Libro e moschetto… locale interdetto!

Da anni è ormai innegabile che l’edilizia scolastica versi in uno stato di crisi.

Con i fondi del PNRR qualche intervento è stato fatto, ovviamente decantato come grande trionfo dal governo dei sovranisti, gli stessi che di recente hanno celebrato il raggiungimento dei 156 obiettivi richiesti dal Patto.

Non resta che l’ultima rata da 28,4 miliardi di euro, dopodiché quest'abbondanza europea diventerà un ricordo.

Dunque, dopo circa 30 miliardi di fondi europei spesi in istruzione e ricerca (1), a che punto si trova l’edilizia scolastica?

Per gettar alcune cifre:

“quasi 19.400 edifici, pari a oltre il 41%, risultano ancora privi del certificato di collaudo statico;

26.569 edifici, cioè oltre il 56%, non dispongono del certificato di agibilità;

più di 30.400 edifici, pari a circa il 65%, sono dotati soltanto di una certificazione parziale di prevenzione incendi. “ (2)

Dinanzi a questa disastrosa situazione, in cosa si cimenta questo gran governo?

Nell’introdurre un tetto del 30% , che sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2027/2028, al numero degli alunni senza cittadinanza italiana, valido per tutte le classi della scuola dell’obbligo, dalle primarie alle superiori. *Il governo s’è giustificato ripescando una circolare ministeriale risalente al 2010, periodo del quarto governo Berlusconi e dei tagli multimiliardari dell’allora ministra dell'istruzione Gelmini, riconfermando ancora una volta che vermi erano allora e vermi sono tutt’oggi.*

In caso la suddetta percentuale fosse superata, gli studenti in “eccesso” (anche laddove non vi fossero problemi di sovraffollamento nelle classi) dovranno esser spediti, come fossero pacchetti di cui sbarazzarsi, dal coordinamento degli uffici scolastici provinciali nella scuola più vicina. Il ministro Valditara ha voluto ribadire che: “N_on si tratta di mandare il ragazzo a 20 chilometri di distanza"_ *(3).* Parole vacue*, dato* che spesso e volentieri fuori dai centri urbani le scuole, specie le scuole superiori, sono poche e sparse tra loro, talvolta contando anche decine di chilometri di distanza l’una dall’altra. E’ chiaro che con questo provvedimento s’andrebbe a strappare qualsiasi relazione umana si fosse creata tra alunni, anche tra alunni immigrati e italiani, danneggiando gli sforzi di inclusione portati avanti sinora.

In poche parole, hanno fatto un *Divide et impera* e l’hanno chiamato “inclusione”.

Ultima ciliegina sulla torta, accogliendo una storica richiesta di Confindustria, istituti tecnici e professionali saranno chiamati rispettivamente “Licei tecnologici” e “Licei professionali” per garantire secondo il ministro, *“pari dignità culturale ed educativa”.*

“Questi signori credono d'aver cambiato le cose quando ne hanno cambiato i nomi. Ecco come questi profondi pensatori si beffano del mondo.” *(4)* Ecco una risposta alle idiozie d’un altrettanto idiotico ministro dell'Istruzione.

Ormai è chiaro quanto queste misure altro non siano che becera propaganda elettorale, che, guarda caso, arriva proprio durante l’ultimo anno di legislatura, propaganda che tenta cialtronamente di nascondere l'ulteriore svendita degli istituti tecnici e professionali, interamente piegati alle esigenze del mercato.

Questo decreto, oltre alla sua opera di propaganda elettorale, svolge anche il suo compito nel riarmo ideologico che stiamo vivendo, volto al tornare alla lode della patria e del nazionalismo, entrambi veleni della classe dominante.

Non ci facciamo illusioni idealiste: Il riarmo, materiale e ideologico non ha origine nelle decisioni di questo o di quel governo da scalzare con l'inutile teatrino elettorale. Esso è un inevitabile frutto della crisi capitalistica, crisi che inasprisce i contrasti tra potenze imperialistiche, scaricandone i costi sulla classe lavoratrice: abbassando i salari, aumentando la precarietà, rapinando il salario indiretto e differito, come ad esempio i servizi sociali, a cominciare dalla scuola e dalla sanità.

Dinanzi a tale riarmo, non ci stancheremo mai di ribadire un concetto fondamentale: I salariati non hanno patria!

Tanto il padrone quando il suo sfruttato possono entrambi definirsi cittadini italiani, membri di uno stesso “popolo”, ma questa è solo ideologia. Nel concreto, i loro oggettivi interessi materiali sono opposti e in lotta l’uno con l’altro. Il mercato impone al primo di raccattare quanti più profitti sia possibile, anche a discapito del salario e condizioni lavorative del secondo, altrimenti sarebbe condannato al fallimento. In poche parole, il padrone, per volontà del mercato, sottrae il più possibile di vita al salariato.

Il separare i lavoratori per nazionalità e metterli in competizione fra loro non fa altro che facilitare questo lavoro a padroni, padroncini e ai loro scagnozzi.

il governo lo sa, e si mette all’opera segregando sin dall’infanzia.

Che fare dunque?

Di fronte ad ogni tentativo di riarmo, resta fondamentale il riaffermare una posizione fieramente internazionalista:

Completa opposizione a questo sistema, a questo ed ogni altro Stato e ai suoi governi, di qualsiasi colore essi siano.

Completa unità dei salariati, senza distinzione di nazionalità, cittadinanza, religione e sesso.

Completo rifiuto delle illusioni riformiste secondo cui si potrebbe addomesticare questo sistema economico-sociale, soprattutto quando è in crisi così diffuse, che colpiscono anche l'ambiente studentesco.

Per gettare nella pattumiera della Storia questo marcio sistema è più che mai necessaria l’organizzazione di un’alternativa politica che sia fuori e contro il circo della falsa democrazia dei padroni. Per unire studenti e lavoratori, sia occupati che non, ed organizzarne al meglio la lotta resta fondamentale il rafforzamento di un organo indispensabile: il Partito della classe salariata.

Oggi questo partito, il Partito Comunista Internazionalista c’è, ma è troppo, troppo debole.

Lavoratori, studenti, rafforziamolo!

Parliamo con i suoi membri, leggiamone le posizioni e la stampa, diffondiamole e organizziamoci!

Se non si lotta si ha già perso.

Note e Bibliografia

1) Per la precisione, la cifra di 30,88 miliardi andrebbe suddivisa in due parti. La prima, pari a 19 miliardi e 44 milioni, era destinata ad interventi che coprivano un’ampia gamma di strutture e di scopi (dagli asili nido fino alle università). La seconda, invece, dal valore di 11,44 miliardi, era destinata al mondo della ricerca.

Fonte: (26.04.2021), CGIL-FLC, “Pnrr e istruzione: più fondi per la Dad. Dimezzati quelli per le borse di studio”, flcgil.it (consultato il 29.09.2026)

2) (6.07.2026) , CGIL-FLC, *“Sicurezza delle scuole: la Corte dei Conti conferma il fallimento della politica sull’edilizia scolastica”, flcgil.it (consultato il 29.09.2026).*

3) (24.09.2026) , IlSole24Ore, ‘Scuola, Valditara: "Tetto 30% di stranieri nelle classi oggi è legge"’, stream24.ilsole24ore.com *(consultato il 29.09.2026).*

4) (1872) , Friedrich Engels, “Dell'autorità”, testo reperibile al seguente link: *marxists.org* (consultato il 29.09.2026).

Mercoledì, September 30, 2026