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Ecco qua, finalmente i leccaculo e i servi dei padroni del vapore si possono scatenare in una gara per la conquista della foglia di fico come corrispondente più spalmato alla classe politica-padronale. Tranquilli ragazzi siete tutti con delle lingue impareggiabili; i camaleonti che, oltre ad essere molto bravi a cambiare opinione, sono anche famosi per la lingua che può arrivare ad oltre un metro, sono dei miseri nani nei vostri confronti.
Parliamo dei giornalisti e dei giornali ad edicole unificate che non vedevano l'ora di scatenare penne e pennini per descrivere la “guerriglia urbana” di Torino contro la chiusura del centro sociale Askatasuna. Una canea canaglia vomitevole.
Un grido di dolore delle istituzioni repubblicane che è rimbombato dalle Alpi a Lampedusa. Anche se in quelle acque è passato del tutto silente e inascoltato da quello stesso stato criminale che benediceva il ciclone Harry che, come Israele, faceva “il lavoro sporco” per le anime benpensanti pure e immacolate, risucchiando con onde alte più di sette metri, tra le viscere contorte del mare, un migliaio di migranti, razza subumana che impesta le limpide acque del Mediterraneo. L'angelo sterminatore gioisce nell'alto dei cieli. Ma, piange a dirotto alla vista di uno scaltro poliziotto circondato da “giovani idealisti incazzati” (chiamiamoli così, per sintetizzare...) che lo prendono a martellate, secondo certo becerume interessato, rivelandosi poi, l'attrezzo, in realtà un martelletto.
La scena però genera nella Premiera un grande shock, tanto da indurla, da magistrata qual è, a chiedere immediatamente l'arresto dei responsabili per ”tentato omicidio”. Insomma abbiamo una novella “faso tutto mi”, che per una romana è il massimo. Ma ancor di più se si pensa che la signora che ha già grosse difficoltà a fare un'addizione con la calcolatrice, dismette i panni dell'economista (poveri noi) e indossa quelli del giureconsulto sputando subito la sentenza, mandando a farsi fottere la presunzione di innocenza.
Spicca nel merdaio generale Libero (Sic!): “Ora basta, arrestateli tutti” (Libero, 1 febbraio '26). Il che in fondo non sarebbe una cattiva idea, arrestare in blocco 50 mila manifestanti e portarli tutti a casa di Mario Sechi, visto il sovraffollamento delle carceri. Sarebbe uno spasso. Intanto l'eroe poliziotto oltre a ricevere la visita seduta stante della Meloni, visibilmente commossa, si metteva a disposizione di giornali e tv come una star: “Sto bene, ho fatto soltanto il mio dovere”. Infatti l'agente in questione è stato dimesso nell'arco di un giorno.
Ovviamente, nello strabismo generale, “lor signori” si guardano bene dall'accusare poliziotti e polizia che sparano lacrimogeni ad altezza d'uomo (proibiti), prendono a calci, pugni e manganellate manifestanti inermi, sbattuti sul selciato come sacchi di patate dal branco legale che continua a infierire sui poveracci malcapitati. Ma questo non è “tentato omicidio”, questo è intervento per il mantenimento dell'ordine democratico, dell'ordine costituzionale. Perché la violenza va sempre condannata... a meno che non sia quella dello stato.
Quella violenza è l'unica ammessa: la violenza dello stato capitalista contro il proletariato, ovvero contro la forza-lavoro, affinché non osi mettere in discussione, nemmeno col pensiero, l'ordine costituito e accetti supinamente la schiavitù del lavoro salariato. Ed anche per questa ragione, ma soprattutto per l'incancrenirsi della crisi economica - crisi del saggio di profitto e quindi guerre come unico sbocco - che «Si fanno leggi speciali sulla santità e sull'inviolabilità dei funzionari. Il "più misero poliziotto" ha più "autorità" degli organi della società gentilizia»,.(1) Sono organi che, per fare un rapporto con l'odierna società, vanno posti sullo stesso piano dei governanti odierni. Ma solo come termine di paragone, perché le “autorità” gentilizie godevano di un rispetto inversamente proporzionale all'odio di cui possono fregiarsi le moderne autorità.
Come si vede, niente di nuovo sotto gli scranni del tempio borghese delle aule parlamentari. Anche oggi si invocano come l'acqua nel deserto “leggi speciali” contro la violenza; ripetiamo, di quattro “idealisti” e, a proposito, sarebbe così semplice porsi una domanda: cui prodest, a chi giova tutto ciò? La risposta è arrivata in brevissimo tempo, con il beneplacito del massimo custode della Costituzione, Mattarella, resosi complice consenziente di una serie di misure che chiamare liberticide fa sembrare Putin, Netanyahu e Trump, solo per fermarci ai più famosi, i poeti dell'inno alla gioia.
La manifestazione era contro la chiusura del centro sociale di Askatasuna, che non è e non era un covo di terroristi né tanto meno di rivoluzionari o antagonisti. I centri sociali non sono altro che spazi di ritrovo di iniziative varie, che si muovono nell'ambito del sistema sociale di dominio economico, ideologico, culturale e spirituale del capitale; altro che antagonismo, essi si muovono, da anni a questa parte, in concordia con le istituzioni borghesi di cui si cibano. Ve l'immaginate un piccolo stabile con la bandiera del socialismo nel pennone più alto? Dal socialismo in un solo paese al socialismo in un solo stabile; sembra di essere tornati al falansterio di C. Fourier del XIX secolo. Può essere una iniziativa lodevole dal punto di vista umanitario ed etico, sempre ammesso che ciò sia possibile in una società capitalistica che nega umanità in ogni sua piega più recondita. Poi succede anche che il governo reazionario di turno, come quello attuale, veda Askatasuna come il diavolo l'acqua santa. Da qui l'ordine di sgombero manu militari a dicembre '25.
Da qui la manifestazione che ha portato in piazza 50 mila persone/popolo che, politicamente, nulla hanno a che vedere con il proletariato e la lotta di classe (se non, in parte, per la loro mera condizione sociale), perché popolo e persone sono un guazzabuglio indistinto e indefinibile, vago e nebuloso, che comprende l'antagonista - si fa per dire - e il suo contrario. Ma tanto bastava al governo di prepotenti e arroganti reazionari, per scatenare, di fatto, la guerriglia. Cos'era infatti quel suo porsi in assetto di guerra dispiegando un poderoso apparato guerrigliero? Ovviamente, ci sono i soliti “idealisti” che abboccano, come sempre. Ora, a noi non interessa sapere se i cosiddetti black bloc, o chi altri, quali “ordini seguissero”; sugli incappucciati neri (e già il colore...) per esempio, va sottolineato che: «... questa organizzazione non c’è. Non c’è nei fatti, non c’è nelle sentenze, non c’è nella storia. Chiunque abbia provato a dimostrare che il black bloc è una grande organizzazione internazionale dedita ai tafferugli, alla devastazione delle città e agli scontri con la polizia, alla fine, non ha mai trovato una prova che sia una.».(2)
A chi rispondono dunque? Storicamente “organizzazioni” di tal fatta hanno un solo referente a cui rispondere, il quale solitamente alloggia nelle stanze del potere. D'altronde, con tutte le guarnizioni usurate dominanti nelle cosiddette organizzazioni “antagoniste”, volete che non ci siano delle infiltrazioni? E quello che in tutto questo conta, è il risultato finale perseguito, ma non mi dire?, dal governo in doppio petto uomo-donna, stile Putin/Trump/Meloni: lo stato di polizia. Che, fin dal suo sorgere, ha perseguito a testa bassa solo questioni di leggi speciali, agli ordini del capitale, come arma sempre più efficace e preventiva per la soppressione di qualunque dissenso. Perché quando si arriva sullo scranno più alto con in braccio i cannoni per fare piazza pulita del sempre più misero welfare, di tagliare la sanità pubblica a favore di quella privata, di armare sempre di più gli eserciti e quindi di spendere sempre di più in armi, fino al 5% del Pil, di impoverire sempre più il lavoro e, in pari tempo, di incrementare vieppiù lo sfruttamento dei proletari, di arricchire la classe padronale con decine di miliardi, allora alzare barriere, concedere alla polizia, carabinieri e tutti i corpi armati dello stato, la licenza di sparare a vista al sospettato appena “fiutato”, a caso, è imperativo categorico.
Le cosiddette forze di opposizione, facevano a gara a sbraitare contro la violenza subita dai poliziotti: “le forze dell'ordine sono patrimonio dello stato, non di parte”, ci ricorda la Schlein; quindi sono di parte, poiché lo stato è la creatura della classe dominante economicamente e politicamente, e le “forze dell'ordine” sono le forze dell'ordine... borghese. Intanto i cori di destra e sinistra sulle inaccettabili violenze non si placano. Poverini, loro e i loro stati fondati sulla violenza, fabbricatori di armi e di morti a decine di milioni, a causa delle loro sporche guerre di distruzione, per salvaguardare i loro interessi, i loro profitti sempre meno remunerativi, per i quali non vi è delitto che non siano disposti a compiere. Belano come mansueti agnelli contro l'insopportabile odio e violenza di questi selvaggi proletari, che sono l'unico vero obiettivo dello stato di polizia.
Certo per i progressisti e i democratici, dipende dalle circostanze, è meglio non avere il grilletto così facile, infatti in genere si ammantano di un “involucro democratico” perché è il migliore per tenere le masse sfruttate sotto il giogo del capitale, poiché esso «... fonda il suo potere in modo talmente saldo, talmente sicuro, che nessun cambiamento, né di persone, né di istituzioni, né di partiti nell'ambito della repubblica democratica borghese può scuoterlo.» (Lenin)
Ma come dicevamo, e come sempre denunciamo, questo non è il momento delle “libertà” borghesi, che sono sempre libertà sussunte e sottomesse al potere costituito, alla classe dominante. Non è tempo di una “libera schiavitù”, se mai lo è stata. È tempo di serrare i ranghi, è il tempo del bastone. È il tempo delle leggi sempre più speciali, dal fermo preventivo per 12 ore - roba da fasciocrazia - anche nei confronti di chi non ha mai fatto nulla, con la più ampia discrezione delle forze dell'ordine, “patrimonio dell'umanità”, gli angeli con la pistola del signor capitale; gli stessi angioletti che godranno di uno scudo di immunità, la stessa che Trump concede ai suoi sgherri. Il Tintin dal biondo ciuffo, l'idolo della Meloni che procede spedita alla trumpizzazione dello stato italiano.
È la prosecuzione della strada cominciata con il decreto rave; proseguita lo scorso anno con un altro provvedimento che ha trasformato quasi alla lettera il ddl sicurezza, in discussione da circa un anno, in un decreto legge (D.L. 11 aprile 2025, n. 48), conosciuto come “decreto sicurezza”, alla faccia della “necessità ed urgenza”, prevista per i decreti legge. Convertito a sua volta in legge (n. 80) il 9 giugno del 2025. In quella legge è previsto, tra le altre porcherie, il cosiddetto “scudo ai servizi” che, nonostante alcune blande polemiche nei giorni in cui si discuteva in parlamento, ma su cui è poi piombato un silenzio di tomba, introduce una norma che consente agli agenti sotto copertura di dirigere e organizzare associazioni terroristiche-eversive senza commettere reato. Ovviamente anche qui la cosiddetta Costituzione viene trattata per quel che è: brandelli di carta straccia. Perché se le infiltrazioni sono una prassi normale, qui si “affinano gli strumenti” andando ben oltre, fino ad organizzare e dirigere associazioni terroristiche.
Il governo, come si può constatare, è subito passato all'incasso, ponendosi in prima fila nel fomentare i disordini di Torino. Evocando il ritorno delle Brigate rosse (di cui non si vede l'ombra, vera e propria invenzione) e, di conseguenza leggi speciali, come è appunto avvenuto. Come se le Br a suo tempo non fossero servite alla bisogna dello stato infame, che le ha usate fintantoché facevano comodo. E' un giochino che torna sempre utile, come a Torino, dove gli “idealisti” di cui sopra hanno abboccato alle provocazioni, col risultato finale, come sempre in questi casi, di operare invece concretamente come agenti della controrivoluzione, ammesso ma non concesso, si possa usare questo termine per chi è pensa se mai alla rivolta, non alla rivoluzione (se in buona fede...). E come sempre in questi casi, in un epoca che vede il proletariato ai margini se non del tutto assente, il “cui prodest” è stato incassato, con grande gioia dallo stato criminale, che mette in cassaforte un ulteriore provvedimento liberticida, con unico scopo quello di tagliare mani e piedi e testa al proletariato tutto.
Altresì, è veramente risibile, per non dire altro, la meraviglia di certi manigoldi, per i disordini “improvvisi”. Nel 2026, non c'è governo e stato al mondo che non disponga di strumenti sempre più sofisticati di controllo individuale e sociale: «Ricordiamoci come Mark Zuckerberg si era vantato del fatto che Facebook avrebbe conosciuto ogni libro, canzone o film letto, ascoltata o visto da una persona, […] “per la prima volta ci sono abbastanza dati di qualità sulle comunicazioni tra persone. […] Per la prima volta abbiamo un microscopio […] che ci consente di esaminare il comportamento sociale a un livello di dettaglio senza precedenti”. […] Come ha detto Eric Schmidt di Google nel 2010, “più informazioni ci date su di voi e sui vostri amici, migliore sarà la qualità delle vostre ricerche. Non serve nemmeno che scriviate. Sappiamo dove siete. Sappiamo dove siete stati. Sappiamo più o meno anche a cosa state pensando”».(3)
Come si può notare, queste dichiarazioni risalgono al 2010 (ottobre), oltre 15 anni fa, e da allora in questa direzione si sono fatti passi da gigante come in tutto il settore del digitale e dell'IA. Insomma questi sono in grado di sapere anche il numero dei peli che hai sotto le ascelle, per non dire altro, e adesso fanno finta di uscire fuori dall'uovo di pasqua con sorpresa incorporata, come se arrivassero da Marte: è un giochetto che non si bevono più neanche i neonati, figurarsi chi ha qualche pelo. Sempre sotto le ascelle, per carità.
La cricca dei fedeli cristiani (chrétiens in francese) governativi, a partire dalla madre cristiana, al madonnaro, allo sbirro e al guerrafondaio, anch'essi cristiani: fanno un grande sfoggio della loro sconfinata mitezza e bontà, soprattutto nei confronti dei migranti... che muoiono come mosche nelle acque sante. Agli oltre mille tra morti e dispersi di cui si diceva all'inizio, altri se ne sono aggiunti. Dai dati finora conosciuti, siamo vicini a circa 1.500 tra morti e dispersi nei primi 40 giorni dell'anno se, oltre alle vittime ufficiali, si sommano anche quelle del ciclone Harry. Nel 2025 le vittime erano state 1900, quindi in questi primi 40 giorni dell'anno si è avuto il 78% di morti annegati rispetto al 2025. Un solo nome, un solo responsabile di tutta questa carneficina: lo stato, affinché sia più chiaro, come da sempre denunciamo, che i vari colori dei diversi governi, sui migranti, a parte qualche sfumatura, suonano tutti la stessa orazione funebre. In virtù della loro fede cristiana, in virtù del loro essere figli di Dio.
Fedeli alla parola di Gesù: «... io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato...». (Matteo 25:35). Infatti ci sono sempre i Trump, l'unto del signore, e la Meloni, madre cristiana e devota agli insegnamenti di Cristo, ad accoglierli con la mano tesa. Ovviamene questa dell'accoglienza è una sfida che vede in gara tutti i capi cristiani d'Europa e degli Usa. Tutti i capi di quell'imperialismo che storicamente ha raso e rade al suolo ogni metro di terra dove ha messo i suoi stivali. Le sue sono orme che hanno per effigie la merce denaro come risultato ed emblema dello sfruttamento del lavoro salariato del proletariato, unica fonte di ricchezza del capitalismo. Un capitalismo in crisi responsabile delle guerre in giro per il mondo e dei disastri ambientali che hanno messo in fuga milioni di disperati per salvarsi da questo stesso capitalismo che con malvagità, cristiana ovviamente, li attende come il boia con l'impiccato.
Questa è la vera violenza degli stati che in patria simulano guerriglie per varare leggi sempre più repressive, come si diceva, si capisce per la “sicurezza dei cittadini”, e, sempre per la stessa sicurezza, lo stato mette in campo un altro ddl contro i migranti con blocchi navali da far invidia ai peggiori tagliagole. Blocco navale che renderà sempre più difficile, come già avvenuto negli scorsi anni, salvare vite in mare. Blocco navale che sputa in faccia al diritto – borghese, sottolineiamo - che ha come vero obiettivo quello di mostrare lo scalpo della riduzione degli sbarchi, tacendo al contempo l'aumento dei morti. A quando le cannonate? Perché questa è la strada. Ma le misure in vigore, come abbiamo appena visto, hanno già dato “ottimi” risultati. I veri responsabili di questa carneficina poi, salgono in cattedra a insegnare “l'amore cristiano”, accusando i proletari e gli sfruttati in generale, i veri bersagli di ulteriori leggi liberticide, di fomentare disordini e odio!
Ovviamente molti si chiederanno cosa c'entrano i migranti con la cosiddetta guerriglia urbana. Ciò che ci preme sottolineare sono i mille fili che legano e contrappongono le politiche globali della borghesia mondiale, la crisi economica infinita, devastante e senza sbocchi, e le mille contraddizioni nelle quali si agitano i governanti, i quali ricorrono a tutto l'armamentario repressivo e guerrafondaio.
Una sporca propaganda ideologica di bombardamento quotidiano che indica, solo per fare un esempio, i migrante tra i maggiori responsabili dei guai della società. Come se i disperati migranti senza un soldo, senza alcun potere economico potessero incidere nelle politiche economiche. Non è necessario un grande ingegno per comprendere che la loro influenza, è perfino risibile dirlo, equivale a meno di zero. Eppure il fenomeno dei fenomeni, Trump, ha scatenato contro di essi una guerra senza precedenti con le milizie dell'ICE, anche se bisogna ricordare che i democratici suoi degni compari, nel silenzio e con meno clamore, facevano più o meno le stesse cose. Solo due numeri però rendono chiaro il clima e la portata della strategia dell'amministrazione trumpiana: «...con il “Big Beautiful Bill Act” (Ultima legge finanziaria […] Dopo aver oscillato per anni attorno ai 10 miliardi $, il budget dell’Ice è salito a 170 miliardi $ in quattro anni. Oltre 40 miliardi l’anno.» (4) Una cifra enorme per il trionfo della più bieca delle repressioni e degli assassinii diretti e indiretti. E che sia una grande strumentalizzazione e tutta una montatura - lo diciamo en passant perché merita un articolo specifico - lo dimostrano altri numeri. Nel 2023 il Pil Usa crebbe del 2,5%, «Un fattore chiave che è passato per lo più inosservato è che la ripresa della crescita negli Stati Uniti lo scorso anno è derivata da un forte aumento dell'immigrazione netta.».(5)
La Meloni, altro fenomeno, per non essere da meno attua in Europa, con il consenso UE - tutti nella stessa portaerei a ribaltare le barchette - le stesse politiche del suo ammirato capo. La donna, la madre e la cristiana, sempre in prima fila nell'accoglienza del “forestiero”. Per il trionfo dell'”identità nazionale” val bene una messa di funerale dei “turisti” in barca. La nazione, il nazionalismo che scorre nelle vene deve diventare un fiume inarrestabile, come i sacrifici con paghe le più misere, 2,70 euro a consegna con cui vengono pagati i riders della Glovo, società spagnola. Ma la sovranista della domenica lascia terreno fertile alle scorrerie di bande padronali impunibili, purché abbiano ben impresso nel loro Dna il carattere originario del capitalismo vampiresco di plusvalore della forza-lavoro: “facete pure noi non vi disturberemo”. Questo è il vero sovranismo: il profitto al di sopra di tutto. Inoltre, impegnata com'è a sparare capi d'accusa, sentenze, Sanremo, olimpiadi, non è che può perdere tempo coi riders, magari stabilendo per legge un salario minimo di 9 euro (la solita elemosina), così come richiesto dalle opposizioni, che però fintanto che erano al governo, poverine, non ci avevano mai pensato!
Ma sapete com'è, che gli frega a lei e ai compari parlamentari da oltre 15 mila euro al mese, per loro i tetti dei compensi vanno all'insù, ma senza limiti. E, come se non bastasse, hanno anche la faccia di bronzo di attaccare i proletari quando scioperano di venerdì: “sempre di venerdì” ruttano in coro, “vi piace la settimana corta”... Questa pletora di parassiti e sanguisughe che si alimenta del lavoro dei proletari e che a malapena si presenta nel tempio borghese parlamentare tre giorni alla settimana, per legiferare a favore della borghesia e per se stessa, che accusa i proletari di fare la settimana corta, meriterebbe, come merita, una degna fine: all'inferno.
Lo stesso sindacato e giù, giù fino alle più piccole “casate” e organizzazioni varie, avrebbero potuto replicare allo stesso modo contro queste infami accuse. Ma non lo fanno e non possono farlo, perché a loro volta, in piccolo e in proporzioni minori, si cibano dello stesso pasto parassitario, assolvendo al loro compito primario di guardiano degli interessi borghesi, sia per l'evoluzione/involuzione degli stessi, sia per la mancanza, giusta la crisi dell'accumulazione capitalista, di spazi e margini di contrattazione.
I disordini e le cosiddette guerriglie non sono che una blanda carezza se rapportati alla crisi in atto. Fanno finta di strepitare contro Landini, sindacati e sindacatini di base più o meno radicali, ma dovrebbero baciargli il fondo schiena, perché il minimo che dovrebbero aspettarsi, rispetto alla crisi in atto, con salari inchiodati in paragone al carovita, al cosiddetto carrello della spesa, sarebbero scioperi tutti i giorni.
Ed invece ci troviamo di fronte ad una classe operaia e a lotte quasi del tutto assenti. Ma siccome che il pericolo è sempre dietro l'angolo, il governo gioca d'anticipo, ponendo in essere tutta una serie di provvedimenti che limitino sempre più ogni pur minima “libertà” di movimento della classe. In questa direzione va anche il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, che ha come principale obiettivo quello di sottomettere anche il più piccolo segno di autonomia del potere giudiziario sotto le spire del governo, in modo da tagliare una volta per tutte le unghie alle cosiddette “toghe rosse”, che non esistono. Questi loschi figuri sarebbero capaci di vedere un agnello e spacciarlo per un toro. Come se la magistratura fosse un corpo separato dallo stato capitalista e non il suo custode, ovvero uno dei suoi custodi.
Ciò che la classe deve leggere in tutti questi provvedimenti liberticidi è un attacco diretto alle sue condizioni di vita. Ai vari governi non interessa neanche lontanamente la cosiddetta”sicurezza dei cittadini”, perché se crepano di freddo o se muoiono per condizioni disperate o se crepano sui luoghi di lavoro - altri 1450 nel 2025 - o per le condizioni climatiche che contribuiscono con le loro leggi a renderle sempre peggiori, non fanno neanche un plissè. Come non fanno neanche un piccolo cinguettio per gli oltre, ufficiali, 72 mila morti gazawi che, tra l'altro, hanno contribuito ad ammazzare con la vendita di armi ad Israele.
Quando la borghesia parla di sicurezza, si riferisce solo alla sua, alla sicurezza dei suoi apparati repressivi, alla sicurezza dei suoi interessi, alla sicurezza della sua sopravvivenza e quindi dei suoi profitti messi in forse dal meccanismo stesso dei suoi rapporti di produzione, che vede come unico sbocco a tutto ciò la distruzione e la guerra come risoluzione dei suoi problemi. Per ricominciare, sempre che vi sia ancora vita nel globo terracqueo, un nuovo ciclo da capo. Ma il proletariato, le masse sfruttate, insomma la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, non può permettersi questo rischio. Per questo deve riprendere la sua marcia contro l'imperialismo, contro la borghesia, che non ha più nulla da dire storicamente e che, anzi, è diventata un ostacolo allo sviluppo sociale, ad una società senza più sfruttati né sfruttatori, dove si debba scrivere sulle bandiere dell'umanità: da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni. Ecco perché questa marcia presuppone innanzitutto una lotta senza quartiere alla guerra, a tutte le guerre perché non vi sono guerre “giuste” da combattere, eccetto la guerra di classe contro il capitalismo. Abbattendo il suo stato dalle fondamenta, organismo contrapposto e inconciliabile agli interessi del proletariato. Una lotta senza quartiere che deve vedere le avanguardie rivoluzionarie internazionaliste nel lavoro assiduo e costante, in ogni dove, per la ricostruzione del partito comunista, denunciando al contempo “campisti”, stalinisti, pacifisti e idealisti delle varie sette altrettanti nemici nel seno della classe. Al lavoro dunque per la rivoluzione comunista.
TNote:
(1) F. Engels: Origine della famiglia della proprietà privata e dello stato
(2) Il manifesto 6 febbraio 2026
(3) Il capitalismo della sorveglianza Shoshana Zuboff
(4) Il Sole 24 ore, 27 gennaio 2026
(5) Economia USA: salvata dagli immigrati. Pubblicato da Michael Roberts 13 marzo 2024
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