Una manovra finanziaria, come al solito, di lacrime e sangue... per il proletariato

Con la “responsabile copertura politica” di maggioranze e opposizioni, è stata approvata ed è partita un’altra ondata di rigore e sacrifici. Applaude Napolitano: “straordinaria prova di coesione nazionale” di fronte all’emergenza, con il “decisivo concorso delle forze di opposizione”! Dallo sbrindellamento, prima denunciato nei piani alti del Palazzo, e dalla contrapposizione formale esibita al pubblico, si è passati alla compattezza patriottica del Parlamento sovrano. Sullo sfondo, i fantomatici “interventi strutturali” che nessuno sa come né da che parte possanocominciare…

Fra i “cittadini” le proteste (persino “rabbiose”) ci sono, anche fra l’elettorato di centro-destra e della stessa Chiesa (magari con invettive contro il “filo-comunismo di Tremonti” e con richieste di un “più combattivo Silvio”…). La commissione Episcopale, a sua volta, prima si compiace degli “accordi fra maggioranza e minoranza al fine di ottenere un risultato utile per il Paese”; poi si lamenta per le misure prese contro le famiglie. E Giovanardi, sottosegretario alla Famiglia, sfoggia la sua accorata ipocrisia: confessa di non aver avuto “modo di leggere la manovra nel dettaglio” per poi prendersela con la stampa quotidiana che diffonde “dati totalmente inesatti”. Comunque, ci penserà la riforma fiscale (allo studio) ad aiutare le famiglie (una su cinque in povertà, secondo l’Istat) e a far “crescere la società”… Avanti, dunque, cercando di cavalcare le proteste e invocando qualche modifica, fra incertezze e vaghe distinzioni, che concretizzi al meglio le legnate abbindolando, ciascuna bottega fa il suo mestiere, il proprio elettorato. “Una manovra costruita con cura”: assicura il ministro del Welfare, Sacconi, picconando ciò che ancora è rimasto in piedi dello Stato sociale; abbiate fiducia e vedrete che - a destra come a “sinistra” di Sua Maestà il Capitale - gli “eletti dal popolo” sapranno fare anche di più!

La lista del rigore è molto lunga e qua e là ancora enigmatica (ma al fondo del pozzo non c’è mai fine!). Allungamenti dell’età pensionabile e blocco delle rivalutazioni oltre gli assegni mensili di 1.548 euro lordi (sulle pensioni ritorneremo con altre note); ticket sanitari (per visite ambulatoriali e pronto soccorso); tributi mascherati; interventi capestro in generale e in particolare su statali ed enti locali; tagli e balzelli disseminati in un ginepraio indecifrabile ma dalle conseguenze sempre più drammatiche per il proletariato. Patetici gli inviti del Tribunale dei malati-cittadinanzattiva per rivolgersi tutti - a questo punto - al “privato”: tanto, dicono, si pagherebbe soltanto poco più del doppio senza però aspettare mesi per usufruire della “pubblica sanità”…

E seguono riduzioni alle agevolazioni fiscali (detrazioni spese per medici e farmaci, affitto, previdenza integrativa, ristrutturazioni, assegni al coniuge, interessi sui mutui, ecc.) fino ad una eliminazione delle stesse - entro l’ottobre 2013 - che dovrebbe corrispondere a 20 miliardi di euro “risparmiati” dallo Stato. Così sarà anche per quell’Iva cosiddetta “agevolata” e le cui attuali aliquote subiranno “tagli lineari” con sforbiciate che in pratica equivalgono ad aumenti, entro il 2014, dall’attuale 4% al 6,8% e dal 10% al 12,1%. Con conseguente “riscaldamento” dei prezzi: si stimano, solo per questo, aggravi di almeno 120 euro all’anno per le famiglie più povere e 315 euro per quelle più ricche (che naturalmente non ne risentiranno minimamente). Quanto ai dipendenti pubblici, dal 2015 avranno assommato una perdita di 210-215 euro mensili (fra gli 8.000 e gli 8.500 euro in quattro anni, dal 2010 al 2014.)

Con qualche cerotto sui conti pubblici si stravolgono i “conti domestici” per le famiglie con “redditi” annuali - sempre lordi - fino a 27.550 euro; molto meno per tutti i successivi redditi… facendo il solletico a quelli più alti.

Alla fine, di anno in anno, la “cura” finanziaria (che naturalmente non si esaurisce qui…) lascerà con le ossa rotte milioni di uomini, donne, ragazzi e anziani (già ben oltre gli 8 milioni sarebbero i “poveri” ufficiali in Italia); tutti costretti all’…olocausto per la gloria del capitale e la tutela del portafoglio della borghesia dominante (qualche restrizione per quella media e qualche legnata per la piccola borghesia e parte dei ceti medi).

Il tutto somministrato con la più sfacciata arroganza, con becere pratiche politiche ed espedienti propagandistici attorno a questioni dibattute con la più crassa ignoranza e sfacciata ipocrisia, dove meglio se la cava presso la “pubblica opinione” chi sfoggia calunnie, insulti e volgarità. Governanti e opposizioni, maggioranze e minoranze si inchinano al capitale, vantando “prove di responsabilità e serietà”. Le “parti politiche e sociali” (sindacati in primis) ricevono i ringraziamenti personali proprio da un Tremonti (vedi le ultime intese tra Confindustria e triade sindacale)!

Il personaggio Tremonti merita a questo punto qualche considerazione, visto che in definitiva il coro di buona parte dei mass media lo incensa, in fondo, come “bravissimo ministro dell’economia, campione della stabilità, serio e competente”. Più o meno, quasi tutti grati al “lucido rigore gestionale” dell’attuale Ministro del Tesoro. Tenendo conto del fatto che chi lo critica, più o meno apertamente, non sa che altro fare o, peggio ancora, come mettere veramente le mani in tasca a chi - sappiamo bene tutti chi sono - il suo portafoglio se lo è ben riempito ed è pronto a tagliare mani, braccia (e altro) a chi solo accenni ad avvicinarglisi! Non possiamo qui fare a meno di non rilevare la letterale “presa per il culo” di chi si finge un ingenuo interclassista e viene a raccontarci che

se si chiedesse ai 5 o 10 milioni di italiani titolari dei redditi più alti di fare uno sforzo ‘una tantum’ con una tassa speciale capace di far scendere di 300 o 400 miliardi di euro lo stock del debito, incontrerebbe la disponibilità di tutti.

V. Gamberale, investitore e presidente di F2i, fondo infrastrutturale misto

Altro che guerra civile, con un proletariato a farne le spese!

Dunque, sia gloria alle dotte e ridondanti divagazioni di Tremonti (ricordiamo quella di due anni fa alla Università Cattolica di Milano): la sua lectio magistralis agli studenti, da “geniale professore universitario” dotato di di una “grande altezza intellettuale”, di “carattere e spontanea personalità”… Sarà per queste accorate adulazioni (raccolte qua e là sulla stampa quotidiana più asservita ai poteri dominanti), che Tremonti, ringalluzzito, ha persino rafforzato la manovra facendola salire dagli iniziali 40 miliardi di euro a 48, poi complessivamente a quasi 65 miliardi di euro (ma c’è chi dice 70 e persino 80 miliardi, poiché una clausola di salvaguardia prevede una aggiunta di 20 miliardi, al limite riassorbibili nella futura riforma fiscale…). Quanto basta per permettere a Tremonti di spingersi a bacchettare le organizzazioni internazionali poiché “di fronte alla crisi sono stati persi tre anni”…

Insomma, ringraziamo il “miglior ministro d’Europa” e qualche “cretino” e “scemo” fra i suoi colleghi (Silvio ha confermato che Tremonti “si crede un genio e considera tutti gli altri dei cretini”…) se a questo punto non siamo proprio del tutto sommersi - scusate il termine - dalla merda. E il nostro personaggio sembra gongolarsi nel ruolo che si è addirittura assunto di gestore del futuro dell’euro. Gli adulatori non mancano, anzi fra gli stessi oppositori (si fa per dire!) c’è chi già lo vedrebbe come un futuro premier. Di transizione... Pochi ricordano che il lungimirante autore di Lo Stato Criminogeno (1997) sfoderava la penna contro le partecipazioni statali invocando liberalizzazioni ad oltranza; nel 2008 (La Paura e la Speranza”) cadeva preda di visioni favorevoli al pubblico contro il privato e nel 2009 inveiva contro le “privatizzazioni”. Nel 2010 si dichiarava per una “riduzione della presenza pubblica” ed infine nel marzo 2011 proponeva la costituzione di un fondo per aumentare la presenza dello Stato nelle imprese. Oggi ritorna a chiedere le privatizzazioni e, naturalmente, viene applaudito. Dimenticati anche gli anni della “finanza creativa”, dei condoni e delle cartolarizzazioni, fiori all’occhiello del “genio Giulio”.

Quanto all’opposizione di Sua Maestà, va riconosciuto che la propria parte la fa nel migliore dei modi… per gli interessi del capitale, s’intende, e “apre una nuova fase politica” all’insegna del “senso dello Stato” (ereditato fin dai tempi di Giolitti, Mussolini, De Gasperi - e Togliatti). Un “senso” il quale esige che, sì, la manovra sia vista come “iniqua e obsoleta” (ma, in definitiva, cosa si pretendeva?) solo perché vagamente contraria, per l’appunto, ad un maggiore “senso di responsabilità e di rigore”…

Per la verità, qualcuno ha seriamente protestato. Per esempio, contro la norma che andava a lievemente scalfire l’ordine professionale degli avvocati, è insorto e ha fatto quadrato con un manipolo di senatori, (avvocati naturalmente) pronti a tutto minacciando l’ammutinamento se la norma non veniva abolita. Subito accontentati, così come - sempre per la “salvezza dell’Italia” - non si toccano gli stipendi e le pensioni ai politici, parlamentari e senatori. Almeno si potrebbe far finta di piangere tutti assieme…. ma i tagli ai costi della politica (diretti e indiretti, con più di 1.200.000 “addetti” alla “macchina politica” e con un costo annuo di 24,7 miliardi di euro) possono aspettare. O meglio serviranno semmai in extremis per calmare le proteste se queste si faranno eccessive, dando in pasto alla pubblica opinione qualche piccolo esempio di “moralità politica”. Certamente lo spettacolo offerto dallo scandaloso intreccio di relazioni affaristiche fra politici, amministratori lottizzati, faccendieri, consulenti, intrallazzatori, mediatori ed escort, è a dir poco stomachevole. Ma questa è la borghese società, per di più in veste democratica.

Una piccola parentesi a proposito di privilegi in alto loco. Con le casse dichiaratamente a secco, le Province (la loro riduzione di numero è stata rimandata anch’essa ad una nuova “fase politica”…) anziché “tagliare i costi della politica” per gettare almeno un fil di fumo sugli osceni spettacoli, si danno da fare per esaudire i desideri dei loro autorevoli presidenti e relativo seguito. Come per quel Podestà di Milano che si è fatto acquistare - come auto personale di servizio - una Audi A8 a trazione integrale permanente, cambio automatico, telaio in alluminio. Spesa: euro 119.923,20. Con in più interventi di modifica al tettuccio per meglio attaccare ed esibire, sull’alluminio, il lampeggiante blu a calamita. Per gli altri autorevoli membri, la Provincia di Milano ha noleggiato delle Ford Focus per un costo di euro 564.230,40. Qualcuno ha voluto mettersi in mostra rinunciando all’auto blu e all’autista, preferendo ciascuno un rimborso lordo di 51.600 euro, pari a circa 31.000 euro al netto. Tutto questo non avviene certamente solo nella provincia di Milano. Si tratta di piccoli sacrifici, sparsi sul territorio nazionale, per la salvaguardia dei conti pubblici, soprattutto da parte di chi, poi, trascorre una notte in grandi hotel di Napoli e dintorni (vedi inchiesta sulla P4 e sulla bella vita dell’on. A. Papa & Co.) col conto pagato - 600, 700 o 900 euro - dal proprio… mecenate e socio in affari. Soggiorno per due, poiché di notte la solitudine sarebbe una brutta compagna, anche dopo aver ricevuto altre regalie come Mercedes e crociere in Tunisia (da IlSole24Ore Lombardia e Repubblica). Fra giri vorticosi di Rolex, Ferrari, panfili sfarzosi, vacanze tropicali, appartamenti prestigiosi, eccetera.

Altro che “indignarsi” in questo soffocante clima di nefandezze a spese del proletariato e della sua forza-lavoro! Tanto più quando in Tv si presenta un Formigoni (presidente Regione Lombardia e fervente cattolico della consorteria di Comunione e liberazione) a chiedere “segnali forti” dal Governo. Con una notevole faccia di bronzo e in abiti rigorosamente casual: per ogni completo vestito sfoggiato da questi signori non basta la pensione minima mensile di un nostro anziano “cittadino”……

E sempre a proposito del detto pubblicitario: “il lusso è un diritto” (e la miseria un dovere..), apprendiamo nel frattempo che le lobby europee del lusso aumentano di forza e di peso, lanciando i loro prodotti come un comparto strategico per l’Ue. Fra i 25 più importanti gruppi mondiali del settore, ben 18 si trovano in Europa e si apprestano a potenziare le “reciprocità commerciali” in Cina, India e Brasile, dove - appunto - il lusso è di casa….

Sia chiaro: il nostro non ha nulla a che vedere con un certo qualunquismo populista o movimentismo interclassista che serpeggia qua e là. Sappiamo molto bene quali siano le cause, chi ci sta di fronte e ci sottopone a continui salassi dopo aver sfruttato la forza lavoro di un sempre minor numero di proletari e lasciando gli altri a digiunare o ad affollare le mense della Caritas. Lo diciamo ben forte al proletariato chiedendogli: fino a quando sopporterete questa pace sociale con prese per il fondo schiena e relative, sempre più dolorose, legnate?

DC