La situazione in Cile dopo il terremoto

L’autorganizzazione dei proletari di fronte alla catastrofe, i capitalisti straccioni e l’incapacità statale

Volentieri pubblichiamo la traduzione di un messaggio inviatoci sul forum da un compagno anonimo

Sarebbe molto utile che, utilizzando queste mezzo di comunicazione, possiate dar risalto a quello che sta succedendo a Concepción e dintorni, così come in altre zone colpite dal terremoto. Già si sa che dal primo momento molta gente utilizzò il buon senso e accorse ai centri dove si immagazzinavano le provviste appropriandosi di non più di quello che necessitavano. Questo è logico, razionale, necessario e inevitabile, tanto che sembra assurdo metterlo in qualche modo in discussione. Non solo ci fu una organizzazione spontanea (specialmente a Concepción) della gente che ripartì latte, pannolini e acqua in base alle necessità di ognuno tenendo conto del numero di figli di ogni famiglia. La necessità di prendere i beni disponibile era talmente ovvia, talmente potente la determinazione del proletariato a esercitare il suo diritto a sopravvivere e perfino la polizia finì per aiutare la gente a prendere i viveri del supermercato Líder di Concepción, per esempio.

E quando si cercò di impedire che la gente facesse l’unica cosa che poteva fare, le stesse strutture furono incendiate. Anche questo è logico: se tonnellate di alimenti devono marcire invece di essere giustamente consumate, è meglio che questi alimenti si brucino evitando così pericolosi focolai di infezione. Questi “saccheggi” hanno permesso a migliaia di persone di sopravvivere per diverse ore, al buio, senza acqua potabile e senza la minima speranza che qualcuno potesse venire in loro aiuto.

Ebbene nel giro di alcune ore la situazione è cambiata drasticamente. In tutto l’interland di Concepción hanno iniziato ad agire bande ben armate che si muovevano su buoni veicoli e si dedicavano a saccheggiare non solamente piccoli stabilimenti, ma anche negozi privati e gruppi di case. Il loro obiettivo era impossessarsi degli scarsi beni che la gente avrebbe potuto recuperare dai supermercati, così come oggetti domestici, soldi o quello che c’era. In alcune zone di Concepcion queste bande hanno saccheggiato case, le hanno incendiate e sono scappati. I vicini, che inizialmente si trovavano nella più totale impreparazione, hanno iniziato a organizzarsi per la auto-difesa, facendo ronde di vigilanza, alzando barricate per proteggersi dal loro passaggio e in alcuni quartieri collettivizzando i viveri per assicurare gli alimenti a tutti i vicini.

Con questo breve racconto dei fatti accaduti nelle ore recenti non pretendo di “completare” il quadro informativo fatto da altre fonti di informazione. Voglio chiamare l’attenzione sul contenuto che racchiude questa situazione critica e il significato che ha da un punto di vista anticapitalista.

L’impulso spontaneo della gente di appropriarsi de quello che è necessario per il suo sostentamento, la sua tendenza a dialogare a condividere, mettersi d’accordo e agire insieme, è stato presente dal primo momento di questa catastrofe. Tutti abbiamo visto questa naturale tendenza comune in una forma o nell’altra nel nostro ambiente. In mezzo all’orrore provato da milioni di lavoratori e le loro famiglie questo impulso a vivere in comunità è emerso come una luce in mezzo alle tenebre ricordandoci che non è mai tardi per ricominciare per tornare a noi stessi. Di fronte a questa tendenze organica, naturale, comunista che ha animato il popolo durante queste ore di orrore, lo stato è impallidito rivelandosi quello che è: un mostro freddo e impotente.

Analogamente la brusca interruzione del demenziale ciclo di produzione e consumo, ha lasciato i padroni alla mercé dei fatti, obbligandoli a sperare nel ristabilimento dell’ordine. In definitiva una vera breccia aperta nella società dalla quale possono emergere le scintille del mondo nuovo che abita nei cuori della gente comune. Era necessario quindi, urgente, ristabilire a tutti i costi il vecchio ordine della rapine dell’abuso e del accaparramento. Però non dalle più alte sfere, ma dallo stesso suolo della società di classe: gli incaricati di rimettere le cose al loro posto, ossia di imporre la forza delle relazioni di terrore che permettono l’appropriazione privata capitalista, sono state le mafie del narcotraffico presenti nella popolazione, i più arrivisti degli arrivisti, figli della classe lavoratrice alleati con elementi borghesi per arricchirsi a costo dell’avvelenamento dei loro fratelli, del commercio sessuale delle loro sorelle o dell’avidità consumista dei suoi figli. Mafiosi, ossia, capitalisti allo stato puro, depredatori del loro popolo che girano in furgoni 4x4 armati di pistole automatiche, disposti a intimidire e derubare i suoi vicini o gli abitanti di altri quartieri al fine di monopolizzare il mercato nero e ottenere denaro facile, ossia potere.

Che questi elementi siano alleati dello stato e dei padroni lo dimostra il fatto che le loro azioni infami vengono usate dai mass-media per creare panico tra la popolazione, giustificando così la militarizzazione del paese. Quale altro scenario potrebbe essere più propizio per i politici e i padroni che vedono in questa crisi catastrofica niente più che un’altra opportunità per fare buoni affari spremendo una forza lavoro piegata dalla paura e dalla disperazione? Da parte degli avversari di questo ordine sociale, non ha nessun senso lodare i saccheggi senza precisare il contenuto sociale di queste azioni. Non è lo stesso che una massa di gente più o meno organizzata, o al meno con un obiettivo comune, prendano e ripartiscano i prodotti che requisiscono per sopravvivere o che una banda armata saccheggi la popolazione con lo scopo di lucrare e ottenere benefici propri.

Di certo è che il terremoto di sabato 27 non solo ha colpito duramente la classe lavoratrice e ha distrutto le infrastrutture esistenti. Ha anche sconvolto le relazioni sociali esistenti nel paese. Nel giro di poche ore la lotta di classe è emersa in tutta la sua crudezza sotto i nostri occhi, magari troppo abituati alle immagini televisive per poter captare l’essenza dei fatti in corso. La lotta di classe è qui, nei quartieri ridotti a macerie e penombra, in uno scontro tra due classi di esseri umani che alla fine si incontrano faccia a faccia: da un lato uomini e donne sociali che si cercano tra loro per aiutarsi e condividere; dall’altro gli antisociali che li saccheggiano e sparano per iniziare la loro accumulazione primitiva di capitale. Qui ci siamo noi, gli esseri opachi e anonimi da sempre intrappolati nelle nostre grigie vite di sfruttati, di vicini e parenti, però disposti a stringere legami con chi condivide la stessa espropriazione. Là ci sono loro, pochi ma disposti a privarci con la forza del poco o niente che possiamo condividere. Da un lato il proletariato, dall’altro il capitale. Così semplicemente.

In molti quartieri di terra devastata, all’alba la gente inizia a organizzare la sua autodifesa dalle bande armate. A questa ora inizia a prendere forma la coscienza di classe di chi se è visto obbligato, brutalmente in un istante, a capire che le loro vite appartengono a loro stessi e che nessuno verrà in loro aiuto.

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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