Ad aprire la strada dell'enorme movimento studentesco che attraversa la Francia da più di un mese è stata la mobilitazione degli studenti del liceo Saint-Exupéry di Créteil; ad oggi le scuole occupate sono centinaia e queste lotte continuano ad espandersi in tutto il continente. Le rivendicazioni attingono dalla grave crisi didattica e strutturale che il mondo dell’istruzione vive dappertutto, la crisi del capitalismo prosciuga somme sempre più grandi di denaro pubblico, destinato al welfare, indirizzandole nella speculazione finanziaria e nell’industria militare, mentre noi lavoratori vediamo il peggioramento oggettivo delle nostre condizioni di vita a partite dal contenimento contrattuale dei salari rispetto all'inflazione; sempre più, per molti di noi, la vita è diventata estremamente precaria alla terza settimana del mese, mentre la classe che ci governa devia tutte le colpe sullo straniero e spinge affinché la spesa in armi arrivi al 5% del PIL.

Le condizioni attuali della nostra classe, straziata dalla crisi, hanno prodotto spinte oggettive fra i suoi settori più giovani ed emarginati. E’ dalle scuole dei quartieri popolari che si sono mosse le agitazioni più radicali delle prime settimane, è fra la gioventù proletaria che si sentono le mancanze più pesanti di una scuola conciata malissimo, come in larga parte del continente: nel 65% delle scuole superiori del paese si soffre mancanza di personale, l’86% degli edifici scolastici non raggiunge l’efficientamento energetico e quasi la metà delle aule sono prive di sistemi di raffrescamento. Oltre a tutta un’altra serie di mancanze abbiamo un sistema scolastico che in Francia come in Italia (riforma istituti tecnici-professionali, ITS Academy ecc…) viene piegato sempre di più alle esigenze di profitto dei padroni, dove i figli dei proletari vengono esclusi e preparati al lavoro salariato (precario e sottopagato!), mentre i figli dei borghesi vengono racchiusi in una bolla “meritocratica”.

Per molti di noi è difficile immaginare un futuro “dignitoso”: precarietà e disoccupazione dilagano da tutte le parti, la propaganda borghese prepara al conflitto contro le borghesie nemiche, il disastro ambientale spinge la vita sulla terra verso l’invivibilità per chi non può permettersi un’alternativa. La nuova legge di bilancio del governo Lecornu taglia decine di miliardi di euro come se fossero coriandoli: per la classe lavoratrice questo non è un carnevale ma un Halloween tenebroso dove non ci sono scherzi, ma soltanto spaventose condizioni materiali di vita e lavoro che vanno a degradarsi di pari passo con la degradazione permanente che appartiene al capitalismo.

Va ribadito, come già abbiamo detto altre volte, che la scuola non sta al di sopra delle parti. La scuola pubblica è soltanto un ramo dello stato diretto dai capitalisti, è l’organizzazione burocratica-amministrativa della didattica borghese. E’ il luogo dove la dittatura “democratica” dei padroni forgia, con metodo attento all’andamento dei loro profitti, una nuova generazione di proletari immediatamente spendibili nel mercato della forza-lavoro. Nei confronti degli istituti “meritocratici” frequentati dai giovani borghesi invece la scuola pubblica fa la strada inversa, spinge la nuova generazione degli illustri verso la via del successo capitalista.

E’ quindi nell’attuale periodo di grave crisi dei profitti che i padroni maneggiano il loro Stato al meglio, con l'obiettivo di contrastare la crisi – le controtendenze... - con politiche anti-operaie sempre più aggressive. Il peggioramento delle condizioni di vita e di studio della gioventù proletaria ha innescato le spinte materiali che si sono espresse in mobilitazioni di massa: il problema più grande è uno, la questione non si può risolvere senza una soluzione rivoluzionaria che abbatta il capitalismo e il suo stato. Ma il problema è situato ancora prima, cioè nel modo in cui si sta ponendo il problema della lotta contro la crisi e i suoi tentacoli, perché presenta enormi limiti che legano le mani alla classe lavoratrice nel conseguimento della sua emancipazione.

Nell’ultima settimana la protesta si è estesa anche in Italia, dove le lotte, oltre a presentare gli stessi limiti, presentano anche delle differenze degne di nota. Prima di tutto va detto che la rivolta degli studenti in Francia è partita spontaneamente come spinta materiale sulla base di condizioni degradate di studio e vita vissute dalla gioventù dei quartieri popolari, e ovviamente, inseguita strumentalmente dalla sinistra del capitale: dai riformisti di Mélenchon e del Partito “Comunista” Francese fino ai finti radicali appartenenti all’area maoistra, trotskista e Antifa. In Italia invece le proteste non si sono sparse a macchia d’olio sul territorio al seguito del grido di mobilitazione dei “Blocus!” come accaduto oltralpe, ma il tutto è cominciato da assemblee, riunioni e azioni pianificate da collettivi autonomi, sindacati studenteschi (UDS, Rete degli Studenti Medi, UDU ecc…), stalinisti, trotskisti e altre forze appartenenti al campo della socialdemocrazia più o meno “radicale”, dove con radicale si intende solo l’atteggiamento attivistico-combattivo di una politica che rimane sul terreno della borghesia.

Questi richiami alla mobilitazione partiti dal campo politico della sinistra piccolo-borghese hanno colmato il vuoto organizzativo iniziale, dato che la maggior parte degli studenti partecipi alla vita politica studentesca non vedeva l’ora di fare come in Francia, comprese anche frange meno politicizzate della gioventù, quelle che i giornali dei padroni chiamano “maranza”.

Le forze che in Italia hanno dato questa spinta più organizzativa che oggettiva al movimento, vedono nella difesa contingente dello stato sociale la via di uscita da questa crisi, noi invece crediamo che nello scontro di classe (argomento che da nessuna di queste formazioni viene preso in considerazione, dato che per loro la lotta è degli studenti, ovvero una categoria interclassista, e la rivoluzione è della “Gen Z”), nessuna mobilitazione di massa potrà avere successo fin quando la borghesia tiene stretta fra le sue mani la macchina statale. Le avanguardie devono collegare le rivendicazioni contingenti alla necessità di rottura politica di classe, bisogna piegare le rivendicazioni di carattere economico, immediato e categoriale, incanalarle nell’azione tattico-programmatica comunista. Per organizzarci in maniera concreta contro carovita ed economia di guerra bisogna rompere con il campo politico della borghesia, incrociare le braccia insieme alla classe lavoratrice e muovere una piattaforma di lotta generalizzata di tutti i proletari, che siano studenti, disoccupati o lavoratori, contro la crisi e la guerra imperialista che pesa sulle nostre vite. Occorre rompere quei limiti che dentro cui la sinistra borghese ci restringe, unire la lotta autorganizzata degli studenti proletari alla lotta autorganizzata dei lavoratori. Gli studenti coscienti di questo e della necessità di costruire il Partito di classe devono agitare queste posizioni e far sì che le lotte assumano sin da subito – come prospettiva - un carattere rivoluzionario, cercando di spingere e direzionare queste lotte verso la generalizzazione rivendicativa di classe, suscitando comitati di lotta, che, attraverso l'invio di delegati, si colleghino ad altre realtà combattive, unendo le lotte in un unico fronte anticapitalista di classe.

In questa maniera lotteremo con la finalità di uno sbocco politico che dovrà caratterizzare le nostre lotte, altrimenti, se si continua a rimanere in ambito contingente e rivendicativo, il movimento contro carovita ed e economia di guerra continuerà ad essere compatibile con lo status quo e si dissolverà in esso, non ci sarà nessuna via di uscita dal bivio in cui si trova il capitalismo: guerra imperialista generalizzata o la rivoluzione proletaria.

Dobbiamo lottare per la nostra indipendenza politica dalla classe dominante, che in tutti i modi cerca di limitare politicamente e quindi organizzativamente le nostre lotte, bisogna organizzare dal basso le lotte e lo sciopero senza preavviso fuori e contro i sindacati, formare gli organismi di lotta dalle lotte stesse, unire le varie lotte di fabbrica e di settore in un'unica assemblea generale di tutti i lavoratori con delegati degli studenti combattivi, per condurre un'unica lotta contro questo sistema che in maniera unitaria ci sfrutta e ci trascina verso la guerra. Dobbiamo intervenire affinché la mancanza di direzione politica nelle mobilitazioni venga superata dal nostro radicamento, in quanto avanguardia, nelle lotte, trasformarle in azioni di classe organizzata. In questa maniera la giusta rabbia sociale dei giovani proletari delle periferie di Milano può venire implementata ai fini del raggiungimento delle finalità di classe, invece di rimanere generico vandalismo pronto a venire represso dalla polizia. Per fare questo, uno dei nostri compiti principali nell’intervento è quello di smascherare la sinistra piccolo-borghese per quella che è davvero dal punto di vista di classe, ovvero un vicolo cieco che inganna e addomestica la classe promettendo migliori condizioni di sfruttamento della forza-lavoro, un superamento dell'inflazione (non si sa come) e in generale mantenendo le lotte su un piano rivendicativo tramite promesse ingannevoli, perché inattuabili, ma insostenibile dal punto di vista materiale per l’attuale crisi del processo di accumulazione del capitale. Bisogna altresì smascherare il carattere sciovinista della sinistra piccolo-borghese, che in tutti i teatri della guerra imperialista, sostiene uno degli schieramenti monopolistici che si contendono la supremazia in Medio oriente, Ucraina, Africa ecc…

Solo il radicamento del nostro intervento nelle lotte può far conoscere le nostre posizioni e può renderci un punto di riferimento per quelle frange più coscienti e combattive della classe, pronte a mettersi in gioco nell’ambito della politica di classe. Senza di questo non avremmo le forze per poter continuare a contribuire al lungo processo di ricostruzione della nuova internazionale comunista, mentre la nostra classe continua a subire sconfitte e repressione in un momento in cui la crisi del sistema ci ha posizionato sulla rotta della guerra imperialista generalizzata

Quest’autunno gli animi della nostra classe sono scaldati da rivendicazioni e solidarietà tra settori proletari diversi particolarmente colpiti dalla crisi, ma tutto ciò non basterà fino a quando le lotte rimarranno confinate entro la compatibilità politica borghese imposta dalla “sinistra”, dai sindacati e dal loro sciovinismo filoimperialista.

Davide L

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