Le giornate di maggio del 1937 a Barcellona

Supplemento web a Prometeo 16, 2007

L’anno scorso cadeva il settantesimo anniversario della Guerra di Spagna. La Guerra Civile del 1936-39 ha evocato più commenti politici e riflessioni storiche che quasi ogni altro evento dei tempi moderni. Col passare dei decenni il mito della Spagna non si affievolisce, dato che i sostenitori dei vari protagonisti di quella guerra continuano a confrontarsi per far prevalere la propria versione dei fatti nella discussione politica. (1) Quest’anno cade l’anniversario degli eventi del maggio 1937, che molti vedono come “la fine della rivoluzione” in Spagna. È facile ragionare col senno di poi, ma l’articolo che ripubblichiamo qui, estratto da Bilan 41, bollettino teorico mensile della frazione italiana della Sinistra Comunista, su quegli eventi, mostra che c’era almeno una corrente all’interno della classe operaia che difendeva gli interessi propri della classe. Mentre quasi tutti gli altri si affrettavano a manifestare il proprio sostegno (critico o no) alla Repubblica Spagnola, Bilan fin dall’inizio (2) evidenziava come il sostegno ad uno stato borghese significa l’abbandono automatico del programma rivoluzionario. La loro analisi doveva presto dimostrarsi essere quella giusta, quando, col prosieguo della guerra, si infransero le illusioni di quelli che pensavano di star conducendo una rivoluzione. Bilan comprese chiaramente anche il contesto internazionale in cui si stava battendo la classe operaia.

"Il fatto che la guerra mondiale non sia ancora scoppiata non significa che il proletariato spagnolo e internazionale non sia già stato mobilitato per esser condotto al macello dietro gli slogan imperialisti di fascismo e antifascismo." (Bilan 34 (agosto-settembre 1936

In termini storici la classe operaia internazionale stava ancora vacillando sotto il peso della sconfitta materiale e ideologica dell’ondata rivoluzionaria che seguì alla Prima Guerra Mondiale. Gli ultimi sussulti di questa ondata rivoluzionaria erano finiti nel 1927, quando migliaia di lavoratori cinesi alleati in un fronte unico con il Kuomintang, borghese e nazionalista, furono da questo traditi e poi massacrati. L’isolamento in Russia del solo bastione rivoluzionario vittorioso, dove i lavoratori avevano distrutto il potere dello stato capitalista, aveva portato al crollo dei soviet, i reali organi del potere operaio, e allo sviluppo di una partitocrazia che, sotto la dittatura di Stalin, si accingeva a distruggere tutto ciò che restava delle conquiste proletarie dell’Ottobre 1917. Nel corso di questa controrivoluzione, tutti gli elementi sinceramente rivoluzionari furono espulsi dall’Internazionale Comunista. In Italia, la Sinistra non solo aveva fondato il Partito Comunista d’Italia, ma continuava a dominare il pensiero dei suoi membri anche dopo che Bordiga e i suoi alleati furono rimossi della direzione nel 1923, sostituiti da Gramsci per imposizione del Comitato Esecutivo del Comintern. Gramsci riuscì a liberarsi della sinistra solo con la minaccia di tagliare i salari ai funzionari che avessero votato contro le sue tesi a Lione. Quando Bordiga alla fine si ritirò dalla vita politica e mentre altri come Damen trascorrevano la maggior parte degli anni tra le due guerre mondiali nelle prigioni fasciste, alcuni membri della sinistra formarono la Frazione in esilio a Pantin, vicino Parigi, nel 1928. Riconoscevano che la classe operaia aveva subito una terribile sconfitta, anche se ritenevano prematuro fondare un nuovo partito, dato che la chiarezza politica sulla sconfitta non era ancora stata raggiunta. (3) Proprio a causa della profondità di quella sconfitta, fu necessario del tempo per assorbirla, e solo negli anni 1940 i membri della Frazione Italiana avrebbero capito la natura di classe dell’URSS. Tuttavia, nel 1936 e nel 1937 erano già consapevoli che “lo Stato Sovietico” stava ricoprendo il ruolo di carnefice del proletariato e che li avrebbe “consegnati allo stato maggiore di entrambe le parti” [si referisce ai franchismi e ai repubblicani - ndr].

Per porre il testo nel suo reale contesto abbiamo scritto una breve introduzione storica per mostrare che l’analisi di Bilan non era qualcosa di astratto dalla realtà, ma solidamente basato su ciò che stava realmente succedendo in Spagna a quel tempo. Questo era necessario per contrapporsi a quelli che, trasportati da pulsioni emotive, ritenevano che nel 1936 in Spagna la vittoria proletaria fosse proprio dietro l’angolo, o quelli che erano ancora intrappolati nell’idea che l’antifascismo fosse qualcosa di diverso da una battaglia per la democrazia borghese.

IBRP, aprile 2007

La rivolta dei generali e la resistenza dei lavoratori

Ero arrivato in Spagna con qualche idea di scrivere articoli per giornali, ma mi unii alla milizia quasi immediatamente, perchè in quel momento e in quell’atmosfera sembrava l’unica cosa sensata da fare. Gli anarchici avevano ancora praticamente il controllo della Catalogna e la rivoluzione era ancora in pieno corso... Era la prima volta che mi trovavo in una città dove la classe operaia era in sella... Secondo le apparenze esterne era una città in cui la classe possidente aveva cessato di esistere.

Omaggio alla Catalogna

Questa famosa descrizione di Barcellona nel dicembre 1936, tratta dai passaggi iniziali del libro di George Orwell, contiene molte delle illusioni diffuse a quel tempo, non solo nel mondo di lingua inglese, sulla situazione in Spagna dopo il 19 luglio 1936. Il giorno prima il generale Franco aveva fatto il suo pronunciamento contro il governo del Fronte Popolare, eletto solo il febbraio precedente. Normalmente in Spagna tali colpi di stato riuscivano immediatamente, facendo emergere una nuova dittatura. Se il governo del Fronte Popolare avesse fatto il suo corso, il golpe de estado di Franco non sarebbe stato diverso. Proprio il giorno del golpe il primo ministro Casares Quiroga, con il sostegno del presidente Manuel Azaña, annunciò che chiunque dava armi ai lavoratori sarebbe stato fucilato. Nel frattempo, stava provando a negoziare con i franchisti. Quando fallì, Azaña allora invitò il portavoce delle Cortès, Martinez Barrio “l’arci-prete del compromesso” (4) a provare a fare un accordo con Franco, mentre ignorava i 100 000 lavoratori che marciavano alla Porta del Sol di Madrid chiedendo armi. Fu solo il rifiuto dell’allora capo del complotto, il generale Mola, di accordarsi per un governo di coalizione nazionale, che impedì alle due ali della borghesia di raggiungere un accordo contro la classe operaia. A questo punto Giral, un grande amico personale del presidente, divenne il terzo primo ministro in meno di ventiquattro ore. Concluse che non c’era altra arma che quella dei lavoratori, dato che alcuni lavoratori erano riusciti a procurarsi armi (da depositi del governo o da coscritti dell’esercito regolare che si erano uniti a loro) e stavano già rispondendo nei combattimenti. I dirigenti del Partito Socialista Spagnolo, Largo Caballero e Indalecio Prieto, di fronte alla prospettiva di armare le masse erano terrorizzati tanto quanto i liberali borghesi, ma quando Giral disse che sarebbe stato fatto in maniera controllata attraverso le organizzazioni sindacali, la UGT socialista (guidata da Largo Caballero) e la CNT anarchica, allora accettarono. La ragione per cui abbiamo presentato questa storia in tale dettaglio dovrebbe ora essere chiara: i borghesi di tutti i partiti, compresi quelli che affermavano di rappresentare la classe operaia nel parlamento spagnolo (le cortes), erano uniti nell’opposizione a qualunque iniziativa dei lavoratori nelle strade, dato che ogni reale rivolta popolare li avrebbe privati del loro potere.

In un certo senso, il loro tergiversare indicava che era già troppo tardi e che avevano perso il controllo della situazione. Nei territori che fecero quadrato attorno alla Repubblica, e soprattutto a Barcellona, i lavoratori non solo lanciarono uno sciopero generale, ma in molti casi sconfissero i piani dell’esercito con un numero pateticamente basso di armi. In molti paesi e città, comprese Madrid, Bilbao, Barcelona, San Sebastian, Gijon, Valencia, Cartagena, e anche Malaga, i lavoratori riuscirono a vincere. E, come la borghesia temeva, la resistenza popolare risvegliò la coscienza dei lavoratori. Questo non risulta sorprendente per i marxisti, che sanno che è l’atto stesso della rivoluzione che trasforma la coscienza umana. In Spagna le cose non andarono diversamente. I lavoratori cominciarono a creare comitati per prendere in mano la gestione delle funzioni di quello stato che era collassato a seguito del golpe dei generali. Gli uffici di poste e telegrafi, le stazioni radio, le centrali telefoniche, i posti di confine e i depositi per il rifornimento erano tutti controllati dai comitati. Tuttavia, dato che questi comitati erano generalmente costituiti da rappresentanti dei sindacati, la UGT e la CNT sotto la guida dei cosiddetti partiti della classe operaia, il loro sviluppo futuro dipendeva dalla linea che i partiti avrebbero adottato rispetto alla rivoluzione. Questo era il problema. Disgraziatamente, le milizie dei lavoratori create spontaneamente il 23 luglio furono sottoposte ad un Comitato per la Milizia Antifascista. Questo divenne il principale organo di direzione dei lavoratori a Barcellona. In altre parole, la lotta veniva immediatamente trasformata da rivoluzione sociale contro tutte le fazioni borghesi a sostegno della sinistra borghese.

Il Governo di Fronte Popolare era stato eletto nel febbraio 1936. Era costituito dal Partito Comunista Spagnolo (PCE) stalinista, i socialisti (PSOE) e vari partiti della sinistra borghese e regionali (tra cui il POUM). Aveva anche il sostegno aperto della anarchica CNT (sebbene come organizzazione sindacalista non potesse essa stessa porre candidature in proprio). Questo fu decisivo per il suo successo elettorale. Fin dall’inizio, il compito del Fronte Popolare fu quello di calmare la lotta di classe, ma i lavoratori si aspettavano invece di ottenere giustizia sociale, contro la cronica arretratezza economica della Spagna. Il fatto che esso stesso, per provare a imporre la propria autorità, dovette effettuare massacri di operai e braccianti agricoli, come avvenuto ad esempio a Casas Viejas, mostra quanto poco successo avesse questo progetto borghese. Dato che gli scioperi, gli assassinii e l’occupazione di terre da parte di braccianti poveri senza terra continuavano, la destra spagnola cominciava a preparare il suo colpo di stato. Tra le due parti, tra Franco e Azaña, non c’era una differenza di classe, dato che condividevano la paura del “comunismo” della classe operaia, ma si dividevano su quale politica fosse meglio impiegare per sconfiggere il movimento di classe. Nei primissimi giorni dopo il fallito colpo di stato, la classe operaia era andata oltre il Fronte Popolare, i cui leader avevano cercato un regime di compromesso tra tutte le classi capitaliste contro la classe operaia. In questo frangente critico, la questione da porre era quella del potere statale. Nel caos dei giorni successivi al golpe, il potere dello stato collassò e l’azione dei lavoratori approfittò del vuoto. Ma riempire un vuoto non è la stessa cosa che distruggere in maniera cosciente lo stato borghese. In questa situazione la classe operaia necessitava del suo proprio partito autonomo, con un programma basato sul bisogno di mantenere la rotta della rivoluzione, fraternizzare ancora di più con i coscritti che erano ancora nelle armate franchiste, e mantenere costante la guerra di classe. Ma un tale partito, con un radicamento abbastanza forte nella classe operaia spagnola, non esisteva. Invece, i lavoratori erano organizzati nel sindacato del PSOE, la UGT, o nell’anarco-sindacalista CNT. Entrambe queste organizzazioni stavano per giocare un ruolo centrale nel ristabilimento dello stato borghese sotto le insegne del Fronte Popolare.

A livello nazionale nel tardo autunno appariva chiaro che un Fronte Populare capeggiato dai liberali borghesi non avrebbe avuto una grossa credibilità tra i lavoratori, che credevano di star combattendo per una nuova società. Così Largo Caballero, il leader del PSOE, divenne primo ministro con il silente incoraggiamento del PCE. Largo Caballero era un riformista navigato, che aveva anche accettato il posto di ministro del lavoro sotto il dittatore Miguel Primo de Rivera. Sotto la repubblica adottò politiche avventuristiche, guadagnandosi l’immeritato soprannome di “Lenin spagnolo”. Il suo più grande tradimento fu lo sciopero generale del 1934 [nelle Asturie - ndr] da lui proclamato, che fu un completo fallimento (e Largo Caballero si premurò di essere arrestato in modo da poterlo disconoscere). Sfortunatamente, i minatori delle Asturie avevano preso il suo proclama di sciopero sul serio, ed eruppero in rivolta aperta. Questa rivolta fu lasciata isolata e schiacciata, con migliaia di morti e feriti alla mercé dei legionari marocchini guidati da Franco. Da primo ministro, Largo Caballero fu messo sotto incredibile pressione dal PCE, come pure dalle fazioni rivali anche all’interno del suo stesso Partito Socialista, per “ristabilire l’ordine”. Il maggio del 1937 stava per far venire tutti i nodi al pettine. Ma questo significa anticipare il nostro racconto. Prima di affrontare questo tema, vediamo ciò che fecero gli anarchici per aiutare la restaurazione dello stato spagnolo attraverso il sostegno del Fronte Popolare.

Gli anarchici della CNT-FAI

In teoria il crollo dello stato, nel luglio 1936, doveva essere il sogno anarchico che si realizzava. Ora, specialmente a Barcellona, doveva essere in agenda la resa dei conti con la borghesia. Ma cosa successe? Quando i capi anarchici, Garcia Oliver e Juan Peiro, il 20 luglio, andarono a trovare il presidente della Generalitat, Luis Companys, quest’ultimo giocò una carta apertamente nazionalista. Scusandosi per le repressioni di anarchici avvenute in passato, disse loro che:

Se voi non avete bisogno di me o non desiderate che rimanga presidente della Catalogna, ditemelo ora, e diventerò un altro soldato nella lotta contro il fascismo. Se, d’altro canto, voi credete che se io abbandonassi questa posizione, in cui sono solo come un uomo morto, i fascisti trionferebbero, se voi credete che io, il mio partito [la Esquerra, un partito della sinistra borghese catalana - IBRP], il mio nome, il mio prestigio, possano essere utili, allora voi potete contare su di me e sulla mia lealtà di uomo che è convinto che un intero passato di vergogna sia morto e che desidera appassionatamente che la Catalogna si collochi d’ora in avanti tra le nazioni più progressiste del mondo.

Dalle stesse memorie di Garcia Oliver De Julio a Julio, citate in H. Thomas, The Spanish Civil War p.210-1

Il risultato fu che il regime borghese della Generalitat di Catalogna fu salvato. Il 23 luglio la CNT revocò lo sciopero generale e il 26 la CNT di Catalogna annunciò formalmente che i suoi membri avrebbero dovuto “guardare non oltre” la sconfitta del fascismo. A settembre, tre ministri anarchici entrarono nel governo catalano, che la CNT ridefinì come “il Consiglio di Difesa Regionale”, per nascondere il fatto di essere entrata in realtà in un governo borghese. In breve, l’azione indipendente della classe operaia, che aveva portato ad una situazione potenzialmente rivoluzionaria, fu perentoriamente abbandonata per una Union Sacreé (5) con la borghesia repubblicana nella lotta antifascista e la difesa della democrazia borghese.

E questo era solo l’inizio del tradimento degli anarchici rispetto ai loro principi e alla classe operaia. Tutte le forze borghesi, compreso il PCE, intendevano restaurare il potere statale non appena possibile (la CNT forse pensava che potevano essere generose nel rimandare la guerra di classe fino alla sconfitta di Franco, ma la classe capitalista non farà mai una cosa del genere, neanche per un minuto). La CNT andò anche oltre nel distruggere le pretese rivoluzionarie della classe operaia. Allo scopo di ingannare ancor più i lavoratori e far loro credere di star combattendo e morendo per la “loro” democrazia, la borghesia decise di mettere Largo Caballero al potere nel novembre 1936. Grossolanamente blandito dal PCE come il “Lenin spagnolo”, il leader del Partito Socialista Spagnolo (PSOE) formò un “Governo di Vittoria” che comprendeva comunisti, socialisti e repubblicani di sinistra. Come il nome implicava, non c’erano più discorsi di “rivoluzione totale”; tutto doveva essere sottoposto ai bisogni militari per sconfiggere i nazionalisti. Tuttavia questo processo avrebbe richiesto molti mesi, conducendo al maggio 1937. Il prossimo passo nell’assistenza che la CNT diede alla restaurazione del potere dello stato borghese avvenne nel novembre 1937. In quel mese i leader della CNT-FAI, Juan Peiro, Federica Montseny, e Garcia Oliver, entrarono tutti nei ministeri di Largo Caballero. Il giornale quotidiano della CNT, Solidaridad Obrero, descrisse l’evento come:

... il giorno più transcendentale nella storia politica della nostra nazione [enfasi nostra - BIRP]

Per giustificare ciò, era necessaria un po’ di doppiezza di linguaggio, degna dello stalinismo.

In questo momento il governo, come strumento di regolazione degli organismi dello stato, ha cessato di essere una forza oppressiva contro la classe operaia, e allo stesso modo lo stato non rappresenta più l’organismo che divide la società in classi. E inoltre a seguito dell’intervento della CNT [nel governo] tenderà ancor meno ad opprimere la gente.

Entrambe le citazioni da Vernon Richards, Lezioni della Rivoluzione Spagnola p.69.

La CNT stava facendo il gioco della borghesia, in barba alle posizioni da essa stessa sostenute. Non furono i soli a cadere nella trappola delle motivazioni antifasciste, ma il loro tradimento appare il più grande date le posizioni teoriche dell’anarchismo nelle tre generazioni precedenti. Ciò che queste azioni dimostrano è la debolezza politica della teoria anarchica. Lo scivolamento nel nazionalismo (si noti l’enfasi che abbiamo aggiunto alle parole “nostra nozione” qui sopra), e l’insistenza che combattere il fascismo fosse la stessa cosa che una rivoluzione, era semplicemente un camuffamento ideologico per coprire il tradimento della CNT. Ora avevano contribuito ad aprire la strada al PCE che, forte di un potere crescente, poteva studiare la prossima manovra contro la classe operaia.

Contro questa critica politica della dirigenza della CNT, gli anarchici si rifugiano nella nozione che ci fosse ancora una rivoluzione sociale al livello popolare, e che questa era la cosa più importante. La rivoluzione non può essere nient’altro che il prodotto delle azioni coscienti della gran massa degli esseri umani. Se così non fosse, non si potrebbe affatto parlare di rivoluzione. E non c’è dubbio che molti degli esperimenti sociali condotti nei paesi e villaggi dal lato repubblicano fossero una prefigurazione di una società migliore. Tuttavia anche scrittori anarchici come Jose Peirats e Vernon Richards riconoscono che i collettivi erano lontani dall’essere rappresentanti ideali del “comunismo libertario”. Molti semplicemente subentarono nella gestione del funzionamento di fabbriche abbandonate dai sostenitori di Franco (è significativo che, anche a Barcellona, ad ogni capitalista che rimaneva venisse permesso di continuare come prima). Richards ammette che molte delle comuni agricole auto-gestite non funzionavano diversamente da “una sorta di capitalismo collettivo”. (6) Risuona la critica di Marx agli schemi piccolo borghesi di Proudhon del secolo precedente. Comunque, quali che siano i punti di forza e debolezza di questi corpi, questo resta in un certo senso irrilevante. L’intera questione della rivoluzione è centrata attorno a chi controlla lo stato. Alcuni anarchici potrebbero aver fantasticato che nella loro piccola comune gli ordini dello stato repubblicano non si applicavano, ma questa era una illusione che stava per essere brutalmente messa a nudo dopo il maggio del 1937. Ancora una volta la Frazione Italiana fornì una replica chiara:

... l’esperienza storica ha mostrato che non si può porre alcuna questione di collettivizzazione, controllo operaio, o rivoluzione socialista prima dell’abolizione del potere politico della borghesia. (7)

La borghesia si limitò a tenere un basso profilo, adeguandosi alle occupazioni di terre e fabbriche e aspettando il tempo in cui la proprietà privata potesse essere ristabilita. Lo stesso Companys, presidente della Generalitat o governo regionale della Catalogna, che così tanto aveva adulato i leader della CNT quando il sollevamento dei lavoratori era al picco, più tardi disse della CNT che:

Ha assunto il ruolo, abbandonato dell’esercito ribelle, di controllare e proteggere la società ed è diventata uno strumento nelle mani del governo democratico.

La Frazione Italiana aveva intravisto la strategia borghese fin dall’agosto 1936.

A Barcellona la realtà è nascosta dietro una facciata. Dato che la borghesia si è temporaneamente ritirata dalla scena politica e dato che certe imprese lavorano senza i padroni, alcune persone sono giunte alla conclusione che il potere politico borghese non esista più. Ma se realmente non esistesse allora noi dovremmo veder levarsi un altro potere: il potere del proletariato. E qui la tragica risposta data dalla realtà è molto crudele. Tutte le formazioni politiche esistenti, anche la più estrema (la CNT), proclamano apertamente che non ci può essere nessuna questione di attaccare la macchina statale capitalista, dato che - anche se capeggiata da Companys - essa può essere “d’uso” per la classe operaia... La lotta di classe non si sviluppa attraverso una serie di conquiste che lasciano l’apparato di potere del nemico intatto, ma attraverso l’erompere di azioni genuinamente proletarie.

Da Contro il fronte imperialista e il massacre dei lavoratori spagnoli, in Bilan 34

Genuine azioni proletarie come lo sciopero generale del luglio 1936 che la CNT e la UGT dichiararono finito dopo 5 giorni, per sostenere il governo borghese della repubblica nella “lotta antifascista”.

Il POUM

Ma la CNT non era la sola organizzazione a godere della fiducia di molti lavoratori e che pure li vendette subito. Per molti che romanticamente fantasticano della “Rivoluzione Spagnola” la migliore organizzazione era il Partito Operaio di Unificazione Marxista, o POUM, per usare il suo acronimo spagnolo. Il film di Ken Loach Terra e libertà (8), scritti come quelli di George Orwell, e l’assassinio del loro leader Andres Nin per mano della polizia segreta stalinista in Spagna dopo il maggio 1937, hanno tutti accresciuto il prestigio del POUM agli occhi di tutti quelli che cercano una ragione buona per sostenere la Guerra di Spagna. La realtà è che il POUM (che per la verità era forte solo in Catalogna), sebbene avesse ottenuto un grosso sostegno da parte della classe operaia grazie alle sue campagne per aumenti salariali e settimana lavorativa di 36 ore, era responsabile tanto quanto la CNT nell’aver ricondotto la classe operaia di nuovo al sostegno dello stato borghese. Anche prima della guerra, nel gennaio del 1936, il POUM si era unito ai socialisti e ai partiti della sinistra borghese nel blocco elettorale del Fronte Popolare. Ma quando la guerra scoppiò si allineò con la CNT nello sciopero e nella insurrezione contro i militari. Quando gli anarchici dichiararono finito lo sciopero generale, il POUM fece la stessa cosa due giorni dopo. La generalitat rese loro il compito più facile accogliendo le richieste economiche dei lavoratori. Ora lo sciopero e l’insurrezione potevano essere trasformati da guerra di classe in guerra militare. Nin poi accettò il posto di consigliere alla giustizia nel governo catalano. Giustificò tale scelta con il seguente pezzo di non-sense:

I lavoratori avevano sconfitto il fascismo e stavano combattendo per il socialismo... In Catalogna esisteva già la dittatura del proletariato... Noi eravamo parte di una profonda rivoluzione sociale in Spagna; la nostra rivoluzione era più profonda di quella che aveva scosso la Russia nel 1917.

Dal giornale del POUM La Batalla, citato in La Guerra di Spagna, gennaio 1937

Il POUM stava per pagare molto cara l’illusione che la rivoluzione stesse avanzando e che i lavoratori fossero al potere (perché il POUM era nel governo catalano!). Anche le rivalità imperialiste internazionali svolsero la loro parte nella debacle. In URSS Stalin era determinato a spazzare via la vecchia guardia bolscevica e le migliaia di altri lavoratori che ancora nutrivano idee rivoluzionarie anche dopo il declino e la sconfitta della rivoluzione in Russia. Questa era la causa dei Grandi Processi e Purghe che si stavano svolgendo a Mosca proprio in quel momento. Con la guerra imperialista che faceva capolino e Stalin che cercava alleanze ad ovest, le purghe furono estese a livello internazionale. Il giornale del POUM, La Batalla, portò avanti più denuncie dei fatti di Mosca che ogni altro, e a Mosca fu deciso che doveva essere messo a tacere. Fin dall’inizio il PCE si adoperò per distruggere il POUM. Sia i rappresentanti del PCE nel governo Caballero che quelli del Partito Socialista Unificato di Catalogna (PSUC) continuavano a chiedere che questi “terroristi trotskisti” “in combutta col fascismo” fossero arrestati. Nel dicembre del 1936 Nin fu cacciato dal governo catalano ma Largo Caballero impedì ogni altro passo contro il POUM. Questo, assieme al rifiuto di fondere il Partito Socialista con il PCE (come era già successo in Catalogna dove si era formato il PSUC), segnò il destino di Largo Caballero come Primo Ministro.

L’ascesa del Partito Comunista Spagnolo

Tutto questo ci porta direttamente agli eventi del maggio 1937. Nel luglio 1936 il PCE era una organizzazione relativamente piccola che vantava 40 mila membri in tutta la Spagna (ma le cifre reali erano molto più basse). Tuttavia stava già guadagnando terreno rapidamente, grazie alla politica del Fronte Popolare che era stata formalmente adottata nel 1935 al Settimo Congresso del Comintern. Ciò era dovuto al fatto che Stalin credeva che l’ascesa al potere del nazismo in Germania fosse almeno in parte dovuta alla sua precedente politica del “Terzo Periodo” che condannava tutti i socialisti come “socialfascisti”. Ora dovevano essere corteggiati non solo i socialisti, ma anche i partiti più borghesi.

In Spagna questo ebbe un impatto immediato sulle fortune del PCE. Nel 1933 aveva un solo deputato nelle cortes ma nel 1936 a seguito dell’accordo pre-elettorale sul Fronte Popolare, il PCE ottenne 16 seggi nelle coorti. Questo equivaleva a circa quattro volte la loro reale forza in termini di voti. Ora l’obiettivo era di opporsi a tutti i discorsi sulla rivoluzione e di evidenziare le credenziali democratiche dei comunisti. Ciò non aveva tanto a che fare con l’ottenimento di un sostegno immediato in qualche stato, ma piuttosto con i bisogni della politica estera dell’URSS. Stalin stava ora cercando di plasmare una alleanza con i regimi borghesi occidentali di Gran Bretagna e Francia per resistere alla Germania nazista. L’idea che la Guerra Civile Spagnola avesse radici solo in Spagna (come è sostenuto ancora con veemenza da alcuni anarchici, come Murray Bookchin) cozza contro la realtà. Il Fronte Popolare era solo un ulteriore elemento di prova a dimostrazione che l’URSS non era uno stato operaio ma parte della struttura imperialista del capitalismo. Proprio quanto fosse imperialista questa politica sarebbe stato rivelato nel 1941, quando Stalin fece l’ennesimo voltafaccia e siglò un accordo con Hitler.

L’antifascismo in Spagna, come la Frazione Italiana continuò sempre a sostenere, doveva servire a preparare i lavoratori a morire in una guerra imperialista proprio come il razzismo sciovinista era servito a preparare i lavoratori al macello della Prima Guerra Mondiale. La sola possibilità di rompere il dominio imperialista guerrafondaio era che i lavoratori stessi trasformassero la lotta tra diverse fazioni borghesi in una vera guerra civile tra classi. Questo però era estremamente difficile, data la situazione internazionale del proletariato mondiale, che doveva ancora fare i conti con la sconfitta dell’ondata rivoluzionaria successiva alla Prima Guerra Mondiale.

L’ascesa del PCE, fino a diventare la forza dominante della parte Repubblicana, era dovuta ad altri tre fattori. La mancanza di unità e coesione da parte del PSOE, che portò prima uno poi l’altro leader del PSOE a cercare un’alleanza con quello. Il tutto era aggravato dal fatto che la politica di “non intervento” di Gran Bretagna e Francia nella Guerra di Spagna significava che, mentre la Germania nazista e l’Italia fascista fornivano sostegno materiale a Franco, solo l’URSS (e il Messico per quanto poteva) dava armi e inviava supporto tecnico alla Repubblica. Il potere che questo conferiva al PCE locale sulle decisioni del governo repubblicano era enorme. E il fattore finale nella crescita del PCE era la sua aperta opposizione ad ogni idea di rivoluzione. Sul fronte internazionale, Stalin voleva convincere Gran Bretagna e Francia che la Repubblica Spagnola era una rispettabile democrazia borghese in modo che essi abbandonassero il non intervento (non capendo l’enorme sostegno al nazismo e al fascismo all’interno delle classi dirigenti di quei paesi). In Spagna, il PCE andò in soccorso della piccola borghesia. Aveva anche una organizzazione locale in Catalogna (GEPCI) in modo da poter resistere ad ogni tentativo di collettivizzazione. Il quotidiano del PCE, Mundo Obrero (Mondo Operaio) giustificava questo nei termini seguenti:

In una società capitalista, i piccoli commercianti e industriali costituiscono una classe dalla parte della repubblica democratica [...] è compito di tutti rispettare la proprietà di questi piccoli commercianti e industriali [...]. Noi perciò incitiamo i membri del partito e la milizia in generale a chiedere e, se necessario, a imporre il rispetto per questi cittadini della classe media [...].

In effetti, si può dire senza dubbio che il CPE divenne il miglior difensore dei piccoli capitalisti in Spagna e molti piccolo-borghesi abbandonarono i loro partiti tradizionali (come la Esquerra di Companys) per il PSUC in Catalogna e il CPE altrove. Dato che il PSOE era diviso in numerose fazioni, il PCE era in grado di aggirarlo (“approfittammo dei loro antagonismi suicidi”, scrisse in seguito Jesus Hernandez, un ministro del CPE nel governo di Largo Caballero). Prima conquistarono la base giovanile del PSOE, prima della guerra, poi riuscirono a far unire la UGT e il PSOE in Catalogna in un PSUC a guida CPE. Nel marzo 1937 potevano contare sulla forza di una base di 200 mila membri, circa un quarto dei quali nella sola Catalogna. Ma la tattica di stroncare quelle organizzazioni dei lavoratori che si illudevano ancora che combattere i fascisti fosse lo stesso che “difendere la rivoluzione” era già cominciata.

Le barricate del maggio 1937

Fin dal settembre 1936 gli stalinisti chiedevano lo scioglimento del Comitato Centrale della Milizia Antifascista, e la concentrazione del potere nelle mani di Companys e del governo catalano. La CNT e il POUM provarono a polemizzare contro di questa manovra ma, quando fu loro detto che le armi da Madrid non sarebbero più arrivate se il comitato non fosse stato disciolto, essi capitolarono. Ancora una volta la guerra antifascista ebbe la precedenza sulla “difesa della rivoluzione”. Quando i dirigenti della CNT avevano permesso alla Generalitat di mantenere il potere formale per combattere la guerra antifascista, consolarono i loro seguaci con il fatto che il potere reale fosse nelle mani del Comitato Centrale della Milizia. Ora che anche questo era perso, per continuare a tener buono il proletariato si sosteneva che la CNT e il POUM erano rappresentati nel governo borghese. Ancora conservavano l’illusione che la rivoluzione era in piedi. Ora tutto quel che rimaneva erano le pattuglie armate che controllavano l’ordine pubblico a Barcellona e che erano ancora guidate dalle CNT. A loro si opponevano le Asaltos (guardie di assalto) e la guardia repubblicana, che erano controllate dal comisario general de orden publico, in quel momento capeggiato da uno degli alleati di Companys.

Il passo successivo fu la campagna stalinista contro il POUM. La calunnia che il POUM fosse “trotskista” e la ancora più grande calunnia che i “trotskisti” fossero in combutta con Hitler e i fascisti in generale, erano gli aspetti principali della campagna del PSUC. (9) Il PSUC chiese in novembre che Nin, l’unico ministro del POUM, fosse escluso dal gabinetto. Questo provocò una crisi lunga tre settimane dato che la CNT, dapprincipio, si rifiutò di accettare tale proposta. Alla fine, tuttavia, l’offerta alla CNT di un altro posto nel gabinetto, e la rinnovata minaccia di congelare i rifornimenti di armi alla Catalogna, portarono ad una sua ulteriore capitolazione. In un’altra meravigliosa prova di doppio-pensiero, la CNT fu anche rassicurata dalle dimissioni degli stalinisti come membri del gabinetto sotto l’etichetta “PSUC” e il ritorno degli stessi ministri come rappresentanti della “UGT”. La CNT ora si consolava con due giustificazioni. La prima era che quelli del POUM erano solamente marxisti, e perciò la rivalità con il PSUC semplicemente non li riguardava. Non importava il fatto che il POUM condividesse in pratica la sua analisi della situazione in Spagna. Il secondo pensiero consolatorio era che, siccome il governo era dominato da organizzazioni sindacali, esso era ora un governo “sindacalista”!

Tuttavia il risultato più significativo della crisi di dicembre fu la nomina dell’ex-anarchico, ex-membro del POUM, monco di un braccio, Rodriguez Salas (10), ora un sostenitore del PSUC, come comisario general de orden publico. (11) Con Salas in un posto chiave a Barcellona, il PSUC cominciò quindi la campagna per porre fine alle milizie e formare un esercito regolare con servizio militare obbligatorio. L’obiettivo era ovvio: disarmare a Barcellona la classe operaia in armi e completare la restaurazione del monopolio del potere dello stato borghese. Sotto la pressione del governo centrale a Valencia (di nuovo il trucco “niente più armi”), e contro l’opposizione della CNT, il governo catalano acconsentì a intraprendere i primi passi verso la formazione di un esercito regolare in Catalogna, ponendo le sue forze sotto il controllo del ministero della difesa a Valencia. La CNT a questo punto uscì dal governo provocando una nuova crisi. Il 7 aprile 1937, PSUC e UGT proposero un “piano della vittoria” che non era altro che la totale sottomissione di tutte le milizie e le organizzazioni operaie alla borghesia sotto lo slogan “senza autorità non ci può essere vittoria”. Alla fine la CNT, tardivamente, capì che “abbiamo già fatto troppe concessioni e crediamo che sia arrivato il momento di chiudere il rubinetto”. (12) Il Primo Maggio si avvicinava, ma l’idea che la UGT dominata dagli stalinisti e la CNT degli anarco-sindacalisti potessero organizzare una manifestazione assieme venne abbandonata. Le migliaia di miliziani anarchici, che preoccupati degli sviluppi politici a Barcellona avevano abbandonato il fronte in marzo per costituire gli “Amici di Durruti”, ricoprirono Barcellona di slogan che chiedevano “tutto il potere alla classe operaia”. Questi erano sostenuti dagli editoriali nel giornale del POUM, La Batalla.

I resoconti borghesi ora ci dicono che quanto accadde in seguito resta avvolto nella confusione, ma non c’è dubbio che gli eventi di maggio furono scatenati dagli stalinisti. Rodriquez Salas, con tre camion di Asaltos (circa 200 uomini) fedeli al governo catalano, tentò di occupare la Centrale Telefonica in Plaza de Cataluña il 3 maggio 1937. Questa era stata occupata dalla CNT il 19 luglio 1936, e la sua occupazione fu confermata dall’allora impotente Generalitat. La centrale era un posto d’importanza strategica, in quanto permetteva al sindacato di controllare tutte le telefonate nella città, comprese quelle a Companys, e al Presidente della Repubblica, Manuel Azaña. Salas e la sua banda riuscirono a entrare nell’edificio, ma furono bloccati quando tentarono di raggiungere i piani superiori. Ciò scatenò uno sciopero generale in tutta la città. I lavoratori presero le strade, e centinaia di barricate furono innalzate in ogni quartiere operaio. Tutti, da Azaña a Abad de Santillan, il capo della FAI (13), ammettevano che “gli anarchici erano padroni della città” a questo punto. Ma, come chiarì pure Abad de Santillan, la dirigenza della CNT-FAI, per paura di danneggiare la causa antifascista, non andò all’offensiva.

Istantaneamente, quasi l’intera Barcellona era in mano ai nostri gruppi armati. Essi non si mossero dai loro posti, sebbene avrebbero potuto farlo facilmente, sopraffacendo tutti i piccoli centri di resistenza.

Come riconoscimento del fatto che era in corso una lotta per il potere, lui sostiene che gli anarchici non erano interessati a sconfiggere gli stalinisti.

[...] Questo non ci interessa, in quanto sarebbe un atto di follia contrario ai nostri principi di unità e democrazia.

Ci potrebbe essere una più sfacciata affermazione che non c’è via di mezzo tra la lotta di classe e la capitolazione alla borghesia democratica nella causa antifascista? In un certo senso gli anarchici furono messi in difficoltà, dato che una vittoria a Barcellona avrebbe significato una guerra civile all’interno della guerra civile, contro il governo centrale (che aveva ancora tre ministri anarchici!). La teoria secondo la quale bisogna prima sconfiggere il fascismo (una sezione della classe dirigente) restaurando la democrazia (un’altra sezione della stessa classe), e poi ricominciare la guerra di classe, non ha nessuna logica, tanto per cominciare. Ma la storia ci ha dato poche lezioni più evidenti della follia di una tale politica degli eventi spagnoli. Le masse erano in strada, gli Amici di Durruti reclamavano la resistenza (in nome della difesa di una rivoluzione che non era mai stata compiuta - questa era l’illusione di cui si erano nutriti sia la CNT che il POUM fin dal 19 luglio 1936). Il POUM la definì una spontanea risposta alla provocazione stalinista e disse che la scelta era tra rivoluzione e contro-rivoluzione, ma senza assumere esso stesso alcuna posizione di guida. E, come abbiamo dimostrato sopra, era una contro-rivoluzione nella cui preparazione la CNT e il POUM svolsero il loro ruolo. Anche in quel momento la CNT cercò un compromesso e disse ai suoi militanti di rimanere sulla difensiva mentre gli stalinisti tramavano la mossa successiva. Avevano già richiesto 1500 guardie di assalto in più da Valencia, ma Largo Caballero tergiversò, poichè sperava ancora di poter trovare una “soluzione negoziale”. Da allora in poi tutto quello che gli stalinisti dovevano fare per mantenere lo stato di crisi era sparare alcuni colpi dall’Hotel Colòn, e in risposta raffiche di colpi avrebbero riempito la città per una intera giornata. Ma...

La maggior parte dei combattenti rimase negli edifici o dietro le barricate e sparava a raffica contro i nemici dall’altra parte. (14)

In altre parole, non ci fu alcun tentativo di scovare le piccole minoranze di stalinisti. E fin tanto che gli spari continuavano, gli stalinisti potevano esercitare pressione su Largo Caballero perché inviasse altre truppe. Largo Caballero resistette più a lungo possibile. Inviò una delegazione composta da ministri anarchici e socialisti a Barcellona per negoziare un cessate il fuoco. Gli anarchici, Federica Montseny e Mariano Vázquez, mediarono l’accordo e convinsero anche i comitati locali della CNT ad acconsentire al passaggio di truppe del Fronte Popolare attraverso la Catalogna senza subire attacchi dalla milizia locale.

Le amare conseguenze della collaborazione di classe

La CNT era ora totalmente intrappolata dalla politica di sostegno alla guerra antifascista e il pomeriggio del 4 maggio richiamò i propri sostenitori a cessare i combattimenti.

Lavoratori! [...] Noi non siamo responsabili di ciò che sta accadendo. Noi non stiamo attaccando nessuno. Noi ci stiamo solo difendendo [...] Deponete le armi! Ricordate, siamo fratelli! [...] Se combattiamo tra di noi siamo condannati alla sconfitta. (15)

In realtà quelli con cui il proletariato di Barcellona aveva a che fare non erano affatto fratelli, ma nemici di classe, e l’idea che “sarebbero stati condannati alla sconfitta” se avessero resistito agli stalinisti mostra soltanto che ancora una volta la priorità era di combattere la guerra antifascista e non la guerra di classe. Molti anarchici tentarono di descrivere la sconfitta delle Giornate di Maggio come il semplice risultato di una “manipolazione marxista”, dove lo stalinismo era equiparato al marxismo, ma gli eventi mostrano anche che molti “marxisti” a Barcellona, nel POUM e tra i bolscevico-leninisti (cioè i trotskisti), erano molto più preparati a resistere dei dirigenti della CNT. Tuttavia, anche queste organizzazioni, come mostrato sopra, avevano nutrito illusioni nella lotta antifascista e, come la Frazione Italiana ci ricorda sempre, erano ancora parte del governo del Fronte Popolare che causò i massacri di maggio. La sola posizione realmente marxista e internazionalista fu sostenuta dalla Frazione Italiana, come dimostra il documento qui tradotto da Bilan. La debolezza della teoria anarchica era rivelata pienamente dall’inadeguatezza della CNT-FAI, sia nel luglio 1936 che di nuovo nel maggio 1937. In realtà, nel maggio 1937 c’era ancora una piccolo speranza di capovolgere ciò che era stato già deciso nel luglio 1936. La CNT-FAI era attaccata all’antifascimo e al Fronte Popolare, e non poteva evitare le conseguenze di questa condotta. Quando gli Amici di Durruti invocarono una giunta rivoluzionaria, il 6 maggio, i dirigenti della CNT-FAI li denunciarono come agenti provocatori e il 7 maggio uscì l’appello: “Compagni, tornate al lavoro”. Quella sera le guardie d’assalto arrivarono da Valencia, e la Catalogna stava per sperimentare il terrore stalinista.

In effetti era appena cominciato. Il testo di Bilan che segue riconosce anche Camillo Berneri come difensore del proletariato, nonostante le reciproche differenze. Berneri era un anarchico italiano che aveva prodotto un testo, “Guerra di Classe”, che criticava sia la partecipazione della CNT al Fronte Popolare che la crescente influenza reazionaria del Comintern in Spagna. Nella notte tra il 5 e il 6 maggio membri del PSUC lo portarono via, assieme al suo compagno Francesco Barbieri. I loro corpi furono trovati dopo più o meno un giorno, crivellati di proiettili. Lo stesso destino stava per capitare ad Andres Nin e ad altri dirigenti del POUM, sebbene nel caso di Nin egli “scomparve”, e il suo corpo non fu mai ritrovato. Si presume che fu così brutalmente torturato, per fargli confessare di essere “una spia fascista” - in maniera tale da poter inscenare una versione spagnola dei processi farsa - che gli stalinisti furono costretti a ucciderlo e nasconderne il corpo. Gli stalinisti hanno sempre sostenuto che la sua scomparsa fosse un mistero.

Nel complesso, quello che poteva sembrare incredibile nel luglio 1936 si stava realizzando. La CNT era stata sconfitta in Catalogna e gli stalinisti se la prendevano ora con tutti.

Nelle settimane seguenti, la storia della Catalogna fu un susseguirsi di arresti di massa, detenzioni in prigioni clandestine, torture, rapimenti e assassini, come pure distruzioni di collettivi agricoli e urbani.

Ma i dirigenti della CNT e della FAI si lamentavano ancora solo della “barbara repressione”, richiamando tuttavia i loro seguaci “alla disciplina e al senso di responsabilità”! (16) In altre parole non volevano che si facesse nulla che potesse far vacillare il Fronte Popolare. In ogni caso, ormai era troppo tardi, dato che quel che la Frazione Italiana aveva predetto nell’agosto 1936 si stava verificando. Lo stato capitalista non era mai stato distrutto e, perciò, non c’era alcuna reale rivoluzione da difendere. I comitati di villaggio in cui così tanti anarchici avevano riposto le proprie speranze, e che avevano portato avanti i loro esperimenti sociali con vari gradi di successo, erano ora frantumati dall’arrivo di truppe in ogni luogo, intervenute a restaurare i diritti di proprietà. Tutte le conseguenze della mancata distruzione dello stato capitalista all’inizio, nel luglio 1936, stavano per abbattersi sui lavoratori della Catalogna. Anche George Orwell, che era stato così tanto impressionato dal carattere apparentemente proletario di Barcellona alla fine del 1936, aveva capito ormai che la borghesia può assumere forme proletarie.

Non mi rendevo conto che un gran numero di borghesi agiati stava semplicemente adottando un basso profilo, mascherandosi da proletari, per i tempi a venire. (17)

Quel che non aveva capito era che gli stalinisti facevano parte dell’ordine imperialista mondiale e che difendevano i diritti alla proprietà dovunque fosse utile per la difesa dell’Unione Sovietica. La Spagna riuscì ad aprire gli occhi a molti sul fatto che l’Unione Sovietica fosse ora parte dell’ordine imperialista mondiale, la qual cosa stava per essere confermata dalla firma del patto nazi-sovietico del 1939.

Ai compagni italiani parve anche di aver completato il compito di chiarificazione teorica che si erano prefissati. Questo non fu raggiunto senza difficoltà. Di fronte alla sollevazione dei lavoratori spagnoli una minoranza della Frazione voleva andare in Spagna. Essa sosteneva che lo stato borghese fosse stato spezzato e che il compito fosse ora quello di unirsi ai lavoratori di Spagna per sconfiggere il fascismo, in modo tale che la rivoluzione sociale potesse proseguire. Guidati da Russo (Candiani), una ventina circa di militanti andò a Barcellona in agosto e settembre 1936. Lì furono organizzati dal POUM nella Brigata Internazionale Lenin. Questa aveva solo una cinquantina di uomini e la maggior parte di loro erano trotskisti, anche se il comando era assegnato a Russo. Furono inviati a Huesca, sul fronte d’Aragona. La maggioranza della frazione tenne le posizioni che sono espresse nell’articolo che segue, e fece tutto il possibile per continuare a discutere con la minoranza. Inviarono anche una delegazione a Barcellona per tentare di convincere la minoranza a tornare. Qui tennero anche degli incontri con Gorkin, il principale editore del giornale del POUM, La Batalla, e con l’insegnante anarchico Camillo Berneri (vedi sopra). Sembra che trovarono Gorkin intransigente nel sostegno alla lotta antifascista, ma ebbero con Berneri (che pure aveva aiutato ad organizzare una colonna militare per sostenere la lotta antifascista) una discussione più aperta, che probabilmente spiega le dichiarazioni di solidarietà alla sua morte. (18) La delegazione non riuscì a convincere la minoranza a tornare, ma nel giro di alcune settimane gli stessi “bordighisti” si ritirarono dalla milizia del POUM, quando La Batalla pubblicò il decreto del governo del Fronte Popolare che chiedeva la sostituzione delle milizie con un esercito regolare, una cosa da loro ritenuta un tradimento della guerra operaia.

Nonostante questo, e nonostante il fatto che quasi tutte le altre organizzazioni con cui provarono a tenersi in contatto non fossero sfuggite alla mania antifascista, Bilan emerse dalla Guerra di Spagna più fiducioso in nuove lotte e nuovi sviluppi nella classe operaia. Nel finale dell’articolo che segue chiamava all’unità di tutte le frazioni in un Bureau Internazionale per preparare la formazione di un nuovo partito mondiale del proletariato. I compagni della Frazione pensavano anche che Bilan avesse completato il suo compito e cominciarono a pubblicare un nuovo giornale, Octobre, come organo di questo Bureau Internazionale. Avevano, tuttavia, confuso la propria crescente chiarezza sulla loro posizione in rapporto alla classe operaia mondiale con la propensione e la possibilità materiale della classe operaia mondiale a resistere alla guerra imperialista che si avvicinava. Questa incapacità doveva portare alla paralisi e al collasso della Frazione di fronte alla Seconda Guerra Mondiale. Fu in Italia, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, che altri compagni della Frazione, guidati tra gli altri da Onorato Damen e Luciano Stefanini, dovevano sollevare la bandiera che la Frazione aveva temporaneamente abbandonato. È quella stessa bandiera che l’attuale Bureau Internazionale agita oggi.

CWO

(1) Per uno degli più sporchi esempi di falsificazione stalinista si veda l’opuscolo “La Spagna contro fascimo 1936-39” scritto da Nan Green e A.M. Elliot per il gruppo storico del Partito Comunista nel 1976. Insiste ancora con la menzogna che il POUM era in combutta con Franco. Il maggio 1937, che loro descrivono come un “putsch” della CNT e del POUM, fu secondo loro sconfitto perché i lavoratori anarchici erano apatici. “Il sofisma come storia” sarebbe il miglior titolo per questa ostile critica.

(2) Alcuni dei primi testi dei Bilan furono pubblicati in traduzione nel 1976 dalla Corrente Comunista Internazionale. Questi possono essere trovati sul loro sito web e comprendono “Contro il fronte imperialista e il massacro dei lavoratori spagnoli” (da Bilan 34 agosto-settembre 1936) che mostra, all’inizio della guerra, la stessa chiarezza che la Frazione Italiana tenne al tempo dei fatti del maggio 1937.

(3) Sulla storia della Sinistra Italiana in inglese, si veda il nostro opuscolo sulla “Piattaforma del Comitato d’Intesa”.

(4) Hugh Thomas, “La Guerra Civile Spagnola” (Pelican ed., 1968) p.194.

(5) O Unione Sacra. Il termine in origine viene dalla situazione francese del 1914 quando il Partito Socialista Francese e i sindacati interruppero la lotta di classe per sostenere la guerra imperialista.

(6) Vernon Richards “Lezioni della Rivoluzione Spagnola” p.107.

(7) Da La Guerra di Spagna dal bollettino interno della Frazione Italiana. Pubblicato in origine in inglese in Revolutionary Perspectives 5 (prima serie).

(8) Si veda la nostra recensione a questo film su Revolutionary Perspectives 1 (serie attuale).

(9) I dirigenti del POUM (Nin, Maurin) erano stati una volta vicini a Trotsky, ma rifiutavano la politica trotskista di entrismo nella social-democrazia (come furono incoraggiati a fare i trotskisti francesi nel 1934) mentre Trotsky ripetutamente condannava il Fronte Popolare, che il POUM sosteneva, come un abbandono reazionario della rivoluzione. In pratica, i trotskisti in Spagna sostenevano la guerra antifascista come parte della “rivoluzione” in maniera veemente tanto quanto faceva il POUM. In breve, entrambi contribuirono alla mobilitazione dei lavoratori per la Guerra imperialista. Questo non ha, naturalmente, niente a che fare con le bugie e gli amalgam degli stalinisti che stavano, anche allora, diffondendo la bugia secondo la quale Trotsky era in combutta con Hitler, e questo etichettare il POUM cme “trotskista” era semplicemente parte della loro propaganda in preparazione del bagno di sangue che sarebbe seguito.

(10) Era in realtà un vecchio membro della più grande delle due organizzazioni, il “Blocco operaio e contadino” di Joaquin Maurin che si era unito per formare il POUM nel 1934. Maurin fu ucciso dagli uomini di Franco. Ironicamente Rodriguez Salas aveva perso il suo braccio prendendo parte in una rapina anarchica in banca a Tarragona nel 1917.

(11) Commissario Generale dell’Ordine Pubblico o capo della polizia.

(12) Citato in B. Bolloten “La rivoluzione spagnola” (Chapel Hill NC 1979) p.396.

(13) La FAI era la Federazione Anarchica Iberica o la organizzazione politic ache dominava l’anarchismo spagnolo. La CNT (Confederazione Nazionale del Lavoro) era l’ala sindacalista di questo movimento (che in molte fonti è indicate come CNT-FAI).

(14) Bolloten p.408.

(15) Ibidem.

(16) Bolloten p.455.

(17) Omaggio alla Catalogna, Penguin, 1966 p.9.

(18) Gli scritti di Berneri (pubblicati come “Guerre des Classes en Espagne” da Spartacus, Parigi, 1977) erano critici rispetto ai ministri della CNT per la loro debolezza nel perseguire una Guerra realmente rivoluzionaria, ma egli considerava ancora la Guerra antifascista come parte della “rivoluzione”.

Piombo, Mitraglia, Galera

Così risponde il Fronte Popolare agli operai di Barcellona che osano resistere all'attacco capitalista

Da Bilan 41 maggio-giugno 1937

Proletari!

Il 19 luglio 1936 i proletari di Barcellona a mani nude fermarono l'attacco dei reggimenti di Franco armati fino ai denti.

Il 4 maggio 1937, questi stessi proletari muniti d'armi hanno lasciato sul selciato un numero molto più elevato di vittime di quante ne perdettero per conquistare la vittoria contro Franco, ed è il governo antifascista comprendente fino agi anarchici e ricollegantesi al P.O.U.M., attraverso numerose ruote del suo apparato, è questo governo che ha scatenato la marmaglia delle forze repressive contro gli operai.

Il 19 luglio i proletari di Barcellona erano una forza invincibile. La loro lotta di classe indipendente dallo stato borghese si ripercosse nel seno dei reggimenti di Franco dove essa determinò una indipendenza analoga e di classe dei soldati contro i loro generali: lo sciopero inchiodò una molla di sicurezza nei fucili e nei cannoni di Franco che fu così sconfitto.

La storia non conosce che degli intervalli fuggivi nel corso dei quali gli organismi del proletario possono limitarsi a tenere una posizione di semplice autonomia verso lo stato capitalista; alcuni giorni dopo il 19 luglio, gli avvenimenti arrivarono al bivio. Ebbene il proletariato passava alla fase superiore della sua lotta per la distruzione dello stato borghese, oppure questo stato ricostituiva di nuovo le maglie della sua oppressione sanguinosa sul proletariato. In questa fase della lotta nella quale l'istinto non basta più e la coscienza diviene l'elemento determinante, gli operai non possono salvarsi e vincere che alla condizione di sviluppare in tutta la sua ampiezza, il lavoro penoso maturato nel corso di numerosi anni, il lavoro che essi avevano fatto attraverso le frazioni al fine di costruire il partito di classe. L'angosciosa tragedia del proletariato di Spagna è la taglia che esso deve pagare a causa della sua immaturità a creare il partito di classe, il cervello che, solo, può dare forza di vita a tutti i membri del suo corpo sociale.

Nei corso dei primi giorni della lotta degli organismi autonomi degli operai erano cresciuti dal terreno di classe dove il proletariato si trovava e combatteva. Nella seconda fase della lotta, il dilemma si pose in tutta la sua terribile significazione: o completare, attraverso la lotta politica contro lo stato capitalista, i successi ottenuti nell'ordine economico e militare, oppure vedere questi successi liquefarsi negli organi dello stato capitalista.

Le classi lottano con i mezzi di lotta che sono loro imposti dalle situazioni ed il grado della loro tensione. In faccia ad un incendio di classe, il capitalismo non poteva nemmeno pensare a fare ricorso ai metodi classici della legalità. Quello che lo minacciava era l'indipendenza della lotta operaia, la sua lotta autonoma potente raggiungere l'altra tappa della lotta per la rivoluzione. Quello che gli era necessario era di ricucire le fila del suo controllo sugli sfruttati. Queste fila che furono una volta della magistratura, della polizia, delle prigioni, divennero, nella situazione estrema di Barcellona, i Comitati di Milizia, le industrie socializzate, i sindacati gerenti dei più importanti dipartimenti dell'economia, le pattuglie d vigilanza.

Gli avvenimenti riposero di nuovo il dilemma che aveva condotto al disastro il proletariato d'Italia e di Germania. Gli operai conservano alla loro classe l'organismo che conquistano nella lotta contro il nemico alla condizione di dirigerlo contro lo stato, la macchina dell'oppressione della borghesia. Gli operai fecondano il loro boia di domani, se essi non hanno la forza di vincere il nemico che vuole attirarli nell'apparato della sua dominazione. La milizia proletaria del 19 luglio è un organismo proletario, la milizia "proletaria" della settimana seguente è un organo capitalista appropriato alla situazione del momento. Per riuscire nel suo piano cinico e sanguinoso, la borghesia potette fare ricorso ai centristi, ai socialisti, alla C.N.T., alla F.A.I., al P.O.U.M. che fecero credere agli operai che lo stato cambiava di natura perché il personale che lo gestiva aveva cambiato di colore. Il capitalismo, dissimulantesi sotto la bandiera rossa, si apprestava di nuovo a sortire la spada della sua repressione ed il 4 maggio è stato preparato da tutte le forze che, il 19 luglio, spezzarono la schiena di classe al proletariato spagnolo. Il figlio di Noske e della Costituente di Weimar è Hitler, il figlio di Giolitti e del controllo sulla produzione è Mussolini, il figlio degli anarchici, socialisti, centristi, P.O.U.M. spagnuoli, della socializzazione, delle milizie "proletarie", è la carneficina del 4 maggio di Barcellona. (1)

Solo il proletariato russo rispose alla caduta dello zarismo con l'Ottobre 1917, perché lui solo pervenne a costruire il partito di classe maturato dal precedente lavoro di frazione.

Proletari!

È sotto la direzione di un governo sostenuto del Fronte Popolare che Franco aveva minuziosamente preparato il suo attacco. È nella via di una conciliazione che Barrios cerca, il 19 luglio, di formare un ministero unico per dirigere gli affari del dominio del capitalismo, ministero unico sotto la direzione di Franco e sotto la direzione mista del suo personale di destra e di sinistra, fraternamente uniti. (2) È la rivolta operaia di Barcellona, di Madrid, delle Asturie, che obbliga il capitalismo a sdoppiare il ministero e ad incaricare quello repubblicano e l'altro militare di due funzioni intimamente legate da una complicità indissolubile.

Dovunque Franco non era arrivato ad ottenere la sua vittoria immediata il capitalismo vi chiamò a seguirlo per combattere il fascismo. Crudele tranello che voi avete pagato con delle migliaia di vostre vittime. Voi avete creduto ai pifferi del Fronte Popolare e dei suoi annessi che, senza lottare contro il governo repubblicano e capitalista, sotto la sua direzione, controllandolo, voi potevate schiacciare i figlio legittimo del capitalismo: il fascismo. E voi siete partiti per i colli dell'Aragona, le montagne di Guadarrama, delle Asturie per la vittoria della guerra antifascista. (3)

Ancora una volta, come nel 1914, è sui vostri corpi, sulle vostre vite, che la storia ha scavato la terribile, fatale e sanguinosa opposizione di classe. I Fronti Militari, una necessità imposta agli operai dalle situazioni? No, una necessità per il capitalismo per accerchiarvi e schiacciarvi: il 4 maggio 1937 ha luminosamente provato che la necessità per il proletariato era di combattere contro il suo nemico repubblicano allo stesso titolo che contro Franco. (4) I Fronti Militari erano i vostri cimiteri perché erano i fronti del capitalismo contro il proletariato. A questa guerra non potevate opporre che la divisa del proletariato russo consistente ad agire per la disfatta militare dei due governi: quello di Franco, l'altro repubblicano per trasformare la guerra del capitalismo contro il proletariato in guerra civile della classe operaia lottante per la distruzione dei due tronchi dello stato borghese.

La Frazione italiana sola, in un isolamento crudele che doveva temperare l'unica solidarietà della corrente della Lega dei Comunisti Internazionalisti di Belgio, che fondò in seguito la "frazione belga della sinistra comunista internazionale", queste due correnti sole gettarono l'allarme dappertutto si gridava alla necessità di salvaguardare le "conquiste della rivoluzione", di battere Franco per meglio combattere Caballero in seguito, di coprirsi dei galloni della rivoluzione partendo per i Fronti Militari. Gli avvenimenti di Barcellona hanno dato una lugubre conferma alla nostre primitive posizioni ed è con una crudeltà eguale a quella di Franco che il Fronte Popolare, integrantesi agli anarchici e al P.O.U.M., si è gettato sugli operai insorti del 4 maggio 1937!

Le vicissitudini delle battaglie militari sono state altrettante occasiono per il governo repubblicano di rinforzare il suo controllo sugli sfruttati. In mancanza di una politica cosciente e di classe per la disfatta militare, i successi, come gli scacchi militari dell'armata repubblicana, sono stati impiegati dal nemico all'unico scopo della strage dei operai. A Badajoz, Irun, Toledo, St. Sebastiano (5), la disfatta repubblicana rappresentava la cessione da parte del Fronte Popolare dei corpi dei proletari disarmati a Franco che poteva così sterminarli, mentre, per riflesso, il governo repubblicano profittava della sconfitta per saldare i legami dell'Unione Sacra sotto il pretesto che una armata centralizzata e disciplinata era necessaria per vincere la guerra antifascista. D'altra parte, la vittoriosa resistenza di Madrid contro Franco, fornisce l'occasione a Caballero e Companys per un primo attacco del Fronte Popolare che potette sbarazzarsi del suo servitore di ieri, il P.O.U.M., e preparare l'attacco del 4 maggio 1937. La caduta di Malaga saldò nuovamente le fila sanguinose dell'Unione Sacra ed è la vittoria militare di Guadalajara (6) che apre il periodo che doveva concludersi con la carneficina di Barcellona. Dappertutto si gridava al Piano della Vittoria ed è in un'atmosfera di ubbriacatura di guerra antifascista che si preparò l'attacco del 4 maggio.

Frattanto in tutti i paesi, la guerra del capitalismo contro il proletariato in Ispagna alimentava la repressione crudele contro gli operai. I morti fascisti ed antifascisti di Spagna portavano nella loro tomba gli assassinati di Mosca, i mitragliati di Clichy (7), mentre evocando l'ecatombe dei proletari antifascisti i traditori hanno spinto gli operai di Bruxelles a bloccare con il loro capitalismo nelle elezioni dell'11 aprile 1937.

"Le armi per la Spagna", tale è stata la parola d'ordine centrale che gli operai di tutti i paesi hanno inteso dai loro traditori. E queste armi hanno tirato sugli operai di Barcellona! La Russia che aveva inviato le armi per i successi della guerra antifascista ha rappresentato l'ossatura capitalista per il recente massacro. Agli ordini di Staline, che sbavò la sua rabbia antisocialista il 5 marzo, il P.S.U.C. di Catalogna prese l'iniziativa della strage. Ancora una volta, come nel 1914, le armi dovevano servire al capitalismo perché gli operai uccidano i loro fratelli di classe invece di servire alla distruzione del regime dell'oppressione capitalista.

Proletari!

Gli operai di Barcellona hanno ripreso, il 4 maggio 1937, il cammino che avevano improntato il 19 luglio e donde il capitalismo li aveva potuto sloggiare appoggiandosi sul Fronte Popolare e su tutti i suoi annessi. Essi hanno fatto sciopero dappertutto, anche in quelle che furono loro presentate dai traditori come "conquiste della rivoluzione". Essi hanno lottato contro il governo repubblicano allo stesso titolo che avrebbero lottato contro il governo di Franco. Ed il governo repubblicano ha risposto con altrettanta selvaggeria che lo ha fatto Franco a Badajoz, Irun, mentre il governo di Salamanca (8) non ha affatto approfittato dell'indebolimento del fronte di Aragona per scatenare un attacco militare perché ha sentito che il suo complice di sinistra faceva ammirevolmente bene il servizio di boia del proletariato.

Sfinito da dieci mesi di guerra, di collaborazione di classe, i cui artefici erano stati la C.N.T., la F.A.I., il P.O.U.M., il proletariato di Barcellona ha subito una disfatta terribile. Ma questa disfatta è altresì una tappa della vittoria del proletariato, un momento della sua emancipazione perché essa marca la fine di tutte le ideologie che avevano permesso al capitalismo di salvare il suo regime scosso dal gigantesco soprassalto proletario del 19 luglio.

I proletari caduti il 4 maggio non possono essere rivendicati da alcuna delle organizzazioni che, il 19 luglio, permettendo l'estirpazione del proletariato dal suo terreno di classe, e gettandolo nel terreno opposto del capitalismo e dell'antifascismo, preparò così il 4 maggio 1937.

I proletari caduti appartengono al proletariato ed unicamente ad esso. Questi proletari rappresentano le membrane del cervello della classe operaia mondiale, del partito di classe della rivoluzione comunista.

Gli operai del mondo intero si inclinano su tutti i morti e ne sollevano i cadaveri contro tutti i traditori: quelli di ieri, come quelli di oggi. Il proletariato mondiale saluta, in Berneri, uno dei suoi, e la sua immolazione sull'ideale anarchico, il suo cadavere è una protesta contro una scuola politica che è crollata nel corso degli avvenimenti di Spagna: è sotto un governo a partecipazione anarchica che la polizia ha ripetuto, sul corpo di Berneri, le gesta di Mussolini sul corpo di Matteotti. (9)

Proletari!

Il massacro di Barcellona è il battistrada di repressione ancora più violente sugli operai di Spagna e di tutto il mondo, ma esso è altresì il segno annunciante le tempeste sociali in altri paesi. Il capitalismo ha dovuto consumare, in dieci mesi solamente, il capitale che teneva in riserva per impiegarlo al fine di demolire il proletariato e di sconvolgere il lavoro che esso compie per fondare, attraverso il suo partito di classe, l'arma della sua emancipazione, della costruzione della società comunista. Centrismo ed anarchismo hanno raggiunto la socialdemocrazia: essi sono, in Ispagna, arrivati al termine della loro evoluzione, come la Seconda Internazionale, che fu ridotta allo stato di cadavere dalla guerra del 1914.

Una battaglia internazionale e sul fronte capitalista, si è svolta in Ispagna: quella del fascismo e dell'antifascismo, una battaglia che, perché si è sviluppata attraverso la forma estrema delle armi, rivela altresì una tensione estrema dei rapporti di classe su scala internazionale.

I morti di Barcellona sgomberano il terreno per la costruzione del partito di domani della classe operaia. Tutte le forze politiche che hanno chiamato gli operai a lottare per estrarre la lotta per la rivoluzione da una guerra del capitalismo contro il proletariato si trovano ormai tutte dall'altro lato della barricata e, davanti agli operai di tutto il mondo si apre, luminoso, l'orizzonte nel quale i morti di Barcellona hanno scritto, con il loro sangue, una nuova pagina che si aggiunge a quelle che scrissero i morti del 1914-18: la lotta degli operai è proletaria alla sola condizione di dirigersi contro il capitalismo ed il suo stato, essa serve gl'interessi del nemico se non si dirige contro di esso, in tutti istanti, in tutti i campi, in tutti gli organismi che le situazioni fanno sorgere e che diventano degli strumenti del nemico se essi non restano in opposizione costante contro di esso.

Il proletariato mondiale lotterà contro il capitalismo anche quando questo passerà alla repressione contro i suoi servitori di ieri. È la classe operaia e giammai il suo nemico che è incaricata di liquidare il conto di quelli che hanno espresso una fase della sua evoluzione, un momento della lotta per l'emancipazione dalla schiavitù del capitalismo.

La battaglia internazionale del capitalismo contro il proletariato che si svolge in Ispagna apre un nuovo capitolo internazionale della vita delle frazioni in tutti i paesi. Il proletariato mondiale che continua a combattere contro i costruttori d'Internazionali, sa che può fondare questi organismi unicamente quando le situazioni determinano uno sconvolgimento dei rapporti di classe aprendo così la via alla rivoluzione comunista. Ma, sul fronte di una battaglia internazionale che annuncia lo scoppio di tormente rivoluzionarie in altri paesi, il proletariato mondiale sente che il momento è venuto di procedere alla costruzione del primo legame internazionale delle frazioni della sinistra comunista.

Proletari di tutti i paesi!

La vostra classe è invincibile, essa rappresenta il motore dell'evoluzione storica; gli avvenimenti di Spagna lo provano giacche è la vostra classe unicamente che ha formato la posta di avvenimenti che hanno sconvolto il mondo intero.

Non è la disfatta che può scoraggiarvi: da questa disfatta ritirerete l'insegnamento per la vittoria di domani.

Sulle vostre basi di classe ricostituirete la vostra unità al di là delle frontiere e contro tutte le mistificazioni del nemico capitalista!

Ai tentativi di compromissione per concludere la guerra nella "pace sociale" dello sfruttamento capitalista, rispondete con la fraternizzazione degli sfruttati dei due eserciti, per la lotta simultanea contro il capitalismo!

In piedi per la lotta rivoluzionaria in tutti i paesi!

Viva i proletari di Barcellona che hanno voltato, con il loro sangue, una nuova pagina del libro della Rivoluzione comunista!

Avanti per la costituzione del Bureau Internazionale delle frazioni di sinistra in tutti i paesi!

Solleviamo lo stendardo della rivoluzione comunista, che i boia fascisti ed antifascisti sono incapaci di distruggere. I proletari cadono in tutti i paesi per trasmetterlo ai loro fratelli che continuano la lotta. Il capitalismo ha trinciato delle centinaia di mani che lo tenevano a Barcellona!

Siamo degni dei nostri fratelli caduti!

Viva la rivoluzione comunista nel mondo!

Le frazioni belga ed italiana della sinistra comunista internazionale

(1) Noske era il membro principale del Partito Social Democratico Tedesco che aveva sostenuto il Kaiser nella Prima Guerra Mondiale. Nel 1919 reclutò alcune truppe in precedenza del Kaise per schiacciare la Rivolta Spartachista contro la Repubblica di Weimar. Fu la prima azione di “nazional socialismo” in difesa del dominio borghese. Molti dei membri del Partito Nazista di Hitler venivano dallo stesso ambiente dei Freikorps. In senso più ampio la sconfitta del 1919 gettò le basi per il rovesciamento nazista della Repubblica di Weimar nel 1933. Golitti era il Primo Ministro liberale italiano che diede al Partito Fascista 35 seggi in parlamento come parte di una coalizione di destra nel 1921 come premio per il loro ruolo nella sconfitta delle occupazioni di fabbriche a Torino. Questo era il trampolino di lancio per la loro richiesta di potere l’anno successivo che fu tranquillamente accettata dalla monarchia. Il riferimento alla “gestione della produzione” si riferisce a come la gestione statale dell’industria durante la guerra divenne un modello per la forma di capitalismo di stato in Italia che Mussolini chiamò “stato corporativo”.

(2) A conferma dei dettagli si veda la pagina d’apertura dell’introduzione a questo testo.

(3) Questi erano i principali fronti di battaglia. La Sierra de Guadarrama era a ovest di Madrid, il fronte di Aragona era prima di Zaragoza che era nelle mani di Franco, e il fronte settentrionale delle Asturie era vicino a Santander e Oviedo.

(4) Per spiegazioni sui personaggi spagnoli in questo testo si veda la nostra introduzione storica.

(5) Tutte prime vittorie dei franchisti. Badajoz fu un fatto particolarmente brutale con migliaia di lavoratori uccisi a sangue freddo successivamente.

(6) La battaglia di Guadalajara ebbe luogo nel marzo del 1937 e fu un raro successo del Fronte Popolare per il fatto che impedì l’accerchiamento di Madrid così come dimostrò l’impegno diretto nella guerra dei fascisti italiani.

(7) I lavoratori francesi, occupando una fabbrica a Clichy come parte di una campagna di scioperi sit-in nel 1936, furono rimossi con la forza dal Governo di Fronte Popolare di Leon Blum usando l’esercito. Cinque lavoratori furono sparati e seguì uno sciopero generale. Gli omicidi di Mosca è un riferimento ai Processi Farsa di Stalin che iniziarono proprio lo stesso anno.

(8) Il quartier generale di Franco a quel tempo era a Salamanca.

(9) Camillo Berneri era un anarchico italiano che, essendo obbligato a lasciare l’Italia fascista errò per l’Europa (trascorrendo del tempo nelle prigioni belghe) fino alo scoppio della Guerra civile quando organizzò una colonna di anarchici italiani sebbene lui stesso non vi partecipò dato che produceva il giornale Guerra di classe. Per il suo omicidio si veda l’introduzione a questo testo. Per Matteotti, il socialista ucciso dagli sgherri fascisti si veda L’omicidio Matteotti in Revolutionary Perspectives 33.

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