Chavez: né socialistà né anti-imperialista

Hugo Chavez è morto il 5 marzo scorso. Era presidente del Venezuela fin dal febbraio 1999. La sua lunga permanenza al potere fu il risultato di quattro elezioni in cui ottenne una netta maggioranza. È anche fuor di dubbio il fatto che la sua principale base di sostegno fosse costituita dagli strati più poveri della società venezuelana, come bisogna riconoscere che le condizioni di quegli stessi strati sociali abbiano visto dei miglioramenti nel periodo del suo potere (secondo la Banca Mondiale, la fascia di povertà estrema è scesa in Venezuela dal 23% al 9% della populazione).

Questi fattori, tuttavia, non corrispondono alle iperboli che infarcivano la retorica di Chavez. Tanto meno corrispondono al giudizio secondo cui il “chavismo” avrebbe rappresentato qualche forma di socialismo. E ancor di meno si può dire che fosse “anti-imperialista”.

Grazie alle enormi riserve nazionali di petrolio e al suo prezzo di mercato favorevole, il Venezuela ha potuto permettersi il livello di stabilità politica richiesto dal capitalismo. Le svariate forme di welfare ed intervento statale nell'economia, che si manifestano in maniera diversa in tutto il mondo, sono una caratteristica del capitalismo. La possibile azione della classe operaia venezuelana è stata finora schiacciata sotto il peso di una poltiglia ideologica pseudo-rivoluzionaria, fatta di nazionalismo, populismo, corruzione e un tasso di crescita economica che ha permesso alcuni miglioramenti alle condizioni di vita delle masse. Tuttavia, la nuova realtà di profonda crisi a scala mondiale non ha risparmiato neanche il Venezuela: oggi l'inflazione è al 25%; la disoccupazione all'8%; il debito è più che decuplicato rispetto a quando Chavez salì al potere; ci sono gravi penurie di alimenti di base; Caracas è la capitale mondiale degli omicidi.

La nostra posizione è quindi di ferma condanna per quel Frankenstein ideologico che Chavez ha tentato di sbolognare come “socialismo rivoluzionario”, dietro il paravento di tutte le “comisiones”, i coordinatori democratici e gli altri organismi creati dalla “rivoluzione” bolivariana per attrarre le masse a sostegno dello Stato. Quello che Chavez ha fatto per le classi subalterne è stata solo una spesa necessaria a garantire la continuità di funzionamento del capitalismo venezuelano, ricco di petrolio. Chavez ha rappresentato un massiccio ostacolo contro l'autentica organizzazione autonoma della classe lavoratrice, un ostacolo che si è dimostrato di vitale importanza per la borghesia nazionale, regionale e globale, ivi inclusa quella statunitense. Infatti, nonostante tutti gli insulti e le condanne teatrali rivolte agli USA – Chavez negava l'allunaggio, accusava gli USA di aver provocato il terribile terremoto che devastò Haiti, più volte ha anticipato presunti piani d'invasione del Venezuela – questi rimangono tuttora il primo acquirente del petrolio venezuelano.

Ciò ci porta al tanto sbandierato “anti-imperialismo”. E si tratta dell'ennesima frode. Chavez non era anti-imperialista, ma solo “anti-Yanqui” (anti-americano). A questo riguardo, era sulla stessa lunghezza d'onda degli altri populisti e nazionalisti dell'America Latina, come Castro. Chavez chiamava la relazione tra i due Stati “Venecuba”, dato che entrambi adottavano politiche internzionali tese a forgiare un nuovo interesse imperialista nell'area. Chavez si era inoltre imposto sulla scena mondiale, atteggiandosi a sostenitore di un ampio spettro di nemici degli USA, da Saddam Hussein, ad Assad e Ahmadinejad. Queste manovre, in certa misura, sono state foraggiate dalla Cina, che negli ultimi cinque anni ha aperto una linea di credito del valore di 42,5 miliardi verso il Venezuela. Un terzo delle esportazioni di petrolio del Venezuela verso la Cina serve solo a ripagare questo debito. Questo non è anti-imperialismo, ma solo l'espressione di un diverso interesse imperialista. La classe lavoratrice, che è la “negazione di ogni nazionalità”, non ha alcun interesse a sostenere qualsiasi potenza imperialista.

Il “Socialismo del 21° secolo” di Chavez non è socialismo, e non è neppure nuovo. È semplicemente un progetto di capitalismo di Stato, una spaventosa accozzaglia ideologica realizzata smembrando le decrepite correnti politiche staliniste, social-democratiche e le altre degenerazioni del marxismo del secolo scorso. Di fronte alla decadenza del capitalismo, che si dipana in tutto il mondo come un racconto del terrore fatto di crescente povertà, disoccupazione, guerre, oppressione, disastri ambientali globali, il groviglio imbastito da Chavez, di miti e di reale sostegno alle forze pseudo-socialiste, fornisce un velo ipocrita per celare la continuazione dello sfruttamento capitalistico. Il “chavismo” è una delle tante scuole di falsificazione su cui si regge l'estrema polarizzazione tra la ricchezza della classe dominante e lo stato di privazione della classe lavoratrice.

Niente potrebbe essere più dannoso per gli interessi della classe lavoratrice, e per l'umanità in generale, che la falsificazione del suo solo mezzo di difesa: la rivoluzione socialista. Non ci sono vie di mezzo. Le basi per il superamento del capitalismo e la fine del sistema classista possono essere poste solo risolvendo la questione del potere. I rivoluzionari sostengono che il potere debba essere esercitato esclusivamente dalla classe lavoratrice, nella forma di consigli dei lavoratori, e con delegati revocabili in ogni momento. Ciò è esattamente l'opposto della pretesa che varie forme di “controllo operaio” possano essere sovrapposte alla macchina burocratica dello Stato, che è al completo servizio della classe capitalista. Lasciamo perdere le stupidaggini riguardanti la sedicente democrazia partecipativa venezuelana. Solo i consigli costituiscono le forma in cui si organizza il potere della classe lavoratrice rivoluzionaria.

Ant, CWO

Versione completa, in inglese: leftcom.org

Giovedì, April 4, 2013

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

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