I sindacati negoziano le condizioni del nostro sfruttamento; solo il comunismo può porvi fine

L'articolo che segue è dei nostri compagni americani dell'IWG e benché si riferisca, nello specifico, al mondo sindacale degli USA, le considerazioni sul sindacalismo hanno valore generale, al di là di ogni confine nazionale.

Quello del sindacalismo americano è un mondo caleidoscopico fatto d'una miriade di sigle e siglette divise non soltanto per categoria, ma anche per area geografica, molto spesso apartititche e “apolitiche” (cioè non riconducibili direttamente a un partito, ma hanno comunque una connotazione politica, va da sé), con tutt'altra struttura e inquadramento nell'ordinamento giuridico rispetto ai sindacati europei. Mentre in Italia (e in forme più o meno simili anche in Europa), la Triplice gestisce col suo velenoso monopolio il rinnovo del CCNL di categoria, con pieno riconoscimento da parte dello Stato, lasciando la competizione con i sindacati di base alle lotte per contratti locali e aziendali, tale centralizzazione è assente negli Stati Uniti.

I lavoratori di tutto il mondo e di quasi tutti i settori sentono nuovamente la necessità di lottare contro gli attacchi al nostro tenore di vita. I sindacati, organismi che costituiscono una parte importante della storia della nostra classe, sono i primi a offrirci un modo per incanalare collettivamente questa lotta. Ma se guardiamo oltre le fasi iniziali della lotta di classe, la storia delle lotte sindacali assume contorni meno rosei. La storia della lotta di classe ha dimostrato che i sindacati si sono gradualmente integrati nell’apparato di pianificazione dello Stato durante le ultime due guerre mondiali.

Ora più che mai noi lavoratori dobbiamo iniziare a prendere in mano le redini delle nostre lotte contro il peggioramento delle condizioni di vita attraverso la nostra organizzazione di classe. Il capitalismo è la causa del rapido declino del nostro tenore di vita. L’inflazione, il lavoro precario e i tagli alle tutele sociali sono tutti modi con cui i padroni spremono i lavoratori per ottenere maggiori profitti. Questi non sono il risultato delle azioni di padroni particolarmente malvagi. Piuttosto, sono le esigenze strutturali del capitale che costringono la classe capitalista a cercare di far pagare ai lavoratori, con il nostro sangue e il nostro sudore, la crisi di redditività. Per tutte queste ragioni e altre ancora, dobbiamo rispondere alla repressione portata avanti dal nemico con i nostri organi di classe, non con quelli asserviti al loro Stato.

Mentre ci avviciniamo ancora una volta alla guerra, dobbiamo ricordare che in entrambe le guerre mondiali la classe operaia fu convinta dai partiti “operai” e dai loro sindacati a versare il proprio sangue su ogni fronte, ad esempio facendo rispettare impegni presi col padronato e col governo di non scioperare per aiutare a riorganizzare l’economia in funzione della produzione bellica e per facilitare l’arruolamento dei lavoratori nel massacro imperialista. Questi sindacati, che da poco avevano ottenuto il riconoscimento legale, permisero alla classe dominante di mantenere la lotta di classe entro certi limiti in cambio di una quota dei profitti. Tra la Seconda Guerra Mondiale e i primi anni '70, prima che la crisi del saggio di profitto riemergesse in tutta la sua forza, i sindacati erano ancora in grado di ottenere aumenti salariali e riforme per i propri iscritti, purché rimanessero entro quei limiti legali e di fatto stabiliti dalla classe capitalista, frenando continuamente le lotte dei lavoratori e indebolendo la lotta complessiva della classe operaia. Tuttavia, non appena i profitti cominciarono a diminuire, questo status quo divenne insostenibile per lo Stato capitalista. Nonostante il ruolo dei sindacati nel mantenimento della stabilità capitalista, il loro potere cominciò a sgretolarsi di pari passo con l’erosione del saggio di profitto. I padroni cominciarono a vedere, nonostante la loro collaborazione, i sindacati come potenziali ostacoli all’aumento dello sfruttamento dei lavoratori.

I sindacati esistono per negoziare la vendita della forza lavoro: è così che si “guadagnano il pane” . Tramite le commissioni sindacali di contrattazione e i contratti da esse stipulati, si applicano clausole restrittive sullo sciopero, consentendo ai lavoratori di scioperare solamente dopo aver soddisfatto determinati criteri e non quando le vere richieste per garantire loro condizioni di vita dignitose non vengono accolte. I sindacati negoziano contratti diversi in ogni industria, settore e luogo di lavoro, con la coesistenza all’interno dello stesso luogo di lavoro contratti diversi gestiti da più sigle, accanto a una vasta schiera di lavoratori non sindacalizzati. Il 31 gennaio 2026, i sindacati (gli stessi che avevano “appoggiato” il cosiddetto sciopero generale a Minneapolis) hanno detto ai lavoratori, gli stessi che affermano di rappresentare, che dovevano andare al lavoro e che non era loro consentito partecipare ad alcuna azione di sciopero. Com’era prevedibile, i sindacati preferiscono le regole dei padroni alle rivendicazioni dei lavoratori. I tradimenti dei sindacati nei confronti della classe salariata non iniziano con palesi azioni portate avanti in quanto organi statali collaborazionisti di classe. Piuttosto, iniziano sul posto di lavoro, riconoscendo i diritti di gestione capitalisti e sostenendo la mediazione contrattuale piuttosto che la lotta di classe. I lavoratori non possono delegare la propria lotta a organi capitalisti come i sindacati, che limitano le lotte e le predispongono alla sconfitta.

Storicamente, i lavoratori hanno già trovato organi che rappresentano realmente l'intera classe come i consigli di sciopero, i comitati di fabbrica, i soviet, le shura o i consigli territoriali dei lavoratori. A differenza dei sindacati, questi organi non fungono da arbitri permanenti tra lavoro e capitale e non frammentano la classe operaia. Oggi i lavoratori in sciopero stanno prendendo l'iniziativa di creare gruppi di chat per discutere le loro lamentele e la loro insoddisfazione nei confronti dei sindacati che imbavagliano le lotte e trasformano gli scioperi in una farsa negoziale, invece di estenderli e generalizzarli.

Le crisi insolubili del capitalismo stanno conducendo l'intero sistema verso guerre imperialiste; gli Stati stanno trovando nello scontro, uno scontro che ucciderà milioni di lavoratori, la soluzione più adeguata per rivitalizzare questo sistema sfruttatore. L'autoorganizzazione dei lavoratori deve allontanarsi dalle sole lotte difensive contro il deterioramento delle condizioni di lavoro, per passare a lotte offensive. Ciò significa iniziare a ricollegare tutte le nostre crescenti difficoltà economiche e l'aumento della repressione e della sorveglianza al capitalismo decadente e in crisi.

Il proletariato rivoluzionario ha inoltre bisogno di un partito comunista che incarni la soggettività proletaria attraverso la riflessione sulle passate esperienze nel campo della lotta di classe e funga da punto di riferimento per il proletariato dotato di coscienza di classe. Il contenuto politico del partito comunista è lo strumento più indispensabile affinché gli organi di classe costituiscano la base della dittatura del proletariato, in cui la classe lavoratrice è in grado di conquistare il potere politico e di autoemanciparsi dal capitalismo. Questo è l'unico modo per raggiungere il comunismo, una società senza Stato e senza classi, senza produzione di merci, sfruttamento o guerre. L'alternativa è il massacro sociale perpetrato per mano della borghesia, unita nel proprio Stato e nelle guerre mondiali imperialiste.

-Internationalist Workers’ Group, Marzo 2026

Giovedì, April 2, 2026