IRAN: COMUNISMO O BARBARIE (volantino dell'IWG)

Rieccoci alla solita manfrina, gli Stati Uniti bombardano un Paese per motivi umanitari o per rincorrere presunte “armi di distruzione di massa”. Dove abbiamo già sentito questa storia? È stato confermato che i bombardamenti statunitensi e israeliani hanno ucciso circa 160 bambine in una scuola elementare, alcuni manifestanti e oltre 500 persone finora. Gli Stati Uniti chiedono un cambio di regime in Iran, invocando la sanguinosa repressione condotta da quest'ultimo, ma questo cambio di regime non fa altro che cambiare la divisa al gruppo di avvoltoi reazionari che sparano sui lavoratori [che da quella dei Pasdaran diventa quella stelle e strisce, ndt]. Gli Stati Uniti sostengono che il popolo iraniano abbia bisogno di democrazia. Una democrazia che rapisce i lavoratori per strada,[si pensi all’ICE, ndt], mentre bombarda e affama i lavoratori in tutto il mondo. È chiaro che noi lavoratori statunitensi non abbiamo alcun interesse in una guerra con l'Iran; ci manca l'assistenza sanitaria, i nostri salari si riducono e l'inflazione continua a salire.

L'attuale guerra crea una situazione di stallo che può solo portare a una guerra mondiale imperialista. Gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all'Iran rappresentano un altro scontro tra blocchi imperialisti in fase di consolidamento. Da un lato troviamo gli Stati Uniti, la NATO e Israele, dall'altro la Cina, la Russia e l'Iran. Le pressioni della profonda crisi del saggio di profitto del capitalismo hanno spinto ogni Stato verso la guerra per controllare più territorio e ottenere maggiori profitti a costo di massacrare i lavoratori in tutto il mondo. Il sistema capitalista è spinto verso una stagnazione costante o verso la guerra e quest'ultima diventa la “soluzione” preferibile per la classe capitalista, come si è visto in passato con la Prima e la Seconda guerra mondiale.

L'interesse di ogni Stato risiede nella difesa del capitale e dei profitti, indipendentemente dalla facciata che si dà. Questa è la causa delle odierne crisi. Ogni lavoratore ne ha esperienza diretta quando il proprio stipendio resta invariato o diminuisce, quando il carico di lavoro aumenta, quando l'assistenza sanitaria viene ridotta, quando i generi alimentari e i beni di prima necessità diventano inaccessibili o quando si viene sfrattati. Il sistema capitalista richiede un accumulo costante che porta l'intero sistema verso la guerra. Non c'è modo di sfuggire a questo destino sperando che vincano i capitalisti “buoni” con i loro paesi “buoni”, o cercando di costringere un governo capitalista ad andare contro la sua ragion d'essere. I lavoratori negli Stati Uniti lo hanno visto con la propria classe dominante, che è unanime, sia essa democratica o repubblicana, nel sostenere l’aumento della sorveglianza, il terrore dell'ICE e la guerra. In Iran la classe operaia ha una lunga storia di militanza e di formazione di shura (consigli) durante gli scioperi. I lavoratori in sciopero e in protesta devono far fronte alla feroce reazione degli ayatollah, dei Basij e dei Pasadaran, ma anche ai separatisti regionali assetati di sangue, le bande islamiste e i monarchici, che in Iran sono troppo giovani per ricordare la SAVAK, [la polizia segreta dello Scià, ndt]. La classe operaia non può farsi ingannare di nuovo; la situazione oggi è molto più grave che nel 2003. Non c'è nulla al mondo che possa fermare questa guerra o la marcia verso un'altra guerra mondiale, tranne noi stessi, la classe salariata. Non abbiamo alcun interesse in questo sanguinario gioco tra imperialisti, della classe capitalista. Non ci interessano i loro profitti o le loro “nazioni”. Siamo noi a creare tutto questo e in cambio non riceviamo niente.

La classe lavoratrice dovrà lottare prima che questo treno fuori controllo deragli. Essa dovrà combattere contro i capitalisti dentro e fuori il posto di lavoro, conducendo una guerra politica ed economica. Dovrà combattere usando le proprie forze, senza mai delegare la lotta ai sindacati o al governo. E a indicare la strada da seguire in questa lotta dovrà esserci un partito politico che miri a un unico obiettivo: la rivoluzione. Soltanto quando la classe operaia conquisterà il potere e trasformerà la società, conosceremo la pace. Ecco perché la TCI griderà sempre: Nessuna guerra se non di classe.-Internationalist Workers’ Group

Marzo 2026

Venerdì, March 6, 2026