Diamo il benvenuto a Class War!

Accogliamo con favore la formazione di Class War, nucleo di un nuovo gruppo nell'Asia meridionale. Questi compagni si sono inizialmente riuniti grazie al lavoro di NWBCW South Asia, ma hanno sentito sempre più la necessità di un'organizzazione politica permanente come naturale passo successivo. Piantare i semi per una futura rinascita della classe non è affatto un compito facile, ma speriamo di percorrere insieme questa strada. Nel frattempo, NWBCW South Asia continuerà a operare come iniziativa congiunta con altri internazionalisti della regione.(1)

Dichiarazione di fondazione di Class War

Il capitalismo nell'Asia meridionale sta seguendo una traiettoria catastrofica. Dietro la retorica della “crescita economica” e della “potenza emergente” si nasconde una realtà di crescente miseria per la maggioranza della popolazione. Dalle zone industriali alle campagne agricole, la società è frammentata dalla distruzione ecologica, dal settarismo comunitario e dall'intensificarsi dello sfruttamento del lavoro. La classe dominante, divisa in Stati nazionali rivali e fazioni politiche, offre solo una crisi permanente e il pericolo crescente di una guerra generalizzata.

La classe operaia rimane politicamente disarmata. La tradizionale “sinistra”, che va dallo stalinismo parlamentare all'insurrezionalismo maoista, ha raggiunto un vicolo cieco storico. Legando i lavoratori al nazionalismo, alla democrazia borghese o al mito del “semifeudalesimo”, queste forze riproducono il dominio capitalista. Esse rafforzano le divisioni di casta, religione e territorio, oscurando l'antagonismo fondamentale tra capitale e lavoro.

Class War è stata costituita per rompere decisamente con queste mistificazioni. Affermiamo che non esiste una soluzione nazionale allo sfruttamento proletario. Solo l'indipendenza politica della classe operaia e il ritorno ai principi intransigenti del marxismo rivoluzionario possono affrontare il capitale.

Non ci proclamiamo partito, ma nucleo impegnato nel chiarimento teorico e nell'intervento politico. L'emancipazione della classe operaia deve essere compito degli stessi lavoratori, organizzati a livello internazionale. Come simpatizzanti della Tendenza Comunista Internazionalista, lavoriamo per radicare le tradizioni della sinistra comunista nell'Asia meridionale come parte della lotta per la rivoluzione mondiale.

Per chiarire il nostro orientamento, Class War propone la seguente piattaforma:

  1. La società capitalista sta attraversando una crisi ovunque, e questo è il modo in cui si manifesta nell'Asia meridionale, dove affronta una crisi insolubile causata dalla tendenza al ribasso del tasso di profitto. Questa contraddizione fondamentale ostacola il processo di accumulazione e costringe il capitale a compensare il calo della redditività attraverso un intensificato sfruttamento del lavoro e della natura. Le conseguenze di questa valorizzazione asfittica sono evidenti nell'accelerazione della distruzione ecologica e nella crisi agraria che spinge i contadini al suicidio. Inoltre, queste contraddizioni economiche sempre più profonde trascinano inevitabilmente la regione in conflitti imperialistici più ampi, poiché le potenze globali competono per assicurarsi le risorse e i mercati rimanenti necessari alla loro sopravvivenza.
  2. Ci basiamo sull'internazionalismo proletario e rifiutiamo il sostegno a qualsiasi Stato-nazione, esistente o aspirante ad esserlo. I movimenti di liberazione nazionale non possono più servire gli interessi della classe operaia nell'epoca imperialista contemporanea. Ci opponiamo a tutti i progetti nazionalisti, inclusi ma non limitati al separatismo del Kashmir, alla difesa del Khalistan[movimento secessionista sikh in Punjab, ndr], alla difesa del Tamil Eelam [movimento secessionista in Sri Lanka, ndr], al nazionalismo balochi [da Balucistan, regione del Pachistan, ndr] e alle insurrezioni nel nord-est, riconoscendoli come programmi borghesi che dividono la classe operaia lungo linee territoriali. Ci opponiamo allo stesso modo al nazionalismo indù, al nazionalismo buddista cingalese, al nazionalismo bengalese, agli sciovinismi regionali e alla politica comunalista [una variante dell'anarchismo, ndr], comprendendoli come strumenti attraverso i quali la classe dominante frammenta l'unità proletaria e indirizza le lotte dei lavoratori verso vicoli ciechi che servono le fazioni capitaliste in competizione tra loro.
  3. La classe operaia costituisce l'unica classe rivoluzionaria in grado di abolire il capitalismo. La trasformazione rivoluzionaria richiede la lotta indipendente dei lavoratori al di fuori dei sindacati, delle istituzioni parlamentari e delle strutture delle ONG. Richiede, al contrario, la formazione di organi di classe autonomi, tra cui comitati di fabbrica, assemblee generali, comitati di sciopero e consigli dei lavoratori, in grado di smantellare i rapporti capitalistici e costruire una società socialista.
  4. Una rivoluzione, per essere vittoriosa, deve avere portata internazionale e necessita di una rivoluzione mondiale per il suo consolidamento. La vittoria presuppone che la minoranza rivoluzionaria all'interno della classe operaia si organizzi, però non come un governo in attesa, ma come un organo all'interno e della classe stessa. Un'organizzazione rivoluzionaria deve esistere in anticipo per difendere il programma comunista e intervenire nelle lotte quotidiane, ma questa organizzazione rivoluzionaria diventa un partito rivoluzionario solo quando viene accettata dalla classe operaia come suo riferimento politico durante la lotta di massa. Il partito nasce all'interno della classe operaia e delle sue lotte, e la sua ascesa è parallela a quella della coscienza combattiva generale della classe, che nessun volontarismo o cambiamento tattico a breve termine può accelerare. Esso interviene all'interno dei consigli come forza organizzata, mai al di sopra di essi, lottando al loro interno per portare avanti il programma. La rivoluzione russa del 1917 fu una vera rivoluzione proletaria e rimane una fonte di ispirazione internazionale come inizio di un'ondata rivoluzionaria mondiale, poi sconfitta.
  5. L'isolamento della rivoluzione russa in un unico paese, in seguito alla sconfitta dei movimenti rivoluzionari altrove, ha portato inevitabilmente al tradimento del suo contenuto socialista e all'emergere del capitalismo di Stato sotto un controllo burocratico sempre più centralizzato, dimostrando che il socialismo non può essere costruito in un solo paese.
  6. I sindacati in tutta l'Asia meridionale sono stati completamente integrati nell'apparato statale capitalista e non funzionano più come organizzazioni di lotta della classe operaia. Sebbene i sindacati siano composti da lavoratori e pretendano di difendere i loro interessi, operano esclusivamente nel quadro del capitalismo e servono principalmente a disciplinare il lavoro e a impedire l'azione indipendente della classe operaia. Rifiutiamo le strategie volte a conquistare i sindacati per scopi rivoluzionari o a trasformarli in strumenti rivoluzionari.
  7. Rifiutiamo categoricamente il parlamentarismo e la partecipazione elettorale, poiché il parlamento costituisce una componente integrante dell'apparato statale borghese che non può essere utilizzato nella lotta proletaria. La politica elettorale, sia essa perseguita dai partiti di sinistra parlamentari o dalle organizzazioni staliniste, serve solo a incanalare la militanza della classe operaia in vicoli ciechi e a rafforzare le illusioni nella democrazia borghese.
  8. Ci opponiamo a tutte le forme di fronte popolare, fronte unico o politica di coalizione che comportano la collaborazione di classe o la diluizione dei principi rivoluzionari. L'esperienza storica dimostra in modo conclusivo che ogni volta che la classe operaia o la sua avanguardia rivoluzionaria sono entrate in fronti popolari, fronti antifascisti o fronti democratici nazionali con forze borghesi o piccolo-borghesi, tali alleanze hanno rafforzato il capitalismo, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate.
  9. Le economie agrarie dell'Asia meridionale hanno subito una trasformazione capitalistica. Le campagne non sono caratterizzate da rapporti semi-feudali, ma dalla differenziazione di classe capitalistica, dalla piccola produzione di merci, dal lavoro salariato generalizzato e dal dominio del mercato. La tesi semi-feudale propagata dai movimenti maoisti e naxaliti travisa i rapporti agrari capitalistici come residui feudali, legittimando così le ribellioni contadine piccolo-borghesi piuttosto che la lotta indipendente della classe operaia. I piccoli agricoltori marginali funzionano principalmente come un semi-proletariato rurale, combinando l'agricoltura di sussistenza con il lavoro salariato, mentre una minoranza di agricoltori capitalisti domina la produzione attraverso la meccanizzazione e lo sfruttamento del lavoro. La strategia del naxalismo di guerriglia contadina rappresenta un programma politico nazionalista e piccolo-borghese, incompatibile con l'internazionalismo proletario e incapace di superare i rapporti capitalistici.
  10. Lottiamo per l'unità della classe lavoratrice contro tutte le divisioni imposte dalla società capitalista lungo linee di casta, religione, regione, lingua, etnia e genere. Il sistema delle caste, pur avendo origini precapitalistiche, è stato completamente incorporato e trasformato dal capitalismo sudasiatico come meccanismo di segmentazione del lavoro, depressione salariale e prevenzione della solidarietà di classe. Ci opponiamo all'oppressione di casta come parte della lotta contro lo sfruttamento capitalista stesso, riconoscendo che la liberazione dei dalit [i “fuori casta”, gli “intoccabili”, gli strati più oppressi, ndr] non può essere raggiunta attraverso la rappresentanza all'interno dello Stato esistente, ma richiede l'abolizione dell'intero sistema della società di classe.
  11. L'ex Unione Sovietica e l'attuale Cina, Cuba, Corea del Nord e Vietnam non sono società socialiste, ma regimi a capitalismo di Stato caratterizzati dallo sfruttamento burocratico della classe operaia. Questi sistemi non possono essere difesi dai lavoratori e non rappresentano modelli di emancipazione. Allo stesso modo, la sinistra parlamentare dell'Asia meridionale, compresi il CPI, il CPM, il JVP e la Lega Awami [organizzazioni “di sinistra”, ndr], funge da gestore del capitalismo a livello statale e da ostacolo alla vera indipendenza della classe operaia.

Noi siamo simpatizzanti della Tendenza Comunista Internazionalista e lavoriamo per la creazione di una sezione formale della TCI nell'Asia meridionale, contribuendo alla lotta internazionale per la rivoluzione proletaria e la costruzione di una società comunista mondiale.

Note:

(1) È possibile contattare NWBCW South Asia tramite il loro sito web , Instagram e Twitter/X .

Domenica, February 1, 2026