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Home ›Agenda 2030: il cadavere d’un futuro che mai fu
Esperienza comune è per gli studenti d’ogni grado il trovarsi costretti a prender atto dell’esistenza del documento che porta il nome di “Agenda 2030”.
Questo testo dai 17 obiettivi si ritaglia uno spazio in ogni libro scolastico, con intere pagine dedicate al tentativo di ricollegare la materia trattata ad uno dei suddetti obiettivi.
La risoluzione ONU che partorì il grande elenco venne sottoscritta da tutti i paesi membri nel settembre del 2015 e si prefissava di risolvere ogni bega di questo sistema sociale senza dover gettarlo nella pattumiera della Storia.
Che problemi si vogliono risolvere da qui a quattro anni?
Nell’elenco che segue ci limiteremo a citare gli interventi più importanti :
Riempire le tasche dei poveri (che secondo l’Agenda equivarrebbe a dare ai miserabili una somma non precisata maggiore a 1,25 dollari al giorno) ;
Nutrire gli affamati e metter fine alla volatilità del mercato agricolo tramite misure non specificate;
Garantire una sanità di qualità a tutti, eradicare le epidemie di AIDS, Tubercolosi e malattie tropicali, dimezzare le morti per incidenti stradali entro il 2020;
Istruire gli analfabeti con annessa scuola libera e gratuita garantita a tutti;
Abolire la discriminazione di genere in campo politico e sociale;
Accesso garantito, si badi bene non gratuito, ma “economico” (il significato concreto di questa parola è rimasto nella testa dei burocrati che non si sono presi la briga di metterlo nero su bianco) ad acqua pulita per tutti;
Dare lavoro dignitoso in maniera meritocratica a giovani, uomini e donne e porre fine, entro il 2025, allo sfruttamento minorile “compreso il reclutamento e l’impiego
dei bambini soldato” ( al 2023 i bambini soldato accertati erano 8.655 (1) e lo sfruttamento minorile nel 2024 ha contato 138 milioni di vittime (2) );
Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le nazioni adottando politiche di welfare e meccanismi (sempre non precisati) per regolare mercati finanziari globali;
Risanare la crisi climatica con interventi di terra, di mare e dell’aria, interventi che pare vogliano invertire in qualche anno due secoli di rivoluzione industriale. Si propone un risanamento totale degli ecosistemi acquatici e terrestri, riduzione totale del bracconaggio, tagli ai sussidi per l’estrazione di combustibili fossili, arresto totale della deforestazione, e molto altro. A coronare il tutto si trova la ciliegina dell'economia sostenibile, cardine per questo nuovo sviluppo. Come sia sostenibile la ricerca di profitto non è dato saperlo;
“Ridurre ovunque e in maniera significativa tutte le forme di violenza e il tasso di
mortalità ad esse correlato” promuovendo lo stato di diritto a livello nazionale e internazionale e garantendo un equo accesso alla giustizia per tutti. (il grande successo di questo punto lo si può riscontrare dalle steppe d’Ucraina ai deserti del Medio Oriente);
Riportare il Cristo su questa sventurata Terra senza attendere il Giudizio Universale;
Si lascerà al lettore discernere quali fra gli obiettivi appena elencati non sia contenuto nell’Agenda, ma anche se l’intruso venisse aggiunto alla lista dei traguardi da varcare, sarebbe perfettamente in linea con ciò che viene proposto.
Questi obiettivi non sono frutto d’una logica ambizione atta a migliorare le cose. Se si fosse sul terreno della buona fede, questi obiettivi potrebbero essere paragonabili al voler raggiungere la fusione nucleare con a sola disposizione della diavolina, qualche fiammifero e tante belle intenzioni.
Ma come si legge dal documento integrale (3) di questa Agenda, la buona fede in questo affare si trova poco.
Come si prefiggono, i signori capi di Stato, di risolver ogni problema di questo mondo?
“ […] tenendo in considerazione realtà nazionali, capacità e livello di sviluppo diversi e _rispettando politiche e priorità nazionali (!)_”
La battuta si è già consumata alla terza pagina del documento. Si vorrebbe porre rimedio a guerre e violenze senza infrangere le politiche e le priorità nazionali. Ai signori Trump, Putin e Xi Jing Ping nulla va rimproverato, guerra e campi di prigionia sono le proprie politiche e priorità nazionali ed in quanto tali vanno rispettate. Già questo potrebbe bastare a dimostrare quanto questo documento si possa considerare, a tutti gli effetti, carta straccia, come del resto si possono considerare carta straccia tutte le altre risoluzioni ONU. Ma se non si fosse ancora convinti , basta sfogliare per qualche minuto in più il documento e si arriverà, sotto la sezione “Mezzi di attuazione”, a leggere:
“Riconosciamo la necessità che le istituzioni finanziarie internazionali supportino, in
linea con i loro mandati, l’autonomia politica di ogni paese, in particolare dei paesi in via di
sviluppo. ”
Fino a questo momento, istituzioni finanziarie internazionali come Il Fondo Monetario Internazionale non hanno brillato per il loro sostegno ai paesi in via di sviluppo, anzi, quest’ultimo è famoso per i suoi diktat, dal Sud-est asiatico nel ‘97 fino alla Grecia del 2012-2015. Con questi mezzi si legano Stati, e le rispettive classi dominanti, deboli alle volontà economie dei briganti più potenti che riescono a versare le quote più alte nel fondo (UE, Stati Uniti Cina e Giappone) con catene di debiti pluridecennali che saranno scaricati sulle spalle dei lavoratori. Tagli a salari e welfare è quello che il FMI promette in nome della “sana” economia imperialista; altro che “autonomia politica” dei paesi in via di sviluppo!
E i nostrani burocrati in ambito scolastico pretendono pure che si creda con tutto il cuore in questi obiettivi!
Nel mondo del terzo millennio non v’è farsa più grande di questa risoluzione. Celebrarla, lodarla, prenderla come guida equivale a gettare nell’immondizia tutto ciò che di razionale esiste nell’uomo.
Questo altro non è se non l’ennesimo documento ideologico, frutto delle classi dominanti d’ogni nazione, che, sorelle nella sete di brigantaggio, preferiscono distogliere l’attenzione da vere soluzioni ai problemi di questo mondo propinando ai lavoratori di tutti i paesi dei mondi immaginari che arriveranno, con pazienza e buona volontà, tra qualche anno.
E ci rimproverano di essere utopisti!
Allora; cosa resta da fare?
Bisogna forse rassegnarci, gettare la spugna e rinunciare anche al solo tentativo di rendere questo mondo un posto migliore? Bisogna rassegnarci al fatto che questo futuro immaginato dall’Agenda 2030 sia soltanto una menzogna, un cadavere d’un futuro che mai fu?
Tutt’altro, oggi bisogna lottare più che mai.
Ma lottare non con questi vangeli laici che si “immaginano” dei mondi, bensì con una salda analisi della realtà sociale in cui viviamo. È questa realtà, nelle sue barbarie quotidiane, a dimostrarci che il sistema di produzione e distribuzione in cui vive il mondo intero, il sistema capitalistico, è un sistema basato sulla divisone in classi e sullo sfruttamento. Da un lato ci sono i salariati, che altro non hanno se non la propria forza lavoro, sia di mente che di mano, che sono costretti a vendere per arrivare a fine mese. Dall’altro lato, la borghesia, composta da tutti coloro che posseggono le proprie aziende, dalle piccole industrie alle multinazionali, la cui esistenza ruota attorno al profitto, Dio onnipotente del capitalismo in nome di cui ogni principio e ogni morale è sacrificabile.
Come si può porre fine a fame, guerra, malattia e disastri climatici se il profitto avrà sempre la priorità su ogni obiezione?
L’unica via per garantire una possibilità di sopravvivenza alla razza umana è l’eliminazione rivoluzionaria di questo sistema. Vi è un’assoluta necessità di costituire un partito internazionalista e di classe, unico strumento con cui si possa stroncare il dominio della borghesia in tutte le sue varianti nazionali. Questo organo è necessario se si vuole organizzare la classe, unirla contro le politiche nazionali, utili solo per gli interessi dei rispettivi imperialismi intenti a spartirsi il mondo con le sanguinose guerre che ci circondano. Bisogna sputare sulle priorità della “patria” ; Il proletariato non ha nazione! Solamente l’unione internazionale di tutti i lavoratori nella gestione di una produzione libera dalle esigenze del profitto potrà garantire quello che l’Agenda 2030 non potrà mai raggiungere: un futuro di pace privo di barbarie.
-Francesco Cappelli
Fonti e bibliografia
1) 2025, Amnesty International, “Bambine e bambini soldato”, amnesty.it (consultato il 02.03.2026)
2) 11.06.2025, I.L.O“Nonostante i progressi, 138 milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono ancora vittime di lavoro minorile”, ilo.org (consultato il 02.03.2026)
3) il testo integrale dell’Agenda 2030 è reperibile al seguente link: unric.org (consultato il 02.03.2026)
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