Ordinario sudiciume borghese

Qui non si tratta di recitare la parte degli indignati, aggrappandosi a presunte questioni morali che da sempre sono il cavallo di battaglia della sponda istituzionale sinistra per sentirsi superiore a quella destra, a parità sostanziale di programmi.

L'aspetto anti-etico, per quanto molto spesso rivoltante, della borghesia è anch'esso conseguenza e non causa del suo potere economico di fatto. Non è il sonno della ragione che genera mostri, ma la consapevolezza dell'impunità o quantomeno la sua concreta speranza, date dai rapporti di forza all'interno di una società.

Certe azioni, un rappresentante della classe borghese o un elemento che comunque si è schierato con quel lato della barricata pur non essendone parte, le può fare a due condizioni e cioè essere soggettivamente uno squallido personaggio e sapere di avere i mezzi necessari per farla franca, come sicuramente hanno pensato in tanti. Gli esempi non mancano. dagli “assassini in divisa” di Cucchi o Aldrovandi a Nicole Minetti. Questa donna, pur di ottenere la grazia, ha tirato fuori (sembrerebbe) gravi situazioni di salute di un presunto figlio adottato, se non fosse che i medici dell'ospedale da lei indicato come struttura che lo ospita questo figlio non l'hanno mai visto e non sanno chi sia. Questo almeno è quanto sostiene un'inchiesta del Fatto Quotidiano.

Già da parte di chi rischia di vedersi revocare la grazia potrebbe profilarsi lo starnazzare di origine berlusconiana sull'uso politico delle inchieste. Gli stessi che si lamentano di questa partigianeria della giustizia sono quelli che, guarda un po', in nove casi su dieci hanno potuto contare su scontate assoluzioni e che in caso di condanna non si sono fatti nemmeno un giorno di galera. Vogliamo aggiungere a scanso di equivoci che i comunisti, nel loro progetto di società, anziché la galera invocano per queste persone la più tremenda delle pene: la redenzione attraverso il duro, duro, duro (3 volte) lavoro, per renderle (una volta tanto) utili alla società.

Se fosse acclarato che i fatti corrispondono a verità, e usiamo il condizionale perché vogliamo sforzarci di fare i garantisti – come direbbero i borghesi - sul fatto in sé (nonostante la persona in questione ci faccia schifo, a prescindere per il mondo che rappresenta), sarebbe l'ennesima conferma di quanto in basso possa fare scendere l'ideologia cosiddetta machiavellica del fine che giustifica ogni mezzo.

Per quanto apparentemente secondarie, il capitalismo accanto a quelle economiche pone innanzitutto questioni etiche, connesse all'umanità. Viviamo in un periodo in cui sembrano tracimare le fogne perché il peggio della sporcizia morale viene a galla, e lo capisci quando ascolti una ragazza che potrebbe essere tua figlia sostenere che è giusto che se ne ha la possibilità, una donna si faccia mantenere dall'uomo, "perché è biologicamente diversa", e la donna che sostiene il contrario è solamente "una povera comunista"; e ti fa specie che a parlare non sia una bigotta retrograda nel 1946, ma una ragazza di ventidue anni nel 2026.

In una società in cui la smania di fare profitto si è sbarazzata (dall'origine) di ogni scrupolo morale, è questo l'humus in cui si sviluppano certi comportamenti e in cui certi personaggi balzano agli onori della cronaca.

Per spazzare via questo sudiciume, questa miseria umana, noi non invochiamo certo la mannaia della giustizia borghese, perché sarebbe paradossale fare appello a un organo repressivo della stessa classe che partorisce questi mostri e che il più delle volte li lascia a piede libero.

La nostra indignazione non è quella dei preti o delle comari che si scandalizzano in parrocchia o mentre si fanno la permanente al grido di "In che mondo viviamo" o "Non c'è più religione", anche perché, a proposito di religione, certe viscide azioni sono pane quotidiano (Amen!) di molti suoi rappresentanti intonacati.

L'indignazione comunista per la mancanza di valori umani da cui nasce (e dialetticamente, in cui cresce) la malapianta capitalista, deve trasformarsi in azione politica, in pratica militante e rivoluzionaria. Oggi come non mai, facendo un paragone con dicotomie che appartengono al campo avversario, non basta più essere "credenti", bisogna diventare "praticanti" per passare dal campo della pura opinione a quello del fatto: finché la pura opinione rimane nei cervelli o nel migliore dei casi viene espressa a voce ma non si trasforma in iniziativa, la lotta di classe - che non può non passare necessariamente per la costruzione del partito dei comunisti rivoluzionari - rimarrà ancora a lungo ferma ai box.

La Vespa rossa

Giovedì, April 30, 2026