e onnicomprensiva. In breve tempo, più di 190 città, grandi e piccole, così come molte zone rurali, si sono sollevate e hanno gridato con rabbia contro il regime politico e i funzionari del Paese. La popolazione è scesa in strada, trasformando le piazze e i viali delle città in un'arena per la propria protesta, e con una sola voce ha condannato le politiche di governo e la Repubblica Islamica, chiedendo un cambiamento radicale della situazione politica ed economica del Paese.
La Repubblica Islamica è un governo sfruttatore e sostenitore degli sfruttatori. È un governo che intensifica la povertà e la miseria della stragrande maggioranza della popolazione. È la principale causa dell'inflazione galoppante e gestisce un apparato repressivo e omicida che ha insanguinato le strade, uccidendo migliaia di persone nel solo mese di gennaio, mentre le repressioni e gli arresti continuano. Un governo del genere non è né disposto né in grado di fornire nemmeno le condizioni minime di vita ai lavoratori e ai braccianti delle città e dei villaggi. I manifestanti chiedevano i loro diritti naturali e un cambiamento del loro destino, un destino che negli ultimi 47 anni non è stato altro che povertà, disuguaglianza, discriminazione, oppressione, repressione e morte. Il popolo capisce perfettamente che il principale promotore e autore di tutti questi crimini, di saccheggi e sfruttamento, è un regime che sacrifica tutto per la propria sopravvivenza. Il popolo ha il diritto di chiedere la destituzione di un governo che ha trasformato la prosperità, il benessere e la libertà in un sogno irraggiungibile. La risposta del regime a queste proteste, scaturite dalla volontà del popolo, è stata massacri, omicidi, spargimento di sangue e spari. La martoriata popolazione ha assistito con i propri occhi a un grande massacro e a atrocità. Ha visto il sangue di migliaia di persone care versarsi sui ciottoli e le famiglie rimaste a piangere la perdita dei figli che erano la luce dei loro occhi. Adesso assistiamo all'arresto e alla detenzione di migliaia di persone che sono in attesa di tortura e morte.
Noi, organizzazioni indipendenti, condanniamo questo barbaro massacro e questo crimine efferato e senza limiti. Riteniamo nostro dovere condividere il dolore dei parenti e degli amici delle vittime. Esigiamo cure mediche complete per i feriti e le persone colpite dall'incidente, nonché il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri politici, i manifestanti e i detenuti. Abbiamo visto, e tutte le persone informate e consapevoli del mondo hanno assistito e sono diventate sempre più consapevoli, che qui è stato commesso un grave crimine dalla Repubblica Islamica. Le vite umane sono diventate merce di scambio per la sopravvivenza di una classe dirigente corrotta che, facendo affidamento sul potere politico e sul sistema capitalista, preferisce il proprio benessere, il proprio comfort e il proprio status di classe privilegiata al costo del massacro e dell'immolazione della società e della vita umana.
La realtà è che il potere immortale delle masse, in particolare quello dei lavoratori che costituiscono la colonna portante della società, prevarrà sul potere che il regime ha esercitato ripetutamente e brutalmente per quasi cinquant'anni attraverso la repressione e il massacro di massa, tra cui quello dei manifestanti e dei dissidenti. Una volta che le masse si saranno organizzate in modo consapevole e con una visione chiara, il potere del regime sarà svuotato e il terreno sotto i piedi degli attuali governanti senza dubbio tremerà. Il divario tra il governo e il popolo si è ora ampliato e approfondito. Questa frattura non può essere sanata con la repressione, riforme, accordi segreti e fraudolenti e con la diplomazia; né dagli sceicchi, dagli scià o dai vecchi e marci "uomini forti" ; né guardando alle grandi potenze, che sono esse stesse responsabili di omicidi di massa e di aver incendiato gran parte del mondo. Il divario è troppo profondo e nessun miracolo potrà risolvere le crisi del regime. Il nodo dei problemi del popolo, dei lavoratori e dei braccianti sarà sciolto dalle loro stesse mani. Il pilastro per cambiare il destino dei lavoratori e per una trasformazione fondamentale della società è il potere collettivo degli oppressi e dei diseredati: coloro il cui lavoro, pensiero e impegno sono il fondamento stesso della forza costruttiva e creativa della società e del mondo.
Tuttavia, un cambiamento sociale radicale, la cui condizione primaria è il rovesciamento dei poteri corrotti e oppressivi, non sarà facile da realizzare, né potrà avvenire senza gli strumenti della lotta, dell'organizzazione e delle conoscenze militanti necessarie. Sono necessari uno sforzo paziente, tattiche e metodi adeguati alle condizioni specifiche, all'equilibrio di potere e la capacità di fare affidamento sulla vasta marea delle masse lavoratrici e braccianti. Sono necessarie leve poderose e diffuse per collegare le masse disgregate e fermare la ruota che gira sull'asse dell'oppressione e dello sfruttamento.
Queste leve non sono altro che il prodotto delle organizzazioni indipendenti e rivoluzionarie dei lavoratori e del loro sudore! Le masse lavoratrici, e soprattutto i salariati , devono sostenersi e unirsi tra loro; il dolore di una persona deve essere il dolore di tutti, la lotta di una persona deve essere la lotta di tutti, e il benessere e il comfort di una persona devono essere il benessere e il comfort di tutti. Questa è la lezione della storia e l'esperienza di tutti i movimenti vittoriosi. Anche noi dobbiamo impararla e applicarla nella nostra vita e nella nostra lotta.
Uniamoci, organizziamoci e cambiamo il nostro destino.
Sindacato dei lavoratori della canna da zucchero di Haft TappehComitato di coordinamento per la creazione di organizzazioni sindacali indipendenti
Lavoratori pensionati del Khuzestan
Gruppo sindacale dei pensionati
6 febbraio 2026
Un aumento salariale dipende da una lotta generale contro lo Stato capitalista
Le proteste del gennaio 2026 sono state un grido di rabbia, una reazione alle politiche economiche e sociali del regime, che hanno imposto condizioni dure e disumane alle masse oppresse, e alla sua azione politica. Queste proteste sono state accolte con proiettili, massacri e incarcerazioni da parte delle forze repressive e dei torturatori del governo. I vicoli e le strade di varie città in tutto il paese si sono trasformati in mattatoi per le persone afflitte e sfruttate. Migliaia di persone, in particolare dall'8 gennaio in poi, sono state uccise. Oltre a questo massacro generalizzato, altre migliaia di persone sono rimaste ferite o sono state arrestate e imprigionate.
Contemporaneamente a questa rivolta popolare, gli Stati Uniti e Israele, con Reza Pahlavi e i monarchici fantoccio a loro disposizione, hanno opportunisticamente ritenuto che le condizioni fossero favorevoli per cavalcare l'onda della rivolta popolare e vendicarsi della Repubblica Islamica. Con la retorica ingannevole e il ciarlatanesimo di Trump e Reza Pahlavi, si sono assicurati un ambiente adatto alle loro ambizioni predatorie e imperialiste.
Una situazione così sanguinosa, accompagnata da povertà, miseria, insicurezza, mancanza di condizioni di vita dignitose, assenza di welfare e servizi pubblici, disoccupazione diffusa e, in breve, assenza di “pane e libertà”, ha portato la vita dei lavoratori, dei braccianti e della maggioranza dei salariati sull'orlo della rovina e della distruzione, imponendo alla società condizioni dure e estenuanti.
È proprio in queste circostanze che i detentori del capitale e del potere – gli stessi che perseguitano il popolo per le sue giuste rivendicazioni e la sua richiesta di «pane e libertà» nelle strade – stanno aspettando l'occasione giusta per sfruttare questo clima di instabilità per tenere riunioni a porte chiuse con i propri agenti e le istituzioni da loro selezionate, imponendo a milioni di lavoratori le loro nefaste decisioni sul salario minimo.
Senza dubbio, il governo, i datori di lavoro e i capitalisti, come negli anni passati, non prenderanno mai una decisione giusta riguardo ai salari dei lavoratori nelle riunioni del Consiglio Supremo del Lavoro. Questo perché più bassi sono i salari, maggiori sono i profitti per i capitalisti e più diffusa diventa la povertà nella vita dei lavoratori. L'abbondanza dei pasti dei lavoratori è inversamente proporzionale all'avidità dei capitalisti. I salari al di sotto della soglia di povertà stanno imponendo sempre più l'assoluta indigenza, la miseria e la sofferenza nella vita dei lavoratori.
Opponiamoci a questi affaristi sfruttatori e giurati difensori del capitale, collegando le proteste di gennaio alla lotta per aumenti salariali, diritto di organizzazione, riduzione dell'orario di lavoro, opposizione alle società di appalto e di fornitura di personale, al sistema di classificazione dei lavori e al lavoro usurante! Dobbiamo sostenere questa lotta e avanzare le nostre rivendicazioni. La consapevolezza delle nostre condizioni di lavoro e di vita assieme alla nostra unità e organizzazione garantiranno il miglioramento del tenore di vita della classe lavoratrice e la fornitura di assistenza sociale, e saranno l'azione più importante per una trasformazione positiva e fruttuosa della situazione attuale. Dobbiamo lottare uniti per le nostre rivendicazioni e strappare i nostri diritti dalle fauci degli sfruttatori che intascano fortune astronomiche sfruttando il sudore della classe operaia.
Il nostro salario mensile, stabilito da questi saccheggiatori senza alcuna consultazione con i rappresentanti autentici dei lavoratori, eletti da quest'ultimi, non copre nemmeno le spese di una settimana per i lavoratori e braccianti, data l'inflazione galoppante e il costo esorbitante dei beni di prima necessità. Il nostro salario deve essere basato sul costo reale della vita ed essere equivalente alla spesa media di una famiglia urbana di quattro persone. Tale salario deve essere in grado di garantire il benessere sociale dei lavoratori e dei braccianti comprendendo tutto, dal cibo all'abbigliamento, da un alloggio adeguato al pieno accesso all'istruzione, dall'assistenza sanitaria ai farmaci e ai servizi sociali e così via. Nelle circostanze attuali, data l'inflazione strutturale e fuori controllo e il conseguente calo del potere d'acquisto, un aumento reale dei salari è una necessità immediata e vitale.
Se in precedenza era stato stabilito che il salario minimo non dovesse essere inferiore a 60 milioni di tomans, nelle circostanze attuali, con l'inflazione, il continuo calo del potere d'acquisto e l'aumento quotidiano del costo dei beni di prima necessità, tale importo non è più sufficiente a coprire le necessità minime di una vita normale e dignitosa. Oggi questa cifra deve essere superiore a 60 milioni di tomans. (Sulla base dei dati statistici e, secondo quanto ammesso dai funzionari e dagli organismi governativi, il salario minimo dovrebbe aggirarsi intorno ai 70 milioni di tomans).
Non ci sottometteremo ai salari umilianti e sotto la soglia di povertà che i detentori del capitale e del potere cercano di imporci attraverso i loro rappresentanti nel cosiddetto “tripartito”: il governo, i padroni e i fantocci rappresentanti dei lavoratori.
Noi, lavoratori che produciamo la ricchezza e il benessere della società, lottiamo nella speranza di un futuro libero dalla servitù, dalla prigionia e dalla tirannia, e con l'aspirazione a una vita dignitosa, piena di prosperità e libertà. Affidandoci alla nostra forza collettiva, marceremo uniti per trasformare questo sogno in realtà.
Condanniamo inoltre la repressione, gli arresti e l'uccisione dei manifestanti e chiediamo il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri politici e delle persone detenute durante le proteste che hanno interessato l'intero paese.
L'unico modo per difendere i diritti dei lavoratori è l'organizzazione indipendente, la solidarietà di classe e l'organizzazione su scala nazionale.
Uniamoci, organizziamoci e cambiamo il nostro destino.
Sindacato dei lavoratori della canna da zucchero di Haft TappehComitato di coordinamento per la creazione di organizzazioni sindacali indipendenti
Lavoratori pensionati del Khuzestan
Gruppo sindacale dei pensionati
8 febbraio 2026
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