A Mosca al tempo di Lenin - di A. Rosmer

Il libro, che A. Rosmer presenta in traduzione italiana, «A Mosca al tempo di Lenin» - La Nuova Italia ed. 1953 - non può sfuggire all'attenzione di quanti pongono interesse alla Rivoluzione Russa del 1917.

Si deve invero obiettivamente concludere ad esame completo di questo pregevolissimo lavoro che l'A. è con esso riuscito a legare in sintesi efficace quelli fra gli elementi caratteristici del periodo 1919-1924 che su un piano di serietà storica meglio contribuiscono alla formulazione di un esatto giudizio dell'esperimento bolscevico, dei suoi limiti e soprattutto della sua frattura con l'era cosiddetta staliniana. Ma il plauso è ancora maggiore se si pensa che Rosmer lungi dall'adottare la forma narrativa impersonale che facilmente sfocia in fredda e distaccata analisi di laboratorio assolve il suo difficile compito di storico con l'espositiva diretta di chi, per la propria privilegiata condizione d'esser stato attore e spettatore nel contempo, si preoccupa, e giustamente, di rendere al lettore il racconto degli avvenimenti palpitante ed attuale al limite massimo delle possibilità. Onde la disposizione dell'opera in quadri episodici e la loro sequenza squisitamente sobria e tipicamente francese.

V'è da rimanere meravigliati dinanzi alla straordinaria lucidità politica di A. Rosmer, all'esattezza dei suoi apprezzamenti su uomini, ambienti, correnti politiche internazionali che si intrecciarono nei primi congressi dell'Internazionale comunista e ad essi e alla Rivoluzione recarono il loro contributo diretto o indiretto, positivo o negativo. Dei quali ambienti nel libro del compagno francese (giunto, come si sa, al comunismo dal sindacalismo rivoluzionario Perrouquet e al Comunismo rimasto fedele), anche quello italiano trova diffusa ed ampia ospitalità.

Non però si può affermare che sempre Rosmer dimostri, trattando della Sinistra italiana, perfetta conoscenza del decisivo apporto ideologico che essa, ed essa sola, può vantare alla costituzione del Partito Comunista d'Italia, dove la scuola ordinovista del semi-crociano Gramsci sedette fin dall'origine in funzione di più o meno mascherata sentinella liberal-revisionistica. Senonchè cotesta pecca merita le attenuanti, perché se Rosmer da un lato rivela nel senso che si è detto insufficiente messa a fuoco del problema italiano, dall'altro è invece oltremodo felice nel dipingere determinati aspetti di certa riottosità infantilistica e quasi puritana che, è doveroso ammetterlo, un tempo Permeò la Sinistra marxista italiana.

Tuttavia era lecito attendersi da Rosmer, sopratutto dalla sua «indipendenza» dalle dominanti influenze del piatto conformismo teorico dello stalinismo un'analisi più coraggiosa e più pensata del Gioco delle idee e delle tendenze, della loro genesi e determinazione, che tanto peso hanno avuto nelle stesse vicende delle formazioni politiche che in fase di euforia obbedirono alla spinta centripeta verso la Terza Internazionale e in quella di deflusso si ripiegarono su loro stesse obbedendo al richiamo d'una diversa origine di classe.

Su questa linea critica la trattazione dell'episodio della rivolta di Kronstadt è condotta in modo da aumentare certa nostra perplessità: l'aver ricalcato la tesi ufficiosa su questi moti e la teoria della dura necessità di stato a giustificazione della spietata repressione non è davvero «sentire» marxisticamente la storia. Il lettore, esaurita la lettura di questo episodio, si, sarà ancora una volta chiesto se e in che misura sono da considerarsi valide, almeno nel loro nucleo fondamentale, le ragioni che spinsero alla rivolta marinai e operai che nei momenti cruciali della rivoluzione avevano così validamente operato la sua difesa, non ritenendo come valido il criterio di giudicare sommariamente l'episodio dalla constatata presenza del resto non determinante, di certe forze, ad origine antibolscevica, che vi aderirono.

Alla elaborazione di questa risposta, che in sede di storia deve essere ancor data, ognuno che si ponga il Problema di fare rivivere criticamente la rivolta di Kronstadt deve portare comunque il proprio contributo nell'intento di «sbrogliare» la complicata matassa di questa vicenda fondamentalmente operaia, quindi anche nostra, che è il solo modo, noi crediamo, per servirsi del marxismo come sicuro, insostituibile strumento d'indagine e di orientamento nell'esame critico della prima e più vasta esperienza storica veramente informata al marxismo.

Gian Carlo Porroni

Prometeo

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