04. La classe lavoratrice non è spontaneamente rivoluzionaria?

L’unico soggetto potenzialmente rivoluzionario, all’interno del sistema capitalista, è la classe degli sfruttati, il proletariato. Il proletariato, escluso dal possesso dei mezzi di produzione e alienato rispetto al prodotto del suo stesso lavoro, ha interessi storici e immediati contrapposti al capitale. Ma perché il proletariato sia effettivamente rivoluzionario, è necessario che acquisisca unità di classe e coscienza del suo intimo antagonismo rispetto al capitale. A questo scopo è necessaria la presenza nell’ambito della classe proletaria di una avanguardia organizzata, che sia capace di analizzare le dinamiche dei rapporti di produzione, di trarre lezione dalle esperienze di lotta della classe, di elaborare e avanzare un programma di superamento della società capitalista e di guidare politicamente la classe su questa strada.

Esiste infatti una profonda differenza fra “istinto di classe” e “coscienza di classe”. L’uno nasce e si sviluppa all’interno delle lotte operaie come patrimonio dei proletari medesimi; è posto in essere dall’antagonismo degli interessi materiali e si nutre delle crescenti contraddizioni economiche, sociali e politiche originate da quello stesso antagonismo; chiede infine, per esserci, che i rapporti fra proletari e capitalisti siano sufficientemente tesi da comportare una certa generalizzazione delle lotte operaie e una certa durezza degli scontri. L’altra, la coscienza, nasce dall’esame scientifico delle contraddizioni di classe, cresce con il crescere della conoscenza delle contraddizioni; vive e si nutre con l’esame e la elaborazione dei dati promananti dalle esperienze storiche della classe.

Con la rivoluzione, il potere spetta all’intera classe proletaria, ai suoi organismi assembleari. Il partito però non svolge solo un generico ruolo di agitazione e propaganda. Il partito sostiene il programma rivoluzionario e socialista nei soviet e i suoi militanti sono pronti ad assumere responsabilità, incarichi revocabili in ogni momento, qualora le assemblee dei lavoratori si riconoscessero nelle parole d’ordine del partito. Insomma, la "direzione politica" del partito, la preminenza del programma comunista, indispensabile al successo di una rivoluzione proletaria, è qualcosa che non si impone ai soviet, ma si conquista e si difende con la battaglia politica.