Solidarietà agli operai kazaki

Sulla strage degli scioperanti di Zhanaozen

La classe operaia, da decenni trattata - falsamente - dai mass media come elemento marginale della società, continua invece a far paura, tanto che della sua vita, delle sue lotte se ne parla il meno possibile e, in ogni caso, in modi tali da rendere innocuo il potenziale “sovversivo”, cioè anticapitalistico, dei brevi squarci aperti sul mondo operaio. Il “cordone sanitario” steso attorno a questo mondo è talmente serrato che, a volte, diventa quasi invalicabile.

E' il caso di quanto è successo venerdì 16 dicembre in uno dei territori facenti parte del fu “impero del male”, ossia il Kazahstan e precisamente la città petrolifera di Zhanaozen, nella parte occidentale del paese. Su questo Stato, uno dei maggiori produttori mondiali di gas e petrolio, regna da vent'anni Nazarbaev, uno dei tanti figuri già appartenenti alle alte sfere dell'ex PCUS, che, dopo aver contribuito all'affondamento dell'URSS, sono rimasti al loro posto, previo rapido e disinvolto cambio di divisa, continuando a fare quello che facevano prima, anzi, più di prima, visto che non devono spartire il potere con nessun Politburo. Naturalmente, il fatto che in Kazahstan la stessa democrazia borghese sia né più né meno che una caricatura di quella vigente altrove, non disturba affatto le multinazionali occidentali degli idrocarburi (non ultima l'ENI), i cui paesi d'origine hanno portato la guerra ai quattro angoli del mondo proprio per difendere, così ci dicono, la famigerata democrazia. Nei dintorni del Mar Caspio, non solo ci sono giacimenti molto interessanti (come si usa dire), ma, fattore tutt'altro che secondario, la classe operaia e, in generale, il lavoro dipendente ricevono salari ben al di sotto della media “occidentale”.

Proprio per ottenere aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro, nella primavera scorsa era partito uno sciopero che poi si è allargato, coinvolgendo operai di altri settori. In particolare, gli operai dell'impresa petrolifera semi-privata OzenMunaiGas avevano installato un presidio permanente (con tende, striscioni ecc.) nella piazza principale di Zhanaozen.

Le provocazioni, le aggressioni violente da parte di non meglio identificati “civili” e della polizia - che avevano provocato la morte di due operai - e nemmeno il licenziamento di oltre duemila lavoratori erano riusciti a fermare la lotta, anche perché, nonostante la censura totale delle informazioni operata dal governo, qualcosa era trapelato ugualmente, innescando, come si è detto, la solidarietà attiva (scioperi) in altre città del paese.

Tra provocazioni, arresti e licenziamenti, si è così arrivati al 16 dicembre, quando Nazarbaev ha deciso l'azione di forza, nelle intenzioni risolutiva, contro gli scioperanti. Non è chiaro come sia cominciata, ma la polizia ha attaccato il presidio operaio sparando per uccidere, tanto che, alla fine, le fonti ufficiali parlano di tredici morti e alcune centinaia di feriti; secondo altre fonti, invece, sarebbero stati massacrati almeno settanta operai. Non si sa bene cosa sia successo poi: pare che la notizia della strage abbia spinto operai di altre località a scatenare scioperi selvaggi e sabotaggi alle linee ferroviarie che trasportano il petrolio; addirittura si vocifera di rivolte urbane. Di sicuro c'è che Nazarbaev ha ordinato la deportazione di oltre duemila operai, già licenziati per rappresaglia, in aziende statali di altre città, dove dovrebbero lavorare a salari ribassati; sembra, però, «che gli operai hanno rifiutato, preferendo i rischi di una continuazione della lotta sul posto all'idea di essere esiliati in luoghi lontani da casa».

Questo è ciò che si sa al 25 dicembre, così com'è riportato da Astrit Dakli sul blog blog.ilmanifesto.it , da cui abbiamo tratto le notizie e l'unico, a quanto ci risulti, ad averne parlato.

Non siamo moralisti, sappiamo bene quale sia la funzione dei mezzi d'informazione (?) della borghesia, eppure, il silenzio tombale sul massacro degli operai kazaki dà il voltastomaco. Alcuni giorni dopo, non c'era telegiornale che non “gridasse” la ferocia stragista dell'ultrareazionario integralismo islamico esplosa in Nigeria: giusto, ma la strage degli operai petroliferi di Zhanaozen? Meglio non parlarne, meglio non ricordare al “gigante dormiente” - il proletariato - fin dove la borghesia non si fa scrupolo ad arrivare, quando in ballo ci sono i suoi profitti, il suo potere.

CB

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Comments

Operai che si guadagnano da vivere assassinando altri operai... E che zelo!

Non ho capito, a cosa ti riferisci? "Quando parli di operai che si guadagnano da vivere assassinando..." a chi ti riferisci?

Ai poliziotti. Forse che non appartengono alla classe operaia?

No, i poliziotti (specie quelli che sparano su operai inermi) sono l'arma repressiva - e in questo caso assassina - della classe dominante. Se poi in futuro qualche gendarme vorrà finalmente puntare la pistola contro chi gli dice di sparare alla schiena di lavoratori disarmati, bene. Ma fino a quel momento rimane un nemico, anche se guadagna poco più dell'operaio che gli ordinano di ammazzare.

Quindi borghesi. Oppure proletari schierati con i borghesi?

I Poliziotti non sono borghesi e non sono proletari, sono poliziotti, punto. I poliziotti hanno una collocazione nel capitalismo diversa dai proletari (non vendono forza-lavoro) e dai borghesi (non detengono mezzi di produzione o rendita, non posseggono capitali). È da questa collocazione, è dal ruolo che svolgono che vanno definiti non dall’estrazione sociale. Mi associo quindi alla definizione data da Gek.

I poliziotti hanno estrazione sociale proletaria ma non sono proletari. Lenin in Stato e rivoluzione li definiva “distaccati speciali di uomini armati", non li definiva borghesi, non lidefiniva proletari. Non vedo perché adoperare stessi termini per cose diverse.

Detto questo, poi ovviamente possiamo constatare che la loro estrazione è proletaria, così come possiamo augurarci che in una fase calda si schierino con il proletariato abbandonando la borghesia.

Così come constatare questo, che i poliziotti sono il braccio repressivo della borghesia, non significa diffondere il mito dello scontro con gli stessi, come spesso viene fatto dai movimentisti di vario genere.

Chiaro..

Figurati ;-)

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