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Home ›Carta canta la melodia borghese
«Gli operai inglesi hanno subito una notevole sconfitta, e da quella parte dalla quale meno se l'aspettavano. La Court of Exechequer (La Corte dello Scacchiere), uno dei quattro tribunali supremi d'Inghilterra, ha pronunciato alcune settimane or sono una sentenza, in base alla quale gli articoli più importanti della legge delle dieci ore, emanata nel 1848, sono quasi completamente aboliti.».1
Le cose da allora, per quanto concerne le leggi, il diritto giurisdizionale (borghese), e la sua amministrazione che ovviamente va ricondotta allo stesso diritto, non sono cambiate. Il diritto, pur nei cambiamenti formali nell'arco di 176 anni, è sempre lo stesso: il diritto delle classi dominanti di opprimere e sottomettere le classi subalterne. Perché, puoi girare uno, dieci, cento o mille codici in tutto il mondo, e non ne troverai uno le cui leggi stabiliscano il “divieto” di sfruttamento, il divieto della servitù, il divieto della “padronanza”, inteso nel senso dei padroni, il divieto della schiavitù salariale. Perché che altro è il lavoro salariato, se non rapina in base alla quale la forza lavoro viene ogni giorno depauperata di una grossa fetta del suo lavoro e della sua fatica? Il plusvalore o pluslavoro. Quella parte di cui il capitalista si appropria per incrementare vieppiù il suo capitale e il suo profitto e, in ultima analisi, le sue tasche, i suoi piaceri e i suoi lussi.
Il diritto borghese non è una mera fantasia scritta sull'acqua da qualche mente eccelsa e sopraffina, non è un esercizio letterario astratto di qualche scrittore di passaggio. Le leggi che stabiliscono il diritto non sono altro che il riflesso giuridico, l'inquadratura dei rapporti di produzione. Pertanto la produzione delle leggi (ma ovviamente ciò vale per la produzione delle idee, della morale, dello spirito ecc.), ovverosia l'ordinamento giurisdizionale nel suo complesso, è appunto la “ratifica scritta” dei rapporti di produzione, cioè dei rapporti economici e materiali esistenti.
Per dirlo con un linguaggio figurato, se noi mettessimo davanti ad uno specchio la montagna di leggi prodotte dal potere legislativo, il parlamento, e dal potere esecutivo, il governo, che oltre ad applicarle, oggi, le produce in prima persona, come quella testé bocciata nel Referendum, ebbene, quello stesso specchio non farebbe che riprodurre l'immagine dei rapporti di produzione esistenti. Gli attuali rapporti di produzione borghesi che sono il risultato ultimo del lungo cammino economico e sociale dell'umanità. Naturalmente tralasciamo, per ovvie ragioni, la storia di questo cammino. Ci interessa qui porre in evidenza la natura di questi rapporti basati sull'antagonismo di classe, per la semplice ragione che lo sviluppo delle forze produttive poggia le sue basi sullo sfruttamento del proletariato, da parte della borghesia, per l'estorsione del plusvalore e quindi per la realizzazione del profitto. Ciò in contrapposizione alla classe proletaria che vede trasformare il suddetto sviluppo nel suo inesorabile strangolamento, nelle sue catene come direbbe Marx.
«L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita.»2. Quindi la cosiddetta sovrastruttura non è altro che l'espressione dei rapporti materiali di esistenza: appunto i rapporti economico sociali di una determinata epoca. Infatti ad ogni “cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura...”. (Ibidem)
È quindi evidente che essendo i rapporti di produzione sotto il dominio della borghesia, anche la sovrastruttura, e nella fattispecie tutta la “produzione giuridica” delle leggi, sia prodotta dalla classe che detiene il potere, cioè dalla classe dominante di cui il parlamento è una delle espressioni: la sede, il palazzo della borghesia: il custode del capitalismo e, nella sua fase suprema, dell'imperialismo.
Ora dopo la vittoria del No, impazza l'ubriacatura democratica/costituzionale: fiumi di champagne... oh... pardon, abbasso lo champagne maledetto. Fiumi di nazional spumante avvolto nella bandiera tricolore e nella sua costituzione, scorrono nei sobborghi e nei quartieri più poveri. Spumanti da 3 euro a bottiglia; mica come negli alti quartieri nazional popolari e pure un po' sovranisti, come Giorgia, che però è tutta sovranista, costretti a bere, loro malgrado, spumanti da 100 euro e oltre a bottiglia, e pure champagne, da 1000 euro, perché in fondo, diciamolo, a loro della Patria non frega un cazzo. La loro Patria è il portafoglio e il conto in banca, ma, anche la banca. Vi ricordate Fassino-Lupin esperto di profumi, nella famosa intercettazione telefonica con Consorte presidente di Unipol (2005)?: “Abbiamo una banca”.
Insomma il detto popolar-qualunquista, riferentesi alla classe politica: “sono tutti uguali”, è nella sostanza vero. Perché possono cambiare le forme, ma non la sostanza della struttura economico-sociale del sistema capitalista e del suo stato. Le uniche modifiche ammesse sono la tinteggiatura dell'edificio statale, che invece deve sempre rimanere inalterato, imperioso davanti alle classi oppresse: «...la classe operaia non può mettere semplicemente la mano sulla macchina dello Stato bella e pronta, e metterla in movimento per i propri fini.» (Marx: La guerra civile in Francia). Perché essa va distrutta dalle fondamenta, altro che salvare la Carta (Costituzione), che è la summa dei “valori dello stato borghese capitalista”.
Non vi è costituzione al mondo che impedisca la proprietà privata, che impedisca lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, che impedisca la produzione di armi e le guerre, la disoccupazione, il mancato soddisfacimento dei bisogni delle classi meno abbienti ecc. La costituzione americana (USA), non ha mai impedito all'imperialismo statunitense di dispensare bombe a piacimento, laddove riteneva che gli interessi dei suoi pescecani finanziari/industriali non fossero sufficientemente difesi e dominanti.
Ma anche al suo interno non appena qualcuno osi, non diciamo metterla in discussione, ma solamente cinguettare qualcosa contro qualche innocente devianza dell'ordine costituito -ovvero costituzionale-, ecco che si mobilita tutta la potenza di fuoco a impallinare i responsabili di cotanto ardire. E spesso non è solo un eufemismo: sono proiettili di vero piombo. Carta canta? Se il piombo sibila.
Come la Costituzione italiana non ha impedito al piccolo imperialismo nostrano di essere complice degli USA nelle sue scorribande imperiali e banditesche intorno al mondo. Come non impedisce che si peggiorino sempre più le condizioni di vita e di lavoro della classe subalterna. La carta più bella del mondo fondata sul lavoro... precario, sul lavoro a 3 euro l'ora, sulla disoccupazione reale, viene smentita ad ogni passo dalla vita reale. Dai rapporti di produzione capitalistici che seppelliscono in un mare di merda le altisonanti nebulose certificazioni del diritto al lavoro, (Art. 4); del salario atto ad “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (Art. 36) -cosa mai vorrà dire??-, forse i tre euro all'ora? o la strenua opposizione ad una legge, come se fosse l'ultima trincea, sulla miseria di 8/9 euro all'ora del salario minimo?
Anche nelle lande delle patriottiche terre italiche si sentono gli echi dei canti della carta dei padri costituenti, i democristiani-americani, e i picisti del PCI amici del “compagno” Stalin, i traditori per antonomasia del proletariato italiano e mondiale. Una bella combriccola di criminali e di voltagabbana. “Il Manifesto” del 28/3, il glorioso quotidiano comunista (Sic!), ci erudisce e ci impartisce una lezione su ciò che è la costituzione: «... il no ha stravinto nelle aree dimenticate dai più, a prescindere dal loro orientamento partitico: il Mezzogiorno, umiliato dall’autonomia differenziata, e le aree urbane indigenti, colpite dalla decennale carenza di politiche sociali e sfruttamento lavorativo (i valori costituzionali maggiormente vilipesi). Ora, non se ne abbia a male il detto quotidiano, ma i cosiddetti “valori costituzionali vilipesi”, sono una costante invariante da quando esiste la carta/piombo, ma anche prima. Ed è risibile dover spiegare al quotidiano “comunista”, che “lo sfruttamento lavorativo”, è il fondamento su cui poggia la società borghese. Perché lo sfruttamento della forza lavoro produce plusvalore, la produzione del quale accresce il capitale in una giostra senza fine e su scala sempre più estesa. Tutto questo si chiama accumulazione, produzione della ricchezza: «Nella misura in cui, con il modo di produzione capitalistico, si sviluppa la forza produttiva sociale del lavoro, aumenta di fronte all'operaio la ricchezza accumulata come ricchezza che lo domina, come capitale: Il mondo della ricchezza gli si erge dinanzi come un mondo a lui straniero e dal quale è asservito; e nella stessa proporzione crescono per contrapposto la sua miseria soggettiva, il suo stato di spoliazione e dipendenza. La sua spoliazione e quell'abbondanza si corrispondono, procedono di pari passo...».3
Ma lo ripetiamolo ancora, anche a beneficio degli squallidi squadroni che popolano il mondo della cosiddetta sinistra ma che in realtà operano da fiancheggiatori della borghesia: il capitalismo se ne strafotte della carta e ci si pulisce il deretano. La costituzione stabilisce solamente la “democratica dittatura” della classe dominante. Capita poi che arrivino a pilotare la macchina statale capitalistica la peggiore rappresentanza della borghesia, la più reazionaria, miserabile e cialtrona con puzza di fascio littorio lontana mille miglia (vedasi Meloni e Trump il sociopatico presidente Usa). Ma le loro politiche antiproletarie non scaturiscono dalle loro idee reazionarie (anche), ma dalla crisi economica del sistema capitalista. Certo un pilota più accorto e più bravo avrebbe pilotato la macchina con maggiore intelligenza “democratica” e senza bisogno di picconare la costituzione per rendere la magistratura più asservita al potere esecutivo. Come se la stessa non dovesse amministrare le leggi prodotte dal parlamento, che sarà pure repubblicano, ma è soprattutto, anzi esclusivamente, borghese-capitalista. Altro che toghe rosse degli imbecilli. Per costoro è rosso anche un agnello che bela.
Naturalmente, lo stesso discorso sulle costituzioni e sulla sovrastruttura in generale vale anche nel campo avverso dell'imperialismo (ma non solo), dalla Russia, Cina e Iran per citare il polo imperialistico più “competitivo”. Con differenze di forme giuridiche e con limitazioni delle cosiddette “libertà democratiche borghesi”, più o meno evidenti, più o meno repressive.
Si mettano dunque l'animo in pace gli inneggiatori della vittoria del No e delle “sberle al governo Meloni”; “un No non solo sulla [...] “difesa della costituzione”, quanto “sui tratti distintivi del governo stesso”. (Pungolorosso: pungolorosso.com ) Quindi? Sconfitta del governo! Si arrestano finalmente sfruttamento e sacrifici dei proletari. Evviva!
Il circolo di sfruttamento della forza lavoro, seppure con qualche sbavatura, rimane sotto il grande e protettivo ombrello della costituzione: la democratica schiavitù del lavoro salariato è assicurata. Le gabbie e le catene che, di tanto in tanto si allentano, rimangono ben avvinghiate sul corpo del proletariato: «Il potere statale centralizzato, con i suoi organi dappertutto presenti: esercito permanente, polizia, burocrazia, clero e magistratura...», si erge a difesa delle classi dominanti, e non v'è altra strada che la rivoluzione proletaria che spazzi via come un uragano questo potere. O, per dirla con Marx: «... la classe operaia deve spezzare, demolire, far saltare (Sprengung, esplosione. Il termine è di Engels) tutta la macchina dello Stato.._.». (Lenin: Stato e rivoluzione).
T
1F. Engels: La legge delle dieci ore in Inghilterra, da «Die neue Rheinische Zeitung», aprile 1850
2K. Marx: Per la critica dell'economia politica -prefazione-
3K. Marx: Il Capitale -Capitolo VI inedito
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