Elezioni in Argentina: vince il partito del presidente Kirchner

Nonostante la crisi economica la farsa elettorale premia le forze governative

Lo scorso 23 ottobre si sono tenute in Argentina le elezioni parlamentari di metà mandato presidenziale. Il partito del presidente Carlos Kirchner ha avuto in questa tornata un vero e proprio plebiscito, tanto che ha conquistato la maggioranza assoluta al Senato, con quaranta seggi su settanta, e ha raddoppiato il numero dei seggi alla Camera, dove adesso il presidente potrà contare su una solida maggioranza relativa.

Tutti gli altri partiti hanno subito pesanti perdite nella competizione elettorale; lo stesso ex presidente Carlos Menem, pur essendo stato eletto al Senato, ha dovuto subire l’onta della sconfitta nella sua roccaforte La Rioja da un ex suo fedelissimo passato ora a sostegno di Kirchner. Anche i tanti partiti della sinistra non hanno ottenuto i risultati sperati, tanto che nelle due Camere saranno rappresentate da pochissimi esponenti.

La vittoria del partito presidenziale è stata presentata dalla stampa argentina e da quella internazionale come un’ulteriore prova che il paese sta velocemente riprendendosi dalla pesantissima crisi economica che agli inizi del nuovo millennio aveva letteralmente messo in ginocchio la nazione, scaraventando nella miseria più nera milioni di lavoratori.

A suffragare i propri proclami la borghesia sventola ai quattro venti i dati sull’aumento del Pil registrato lo scorso anno. Nel 2004 il prodotto interno lordo argentino è aumentato del 9% rispetto all’anno precedente, e tutti gli indicatori economici hanno mostrato un andamento positivo. La produzione industriale è aumentata del 10,7% nel 2004 e del 6,1% nel primo semestre di quest’anno. La crescita della produzione in questi ultimi anni, a tassi molto vicini a quelli registrati dall’economia cinese, è un fatto quasi fisiologico che segue due anni, il 2001 e il 2002, in cui la produzione argentina era letteralmente crollata.

Il rallentamento nei tassi di crescita nel primo semestre del 2005 rispetto al tasso di sviluppo dell’anno precedente, è un primo importante segnale di come l’economia argentina stia esaurendo in fretta questa congiunturale fase espansiva. Quest’ultima considerazione è avallata anche dal fatto che in questi ultimi anni l’industria argentina ha utilizzato i propri impianti solo al 65% della propria capacità produttiva, e non si è mai registrato un aumento significativo in questo importante parametro economico; anzi nel primo semestre del 2005 si è registrato un leggero calo nella percentuale di utilizzo della capacità produttiva.

La stessa inflazione ha rialzato la testa durante l’anno in corso, tanto che le previsioni del governo di un tasso dell’8%, saranno ampiamente superate; secondo le ultime stime ufficiali il tasso d’inflazione annuale sarà del 12%. Se consideriamo i ferrei blocchi imposti dal governo alle dinamiche salariali e agli stipendi possiamo immaginare l’impoverimento che anche quest’anno subiranno i lavoratori argentini. In termini reali il Pil pro-capite in Argentina ha subito un vero e proprio crollo negli ultimi anni; nel 2000 il Pil pro-capite era di 7700 pesos, nel 2002 era sceso addirittura a 2800 pesos per risalire nel 2004 a 4400 pesos. Tutto questo significa che in termini reali i lavoratori, nonostante l’aumento del Pil di questi ultimissimi anni, sono stati letteralmente scaraventati nella miseria più nera.

Secondo le stime ufficiali del governo il tasso di disoccupazione nel paese è sceso fino al 16%, mentre nel 2002 era ufficialmente al 21%. In realtà questi dati sono spudoratamente falsi, tanto che numerosi istituti economici affermano che l’effettivo tasso di disoccupazione sfiora il 30% della forza-lavoro disponibile.

Nonostante l’agenzia Standard & Poor’s abbia aumentato il rating del paese da SD (Selective Default) a “B”, la situazione finanziaria dell’Argentina permane molto critica, tanto che il piano per ripagare i bond sottoscritti dagli investitori internazionali prima del crollo del dicembre 2001 è ancora molto lontano dall’essere attuato. Intanto sia il debito pubblico che il debito con l’estero sono abbondantemente sopra il 120% del Pil, e nonostante la crescita economica e i tagli draconiani al bilancio statale non accennano a rientrare nei limiti imposti dalla comunità finanziaria internazionale.

Aldilà dei proclami della borghesia argentina la situazione economica nel paese rimane drammatica. Le ragioni che hanno portato l’economia argentina al crollo non sono state rimosse, tanto che già nel 2005 si possono cogliere i primi segnali di pericolo per un nuovo pesante default dell’economia argen-tina.

Secondo la centrale sindacale indipendente Cta, in Argentina esistono quasi 7 milioni di poveri e ben 16,7 milioni di indigenti, rispetto ad una popolazione di 38 milioni di persone. Mentre nelle statistiche ufficiali la povertà è sotto il 20%, nella realtà il fenomeno della povertà interessa quasi un argentino su due.

Questo singolo dato spiega come il paese sia quotidianamente attraversato da uno strisciante conflitto sociale che non riesce ad esprimesi su un adeguato piano politico di classe.

In assenza di un preciso punto di riferimento di classe, capace di agire sul territorio per dare la giusta direzione politica alle istanze provenienti dalle masse proletarie, in una parola in assenza del partito rivoluzionario, anche situazioni segnate da una pesantissima crisi economica rischiano di sfociare addirittura in un plateale consenso alle forze politiche governative.

Tutto questo sta drammaticamente accadendo in Argentina.

lp

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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