Dopo gli oltre 1100 morti del Rana Plaza, i lavoratori bengalesi stanno portando avanti dure lotte, per ottenere sicurezza e migliori condizioni di lavoro. Oltre trecento fabbriche hanno dovuto sospendere le attività nel distretto industriale della capitale Dhaka in seguito agli scioperi e alle proteste dei lavoratori. Per far fronte alla situazione esplosiva, il governo ha iniziato a concedere maggiore libertà di associazione sindacale e qualche misero aumento salariale, portando la paga minima legale a 30 euro al mese.
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| Article | Against the system of oppression and exploitation | stevein7 (editor) | Gio, 2013-05-23 15:13 | |
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Brevi notizie
Tra il 2005 e il 2012 l'Istat segna un aumento del 20,2% per l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie con la spesa media più bassa.
L'aumento dei prezzi ha cosìavuto un impatto maggiore sulle famiglie che possono permettersi minori esborsi, perché i rincari più forti negli ultimi anni hanno interessato soprattutto alimentari ed energia, riversandosi quindi sulle spese 'necessarie', come prodotti per la tavola, le bollette e i carburanti. Insomma tutte voci che assorbono gran parte del reddito dei nuclei meno ricchi.
Gli studenti dell'università Statale di Milano hanno rioccupato oggi l'aula dell'ex libreria Cuem. L'aula era stata sgomberata ieri con un violento intervento dalla polizia, su richiesta del rettore.
Violente cariche della polizia ci sono state anche a Napoli, stamattina, contro gli studenti che manifestavano in solidarietà con i feriti a Milano. In città era presente il ministro Carrozza. Scontri anche tra studenti napoletani e gruppi fascisti.
Un recente rapporto del China Labour Bullettin (CLB) – ong di Hong Kong – denuncia che i lavoratori colpiti da malattia in Cina sarebbero in numero ben superiore al milione, dichiarato dalle fonti ufficiali, per arrivare alla cifra stimata di sei milioni. Una delle malattie più diffuse è la pneumoconiosi, una malattia professionale incurabile, provocata dalla prolungata inalazione di polveri, ad esempio quelle presenti nelle miniere di carbone e nei cantieri edili.
E' successo di tutto davanti alla sede dell'Ars, nella nottata tra il 26 e il 27 aprile. Cassonetti rovesciati, sassaiole, spari, deputati asserragliati nel palazzo. Le cronache sono confuse e contraddittorie. Alcuni presenti riferiscono di proiettili esplosi dai carabinieri ad altezza d'uomo. Alla violenta protesta hanno partecipato molti precari, tra cui una cinquantina di operai ex Pip, da tempo in presidio a difesa del posto di lavoro.
A partire dal 26 aprile, migliaia e migliaia di operai delle industri tessili hanno invaso le strade di Dacca. Armati di spranghe e bastoni, hanno assaltato e incendiato alcune fabbriche, oltre a negozi, bancarelle e centinaia di auto. Hanno improvvisato barricate con pneumatici in fiamme e hanno bloccato un’autostrada. La polizia ha risposto con il lancio di lacrimogeni. Il 24 aprile, un edificio, sede di diverse fabbriche tessili, era crollato, lasciando sotto le macerie almeno 300 vittime. Gravi "incidenti" di questo tipo sono frequenti in Bangladesh. Pochi mesi fa centinaia di operaie morirono nel rogo di una fabbrica tessile.
A Madrid un migliaio di giovani hanno occupato ieri la piazza antistante il Congresso. Ai lanci di bottiglie, petardi e pietre, i 1400 poliziotti presenti hanno risposto con alcune cariche. Il bilancio è di una quindicina di manifestanti fermati e una trentina di feriti, non gravi. Uno striscione citava "6,2 milioni di ragioni" per protestare, con un chiaro il riferimento alla cifra-record dei disoccupati appena comunicata dal Governo, secondo cui il tasso di disoccupazione è del 27,2%.
Sia ieri che oggi i lavoratori dell'ospedale San Raffaele hanno occupato l'accettazione, facendo muro contro muro di fronte ai poliziotti in tenuta antisommossa, tra spintoni e grida. Un'infermiera è finita al Pronto Soccorso, dopo esser stata gettata a terra, battendo violentemente la testa. Nell'ospedale si attendono 244 licenziamenti entro maggio, ed in questi giorni sono arrivate le prime 40 lettere.
Scontri con bastonate, manganellate e lancio di oggetti, questa mattina tra forze di polizia e manifestanti dell'Alcoa che hanno presidiato l'ingresso di via Molise del ministero dello Sviluppo economico dove si svolge un tavolo di confronto con i sindacati sulla chiusura della sede sarda della multinazionale.
Dopo anni di pesanti tagli ed esternalizzazioni, la Intercast (lenti per occhiali Safilo e altri marchi; gruppo PPG) ha infine presentato ai lavoratori un piano di ristrutturazione che corrisponde alla cessazione completa della produzione nello stabilimento di Parma: si parla di 59 procedure di mobilità, ossia tutti i dipendenti ad esclusione dei manager. I lavoratori hanno giustamente scelto di rispondere con la lotta determinata, organizzandosi dal basso: all'unanimità hanno votato oggi per uno sciopero immediato e ad oltranza. E' stato inoltre istituito un presidio permanente al cancello, per evitare che l'azienda svuoti i magazzini e smonti i macchinari. Le iniziative finora sono partite direttamente dall'assemblea dei lavoratori e hanno dovuto più volte superare le manovre dilatorie e fuorvianti dei sindacati.
Pagina Facebook creata dai lavoratori Intercast: facebook.com
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