Medio Oriente in fiamme: un altro passo verso una guerra capitalista globale

Dichiarazione della Tendenza Comunista Internazionalista

La nostra avversione alla guerra non è solo per ragioni umanitarie e sentimentali, ma deriva dal fatto che essa è, in ultima analisi, condotta contro il proletariato.”

Onorato Damen al primo convegno del PCInt, 29 dicembre 1945

Oltre quattro anni fa sollevammo lo spettro di un’insolubile crisi capitalista che avrebbe portato il mondo verso una guerra imperialista generalizzata. Due mesi dopo la Russia invase l'Ucraina. Da allora la corsa alla guerra si è intensificata.

Oggi gli Stati Uniti si trovano di nuovo a condurre una guerra in Medio Oriente. Ancora una volta Trump e Netanyahu hanno attaccato l'Iran a poco più di sei mesi dalla conclusione della “guerra dei dodici giorni”, conflitto con cui Trump aveva dichiarato di aver posto fine alla minaccia nucleare iraniana, (1) e a poco più di sei anni da quando avevamo scritto riguardo ad un altro round di minacce belliche statunitensi nei confronti dell'Iran. (2) Sei anni fa, sebbene l'Iran fosse in una posizione svantaggiata rispetto agli Stati Uniti – Teheran non ha mai avuto la potenza militare di Washington, che dispone dell’apparato militare di gran lunga più potente al mondo – quest’ultimi si trovavano impantanati nei problemi dell’ Afghanistan e l'Iran poteva contare su alleati in Iraq, Siria, Libano, Yemen e Palestina

Adesso gli Stati Uniti sono liberi dal peso dell’Afghanistan (dopo aver subito una grave battuta d'arresto che li ha costretti a restituire il Paese ai loro ex-alleati poi diventati nemici, i talebani) e la maggior parte degli alleati dell'Iran sono stati gravemente indeboliti o distrutti: Hamas e Hezbollah da Israele e il regime di Assad dai fantasmi dell'ISIS e di Al Qa'eda nell'HTS. (3) L'Iran può ancora contare su un certo sostegno da parte di alcune milizie in Iraq e del de facto governo dello Yemen (la milizia sciita degli “Houthi”, signori della guerra che controllano la maggior parte del Paese), ma per il momento gli alleati regionali dell'Iran sono molto più limitati rispetto al passato.

Un anno fa scrivevamo che i “cessate il fuoco” non erano altro che una pausa per riorganizzarsi e riarmarsi in vista di una nuova fase del conflitto (4). Da allora Israele e Stati Uniti hanno lanciato il loro attacco su larga scala contro l’Iran nel giugno 2025, ed ora questa nuova fase ci porta davvero sull’orlo di una guerra disastrosa.

Sempre , l'anarchia delle nazioni intente ad accaparrarsi vantaggi rischia di provocare una guerra mondiale su vasta scala. Sono in corso numerose guerre circoscritte – le guerre civili in Sudan e Congo, la guerra in Ucraina e molte altre ancora – che minacciano costantemente di oltrepassare i confini regionali. La guerra in Medio Oriente rappresenta proprio uno di questi casi. Dopo l'attacco lanciato da Hamas ed altri gruppi suoi alleati nella striscia di Gaza il 7 ottobre 2023 contro Israele, abbiamo segnalato che questa azione rischiava di ampliare il conflitto (5). Da allora Israele ha attaccato l'Iran, il Libano, il Qatar e la Siria; gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran; l'Iran ha attaccato Israele, la Siria, gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita; infine, lo Yemen ha attaccato Israele. Tutte queste azioni militari aumentano il rischio di estendere e intensificare il conflitto.

Questo è l’inevitabile risultato di un sistema capitalistico che non ha soluzione alle proprie contraddizioni, che sono andate accumulandosi dalla fine del periodo di ricostruzione post-bellico a seguito della seconda guerra mondiale, il famoso “boom del dopoguerra”. Questo periodo è terminato definitivamente all'inizio degli anni '70. Sempre più incapaci di generare profitti sufficienti, gli Stati devono ricorrere alla guerra sia per distruggere i concorrenti sia per ottenere il controllo di risorse vitali (petrolio, terre rare e, in maniera sempre più crescente, acqua). La necessità della guerra diventa una profezia che si autorealizza: le guerre sono necessarie per controllare le risorse necessarie a fini militari; e sul fronte interno, l'austerità e la repressione sono necessarie per tenere a bada la classe lavoratrice che altrimenti si solleverebbe contro le condizioni richieste per intraprendere azioni belliche. Come abbiamo visto sia in Iran che negli Stati Uniti, la militarizzazione delle forze di polizia è un precursore dell'azione militare all'estero. Negli Stati Uniti, ciò è avvenuto sotto il pretesto della “lotta all’immigrazione” condotta dall’ICE , così come il controllo delle proteste del movimento BLM cinque anni fa o i programmi “Cop Cities” (programmi cittadini-statali atti a costruire centri di addestramento per le forze di polizia in tutto il paese, nota del traduttore) sotto la presidenza Biden-Harris. In Iran, la brutale repressione della recente ondata di proteste ha causato migliaia di morti - un modello che si è ripetuto più volte nella storia della Repubblica Islamica. Le parole di Damen, pronunciate nel 1945 all'indomani del massacro della Seconda Guerra Mondiale, ci ricordano che, a conti fatti, è sempre la classe operaia a pagare il prezzo più alto e che quindi gli effetti catastrofici delle guerre del capitalismo ricadono più pesantemente sulla classe che da esse ha meno da guadagnare e che è anche l'unica soluzione a questa follia, proponendo la propria prospettiva di rivoluzione comunista.

La “sinistra” in Occidente si oppone a questa ultima escalation del conflitto, ma solo nella misura in cui si oppone ai governi statunitense e israeliano. Alcuni gruppi hanno già chiesto la difesa dell'Iran e del suo governo, lo stesso governo che un mese fa ha massacrato migliaia di suoi cittadini, soffocando nel sangue le loro proteste scaturite dal collasso economico e la repressione.

Questa è da sempre la risposta della sinistra del capitale. Sostenere regimi brutali in tutto il mondo perché le loro politiche sono in contrasto con quelle degli Stati Uniti è semplicemente normale amministrazione. Che importa se un governo è contrario agli Stati Uniti o è loro alleato? Che importa se questo o quel padrone, se questo o quel presidente, se questo o quel dittatore è al potere? La lotta di classe non ha nulla a che vedere con il sostegno dei lavoratori a questa o quella alleanza o blocco capitalista a livello internazionale, non ha nulla a che vedere con la bandiera che un governo sventola mentre opprime i propri lavoratori e muove guerra ai lavoratori dei suoi rivali.

In tutto il mondo, gli Stati tagliano la spesa per il welfare, aumentano al suo posto la spesa militare, riarmandosi e militarizzandosi. Le manovre degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia e la loro intromissione in Venezuela sono passi verso la messa in sicurezza delle Americhe in preparazione alla guerra (6). Anche l'aggressività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, così come il suo corteggiamento delle nazioni africane e sudamericane, fanno parte dei preparativi. L'invasione russa dell'Ucraina è anch'essa un'operazione piuttosto disperata per ottenere un vantaggio in vista di una guerra generalizzata. Questo è il percorso che ci aspetta.

In questa situazione, è compito degli internazionalisti di tutto il mondo dire a tutti i lavoratori: «Ecco cosa sta succedendo: lo Stato si sta militarizzando, i suoi vicini si stanno militarizzando, l'aumento dell'oppressione e dell'austerità in patria sono la preparazione alla guerra all'estero; non c'è altra via d'uscita se non il rovesciamento rivoluzionario del sistema capitalista che crea questo folle mondo». Sappiamo benissimo che non esistono “scorciatoie” , ma solo l’arduo e ingrato compito di fare ciò che possiamo, dove possiamo, per diffondere la consapevolezza che il capitalismo è un sistema a binario morto e che non abbiamo nulla da guadagnare nel lasciarlo continuare.

Siamo a conoscenza delle molteplici dichiarazioni rilasciate da molti gruppi diversi che assumono posizioni internazionaliste. Ma le dichiarazioni e le prese di posizione non sono sufficienti in questa situazione. La prospettiva che proponiamo è la stessa che avevamo avanzato all'indomani degli attacchi di Hamas contro Israele nell'ottobre 2023: tutti i rivoluzionari devono mettere da parte le differenze settarie e prendere sul serio il compito di organizzarsi contro questo sistema brutale e disumano (7).

In questo periodo storico è indispensabile che i rivoluzionari di tutto il mondo si uniscano per iniziare a lavorare alla formazione di un partito comunista mondiale, lo strumento necessario per rovesciare con successo il sistema capitalista.

Nessuna guerra se non di classe per porre fine alla barbarie imperialista, prima che sia troppo tardi.

Tendenza Comunista Internazionalista

(1) Israel's Attack on Iran: Some Initial Thoughts

(2) US/Iran Rivalry: What No War But the Class War Really Means and Iran and the USA on the Warpath?

(3) Regime Change in Syria: Another Twist in the Imperialist Kaleidoscope, Another Step on the Road to a Third World War

(4) As Regimes Fall and "Ceasefires" Begin, the Capitalist Crisis Continues

(5) The Latest Butchery in the Middle East is Part of the March to Generalised War

(6) Beyond Venezuela: The Road Toward Generalised War

(7) The Tasks of Revolutionaries in the Face of Capitalism's Drive to War

Venerdì, March 6, 2026