Assemblea dei Comitati contro la guerra alla Calusca

Sabato 14 febbraio, alle ore 15.30, ospiti della Calusca City Light, abbiamo tenuto un'assemblea pubblica di presentazione dei Comitati Internazionalisti contro la guerra imperialista per la guerra di classe.

La relazione introduttiva ha ricalcato il “documento fondativo” dei Comitati stessi, che si può trovare sul sito dei Comitati: comitatiinternazionalisticontrolaguerra.it e sul nostro: leftcom.org

In sintesi, la tendenza alla guerra imperialista generalizzata non è più un'ipotesi teorica, ma una prospettiva concreta, sotto la spinta delle contraddizioni insolubili del capitalismo mondiale, eroso dalla crisi storica in cui è invischiato da mezzo secolo, causata dalla caduta del saggio del profitto. La borghesia, nonostante l'attacco frontale alla classe salariata del mondo intero, la predazione sistematica dell'ecosistema, che ha innescato la catastrofe climatica ormai in corso, non ha altra alternativa che distruggere il capitale (costante e variabile) in eccesso – in eccesso rispetto alle esigenze di valorizzazione del capitale – vale a dire la guerra imperialista generalizzata.

Oggi, le forze inequivocabilmente classiste, e dunque, internazionaliste, sono estremamente deboli, per una serie di fattori storici – richiamati a grandi linee nella relazione – e, non certo da ultimo, per il livello bassissimo, quasi piatto, della lotta di classe da parte proletaria. Ma se le condizioni per un'opposizione di classe alla guerra borghese sono indubbiamente molto ostili, non significa che non ci siano, non significa che gli internazionalisti possano solo stare a guardare, senza cercare di agire nella nostra classe per riportare quei principi, un tempo molto più diffusi, della contrapposizione inconciliabile tra capitale e forza lavoro. Per ostacolare la guerra, certamente, ma anche, e conseguentemente, per riportare tra la classe la prospettiva del superamento rivoluzionario di questo sistema economico-sociale ormai antistorico, che per sopravvivere intensifica lo sfruttamento, l'oppressione, la distruzione della natura e il bellicismo, inscritto nel codice genetico del capitale. Per dotare, non da ultimo, la classe dello strumento politico indispensabile per archiviare definitivamente il capitalismo e le sue espressioni politiche: il partito organizzato a scala mondiale, la nuova Internazionale rivoluzionaria.

Gli interventi più interessanti dal pubblico hanno posto proprio la questione di come e cosa possono fare le sparute, e disperse sul territorio, avanguardie internazionaliste, soprattutto in una fase storica in cui, come si diceva, la classe non lotta (o non lotta abbastanza) e la prospettiva di un “altro mondo possibile” è stata eclissata dagli sconvolgimenti economici, sociali e politici degli ultimi decenni.

Si è sviluppato un dibattito molto interessante, alla fine del quale alcuni compagni si sono riproposti di stabilire un contatto con le forze organizzatrici dell'assemblea.

Fatto non scontato, erano presenti alcuni giovani compagni, richiamati forse dal punto di vista “dissonante” con cui sono state presentate le questioni, dissonante rispetto al modo in cui vengono affrontate dalla quasi totalità di una “sinistra” pesantemente caratterizzata dalle eredità dello stalinismo – trostksysmo, maoismo, terzomondismo – della neo-socialdemocrazia (il “fu” operaismo) e dal pacifismo democratico-borghese.

Insomma, qualche seme è stato gettato, il tempo (e il nostro lavoro politico) ci dirà se attecchirà...

Lunedì, February 16, 2026