Maggio 2013
Anarchismo e comunismo rivoluzionario
Le differenze storiche principali fra anarchici rivoluzionari e comunisti rivoluzionari sono essenzialmente due, ovvero:
- gli anarchici rivoluzionari sostengono che si possa e si debba passare dal capitalismo al comunismo senza nessuna fase intermedia, semplicemente distruggendo la macchina del potere borghese.
- i comunisti rivoluzionari sostengono invece che sia necessaria la fase intermedia della "dittatura proletaria" che consiste nel potere esclusivo della classe lavoratrice, necessario per combattere e spazzare via definitivamente la reazione borghese che inevitabilmente si organizza per proteggere i suoi privilegi e il suo potere economico il quale - come e` ovvio - non puo` certo essere cancellato dall'oggi al domani. E' chiaro poi che, quando le classi saranno realmente scomparse, e non solo abolite sulla carta, la dittatura proletaria, in quanto potere coercitivo anti-padronale, non avra` piu` ragion d'essere e quindi si estinguera`.
Dal nostro punto di vista, la linea comunista rivoluzionaria e` stata piu` volte confermata, a partire dalla Rivoluzione d'Ottobre in cui l'Armata Rossa non e` stata altro che la risposta proletaria all'Armata Bianca finanziata dal padronato e dai contingenti militari di una dozzina di nazioni mandati a schiacciare il proletariato al potere per ristabilire il dominio borghese. Stessa cosa nella Germania e nell'Ungheria rivoluzionaria del 1919, dove proprio la disorganizzazione del proletari ha permesso alle armate reazionarie di soffocare la rivoluzione e di operare in seguito sanguinosissime rappresaglie. Poi:
- gli anarchici rivoluzionari sostengono che i proletari possano e debbano fare la rivoluzione senza la guida di un partito e che quindi possano maturare spontaneamente la necessita` del comunismo.
- i comunisti rivoluzionari sostengono invece che, dato che la cultura dominante e` inevitabilmente la cultura della classe dominante in quanto detentrice dei mezzi di produzione culturale (chiesa, scuola, universita`, libri, giornali, televisioni, ecc.) e che quindi, finche` vige il potere borghese, soltanto una minoranza potra` maturare una coscienza comunista rivoluzionaria, e` necessario che questa minoranza si organizzi affinche` riesca a essere sufficientemente forte da saper indicare al proletari la strada per la liberazione dallo sfruttamento.
Esemplare conferma di questo e` stata ancora la Rivoluzione d'Ottobre: i bolscevichi, infatti, unici portatori del programma comunista in Russia contro menscevichi e "socialisti rivoluzionari" che non vollero nemmeno uscire dalla guerra imperialista con la Germania, crebbero in maniera esponenziale all'interno dei Soviet di soldati, operai e contadini soltanto durante la Rivoluzione e non prima, cioe` raggiunsero la maggioranza assoluta all'interno del consigli aumentando senza sosta nel periodo che va dalla rivoluzione anti-zarista di febbraio all'Ottobre rosso.
Conferma amara poi di quanto sia necessario il Partito rivoluzionario e` stata l'occupazione armata delle fabbriche del triangolo Genova-Torino-Milano nel 1920 che, dopo appena un mese, si esauri` nel nulla dato che gli operai, non avendo maturato autonomamente la coscienza della insurrezione rivoluzionaria per la conquista del potere politico e frenati in questo intento da sindacalisti e P.S.I. (unici riferimenti del proletariato di allora), senza organizzazione e prospettiva, abbandonarono armi e bandiere, travolti negli anni seguenti dalla reazione fascista finanziata dal padroni. Il Partito Comunista d'Italia, che in origine aveva una direzione rivoluzionaria, nacque solo nel '21; troppo tardi...
Riguardo poi allo stalinismo, noi riteniamo che ci sia una frattura netta fra la condotta rivoluzionaria di Lenin e quella apertamente contro-rivoluzionaria di Stalin, frattura segnata nella storia da eventi indiscutibili, ma falsificati o sepolti dalla storiografia borghese:
- Lenin: tutto il potere ai Soviet, organi della dittatura proletaria
- Stalin: neutralizzazione della dittatura proletaria attraverso il passaggio forzato del potere dai Soviet alla dittatura del Partito-Stato
- Lenin: impossibile costruire il socialismo in un solo paese: resistere e favorire la rivoluzione in Occidente (1919: creazione dell'Internazionale)
- Stalin: costruzione del capitalismo di Stato (spacciato per "socialismo in un solo paese"): potere alla borghesia burocratica e militare, sfruttamento operaio, patriottismo, imperialismo.
Poi, non dimenticarsi mai della eliminazione fisica del bolscevismo da parte di Stalin:Fra il 1934 e il 1939, 600 mila iscritti del Partito bolscevico furono fucilati, piu` di 500 mila fra quelli radiati e quelli inviati in Siberia. Tutti i membri del Comitato Centrale del Partito che diresse la rivoluzione (Trotzky, Bucharin, Kamenev, Zinoviev, ecc.) furono passati per le armi, accusati di... tradimento. L'incompatibilita` fra marxismo, leninismo, bolscevismo da una parte e stalinismo dall'altra e` stata scritta con fiumi di sangue proletario e comunista, che ancora grida "verita`!".
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Compagno, anche se sono
Compagno, anche se sono passati due anni da quando hai scritto questo articolo (ho scoperto questo forum solo adesso) volevo controbattere su questo punto:
Da quello che so io questa affermazione è sbagliata
Posto così è come dire che si vuole una rivoluzione disoganizata ma non è vero perché nell'ambiente anarchico (tranne nell'anarco-individualismo) le forme di organizazione ci sono, ovviamente non partiti ma in tutte le nazioni sono presenti le Federazioni e altre forme di organizazioni,esiste anche l'Internazionale delle Federazioni Anarchiche...
Esempi storici dell'organizazione anarchica sono l'esercito guerrigliero di Nestor Makhno in Ucraina,
la lotta antifranchista in Spagna in cui nei paesi liberati i combattenti anarchici del FAI-CNT e i compagni comunisti del POUM insieme organizarono l'autogestione dei servizi e gli espropri di terreni.
Saluti da un Compagno
Ciao compagno, hai ragione,
Ciao compagno,
hai ragione, la mia è stata una semplificazione che non ha tenuto conto delle diverse "anime" presenti all'interno del movimento anarchico. Se non sbaglio Malatesta era addirittura per il Partito, anche se probabilmente intendeva una forma organizzativa ben diversa rispetto a quella marxista e leninista.
In generale possiamo dire che la tradizione comunista vede nel Partito la guida del proletariato, mentre l'anarchismo intende l'organizzazione come una struttura "leggera" e non (o poco) centralizzata, che renda più efficace l'azione collettiva.
Si tratta ovviamente di uno schema di massima.
Ritengo comunque che sia utile un confronto fra il comunismo anti-stalinista e l'anarchismo classista, perché confrontandomi con gli anarchici che conosco di persona ho spesso l'impressione che a dividerci siano più le scelte terminologiche che i contenuti.
Segnalo un nostro articolo sulla repressione della rivolta di Kronstadt: leftcom.org
ciao Ak R e benvenuto da
ciao Ak R e benvenuto da queste parti !
fatte salve le considerazioni del Gek c'è da vedere - secondo me - anche se o come i comp anarchici sono x la Dittatura del Proletariato ( che purtroppo nn è alll'ordine del giorno, ok...) o come considerano la fase di trapasso dal capitalismo.
saluti,
D’accordo con No Nick. Anche
D'accordo con No Nick. Anche se il termine "dittatura", dopo le esperienze storiche del nazifascismo e dello stalinismo, è senz'altro poco felice perché, nell'immaginario collettivo, richiama forme di governo che sono esattamente agli antipodi rispetto alla "dittatura del proletariato".
Una definizione paradossale ma più corretta - utilizzata spesso anche da Lenin - sarebbe quella di "dittatura democratica del proletariato", intendendo:
- dittatura nei confronti di quelle forze borghesi che si oppongono - con la violenza e con la loro potenza economica che non scompare dall'oggi al domani - al processo rivoluzionario
- democratica all'interno dei suoi organi rappresentativi - i Consigli - dove ogni individuo e forza politica della classe ha pari diritti e peso decisionale.
Il Partito rivoluzionario, nella libera arena dei Consigli, se è veramente tale dovrà conquistarsi la fiducia della classe e guidarla verso il superamento del capitalismo e l'edificazione della società comunista.
Benvenuto Ak R, parlando di
Benvenuto Ak R, parlando di Spagna sono note le discussioni sul contegno da tenere in guerra tra Cipriano Mera e Durruti, due grandi anarchici. Per dire quanto è sfrangiato l'universo anarchico da sempre. Molte volte l'anarchico rifiutando il comunismo in realtà rifiuta lo stalinismo, ben altra cosa. Sul tuo precedente intervento concordo pienamente
inanzi tutto ringrazio i
inanzi tutto ringrazio i Compagni per il benvenuto...
Compagno Gek sicuramente ti riferisci al Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario al quale partecipò anche Malatesta che (mi sembra strano pure a me) parteciparono pure alle elezioni ma si sciolsero poco dopo con la divisione tra la corrente anarchica e socialista nel quale all'epoca comprendeva pure i comunisti ... Comunque nei sui scritti Malatesta utilizza il termine "partito" ma riferendosi all'organizazione e non al partito parlamentarista al quale era contrario essendo per l'azione rivoluzionaria.
sono molto contento che qui si parli apertamente di Kronstadt invece di nasconderlo perché solo affrontando gli errori si possono combattere (su questo tema consiglio di leggere "la Rivoluzione sconosciuta" di Volin)...
Sulla dittatura del proletariato la differenza sostanziale sta che nell'anarchismo si è contrari a ogni forma di autorità e legge e in una dittatura anche se proletaria c'è sempre qualcuno che le leggi le scrive... insomma si vorrebbe arrivare subito alla società che si autogestisce senza che nessuno sia dittatore di nulla...
In effetti non credo che
In effetti non credo che nessuno decida per gli altri ma tutti collaborino alla determinazione di una società che non obbedisca alle logiche di profitto.
Non dovendo inseguire ne coniugare interessi particolari i limiti deriverebbero in sostanza solo dalla impossibilità di accumulo del lavoro Da parte di chiunque.
La libertà che offre l'anarchia potrebbe alla lunga riproporre una condizione di diseguaglianza, diventa per cui discutibile questo tipo di offerta... (magari diciamo la stessa cosa)..
Saluti compagno.
il punto, forse, è proprio
il punto, forse, è proprio quì: adesso le leggi sono scritte nell'interesse della minoranza di classe borghese.
la rivoluzione è necessaria così come il suo potere dei Consigli proprio come mezzo attraverso cui si possano "scrivere leggi" nell'interesse immediato della maggioranza sfruttata e con l'obiettivo della soppressione delle classi stesse.
se subito dopo la Rivoluzione ( che io vedo più come un periodo di transizione, un qualcosa di dinamico , nn come un atto formale dove si ammainano le vecchie bandiere ecc ecc ) lasciamo la libertà ai nostri nemici di classe ( ancora forti, xchè provvisti di soldi e armi con tutto ciò che ne consegue ) di esistere come classe ,siamo sicuri che nn usino quel loro potere contro di noi ( contro il proletariato in genere, cioè)?? o cmq come possiamo spezzarne la scontata/verosimile resistenza??
ovviamente nn credo esista la ricetta magica x evitare che un processo rivoluzionario degeneri: un'altra differenza probabile tra noi ed i comp anarchici credo consista nel fatto che loro individuano nella forma-esperienza partito rivoluzionario/dittatura prolet l'elemento primo, in sè, della degenerazione di tale processo mentre noi la imputiamo ed argomentiamo con il corso della lotta di classe a livello internazionale ( e la sua sconfitta )
Condivido le riflessioni di
Condivido le riflessioni di No Nick. Aggiungo che, in termini molto generali, forse la differenza fra anarchismo e comunismo sta tutta nella "tempistica" del processo rivoluzionario, nel senso che anche secondo noi bisogna arrivare a una "società che si autogestisce senza che nessuno sia dittatore di nulla" (per usare le parole di AK Riot) ma come ci arrivi?
Nel corso del Novecento la borghesia ha abbondantemente dimostrato che per difendere il suo potere è sempre disposta a scatenare guerre e feroci repressioni, altro che mettersi intorno a un tavolo e stabilire tutti insieme: da domani niente più classi, socializzazione e autogestione. Anche nel migliore dei casi, ossia con tutti i proletari che diventano rivoluzionari, i padroni non sono gente che si piega al volere della maggioranza, per quanto si riempiano la bocca di "valori democratici", e quindi con loro che fai? Eserciti un potere coercitivo che gli impedisce di bloccare la rivoluzione.
Le leggi: il potere borghese ha bisogno di moltissime leggi, perché ha bisogno di moltissimi lacci e lacciuoli per incatenare gli oppressi alla loro condizione di sfruttati e di subalterni.
La società senza classi, invece, avrà bisogno di pochissime leggi, perché tutto verrà semplificato in virtù dell'unità d'intenti che dovrà muovere l'intera comunità umana. Ma, dal mio punto di vista, proporre una società senza leggi significa credere nel paradiso in terra, un mondo in cui non esisterà più il benché minimo dissidio e conflitto. Ma i conflitti, i contrasti fra i singoli individui esisteranno sempre (aggiungo: per fortuna!), la differenza rispetto alle società classiste è che non causeranno più lacerazioni in seno al corpo sociale, malessere generalizzato, catastrofi economiche e violenze sistematiche dell'uomo sull'uomo. Una bella differenza.
Potremmo dividerci in base
Potremmo dividerci in base alle nostre opinioni e non in base ad interessi materiali travestiti da ideologia, cultura, religione ..etc... perchè la società comunista garantirà a tutti quello che oggi è privilegio di pochi ma partendo da una diversa impostazione potrebbe da subito beneficiare l'umanità intera. Il capitalismo non solo è disumano ma è afflitto da disfunzioni tali da renderlo instabile e periodicamente sottoposto al rischio d'implosione. La rivoluzione serve a questo; a prendere il potere perchè non ce lo regaleranno. La dittatura del proletariato serve a questo, gestire il potere nel periodo di transizione usandolo anche per reprimere colpi di mano borghesi e impazienze proletarie. Alcuni dei nostri torneranno, novelli ebrei, ad adorare il "vitello d'oro", e forse non basterà parlare per capirsi. Non basterà certo fare un governo "nostro" che per decreto promulghi quelle belle leggi che renderanno il mondo perfetto.
se non sbaglio. la sezione
se non sbaglio. la sezione inglese della tendenza comunista internazionalista collabora attivamente con gruppi anarchici
Capisco il senso delle parole
Capisco il senso delle parole di Vasco sul "vitello d'oro" e le condivido, ma non userei le parole "novelli ebrei" perché nel contesto in cui sono inserite hanno un valore negativo, e invece (dico un'assoluta banalità, che condividerà senz'altro anche Vasco) non c'è niente di male a essere ebrei, come con c'è niente di male ad appartenere a qualunque altro popolo.
Visto il diffuso e perdurante pregiudizio antiebraico, meglio specificarlo.
Chiusa parentesi, avanti con il confronto comunismo/anarchismo : )
Era solo una metafora presa
Era solo una metafora presa di peso dalla Bibbia, solo questo! Mosè torna dal suo incontro con l'altissimo e vede ..... la storia la conosciamo tutti, era solo per dire che gli sbandamente nel viaggio verso la Terra Promessa non mancheranno e saranno necessarie scelte forse dolorose
Infatti, siamo d’accordo
Infatti, siamo d'accordo
Non e vero che la CWO
Non e vero che la CWO (affiliato in Gran Bretagna della TCI) collabora attualmente con gruppi anarchici ma cerchiamo di trovare altri gruppi che condividono l'idea che la nostra lotta oggi non e solo per la riforma di un sistema marcito al cuore ma per alzare la bandiera di rivoluzione proletaria (in prospettiva - prima dobbiamo fare un grosso lavoro di agitazione e preapazione e a questo punto siamo allo zero). Purtroppo tanti dei gruppi anarchici qui preferiscono a seguire la linea dei trotskisti, stalinisti ecc per agitate solo contro il governo attuale (senza dire che questa linea voule dire un sostegno al partito laburista).
Ma le cose possono cambiare. Una mese fa gli anarchici del Federazione anrchico (il migliore dei gruppi anarchici) ci hanno richiesto per fare un discorso sull guerra in Spagna. L'abbiamo fatto e molti anarchici erano d'accordo con la nostra critica del fallimento di anarchismo in spagna (anche in termine anarchici!) e poi abbiamo tenuto una buon, serio cambio di opinione sulle lezioni della esperienza proletaria sia in Russia che in Spagna.
Mi sono preso “Anarchismo”
Mi sono preso "Anarchismo" di Noam Chomsky, per saperne di più... Auguri a tutti!
Buona Festa d’Inizio Inverno
Buona Festa d'Inizio Inverno a tutti voi : )
Compagni per approfondire su
Compagni per approfondire su questo tema vi consiglio di leggere questo riassunto di un discorso tenuto dal grande anarchico Cafiero fdca.it
Sul sito ci sono molti altri documenti davvero interessanti... Riguardo l'organizione del potere dell'autorità-stato vi allego questo scritto di Bakunin
Per comunismo autoritario
Per comunismo autoritario presumo intendi lo stalinismo che non è comunismo ma gestione ideologica e pratica del capitalismo. Il percorso tra l'insorgere e la realizzazione della società comunista sarà forse lungo e certo difficile. Sicuramente dovremo imporre ed imporci molto. Dovremo anche liberarci di mentalità e comportamente sviluppati nella nostra precedente esperienza vissuta ovviamente sotto regime capitalista. Dovremo liberarci di ogni sorta di macerie ideologiche e rimasugli di illusioni di vario genere. sarà difficile e tormentato percorso. E probabilmente pieno di violenza.
per deviazione autoritaria
per deviazione autoritaria non intendo solo lo stalinismo(che sottolineo non lo considero nemmeno un ideologia ma una sorta di miscuglio abortito di autoritarismo,militarismo e nazionalismo contornato da una propaganda populista) ma intendo anche tutti gli altri casi storici come l'attuale Cina o la Corea del nord di cui ultimamente le televisioni di tutto il mondo mostrano le immagini dei funerali del dittatore che sicuramente non fanno che male all'immaginario collettivo sul comunismo.
Compagno vasco la violenza è una fase inevitabile nella lotta di classe...
ciao Ak 47 :) lo scritto di
ciao Ak 47 :)
lo scritto di Cafiero è condivisibile nella sostanza.
dal mio punto di vista ne esce (paradossalmente) ribadita la necessità che le avanguardie di classe si organizzino in partito proprio al fine di far prevalere i principi comunisti all'interno degli organismi di classe anche contro il permanere ed il verosimile riemergere dei "vecchi" modi di pensare nati e radicatisi nella società basata sulla merce ( non dimentichiamo che " le idee dominanti sono le idee della classe dominante" e quindi anche dopo una rivoluzione circoleranno ancora, e forse anche con una certa presa, le idee della classe spodestata ma nn vinta del tutto... e forse le sopraviveranno anche).
saluti,
r
poter dare a tutti secondo il
poter dare a tutti secondo il propio bisogno, prescindere dalla capacità produttiva di ognuno, raggiungendo cosi l'emancipazione dai beni materiali: questa è la libertà! senza dubbio...
Impossibile senza un partito, subito e dopo, con una profonda riforma dell'istruzione tale da determinare un alto grado di consapevolezza e una presa di coscienza realmente materialista della realtà... e le tessere.
Saluto-
Si la violenza sarà
Si la violenza sarà inevitabile in quanto l'aggressività dello sfruttatore sarà contenuta ed infine vinta solo dalla reazione aggressiva dello sfruttato. Che il funerale del caro leader Kim Jong Il faccia male a noi è più che vero. In Corea abbiamo lo "stalinismo ereditario" modello monarchia con tanto di dinastia sul trono. E' un regime capitalista in economia ammantato da una coperta ideologica stalinista. Uno dei tanti frutti marci di Stalin come Mao ieri, Castro, Bersani, Camusso oggi.
Ciò che davvero dispiace è
Ciò che davvero dispiace è che si spendano fiumi di parole per dire ciò che divide comunismo ed anarchismo e mai invece ciò che è storia comune, ideali condivisi, lotte comuni, ecc.
Anarchi e comunisti sono entrambi contro il capitalismo, entrambi vogliono liberare l'umanità dal suo dominio, entrambi voglio costruire una società di liberi lavoratori.Marx ritenne possibile fondare la prima internazionale insieme agli anarchici. Forse non ne conosceva le posizioni? Oppure pensava, come penso io, che è necessario unire tutte le forze che si oppongono al capitalismo e risolvere nella praxis errori e contraddizioni?
La storia del movimento operaio è la storia delle sue innumerevoli, incontabili divisioni, fino all'atomizzazione. Perché? A me ricorda la storia ebraica. Giuseppe Flavio racconta che gli ebrei, 55 d.C, nella sola Gerusalemme erano divisi in 56 sette ciascuna contro tutte le altre: ma li si capiva perché, era teologia, immutabile, incorreggibile e ciascuna setta si riteneva depositaria della verità assoluta.
Da Lenin in poi, Lenin compreso, sembra che il movimento operaio sia affetto anch'esso da una malattia consimile. E non ci si accorge che la realtà è profondamente mutata per cui ogni idea, ogni convinzione va sottoposta a verifica rispetto ad essa. Scoraggia pensare che chi vuole cambiare il mondo e la storia non abbia poi la disponibilità a cambiare ciò che delle sue idee mostra di non funzionare, e si attacca a vecchie polemiche per mantenere quelle divisioni che lo lasciano nel sicuro delle proprie credenze, sempre più rigide, sempre più lontane da ciò che serve.
Forse per cambiare la storia sarebbe opportuno cambiare il modo di leggere la propria storia, accantonare i feticci e cercare le idee e le forme che rimettano in movimento un fronte anticapistico, senza lasciare alla protesta ed alla rivolta senza prospettive i milioni di proletari che stanno pagando un prezzo disumano alla crisi.
E’ giusto mettere in luce sia
E' giusto mettere in luce sia ciò che ci divide, sia ciò che ci unisce, altrimenti si rischia di voler essere d'accordo a tutti i costi, anche quando le posizioni sono diverse.
Le parole spese per fare chiarezza non sono mai sprecate.
Detto ciò, è senz'altro vero che gli anticapitalisti provenienti dalla tradizione anarchica e da quella comunista possono trovare un terreno comune d'intervento, e questo terreno ha un nome ben preciso: lotta di classe.
Noi di Battaglia Comunista (spesso tacciati di essere "settari") siamo promotori di due coordinamenti - l'Assemblea Proletaria di Bologna e il Coordinamento Lavoratori Autorganizzati di Parma - che hanno l'obiettivo di mettere in collegamento tutti quei proletari che si riconoscono nella lotta di classe, nell'anticapitalismo e nell'autorganizzazione delle lotte.
E in questi coordinamenti ci sono sia comunisti che anarchici.
Caro Compagno Gek, conosco,
Caro Compagno Gek,
conosco, ed appprezzo, queste iniziative a cui BC dà un contributo pregevole. Credo siano esperienze da generalizzare perchè interpretano pienamente e correttamente il senso di una milizia di classe.
E' chiaro che lo praxis, la lotta di classe, è la risolvente di molte contraddizioni del movimento proletario, il terreno sul quale è possibile costruire unità tra tutti i proletari.
Ma quante altre organizzazioni hanno il coraggio di porre le esigenze unitarie della lotta di classe innanzi ai propri "credi", di sperimentare ciò che pensano sul terreno della ricomposizione della classe e dell'unità dei suoi militanti?
Vi sono differenze? Benissimo! Verifichiamole nel movimento concreto delle lotte proletarie, lavorando insieme, con spirito fraterno, cercando insieme la strada di una risorgenza dell'organizzazione proletaria. Tu hai ragione, è il solo modo per uscire da questa infinita diaspora dell'impotenza ed ha ragione BC a promuovere e partecipare a queste esperienze, abbattendo steccati che la storia sta facendo marcire e costruendo un terreno di libera e vera democrazia proletaria dove nessuno si senta in diritto di scomunicare nessuno.
Il partito che porta avanti
Il partito che porta avanti le rivendicazioni della classe operaia su di un piano non istintivo ma scientifico, aiutando a superare lo scoglio del capitale e affermare l'emancipazione del proletariato dalla borghesia, viene in definitiva rifiutato perché conterebbe al suo interno i germi della prevaricazione. Pero' tali difetti sono imputabili non tanto ad un partito che ancora si deve misurare con eventi rivoluzionari futuri (BC), ma ad un presunto legame intrinseco delle teorie leniniste (a cui si attinge) a questi problemi. Ma ancora di piu', penso io, ad una visione di insieme che tende ad accomunare i partiti della sx ufficiale, i sindacati, le organizzazioni (si)no-profit, stato, insomma l'organico borghese, agli organi rappresentativi di classe op. Così una istanza di sfiducia con poco di reale, preventiva, dovuta in maggior parte allo stalinismo che non c'entra nulla con Marx e con Lenin.Infischiarsene delle differenze? Certo, entro i limiti, ad es. lavorare nelle organizzazioni sindacali passandolo per un terreno di ricomposizione della classe, ci riporta indietro inoculando realmente il batterio prevaricatore. Saluti.
Il partito
Il partito metastorico
Gentile compagno GCom, mi domandavo, leggendoti, se il partito è un fine o un mezzo, perché se è un fine, siamo nella teologia del demiurgo, se è un mezzo la condizione perché lo sia veramente è che funzioni allo scopo. Francamente la mia ammirazione per Lenin, in quanto rivoluzionario, non si spinge fino a condividerne la sua filosofia zoppa: mi interessa il Lenin che fa la rivoluzione, quello si, e che per farla deve aprire il suo partito a tutti coloro che volevano e potevano collaborare e ad integrarli nelle funzioni dirigenti. Fra Lenin e questi compagni c'erano differenze? Pare di si.
Se hai la pazienza di leggere la composizione del Comitato Centrale Bolscevico immediatamente dopo la rivoluzione ti accorgerai che i membri provenienti dal bolscevismo erano in minoranza e che la maggioranza aveva aderito al bolscevismo nel corso stesso della rivoluzione, e così dicasi, anzi di più, per il governo di Lenin. Attirati dalla linea bolscevica, si potrebbe pensare: ma non è forse vero che Lenin stesso la cambiò nella sostanza con le tesi di Aprile, e poi ancora, e che si trovò in minoranza nel CC composto solo da bolscevichi e che minacciò di dimettersi e di "rivolgersi direttamente alla classe operaia"?
Che rimase delle "teorie" del leninismo formulate negli anni precedenti? Il mito del "partito" fu creato da Stalin per contrapporre i "vecchi bolscevichi" a Trotskji ed alla sinistra del partito. Fu la spregiudicatezza di Lenin nell'imparare dagli eventi e nel cambiare e gettare via il materiale inservibile il suo immenso merito storico.
Ora, se per te la ricerca di unità tra militanti proletari rivoluzionari equivale "ad accomunare i partiti della sx ufficiale, i sindacati, le organizzazioni (si)no-profit, stato, insomma l’organico borghese, agli organi rappresentativi di classe op.", cosa che nessuno ha nè pensato nè proposto, non ci resta che aspettare che un partito proletario (quale?) cresca su sé stesso, se cresce e se cresce in tempi compatibili con i compiti che dovrebbe svolgere. Non è mai successo.
intendo precisare che non
intendo precisare che non aderisco al PCInt in nessuna maniera nè vi sono collegato indi i concetti che esprimo sono da addebitarsi alla mia esclusiva responsabilità. Dico ciò espressamente sollecitato da suddetto partito. Lenin ha sfruttato le difficoltà della borghesia zarista nate dalla guerra mondiale. Ha preso il potere per dare una base territoriale economica e militare a rivoluzioni che sperava sarebbero scoppiate a breve in Europa. Ciò non avvenne, si ebbero tentativi in Germania, Italia, Spagna e Ungheria, ma il dominio del capitale rimase saldo e il tentativo rifluì su se stesso. Se si hanno i soliti obbiettivi si è politicamente la solita cosa ma non è detto che i mezzi, i tempi, la tattica insomma siano i medesimi e questo crea attriti latenti nei momenti di calma ma esplosivi alla prova del fuoco. Mackno (non so se si scrive così, l'anarchico ucraino) aveva presumibilmente le stesse finalità di Lenin ma modalità e percorsi quasi antitetici (iniziando da quelli puramenti militari come se creare solo bande guerrigliere o strutturare reparti regolari bodello bianchi) lo scontro era inevitabile e le singole persone dovevano scegliere da che parte stare. Penso che Lenin avesse visto giusto, va comunque detto che la situazione genberale condannava il comunismo perchè ancora poco proletariato era sceso in lotta
Vasco Non mi soffermo su
Vasco
Non mi soffermo su questioni sulle quali il compagno Vasco ha evidente ragione (carattere internazionale della rivoluzione, vicenda Makno, ecc.).
Neppure io aderisco formalmente ad alcun partito, ma una delle ragioni per la quale ho simpatia per la Tendenza è il suo antisettarismo di fatto (che non implica affatto alcun cedimento sul piano dei principi).
Voglio solo rammentare la costituzione del formidabile blocco proletario che fu in grado di vincere una smisurata guerra civile: la sua base era la democrazia sovietica. Quel'era la sua composizione? E perché non esplose, non si disfece nella più terribile prova del fuoco che si possa pensare?
Nessun demiurgo. Il partito
Nessun demiurgo.
Il partito e' un mezzo che si spera funzioni allo scopo. Condivivido la osservazioni su Lenin e devo sicuramente approfondire molto e molte cose, da neofita sono dispnibile a smentite anche severe, certo.
La riunione delle forze che possano poi produrre un momento rivoluzionario di evoluzione sociale, non qualunque, ma comunista di abbattimento del capitale, prop. Privata, sfruttamento, etc., di classe, ho ha una linea teorica preventiva ben consolidata, io penso al partito, oppure si confida nell'esistenza di principi insiti nell'uomo, nel suo DNA. Ma così non e', la metafisica e' fuori discussione ed una terza via non la vedo praticabile.
Le correnti e le tendenze c'erano, ci sono, ci saranno, per fortuna, diversamente sarebbe una setta impermeabile ed inutile con l'occhio che sbircia al profitto, come tutte le sette.
Saluti.
Caro compagno GCom, la
Caro compagno GCom,
la questione che mi pongo è questa. I partiti storici corrispondevano a ciò che era il proletariato dentro ciò che era l'architetura sociale di allora.
Ma da allora si sono avute profonde modificazioni dell'architettura sociale ed il proletariato moderno è strutturato diversamente. In primo luogo la condizione proletaria ha inglobato parti consistenteti dei vecchi ceti medi; vi è una enorme massa proletarizzata ma che non ha nè coscienza identitaria e neppure sedimento storico.
Ciò significa che i vecchi modelli di partito non rispondono più al lavoro da fare adesso. Allora quale può essere la forma-partito che risponde a ciò che è oggi il moderno proletariato? Credo sia necessario pensarci, discuterne e sperimentare.
Il lavoro malefico svolto dai sindacati e dalla sinistra borghese (disorganizzazione e demoralizzazzione) hanno creato un'aura di scetticismo. Inoltre il fallimento dell'URSS, comunque la si giudichi, ha portato incredulità del fatto che il moderno proletariato sia in grado di riorganizzare l'economia e garantire lo standard di vita attuale. Molti comprendono che fuoriuscire dalla crisi è possibile solo fuoriuscendo dal capitalismo ma temono il fallimento proprio a causa di ciò che è stata e di come è finita l'URSS. E diffidano di organizzazioni troppo piccole per pesare, per svolgere un effettivo ruolo di reclutamento e di organizzazione delle forze necessarie a fronteggiare il potere statale dei capitalisti.
Credo siano più o meno queste le questioni di fronte alle quali sono i rivoluzionari. Ciao.
Compagno anonimo una scelta
Compagno anonimo una scelta di militanza e ideologica corrispondente, nel modo relativamente vincolante in cui ognuno si riconosce, non può essere dettata da stime statistiche o statistico-ideologiche, baloccando con la rimossa ma non spenta propensione del ns ego a idealizzare masse sterminate che aspettano un ns gesto, la rivoluzione non sta ne aspettando ne ha bisogno di noi singoli. Nulla ci impedisce di scegliere in maniera distaccata.
Svolgere un effettivo ruolo di reclutamento e' il vero problema visto e considerato che tutte le organizzazioni che contano elevate adesioni le ottengono con strumenti borghesi, tanto per capirci i sindacati promettono in definitiva posti di lavoro, già sentito? Noi, ritengo, promettiamo il superamento del capitalismo e la dittatura del proletariato.... questo e'.
Saluto.
Piu che una risposta e' uno spunto :)
Caro compagno GCom,cercavo
Caro compagno GCom,cercavo di individuare problemi, nessun appunto critico, e stima per i compagni che lavorano in condizioni di grande difficoltà. Ma il problema è proprio uscire da queste difficoltà, riaprire le possibilità del futuro. Io mi pongo domande senza alcuna pretesa di disporre di risposte, cercandole e cercando di capire quale sia il contesto storico sociale in cui i comunisti sono chiamati ad operare. La volontà, per quanto nobile e meritoria, non basta.
Siamo di fronte alla crisi irreversibile del capitalismo. Un economista dello staff di Obama ha detto "non sappiamo quanto dura né dove ci porta". Questa crisi ricade pesantemente sul proletariato mondiale e sui popoli dei paesi deboli economicamente. La protesta, l'indignazione, per quanto generose, alla fine risultano inefficaci perchè il problema che si pone all'umanità è cambiare forma sociale. E' un problema del presente, non del futuro.
Qualche determinista pensa ad un automatismo crisi-rivoluzione, Marx pensava che senza rivoluzione il capitalismo avrebbe provocato "la sua rovina e quella di tutte le altre classi". Ma il soggetto che può davvero mettere fine alla crisi e cambiare la direzione della storia, il moderno proletariato, è attualmente disarmato ed inerte. E neppure di fronte a questo compito immane i vari partitii e gruppuscoli sentono la necessità di rivedere molte delle loro concezioni, che non funzionano, il bisogno di associarsi per tentare di intervenire con un minimo di effiacacia in questa situazione. La rivolta e la protesta, lasciate a sé stesse, sono destinate alla sconfitta, una sconfitta inutile, dalla quale non si impara niente.
Ho avuto in passato contatti con una organizzazione "internazionalista rivoluzionaria": sembravano preti che celebravano la loro impotenza invocando il messia proletario e difendendosi dall'evidenza storica mediante un settarismo protervo. Non penso fossero in malafede, ma non si accorgevano di essere diventati materiali inservibili per ciò che c'è da fare.
La domanda è ancora quella: "Che fare?" e la risposta bisogna cercarla nella realtà presente. E se questa esigenza prioritaria comporta anche una revisione o anche una correzione radicale del proprio impianto teorico, credo sia un bene e non un male.
Se così non è, chiedo a chi dissente di spiegarmi in positivo la storia delle incontabili divisioni della sinistra comunista. Ti saluto.
Parlare di settarismo o del
Parlare di settarismo o del suo contrario è parlare in astratto, in realtà è nuotare tra le parole spesso alla ricerca di formule lessicamente valide a copertura a di azioni che dette per come sono potrebbero creare sgradite razioni. Engels era aperto ad ogni opinione indipendente nata dal libero pensiero. Il punto è stabilire chi è e cosa vuole chi ti parla quali scopi si prefigge. Spesso si cercano appigli storici per giustificare scelte presenti con cui possono si avere qualche somiglianza esteriore ma che in definitiva sono molto differenti. Spesso c'è male fede, spesso i gruppi indipendenti indipendenti non sono ma scatole vuote atte ad attirare chi rifiuta le panzane sindacali e parlamentari. Essere attenti e vigili non vuol dire essere settari ma efficenti. Nin accettò l'alleanza momentanea con lo stalinismo spagnolo e l'unica cosa che ne ricavò fu di farsi torturare fino alla morte. Lenin aveva fatto lo stesso con i menscevichi contro Kornilov ma in una situazione differente in cui dei tre era lui il più forte e manovrava per evitare che i due fronti borghesi si unissero. Non era fortuna ma consapevolezza della situazione idee chiare e nervi saldi. Trotsckj voleva riproporre la cosa in Spagna non rendendosi conto che non c'è un'unica soluzione per differenti problemi. Ovviamente non rappresento la posizione ufficiale di alcuno ma la mia personale visione
Caro compagno Vasco, ho
Caro compagno Vasco,
ho difficoltà a capire il tuo intervento. Diciamo subito che attenzione e vigilanza non hanno nulla a che fare col settarismo, sono aspetti necessari per un'organizzazione ma neppure abilitano una cultura del sospetto nel senso "chi non la pensa esattamente come me è un nemico mascherato" o "un agente oggettivo del capitalismo". Di queste scomuniche se ne sono sentite tantissime, erano tipiche dei gruppi m-l, sono tipiche dei settari, erano tipiche del PCI di Mario Alicata. Un clima politico quale quello che tu preconizzi avrebbe il solo effetto di isolare, segregare, allontanare.
Trotzy qui parla di come funzionava il partito bolscevico. Ma varebbe la pena parlare di quali fossero, nella realtà concreta della lotta politica, i rapporti tra bolscevichi e gli altri raggruppamenti proletari, vale la pena indagare sulla politica delle alleanze di Lenin, anche prima, molto prima dell'evento del '17. Nell'archivio storico della compagna Krupskaja c'è una lettera (velina) del 1907 a proposito dello sciopero di Baku che mise fine alla repressione del Ministro Stolpin: in essa Lenin riconosce e loda l'alleanza tra i (pochissimi) bolscevichi di Baku, i menscevichi, gli anarchici ed altri raggruppamenti proletari che avevano saputo trovare la quadra di un'alleanza capace di mobilitare un milione e mezzo di proletari di vari paesi ed etnie. (detto di passata i volantini dovettero essere scritti in sei lingue diverse: russo, armeno, tedesco, ucraino, persiano e turco).
L'aria asfittica delle sette ha soltanto il potere di soffocare lo spirito di collaborazione tra compagni; è infetto e dannoso e , non a caso, spesso si maschera dietro esigenze giuste come vigilanza, autodifesa, ecc. Quindi, cum grano salis.
Parliamo dell’oggi. Dopo
Parliamo dell'oggi. Dopo l'affermazione dello stalinismo nel secondo dopo guerra la gente rimasta su un terreno rivoluzionario è stata poca. Controllata da lontano senza eccessive intromissioni è stato considerata marginale destinata nel tempo a consumarsi fino a toccare numeri insignificanti. Controllare senza portare colpi particolari sarebbe tutto finito da se. Ma ecco che il capitalismo inizia a logorarsi visibilmente e in molti iniziano a farsi delle domande, la propaganda rivoluzionaria ottiene pur modesti consensi. Inizia l'opera di riassorbimento delle avanguardie . Il metodo è semplice ma efficace farle avvicinare da scatoloni vuoti, gruppi fintamente autonomi già in essere in quanto atti al recupero di singoli individui. Diffidenza tra compagni dici? Ti sei chiesto se chi ti parla è un compagno? con questo ragionamento dovremmo tirare in barca anche gente come Stalin, Togliatti, Bertinotti, Ferrando etc. Una cosa è spiegare a chi ingenuamente supporta il PCL che sta sbagliando e perchè altro fare patti con il PCL o parlarci. A quale scopo, finiremmo solo per confondere chi realmente sta con noi e la pensa come noi. Lotta Comunista non è comunista e ciò si evince dall'osservazione del suo comportamento. Di più, come non combattere chi osteggia il tuo lavoro politico con mezzi oltretutto odiosi. E' giusto denunciarli pubblicamente anche se ovviamente si difenderanno dando del paranoico o del settario a chi li dipinge per quelli che sono. O il comunista vispa teresa morirà o sarà il comunismo a finire. La crisi detta i tempi non abbiamo davanti un'eternità
Caro compagno Vasco, su molte
Caro compagno Vasco,
su molte cose hai indubbiamente ragione ed è evidente che parte della lotta di classe si svolge, da parte del capitalismo, anche con l'infiltrazione, la deviazione, la delazione, la provocazione, l'omicidio politico da cui bisogna difendersi. Su questo non ci piove.
C'è un precedente storico che forse ci aiuta a ragionare. Uno dei membri (una decina in tutto) del CC bolscevico uscito dal Congresso di Varsavia era Michail Malinovskji. Solo dopo la rivoluzione d'ottobre si scoprì che era un agente dell'Ochrana (il servizio di repressione zarista) e fu fucilato su sentenza del Soviet di Leningrado. La sua opera, comunque, non riuscì a fermare il lavoro dei bolscevichi.
Ora, mi sembrava evidente che riferendomi all'unità dei rivoluzionari fosse scontata l'avversione per quella robaccia che tu hai citato. La mia preoccupazione è che l'indiscutibile esigenza di difesa possa innescare settarismi deleteri ed ostacolare il formarsi di un blocco proletario. Io non vedo per quale ragione l'esigenza di difesa dei rivoluzionari debba andare a detrimento della comunicazione e della ricerca-sperimentazione unitaria. Comporta dei rischi, come è sempre stato, ma sono rischi che bisogna affrontare, certo col massimo di prudenza, ma sapendo che lo scopo prioritario della provocazione è proprio quello mantenere il più ed il più fortemente possibile le divisioni nel campo proletario. La solidarietà tra rivoluzionari, il lavoro comune, il confronto non implicano affatto confusioni ma chiarezza...e la disponibilità a misurare quello che si sostiene nella pratica sociale, ad adeguarlo al nuovo e, nel caso, a correggere ciò che si evidenzia come errato.
L'ambiente settario é l'ambiente più congeniale alla provocazione, credo sia evidente, un ambiente che tiene in incubazione i germi delle divisioni, dei conflitti nel campo proletario. L'obiettivo dell'unità dei rivoluzionari è il primo passo "pesante" che è necessario compiere, anche con tutta l'importanza delle tue osservazioni: la costruzione di un clima discorsivo, di leale confronto, di lavoro comune, di solidarietà attiva, pur nelle differenze ancora presenti e che non potranno essere superate se non nella pratica sociale.
No, non mi sono domandato sei tu sei o no un compagno. Ma poniamo, per ipotesi e me ne scuso, che tu non lo sia. Io non posso saperlo come non posso sapere se le persone con cui discuto e mi incontro siano o no agenti provocatori. Nel dubbio cosa fare? Rinchiudersi e tacere? Il problema vero di questa discussione, e credo che anche tu te lo poni, è come difendersi senza cedere sull'obietivo primario, l'unità dei rivoluzionari. Ti saluto.
io credo che la cosa più
io credo che la cosa più importante siano gli obbiettivi, si lavora insieme a chi ha gli stessi traguardi, purchè siano veri, per esempio no a collaborazioni con nazionalisti, anche quelli rossi
Fai benessimo a domandarti
Fai benessimo a domandarti chi sono, in caso contrario come faresti a decidere quale atteggiamento tenere nei miei confronti? Tieni conto che la discussione può essere propedeutica all'azione e in un partito è necessaria fiducia reciproca. Si Raes gli obbiettivi sono la strategia, ossia il voler realizzare la società comunista. Il come, i mezzi, le modalità sono la tattica che deve essere decisa all'interno del partito e voluta da tutti isuoi componenti. Poi ci si presenta al proletariato dicendogli: siamo questo e vogliamo questo, che ne pensate?
Caro Compagno Vasco, dico le
Caro Compagno Vasco, dico le mie perplessità.
Il partito è una costruzione difficile, un proceso dialettico di interazione con la classe. La tua ipotesi, nobilmente giacobina, credo sia troppo semplice. Poniamoci delle domande.
C'è già un proletariato pronto all'ascolto ed in grado di decidere autonomamente quale linea appoggiare? E' gia risolto il conflitto di posizioni politiche nell'ambito del proletariato oppure anche questa sarà una lotta dura e difficile il cui esito sarà deciso dal proletariato stesso?
Come si costruisce il partito proletario? come si reclutano i compagni? come si formano i sui quadri? L'idea di uno sviluppo esponenziale degli aderenti è quella che ha condannato al settarismo ed all'impotenza tanti gruppuscoli. E' la sola strada possibile? non ci sono alternative?
Mi fermo qui, anche se ci sarebbero tantissime altre domande da porci.
Dopo decenni di pace sociale
Dopo decenni di pace sociale la crisi sistemica del capitalismo sta portando molti a farsi delle domande nostro compito è dare le risposte. Ovviamente la crescita non è esponenziale nè automatica nè dovuta solo all'attività di propaganda. Nessuno pensa che a 10 volantini corrisponda un contatto, a 100 dieci contatti etc. Il punto è un'altro ; il lavoratore che teme per il posto, il pensionato che passa denaro al figlio disoccupato, chi si chiede perchè degli sfaceli ecologici ed ambientali che lo circondano ( e magari vive in un comune amministrato dal 1946 da quella sinistra che dell'ecologia ha fatto un feticcio elettorale) se prende contatto con un gruppo alla ricerca di risposte deve trovarne di univoche e rappresentative del gruppo nella sua totalità. Magari è disgustato dal comportamento che il sindacato ha tenuto con lui e poi si ritrova nella sede di un partito che a parole osteggia il sindacalismo ma che nella pratica frequenta e patteggia con gruppi che con quel sindacalismo sono collusi. Questa evidenza crea disistima e sospetto. Gli amici si aiutano i nemici si combattono il problema è essere tutti in accordo su chi siani i primi ed i secondi
però se nel gruppo esistono
però se nel gruppo esistono diversità e bene che siano discusse pubblicamentee che non ci siano gruppi dirigenti che le censurano.
Sottoscrivo quello che ha
Sottoscrivo quello che ha scritto il compagno Raes, due volte. Una discussione leale intesa come ricerca comune delle scelte migliori e senza caporali. Su molte cose il compagno Vasco ha indubbiamente ragione. Poniamoci il problema di come costruire un blocco proletario, in sinergia con ciò che diceva il compagno Vasco, cioé con l'esperienza che i proletari hanno consumato sulla propria pelle, in una verifica, costante e rigorosa di ciò che si pensa. Ad esempio, c'è una discusione aperta dal compagno Gek sul movimento dei forconi: pensate sia davvero tanto difficile dare una risposta unitaria di tutto il fronte proletario e in limpido antagonismo con il ciarpame della sinistra borghese e del sindacalismo? Bisogna provarci e verificare sul campo quali forze si muovono con un indirizzo unitario di classe a partire dalla centralità della questione operaia in Sicilia.
Teoricamente è inappuntabile
Teoricamente è inappuntabile ma il passare alla pratica è difficoltoso. Ciò è dovuto alla debolezza numerica di chi crede e agisce per il superamento del capitalismo ed ai mille tentacoli che la "sinistra", strumento dei padroni tende verso di noi. Negli anni settanta, per esempio, era possibile collaborare con i maoisti? Ma quanti avevano chiaro non a posteriori chi fossero? Le forze esistenti andrebbero unificate in un unico partito rendendoci più credibili alla classe ma è difficile in pratica
CaeraCEro compagno
CaeraCEro compagno Vasco,
proprio di questo sarebbe importante discutere, delle difficoltà di unificazione in un unico blocco proletario delle forze esistenti. Quali sono? da dove vengono? sono insormontabili?
Un programma di lotte
Un programma di lotte operaie. L'unificazione in un unico partito e' veramente necessaria? Oltre ad essere di difficile realizzazione, magari un blocco con i vari cartelli comunisti costituitisi negli anni che abbiano comunque unita' di intenti, di superamento dei rapporti sociali borghesi eliminando la mediazione del denaro, che abbiano una consolidata valenza storica di classe. Non vedo perché debbano essere radunati e assorbiti sotto una sigla, questo bisogno ha significati borghesi di omologazione e ricerca del consenso nel contesto del sistema attuale, ma in un contesto di rottura e di cambiamento ciò che importa e' la militanza. L'organizzazione delle lotte si dovrebbe ottenere con la collaborazione tra i gruppi senza la necessita di un travaso, che può apparire forzato, anzi l'indipendenza impedirebbe lo sbandamento del movimento e la moderna velocità di comunicazione farebbe il resto. Es. Gli Indignados producevano assemblee, ordini del giorno e obbiettivi da perseguire, magari riformisti, ma ha funzionato per un po' . Certo che un partito con un programma di socializzazione coerente, che non dia alcuna possibilità di accentramento del potere, i cui membri si alternino rapidamente uscendo in maniera definitiva alla fine del mandato, e' indubbiamente necessario per una affermazione della dittatura del proletariato. Saluto
Un programma di lotte Mi
Un programma di lotte
Mi dichiaro in pieno accordo con quanto ha detto il compagno GCom.
Unica nota. Nell'ultimo periodo del suo critto il compagno postula un'idea di partito. Vorrei solo chiedere se si tratta di un prototipo dei partiti operai o di un'idea di partito unico. La dittatura proletaria, che ricordo fu una espressione usata polemicamente da Marx, secondo me, va esercitata dalla classe tramite organismi di tipo consiliare. Saluti.
Un partito è costituito da
Un partito è costituito da persone che liberamente si associano per raggiungere uno scopo politico ossia pratico. Se l'orientamento è il solito dividersi è fonte di debolezza ma gli obbiettivi e i mezzi per raggiungerli devono essere i medesimi pena l'implosione o peggio. Il punto è il proliferare di sedicenti partiti rivoluzionari, anarchici comunisti, anti sistema, che in realtà sono ben altro ed hanno fini opposti all'aggettivo che li caratterizza. Senza contare "la fascia ipermagmatica" o qualcosa di simile per citare un oratore composta da geni incompresi, vanesi alla ricerca di un pulpito, aspiranti capetti, lodatori di se stessi mai stanchi del suono della propria voce, caporalli cacciati da qualche partitino e simili che fanno la spola da tutti i gruppi da cui vengono regolarmente cacciati per le più ovvie ragioni. Cercare di riempire le sedi con gente simile perchè si dispera il consenso e la partecipazione proletaria è un errore . E' solo il proletariato che fa la rivoluzione non lo si sostituisce con la zavorra
Su quanto ha scritto il
Su quanto ha scritto il compagno Vasco ha ragioni da vendere. Sono d'accordo.