Tlc, porte aperte alla flessibilità ed il sindacato sta a guardare

Uno dei fronti più caldi su cui oggi si rovescia l’attacco a 360 gradi del capitale contro il mondo del lavoro è senz’altro quello della flessibilità.

Il 3 dicembre scorso è stato firmato il nuovo contratto delle telecomunicazioni, che riguarda 120 mila lavoratori occupati nelle grandi aziende di telefonia, ma anche in quella giungla di appalti e subappalti in cui fioriscono i call center, dominati dalla precarietà. Sul piano dell’aumento salariale sono stati ottenuti 97 euro e 500 euro "una tantum". Bisogna però considerare che il settore è uno dei pochi che cresce ben oltre il PIL nazionale e che "le imprese hanno maturato profitti molto alti e continuano a macinarne" (vedi "il manifesto" del 4 dicembre scorso). Immutati i contratti a termine, quelli di inserimento e i part time. Ma la grande vittoria padronale è sul fronte degli straordinari: in passato le 240 ore di straordinario avevano un tetto trimestrale di 80 ore. Adesso il tetto è eliminato, e, come prevede la Legge 30, si possono in teoria concentrare tutte le 240 ore anche in una sola stagione. I sindacati hanno ceduto anche sull’orario settimanale: la media di 40 ore non verrà calcolata più su 4 mesi ma su 6 (e c’è la possibilità di ampliare l’arco fino a un anno, se c’è l’accordo con le RSU!). L’articolo 25, inoltre, facilita il trasferimento dei lavoratori, e la Telecom, in linea con quanto ha realizzato in questi ultimi anni, sembra che stia programmando nuove esternaliz-zazioni. Confindustria ha ovviamente colto il contratto merdoso al balzo per cercare di estendere il più possibile questa vittoria, e così il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei ha subito dopo chiesto che i metalmec-canici (l’orario di lavoro di quelli italiani è il più alto di tutta l’Europa occidentale) lavorino anche il sabato e che ci sia la totale flessibilità degli orari senza alcuna contrattazione aziendale. Ma torniamo alle telecomunicazioni. Telegate, la società tedesca leader nel mercato dell’informazione telefonica e già presente da diversi anni a Torino, ha aperto una nuova sede a Livorno, esportando nella città toscana la linea "zero diritti per i lavoratori" già adottata a Torino e foriera di numerosi contenziosi legati soprattutto all’abuso dei cocoprò (contratti a progetto).

Ecco le parole di Giovanna, livornese trentenne, lavoratrice cocoprò Telegate (vedi "il manifesto" del 3 gennaio): "Il sindacato non si è mai fatto vedere se non al tavolo delle trattative. Visti i risultati era meglio che non si presentasse neanche lì. Il mio salario? Meno di 500 euro per 20 ore settimanali, ma la cosa che mi ferisce maggiormente è non avere alcun diritto, neppure quello, perdonatemi il gioco di parole, di poter rivendicare i miei diritti. Mi riferisco alle ferie, alla malattia e pure allo sciopero (...). E la vuoi sapere una chicca? I festivi non vengono pagati come straordinario." La nascita a Livorno di un Collettivo Precari Autorganizzati (PrecAut) ci dimostra forse che nell’ambiente del lavoro precario sta crescendo la consapevolezza che per riuscire a difendere anche minimamente i propri interessi di lavoratori, flessibili e non, bisogna muoversi fuori e contro il sindacato e la logica sindacale stessa. Se questa consapevolezza è necessaria, non è però sufficiente per comprendere che anche questa corsa pazza alla flessibilità non è tanto la libera scelta di una cricca di borghesi particolarmente voraci di profitto, quanto la via obbligata di un capitalismo in crisi irreversibile che cerca di spremere in tutti i modi possibili, e con nuovi strumenti contrattuali, l’intera classe lavoratrice.

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Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.