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Home ›Sullo sciopero a Noida
Pubblichiamo questo resoconto su un grande sciopero avvenuto nella zona industriale di Noida, India, area che comprende anche la capitale Delhi. Gli autori sono compagni del gruppo Class War, simpatizzante della TCI, i quali descrivono bene il ruolo e la natura dei vari “attori” di questo episodio di lotta di classe, che ha coinvolto decine di migliaia di lavoratori. Ancora una volta, quel segmento di classe operaia è stato sconfitto anche grazie all'azione dei suoi falsi amici, il sindacato, e dalla mancanza di un punto di riferimento classista, il partito rivoluzionario. La sua presenza, va da sé, non è garanzia automatica di vittoria, ma “garantisce” che gli insegnamenti da trarre anche dalle sconfitte non vadano dispersi.
Il 13 aprile è scoppiato un imponente sciopero a Noida, in India, che ha visto la partecipazione di circa 40.000-60.000 lavoratori. Questa travolgente dimostrazione di forza da parte della classe operaia ha paralizzato completamente l’intera zona industriale. Innumerevoli operai hanno incrociato le braccia all’unisono, profondamente frustrati dalla realtà opprimente di turni di lavoro estenuanti di 12 ore e salari da fame. Chiedendo un salario minimo vitale di 20.000 rupie [poco meno di 182 euro, ndr], hanno giustamente respinto l’offerta offensiva e arrogante dei proprietari delle fabbriche di un aumento di sole 350 rupie[poco più di 3 euro, ndr].
La portata e la potenza di questa azione collettiva hanno scatenato un’ondata di panico assoluto sia tra i proprietari delle fabbriche che nel governo statale. Hanno rapidamente capito che quando la classe operaia agisce insieme come una forza unica e unificata, l’intero sistema del profitto è profondamente minacciato. Incapace di placare i lavoratori o di convincerli ad accettare un ulteriore sfruttamento, il governo ha fatto ricorso a una brutale repressione per sedare lo sciopero. Centinaia di poliziotti e personale di sicurezza pesantemente armati sono stati dispiegati nelle strade. Hanno attaccato i picchetti con manganelli e gas lacrimogeni, trasformando di fatto le zone industriali in un blocco militare. Con l’aumento della sorveglianza poliziesca, è diventato difficile per i lavoratori riunirsi, parlare o organizzarsi ulteriormente. Decine di lavoratori sono stati arrestati e interi quartieri sono stati pesantemente bloccati.
Tuttavia, il tradimento della causa dei lavoratori non si è limitato alla repressione esterna. I sindacati tradizionali, che sostengono di rappresentare i lavoratori, hanno di fatto abbandonato le rivendicazioni immediate dei lavoratori sul campo. Quando il movimento è cresciuto fino a diventare una forza di quasi 60.000 persone — così grande che inizialmente la polizia ha esitato e si è ritirata — i leader sindacali sono intervenuti non per intensificare la lotta, ma per contenerla. Hanno ordinato ai lavoratori di smettere di intraprendere azioni concrete, di ridurre la loro agitazione a manifestazioni passive e di interrompere ogni iniziativa, aspettando pazientemente il permesso ufficiale e le istruzioni dei sindacati per scioperare. In questo modo, hanno reindirizzato un momento di forza collettiva verso canali controllati e burocratici, privandolo del suo potenziale dirompente.
Questo tipo di risposta non è un'aberrazione, ma è caratteristico dei sindacati che hanno smesso di funzionare come strumenti dell'autoattività dei lavoratori, per agire invece come organismi di mediazione per il capitale. Il loro ruolo è quello di regolare il malcontento dei lavoratori, negoziare deboli compromessi con i datori di lavoro e garantire che il conflitto rimanga entro limiti gestibili. Di fronte a un movimento di massa indipendente che minaccia di superare questi limiti, essi si trasformano in strumenti di disciplina piuttosto che di sostegno dei veri interessi di classe dei lavoratori.
La lotta non si è limitata alla sola Noida. In diversi centri industriali della NCR [National Capital Region, un'ampia area che comprende Delhi, ndr]— tra cui Gurgaon, Faridabad, Panipat e Ghaziabad — i lavoratori erano già impegnati in proteste in corso sui salari e sulle condizioni di lavoro. Queste lotte precedenti, sebbene in gran parte localizzate e frammentate, riflettono una realtà materiale condivisa di bassi salari, occupazione precaria e regimi di lavoro estenuanti in tutta la regione. Per impedire che il malcontento dei lavoratori si trasformasse in un movimento regionale più ampio, lo Stato è intervenuto rapidamente per contenerlo. In diverse aree colpite è stata imposta la Sezione 163 del Bharatiya Nagarik Suraksha Sanhita[legislazione per la procedura del diritto penale, ndr], che ha sostituito la Sezione 144 dell’era coloniale, limitando le assemblee pubbliche e impedendo ai lavoratori di riunirsi, organizzarsi e portare avanti la loro azione collettiva. Insieme agli arresti e al dispiegamento delle forze di polizia, queste misure hanno fortemente ostacolato l’escalation della protesta, limitando la possibilità che il movimento si consolidasse in una lotta più ampia e unitaria in tutta la regione della capitale nazionale.
Nonostante un massiccio dispiegamento delle forze dell'ordine, con quasi 200 veicoli della polizia e una media di quattro agenti di guardia per ogni fabbrica, stazione della metropolitana e zona circostante, sono continuati a scoppiare nuovi scioperi alle spalle delle lotte già in corso. Quando i lavoratori domestici hanno coraggiosamente tentato di unirsi in solidarietà allo sciopero degli operai delle fabbriche, lo Stato ha utilizzato teppisti politici per lanciare pietre e scatenare gli attacchi della polizia, causando il ricovero in ospedale di molte persone.
Terrorizzato dai continui disordini, il governo in preda al panico ha rapidamente annunciato un improvviso aumento salariale per i lavoratori di Noida prima ancora di tenere una riunione formale con i rappresentanti dei lavoratori. Si è trattato di un tentativo disperato e da ultima spiaggia da parte dello Stato di gettare qualche briciola al movimento per neutralizzarne l’agitazione. Contemporaneamente, lo Stato ha lanciato una massiccia campagna di menzogne, attribuendo la responsabilità dello sciopero ad agitatori esterni, a paesi stranieri e a complotti radicali, che includevano finanziamenti stranieri dal Pakistan, e accuse di naxalismo[movimento guerrigliero maoista attivo da anni, ndr] in espansione nella regione. Ciò è stato fatto per oscurare la verità evidente: lo sciopero è nato da stomaci vuoti, condizioni brutali nelle fabbriche e dall’umiliazione quotidiana causata dallo sfruttamento capitalista estremo.
Gli eventi a Noida e nella cintura industriale circostante mettono a nudo, senza alcuna ambiguità, la vera natura dello Stato capitalista. Quando i lavoratori si organizzano, lo Stato ricorre ai manganelli. Quando il movimento si diffonde, impone leggi che criminalizzano l’assemblea. Quando la sola repressione fallisce, offre la minima concessione possibile diffondendo contemporaneamente calunnie e menzogne. E quando tutto il resto vacilla, fa affidamento sulla burocrazia sindacale per ricondurre i lavoratori alla passività. Ogni leva del potere – legale, giudiziaria, politica e fisica – viene azionata nell’unico interesse di mantenere lo sfruttamento da cui dipende l’intero sistema.
Per resistere a questo, i lavoratori devono emergere e agire come un’unica classe, in tutte le regioni e in tutti i settori, perché tutti soffrono sotto lo stesso identico sistema.
La lotta a Noida funge da chiaro avvertimento alla classe dominante e da lezione fondamentale per i lavoratori. Le rivolte spontanee e il coraggio puro, per quanto ispiranti, non bastano da sole. I lavoratori devono prima raggiungere una chiara comprensione del sistema capitalista prima di poterlo smantellare con successo. Il governo, la polizia, i proprietari delle fabbriche e i sindacati ufficiali non agiscono per errore; operano tutti insieme sotto la logica totalizzante del capitalismo. La lotta per piccoli miglioramenti quotidiani sul posto di lavoro, pur essendo un punto di partenza necessario, non porterà mai da sola a una rivoluzione. Limitare la lotta a rivendicazioni difensive per un “salario equo” è una trappola; in questo sistema, qualsiasi guadagno monetario temporaneo sarà rapidamente divorato dall’inflazione, da ritmi di lavoro più rapidi o da licenziamenti di massa. Pertanto, l’incredibile coraggio che si vede attualmente nelle strade deve trasformarsi da lotta per lo stipendio in un movimento politico consapevole e di tutta la classe per abolire completamente il sistema salariale. Infine, questo conflitto monumentale non può essere vinto nell'isolamento (1). Il capitalismo è una rete integrata a livello globale. I lavoratori devono rifiutare la trappola del nazionalismo e riconoscere che la loro lotta è una battaglia internazionale. Prendendo in mano la lotta, i lavoratori oltre ogni confine devono unirsi per rovesciare l’apparato statale e lo stesso sistema di sfruttamento che li tiene in pugno.
Topaz & AsherahClass War (South Asia)
20 Aprile 2026
Note:
(1) I compagni di Class War (Asia meridionale) hanno cercato di intervenire direttamente sul campo a Noida, in particolare nel Settore 62, per stabilire un contatto con i lavoratori domestici e a cottimo in sciopero. Tuttavia, l’intervento fisico e la distribuzione di volantini sono stati fortemente limitati dal rigido blocco di polizia imposto dallo Stato, dalla massiccia presenza di personale della CRPF[Central Reserve Police Force, la polizia federale, ndr] e dalle chiusure di fabbrica a titolo di ritorsione, volte a disperdere i lavoratori. Nonostante questi ostacoli tattici immediati, tali interventi rimangono assolutamente fondamentali. I rivoluzionari devono intervenire attivamente in queste rivolte spontanee per rompere l'isolamento locale dei lavoratori, combattere l'influenza pacificatrice dei sindacati ufficiali e generalizzare attivamente la lotta all'intera classe operaia.
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