La riforma della scuola all'insegna del profitto

La riforma della scuola avanzata dal Governo Renzi è un esempio di come la barbarie di questo Sistema stia trasformando in peggio le relazioni sociali. La nostra opposizione ad essa passa per l'affermazione della necessità di un nuovo ordine sociale. Riconoscere gli interessi reali di chi nella scuola ci vive e ci lavora è il primo passo. Vediamo allora, in maniera sintetica – e per forza di cose approssimata –, quali sono tali interessi e bisogni reali e come, nei fatti, vengono calpestati.

Il sistema formativo dovrebbe essere parte integrante del territorio. Fulcro creativo dal quale nascerebbe e nel quale si rifletterebbe il miglioramento del tutto, attraverso una concezione politecnica del sapere, superando, nel rapporto col territorio e le sue esigenze e sollecitazioni, la primitiva separazione tra teoria e pratica, e la divisione tra le discipline in compartimenti stagni.

Al contrario... nel Ddl il territorio diventa lo sponsor del privato che sovvenziona l'Istituto, una visione aziendalistica che esalta il tornaconto privato a discapito del residuale senso dell'interesse collettivo. Chi più ha, più riceve. La distinzione tra scuola pubblica e “paritarie” tende a scomparire, anche grazie alle detrazioni fiscali per chi iscrive i figli alle private. Alla singola scuola-azienda sarà possibile devolvere il 5 per mille dell'IRPEF. Parte del curricolo potrà essere “a scelta” in un vero e proprio supermarket dell'istruzione.

Ognuno dovrebbe svolgere il proprio lavoro nelle condizioni migliori. A tutti dovrebbe essere garantita la possibilità di lavorare al meglio, con orari ed una organizzazione del lavoro adeguati alle esigenze educative. Tutti devono poter accedere a mezzi di consumo in misura corrispondente ai propri bisogni. La solidarietà e la collaborazione dovrebbero essere i principi guida per sviluppare ogni giorno di più la capacità individuale di agire nel mondo, per migliorarlo.

Al contrario... Il premio discrezionale per il 5% dei docenti “eccellenti” risponde alla logica della competizione crescente tra lavoratori, per entrare nelle grazie della dirigenza, per accedere all'eccellenza, suddivisa per gradi tra staff, mentor e tutor. La medesima logica si riflette negli studenti con i premi e i percorsi esclusivi per “l'eccellenza”.

Nel nuovo sistema formativo nazionale tutti i nuovi assunti entreranno negli Albi Provinciali, da questi i dirigenti sceglieranno i docenti da reclutare al fine di attuare il “piano triennale dell'offerta formativa”. Detti docenti avranno incarichi triennali: al termine i dirigenti decideranno se confermarli o meno, sostenuti in questo da un nucleo di valutazione. I docenti che non troveranno collocazione saranno utilizzati per coprire le supplenze fino a 10 giorni, anche in ruoli diversi da quello di appartenenza.

La sempre crescente subordinazione dei lavoratori della scuola alla dirigenza e al controllo da parte del governo centrale è una caratteristica che attraversa tutte le moderne riforme della scuola, dall'Inghilterra (Tatcher, Education Act, 1988) agli Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia fino ai casi più recenti in Grecia e Messico (dove il personale scolastico ha dimostrato però una ben diversa determinazione alla lotta, pagando con morti, feriti e arresti).

Una valutazione formativa. Gli studenti, come gli insegnati, hanno bisogno della valutazione per comprendere dove e come migliorare. Il pieno sviluppo di tutti è la condizione per la piena realizzazione di ognuno e viceversa.

Al contrario... il Rapporto d'autovalutazione redatto dal dirigente, sostenuto da un nucleo di valutazione che dovrebbe trasmettere i dati all'INVALSI, importa nella scuola criteri sedicenti “oggettivi” che allontanano sempre più la valutazione – se mai la ha avuta – da una funzione formativa. I nuovi sistemi valutativi emanati dall'INVALSI affermano una logica aziendalistica che privilegia la competizione al fine di far emergere le “eccellenze” di cui il Paese avrebbe bisogno, a totale discapito di chi rimane indietro (studenti, Istituti, lavoratori) ed è quindi condannato all'emarginazione sociale.

La libertà è partecipazione. Il mondo è nostro, ognuno dovrebbe crescere imparando ad amministrare, nella collettività, il bene comune.

Al contrario... i premi di risultato per i dirigenti – economicamente - virtuosi, il costante depotenziamento delle, già marginali, istanze collettive, sono passaggi che vanno nella direzione di un modello semi-totalitario.

È la scuola-impresa, costruita secondo le esigenze della concorrenza e del mercato. Una scuola della quale gli stessi dirigenti saranno meri amministratori delegati, con contratto triennale.

Il modello autoritario si sta affermando sotto i nostri occhi a tutti i livelli sociali, dalla riforma della Scuola, dello Stato, della Legge Elettorale, dei mezzi di comunicazione. È una folle corsa in cui la forma – il modello autoritario/militaresco – riflette la sostanza del baratro della barbarie sociale e della guerra verso il quale siamo lanciati.

La campagna mediatica contro i docenti/lavoratori indolenti sostiene l'affermazione di un nuovo modello nel quale gli insegnanti vengono ridotti a tecnici bisognosi di direttive precise ed esecutori di ordini stabiliti altrove, “impiegati dediti al lavoro esecutivo di somministrazione di programmi e moduli didattici preparati, fin nel dettaglio, da altri”.

Le nuove generazioni devono imparare a conoscere il processo produttivo che, domani, dovranno prendere nelle loro mani. La partecipazione degli studenti al lavoro sociale dovrebbe rendere lo studio e il lavoro due elementi indissolubili. Applicare nel lavoro le proprie conoscenze, conoscere sempre di più per migliorare qualitativamente se stessi e il proprio lavoro.

Al contrario... gli stage (obbligatori?) di 400 e 200 ore (istituti tecnici e licei) previsti nell'alternanza scuola/lavoro sono totalmente sganciati dai curricoli, hanno il solo scopo di abituare i giovani alla logica dello sfruttamento, ad essere sotto-pagati, a supplire a basso costo, il tutto regalando sgravi fiscali alle imprese, incentivando i contratti di apprendistato, istituendo i laboratori territoriali per l'occupazione, vere e proprie agenzie interinali giovanili del lavoro a basso costo.

Per seguire al meglio le nuove generazioni, nel loro processo di crescita, c'è bisogno di personale adeguato, che si dedichi con amore e passione. I ragazzi, specie i figli di questa società corrotta e malata, per crescere con valori sani e una visione positiva di sé hanno bisogno di essere seguiti da vicino, individualmente se necessario, in gruppi-classe numericamente contenuti. Quando un lavoratore o una lavoratrice ha esaurito le sue energie, è giusto che vada in pensione.

Al contrario... il Governo assume – nelle modalità sopra esposte – solo chi è costretto dalla recente sentenza della corte europea (gli iscritti alle Graduatorie ad Esaurimento), mentre si disinteressa di chi dovrebbe essere assunto (idonei concorso e docenti con più di 36 mesi di servizio), e rimanda ad ipotetici concorsi futuri tutti gli altri (abilitati, Tfa, Pas, II e III fascia), ossia migliaia e migliaia di insegnanti che da anni svolgono questo mestiere... spesso con amore e passione.

Mentre queste migliaia di insegnanti vengono tenuti in mezzo alla strada, chi è a scuola ci deve rimanere fino e oltre l'esaurimento delle proprie forze fisiche e mentali, alla soglia dei settant'anni.

Per concludere. Il modello formativo che abbiamo brevemente accennato in opposizione a quanto avanzato dal Governo dimostra quanto sia lontana questa scuola dalle esigenze e dai bisogni reali, quanto ne sia lontana questa società.

C'è bisogno di molta forza e coraggio, quanto ne serve per collegare l'opposizione al Ddl scuola alla lotta per un nuovo ordine sociale.

Infatti non c'è nulla da difendere nella scuola attuale, già classista ed a misura di profitto.

Non c'è niente a cui appellarsi nella Costituzione che fonda l'ordine di questo ingiusto sistema sociale. D'altra parte, come affermava Licio Gelli nel suo “Piano di rinascita democratica” al paragrafo dedicato alla scuola, si tratterebbe di appellarsi a quella «Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli […] il principio meritocratico».

Non ha senso appellarsi a leggi di iniziativa popolare che, carta straccia, vorrebbero illuderci che questo sistema possa essere riformato.

L'unica "riforma" che abbia ragione e senso di essere attuata è l'immediato passaggio di tutto il potere politico e decisionale nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici, gli unici a conoscere i reali interessi e bisogni collettivi. Escludendo chi, fino ad ora, si è arricchito sul nostro lavoro.

Chi ha amministrato fino adesso ha fatto di anno in anno sempre peggio, questo Sistema mostra ogni giorno di più, la sua vera faccia: quella dell'oppressione, dell'individualismo, del profitto di pochi, fino alle guerre e al generalizzarsi della miseria sociale.

Non è troppo tardi per iniziare a guardare in faccia la cruda realtà.

Non è troppo tardi per iniziare a collegare le lotte per la difesa dei nostri interessi particolari ed immediati con la lotta per un nuovo ordine sociale.

Trasformiamo l'opposizione alla riforma della scuola in una lotta contro il sistema del profitto e dello sfruttamento.

Per un nuovo sistema formativo fondato sulle esigenze delle nuove generazioni. Per un nuovo ordine sociale basato sul soddisfacimento dei bisogni reali.

Lotus
Sabato, April 18, 2015

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.

Abbonamento annuale: € 15,00 (10 numeri)