Verso la Nuova Internazionale

Prima di parlare di nuova Internazionale occorre aver chiare due premesse: la prima è la ragione per cui essa si rende necessaria, l'altra è la conoscenza delle caratteristiche salienti dell'Internazionale che fu.

Perché è necessaria

"Proletari di tutti i paesi unitevi!" conclude il Manifesto del Partito Comunista di Marx-Engels.

Già questo basterebbe ai comunisti, quali avanguardia politica della classe, per unirsi subito in un organismo politico che abbracci appunto tutti i paesi, al di là dei confini e delle specificità nazionali.

Il capitale appariva internazionale ai tempi di Marx ed Engels, ben prima della "globalizzazione": era già un rapporto di produzione che dominava esclusivo in gran parte dei paesi di allora che dunque vedevano tutti due medesime classi contrapposte: borghesia e proletariato.

Se allora e ancora per la prima parte del '900 i comunisti di tutti i paesi tendevano a unirsi in una Internazionale, ancor più oggi l'Internazionale è necessaria.

Di più, i capitali oggi dominanti sono per definizione e per forma internazionali: il fatto che cinque o sei centri industrial-finanziari controllino il 75% della produzione mondiale la dice lunga in proposito; da più numeri di questa rivista, poi, stiamo conducendo l'esame delle forme e degli effetti della finanziarizzazione, dell'internazionalizzazione dei mercati delle merci e del lavoro, del superamento dei limiti nazionali anche degli stati.

Se la Rivoluzione d'Ottobre avrebbe avuto qualche anno di tempo, prima della sua ripetizione altrove, per resistere come tale, sul terreno cioè rivoluzionario e dell'abbattimento del capitalismo per la costruzione del socialismo, oggi tanto tempo non è concesso a nessuno, salvo - e con molti forse - agli Stati Uniti.

La crisi rivoluzionaria di Russia e i soprassalti di qualche tempo dopo in Italia e in Germania, poterono occorrere senza un tracollo generale del capitale a scala mondiale. L'altro aspetto del medesimo fenomeno storico è che le condizioni obiettive che si presentarono in Russia, Italia e Germania, e che avevano spinto le masse proletarie all'azione, non erano quelle esistenti in Usa o in Inghilterra. I mercati erano ancora prevalentemente nazionali e gli investimenti esteri - ovvero gli intrecci finanziari fra i paesi, quantunque esistenti - non erano tali da vedere la crisi anche verticale di un paese ripercuotersi immediatamente su un altro (1).

Queste condizioni sono oggi profondamente mutate. Le condizioni oggettive che possono indurre una crisi rivoluzionaria in un paese saranno necessariamente uguali o molto vicine in tutti gli altri. In estrema sintesi, non è dato un crollo verticale della produzione, delle banche, del livello di vita in un paese senza che gli stessi fenomeni si presentino in una catena internazionale che abbraccia molti altri paesi, se non tutti.

Unicità di situazione oggettiva e unicità di classe, sia borghese sia proletaria, impongono l'unicità dell'organismo politico che dirige l'attacco proletario.

Verso il primo Congresso della Terza Internazionale

Chiariamo subito che non consideriamo la cosiddetta Quarta Internazionale inscritta nel corso storico del movimento rivoluzionario.

Essa è piuttosto, fin dall'origine l'estrema difesa, pur sul terreno critico, di una esperienza - quella dell'Unione sovietica - che rappresentava il nuovo corso controrivoluzionario, seguito alla pur luminosa esperienza dell'Ottobre e che - come tale - andava riconosciuto e combattuto.

La rottura fra il movimento trotskista e i nostri "padri politici" data dal 1933. Le sue profonde ragioni appariranno chiare nel 1939-40 quando la Sinistra Comunista riconoscerà l'intervento dell'Urss nella guerra mondiale in qualità di nuova forza imperialista, mentre i "quartini" chiameranno alla difesa della Patria socialista, per quanta deformata o burocraticamente degenerata, nella guerra contro il nazi-fascismo.

È dunque ai motivi e alle forme della Terza Internazionale che dobbiamo guardare come a un genuino precedente di organizzazione di classe rivoluzionaria internazionale.

Fa ormai parte della vulgata che la Terza Internazionale nacque come reazione delle forze sane della rivoluzione proletaria, del comunismo, alla degenerazione della II Internazionale, giunta a schierare i suoi partiti sul fronte della Prima guerra imperialista. E come ogni vulgata passa sulle coscienze come l'acqua sul marmo. Non ha evidentemente fatto insorgere, a suo tempo, la domanda di cosa fosse successo alla Terza, che finì (1943) sostanzialmente nello stesso modo. Certo il caso era diverso: questa volta nella guerra era implicata una Patria socialista...

I suoi prodromi si hanno dopo il 1914, dopo la votazione dei crediti di guerra da parte dei socialisti tedeschi. Sono pochi militanti, Lenin in testa, che coerenti ai principi del Manifesto Comunista (2), definiscono la guerra imperialista e mentre chiamano al disfattismo rivoluzionario, si dichiarano per la creazione di una nuova Internazionale che, sulla base della constatazione e della comprensione del fallimento della Seconda, riparta su nuove più solide basi che tengano conto di quella esperienza.

Il fallimento della II Internazionale è il fallimento dell'opportunismo, che si è sviluppato sul terreno delle particolarità del periodo storico trascorso, (periodo cosiddetto "pacifico") e in questi ultimi anni ha dominato di fatto nell'Internazionale. Da molto tempo gli opportunisti preparavano questo fallimento negando la rivoluzione socialista e sostituendo ad essa il riformismo borghese; negando la lotta di classe la necessità di trasformarla - in determinati momenti - in guerra civile e predicando la collaborazione di classe; predicando lo sciovinismo... (3)

Val la pena di osservare di passaggio che al 1914 si oppongono alla parola d'ordine del disfattismo rivoluzionario anche uomini come Bucharin, Krylenko, Kamenev. Lo stesse Trotsky è critico nei confronti del "disfattismo rivoluzionario".

I bolscevichi raccolti attorno a Lenin in Svizzera sono sostanzialmente isolati nel loro appello a una "Internazionale proletaria liberata dall'opportunismo" (4).

Ecco perché, osserva giustamente Broué, Le prime iniziative per un raggruppamento internazionale di un qualche significato provengono dunque non dall'ala sinistra, rivoluzionaria, del movimento socialista, ma dalle tendenze "centriste", o ancora "pacifiste", particolarmente influenti nei paesi neutrali, ma non trascurabili alla fine di un anno di guerra, in paesi belligeranti come la Francia e soprattutto la Germania dove riunisce, fianco a fianco, uomini divisi sulla guerra quanto sulle prospettive politiche come Haase, Bernstein e Kautsky" (5).

La prima riunione è a Lugano (27 settembre 1914) fra delegati dei partiti socialista e italiano, per studiare la possibilità di convocare una conferenza socialista internazionale.

Zimmerwald

La Conferenza di Zimmerwald dal 5 all'8 settembre del 1915 vede la partecipazione di 36 delegati dei "partiti e organizzazioni operaie pronte a lottare contro la guerra con i metodi della lotta di classe proletaria".

Il Manifesto che ne esce, la seconda conferenza internazionale nel villaggio svizzero di Kienthal (24-30 aprile 1916) e la sua Risoluzione finale, vedono la "sinistra di Zimmerwald" sempre in minoranza.

Né i centristi né tantomeno i pacifisti considerano praticabile la scissione della II Internazionale. La risoluzione finale di Kienthal si limita a prevedere - o annunciare - una scissione che si produrrà nei diversi partiti dell'Internazionale stessa (6).

Bisogna attendere il 1917 e le due rivoluzioni in Russia di Febbraio e di Ottobre, perché il problema della costruzione di una nuova internazionale venga riproposto, da Lenin, con la forza di una rivoluzione in corso e in aperta polemica con la fallita "Internazionale di Zimmerwald".

L'Internazionale di Zimmerwald ha assunto fin dall'inizio una posizione esitante, "kautskiana", "centrista" la qual cosa ha costretto la sinistra di Zimmerwald a dissociarsi subito, a separarsi e a lanciare un suo manifesto (...) Nonostante la condanna del socialpacifismo, contenuta nel manifesto di Kienthal, tutta la destra di Zimmerwald, tutta la maggioranza di Zimmerwald sono cadute nel socialpacifismo: Kautsky e soci a più riprese nel gennaio e nel febbraio 1917; Bourderon e Merrheim in Francia votando all'unanimità con i socialsciovinisti le mozioni pacifiste del partito socialista (dicembre 1916); Turati e soci in Italia, dove l'intero partito ha assunto un atteggiamento socialpacifistico, e Turati è scivolato (non per caso, naturalmente) nel suo discorso del 17 dicembre 1916 fino a pronunciare alcune frasi nazionalistiche destinate ad abbellire la guerra imperialista (7).

Dunque:

Il nostro partito non deve “aspettare” [i Congressi convocati dalla Commissione di Zimmerwald - ndr] ma fondare subito la Terza Internazionale. (8)

È dunque sbagliato, e dettato dalla fedeltà all'Internazionale di poi, il concetto - espresso anche da J.Humert-Droz, secondo cui "l'Internazionale comunista è nata dal movimento di Zimmerwald" e proprio perché, come dice Droz:

la scissione dell'Internazionale si è operata sulla questione della lotta contro la guerra e della fedeltà all'internazionalismo. (9)

Nonostante la dura battaglia di Lenin nell'Aprile del 17, la Conferenza panrussa del partito (24-29 aprile) decide di "rimanere a Zimmerwald" in attesa dei suoi Congressi obbligando il partito ad "aspettare passivamente" la Terza Conferenza di Zimmerwald.

C'è una rottura dunque, sostanziale, fra il "movimento di Zimmerwald" - a cui pure partecipò Lenin e nel quale il suo partito rimase invischiato più a lungo del necessario e contro il parere di Lenin stesso - e il successivo processo politico che porta alla nascita del Comintern (10).

Dall'aprile 17 al febbraio 1919, si avvicendano tentativi e sforzi in certo modo convulsi per raggruppare attorno alla piattaforma bolscevica le forze "oggettivamente internazionaliste" nei vari paesi. D'altra parte, sono le vicende politiche stesse di quel periodo (l'insorgenza dei Consigli degli Operai e dei Soldati in Germania nel novembre del 18, la formazione del KPD e dei partiti comunisti polacco, austriaco, ungherese, finlandese e lettone, l'adesione entusiasta alla prospettiva bolscevica della Federazione socialdemocratico rivoluzionaria dei Balcani) a imporre ciò per cui Lenin si era da sempre battuto: la fondazione di una Internazionale Comunista.

È Lenin nella sua Lettera agli operai d'Europa e d'America del 21 gennaio 1919 a tratteggiare la nascita di questa Internazionale, più che il suo discorso d'apertura del I Congresso.

Il 20 agosto 1918 solo il nostro partito, il partito bolscevico, aveva rotto decisamente con la vecchia Internazionale, con la II Internazionale del periodo 1889-1914, che era fallita così vergognosamente durante la guerra imperialistica del 1914-1918. Solo il nostro partito si era avviato per la nuova strada, passando dal socialismo e dal socialdemocratismo, copertisi di vergogna per la loro alleanza con la brigantesca borghesia, al comunismo, passando dal riformismo e dall'opportunismo piccolo borghese, che permeavano e permeano tuttora profondamente i partiti socialdemocratici e socialisti ufficiali, a una tattica realmente proletaria e rivoluzionaria.
Oggi 21 gennaio 1919, vediamo già tutta una serie di partiti proletari comunisti, non solo entro i confini del vecchio impero zarista, per esempio in Lettonia, in Finlandia, in Polonia, ma anche nell'Europa occidentale, in Austria, in Ungheria, in Olanda e, infine, in Germania.
Nel momento in cui la tedesca "Lega di Spartaco", con dirigenti così illustri e noti in tutto il mondo, con difensori della classe operaia così fedeli come Liebknecht, Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Franz Mehring, ha rotto definitivamente i suoi rapporti con i socialisti del genere di Scheidemann..., nel momento in cui la Lega di Spartaco ha assunto il nome di Partito Comunista di Germania, la fondazione della terza Internazionale, dell'Internazionale comunista, realmente proletaria, realmente internazionalistica, realmente rivoluzionaria è divenuta un fatto. Questa fondazione non è ancora sancita formalmente, ma di fatto la Terza Internazionale già esiste. (11)

Il Primo Congresso e l'Internazionale

Esiste certamente una corrente rivoluzionaria di avanguardie rivoluzionarie che dentro o fuori dei grandi partiti socialdemocratici sono acquisite ai principi dell'internazionalismo rivoluzionario, ma non esiste ancora una rete di partiti autonomi. Alla data in cui Lenin scrive la sua lettera agli operai d'Europa e d'America, il Partito Comunista di Germania si è costituito da diciotto giorni (12).

La costituzione formale dell'Internazionale è una urgenza che va posta di fronte a quelle avanguardie.

È Trotsky a redigere la "Lettera di invito al Congresso" pubblicata anche sulla Prava del 24 gennaio 1919.

I sottoscritti partiti e organizzazioni considerano di urgente necessità la convocazione del primo congresso della nuova Internazionale rivoluzionaria,

si legge in apertura della lettera che traccia i principi e i compiti dell'internazionale da costituire (13).

E in chiusura:

In funzione di tutte queste considerazioni noi proponiamo a tutte le organizzazioni e partiti fratelli di mettere all'ordine del giorno la questione della convocazione del congresso comunista internazionale.

Seguono le "firme" di otto organismi (partiti e uffici esteri).

2 marzo 1919 si apre la Conferenza Internazionale che solo a conclusione sarà considerata e definita il Primo Congresso della Internazionale comunista.

La Lega di Spartaco tedesca, da pochi giorni costituitasi in Partito Comunista Tedesco, aveva dato mandato al delegato Eberlein (Albert) di opporsi alla eventuale proposta di costituzione immediata dell'Internazionale, e così Albert si esprime in apertura.

D'altra parte, il rapporto del delegato Stange del Partito Operaio Norvegese parla a nome di una corrente di quel partito e nel suo rapporto della prima giornata dice, significativamente:

È evidente che si pone al partito operaio norvegese un problema della massima importanza: si tratta di sapere se esso abbandonerà completamente la linea socialdemocratica per allinearsi sulla dittatura del proletariato attraverso i consigli. Io sono personalmente convinto che grazie allo sviluppo della rivoluzione mondiale, il partito adotterà a questo riguardo una posizione definita. (14)

Non sarebbe stato il caso di lasciar maturare le cose nel Partito Operaio Norvegese, rafforzando, sul piano dell'appoggio politico alla frazione di sinistra, la tendenza alla formazione di un Partito comunista, da integrare poi nella Internazionale?

Sarà invece a seguito dell'entusiastico e sbagliato, perché non aggiornato, rapporto del delegato austriaco, e in base alla mozione da lui presentata nella seduta del 4 marzo (insieme ai rappresentanti del Partito socialdemocratico di sinistra di Svezia, della Federazione operaia dei socialdemocratici rivoluzionari dei Balcani e del Partito Comunista d'Ungheria) che l'unanimità della Conferenza:

delibera di costituirsi come Terza Internazionale e di adottare il nome di Internazionale Comunista.

Vengono così superate le indecisioni iniziali dei bolscevichi e l'opposizione tedesca, al punto che Eberlein rinuncia alla opposizione stessa e si astiene (15).

Rimandiamo il lettore per verifica ai diversi testi documentari citati, per andare al nodo di fondo.

Per un verso la trasformazione della Conferenza Internazionale dei primi di marzo 1919 in primo congresso dell'Internazionale - venendo a seguito di cinque anni di propaganda per l'Internazionale Comunista da parte di Lenin e della cosiddetta "sinistra di Zimmerwald" e della prima Rivoluzione proletaria vittoriosa - poteva costituire un potente stimolo alla rottura delle avanguardie rivoluzionarie dai partiti socialdemocratici della II Internazionale, nei quali erano incapsulate. Per un altro verso quella stessa precipitazione giocava più sull'emozione degli eventi e sulla capacità di attrazione dell'esempio bolscevico, anche nei confronti delle frazioni massimaliste a parole dei partiti, che su una reale maturazione delle avanguardie rivoluzionarie sul piano metodologico, teorico e politico, la quale - e gli eventi successivi lo dimostreranno - era ben lungi dall'essere conclusa.

Il rapido succedersi degli eventi - rivolte, scioperi generali, tentativi rivoluzionari - fra il 1919 e il 1921 non bastò in realtà a fare negli altri paesi quello che il Partito bolscevico aveva fatto fin dal 1914: separarsi nettamente, in linea di metodo, di principio e di piattaforma dalla II Internazionale e dai suoi partiti, costruendo una organizzazione capace di autonoma direzione politica rivoluzionaria delle masse proletarie.

Lo stesso Partito Comunista d'Italia si formò, in rottura definitiva con lo PSI, solo nel 1921, due anni dopo il "primo congresso dell'Internazionale" e dopo il Secondo Congresso, avendo mancato le "occasioni" del Congresso di Bologna del1919 e il Convegno di Imola del 1920.

C'è da una parte un ritardo delle avanguardie in occidente e c'è dall'altra una tattica, teoricamente debole, dell'Internazionale così formata verso la raccolta di quante più forze formali possibile.

Non è da oggi che riteniamo che gli stessi ritardi italiani siano anche dovuti all'atteggiamento degli organi direttivi dell'Internazionale che:

di fronte all'opera di selezione, di scissioni e di adesioni aveva adottato il criterio tattico del massimo risultato quantitativo e della minore discriminazione politica, favorendo, quando non imponendo, il taglio più a destra possibile. (16)

Bordiga esprimerà, nella Lettera a K. Korsch del 1926, gli stessi concetti con altre parole:

Lenin arrestò molto lavoro di elaborazione "spontaneo" contando di raggruppare materialmente e poi dopo soltanto fondere omogeneamente i vari gruppi al calore della rivoluzione russa. In gran parte non è riuscito. (17)

Fra il Primo e il Secondo congresso si costituiscono diversi partiti in funzione dell'adesione alla Terza Internazionale. Il Partito socialista operaio (comunista) di Iugoslavia, che si costituisce nel luglio del 1919 è fatto della fusione di differenti partiti socialisti nel paese ed è diretto da centristi con una forte minoranza che si richiama apertamente alla II Internazionale; il sunnominato Partito norvegese decide di aderire alla III Internazionale salvaguardando peraltro la propria indipendenza; il partito socialista messicano diventa "comunista" nel settembre del 19 e aderisce alla III Internazionale, ma è fatto per lo più di anarco-sindacalisti; il partito indonesiano costituitosi nel maggio del 1920, è fatto di sindacalisti legati al movimento nazionalista. L'unico partito comunista formatosi per cambiamento del nome nel maggio del 1919, fatto di comunisti, è quello bulgaro che già come Partito operai socialdemocratico (Tesnjaki) si era da tempo attestato su posizioni internazionaliste e "bolsceviche" (18).

La Terza Internazionale si configura dunque da subito come un amalgama di forze eterogenee, unificate solo dalla forte e autorevole direzione russa e pronte dunque a seguirne le politiche tatticistiche dell'inizio e l'ordine di bolscevizzazione dato da Stalin; e fondamentalmente incapaci di esercitare la funzione che all'Internazionale sarebbe spettata: la direzione della politica rivoluzionaria delle sue sezioni in tutti i paesi e quindi nella stessa Russia sovietica.

Bilancio e prospettive

Senza la pretesa di aver esaurito gli elementi di studio dell'esperienza della Terza Internazionale, ma solo di averne accennato le linee generali e averne fornito una discreta bibliografia, possiamo tracciare un bilancio utile a tracciare le nuove prospettive.

La Terza Internazionale - nel piano di Lenin - doveva servire essa stessa alla maturazione e alla omogeneizzazione politica sul terreno rivoluzionario delle diverse organizzazioni politiche nazionali.

La forza trainante di questa maturazione, il centro di catalizzazione della fusione delle forze rivoluzionarie, era il Partito bolscevico alla guida dell'unico processo materialmente rivoluzionario in atto.

L'isolamento perdurante dell'esperienza sovietica e l'urgenza conseguente di resistere ponevano davanti a questo partito problemi immani sotto i quali era facile soccombere, specie nella sua condizione di quasi esclusivo punto di riferimento teorico e politico a scala internazionale.

L'Internazionale non era in grado come tale di contribuire alla direzione politica delle cose russe.

Il Partito - e lo Stato - russi dirigevano di fatto anche l'Internazionale. L'accartocciarsi della Rivoluzione russa sull'unica realizzazione avvenuta (la proprietà di stato dei mezzi di produzione) e il conformarsi di Stato e partito ad essa - quindi su terreno controrivoluzionario - doveva esprimersi anche nella conformazione dell'Internazionale come strumento di politica estera dello Stato Russo.

Se nulla poté l'Opposizione Russa, ancor meno potevano le minoranze rivoluzionarie internazionali e in particolare la sinistra comunista d'Italia - e non tanto per il diverso spessore politico, che porterà comunque la sinistra italiana a rappresentare il punto di riferimento per la ricostruzione, quanto per il diverso peso che potevano esercitare tanto in Russia quanto nella Internazionale stessa.

Veniamo dunque agli insegnamenti.

  1. Non possiamo sicuramente rischiare di ripetere, anche se in nuove forme, l'esperienza di un primo successo rivoluzionario in un paese, che faccia da stimolo alla nascita stessa delle organizzazioni politiche proletarie negli altri paesi e da loro centro di aggregazione in una nuova Internazionale. Non ne avremmo il tempo: o la rivoluzione si espande rapidamente o si va incontro a un'altra sconfitta certa.
  2. La nuova Internazionale non dovrà neppur lontanamente essere una Federazione di partiti, più o meno indipendenti e con "politiche" differenziate sulla basi di una pretesa differenza di situazioni nazionali. Perciò è più corretto parlare di Partito Internazionale. Natura, struttura e statuti di tale Partito internazionale del proletariato devono caratterizzare omogeneamente ogni e ciascuna sua sezione nazionale. La sua piattaforma politica e programmatica deve essere il patrimonio comune, omogeneamente maturato da tutte le sezioni e da tutti i militanti.
  3. Coerentemente alla nostra concezione del rapporto partito/classe/semi-stato proletario, la centralizzazione politica del partito internazionale - pur non costituendo una garanzia assoluta che per definizione non esiste mai nelle cose sociali e politiche - è il più sicuro contributo alla indipendenza della prospettiva storica del proletariato dalle specifiche vicende nazionali del primo o dei primi stati proletari che si affermeranno. La centralizzazione secondo le linee statutarie ancora ribattute dall'ultimo nostro Congresso (19), è centralizzazione di quadri politici dediti alla causa del superamento rivoluzionario definitivo del capitalismo. Perciostesso, fin tanto che tali sono, sapranno esercitare il ruolo che compete loro di direzione politica del semi-stato "nazionale" in funzione della rivoluzione internazionale e comunque - anche in caso di sconfitta di quella prima esperienza - sapranno salvaguardare il programma e la prospettiva della riscossa, senza le tragiche rotture di continuità che si verificarono in Russia e con la III Internazionale.
  4. Il farsi della nuova Internazionale, cioè del partito come oggi va inteso, coincide con “lo sviluppo di forze politiche reali che emergono, si coordinano e maturano all'interno della lotta teorica e politica nei rispettivi paesi” (20).

In questo senso si è costituito il Bureau Internazionale per il Partito Rivoluzionario come prima forma di coordinamento e di centralizzazione fra organizzazioni maturate nelle battaglie politiche condotte a scala nazionale - all'interno delle rispettive sezioni di classe operaia - e a scala internazionale, su un corpo di tesi omogeneo e solido che pongono a base della costruzione del Partito Internazionale.

Il BIPR e il Partito Internazionale

Il Bipr si è costituito come l'unica possibile forma organizzativa e di coordinamento, intermedia fra l'isolato operare di avanguardie in diversi paesi e la presenza di un vero Partito Internazionale, che, come visto, riteniamo essere lo strumento indispensabile alla vittoria rivoluzionaria.

Esso è nato da un preliminare processo di decantazione e selezione di forze avviato con la Convocazione della prima Conferenza Internazionale della Sinistra comunista, nel lontano 1977.

Si parlava allora di campo politico proletario, che comprendeva tutte le forze che si rifacevano all'esperienza delle correnti rivoluzionarie del periodo fra le due guerre (non trotskiste) e direttamente o indirettamente ne derivavano.

La recente dinamica del capitale e del rapporto fra le classi...

ha accelerato il processo di decantazione del "campo politico proletario", escludendo tutte quelle organizzazioni che, per un verso o per l'altro, sono cadute sul terreno della guerra venendo meno all'irrinunciabile principio del disfattismo rivoluzionario.
Altre componenti di quell'area, pur senza cadere nel tragico errore di attestarsi su di un fronte della guerra, in nome di un falso anti imperialismo o di, storicamente ed economicamente, impossibili visioni progressiste, si sono ugualmente estraniate dal metodo e dalle prospettive di lavoro che condurranno alla aggregazione del futuro partito rivoluzionario.
Vittime irrecuperabili di impostazioni idealistiche o meccanicistiche, incapaci di individuare nel moderno capitalismo le peculiarità della esplosione delle pur solite contraddizioni del sistema economico, sono più propense a guardare indietro in una sorta di attesa messianica della rivoluzione o di cieca invarianza, piuttosto che cogliere le specificità dell'attuale situazione, sia nei termini di una analisi della crisi, delle risposte del capitale alla crisi stessa che nelle modificazioni intercorse nel rapporto tra capitale e forza lavoro. (21)

In altri termini, non riteniamo - allo stato attuale - che la categoria "campo politico proletario" sia ancora valida. D'altra parte sarebbe per lo meno strabiliante che crisi di ciclo del capitale, rivoluzione tecnologica, implosione del blocco imperialistico sovietico e il complesso di fenomeni economici e sociali che la borghesia riassume nello stupido termine di globalizzazione, tutto ciò lasci invariato il quadro delle avanguardie rivoluzionarie reali o presunte e addirittura conservi solo in quel campo le potenzialità di costruzione del partito. Al contrario tutto ciò ha "messo fuori gioco" una gran parte delle vecchie costituenti il "campo politico proletario" e al contempo ha fatto, e farà ancor più, emergere nuove avanguardie che - svincolate da vecchi schemi rivelatisi inefficaci a spiegare il presente e a da qui progettare il futuro - si accingono al compito di costruzione del partito, sulla base della stretta aderenza al metodo della critica dell'economia politica e del materialismo storico (marxismo) e ai principi dell'internazionalismo proletario.

Queste avanguardie hanno il dovere, che stanno assumendo, di attestarsi e crescere sulla base di un corpo di tesi, una piattaforma e un quadro organizzativo coerenti fra loro e con il Bureau che, in questo senso, si pone come punto di riferimento della necessaria omogeneizzazione delle forze nel futuro partito. Punto di riferimento non significa struttura impositiva. Il BIPR non intende accelerare i tempi della aggregazione internazionale delle forze rivoluzionarie oltre i tempi "naturali" della crescita politica delle avanguardie comuniste nei diversi paesi.

L'unico contributo possibile - ed anche indispensabile - che un organismo, nazionale o internazionale, può e deve dare alla maturazione di analoghe forze in altri paesi è quello politico del confronto, o della polemica se è il caso, tanto sul piano della teoria quanto della pratica politiche, al fine di favorire la enucleazione di genuine forze rivoluzionarie e il loro radicamento sulla rispettiva scena politica di classe.

Rifiutiamo in linea di principio, e sulla base di diverse risoluzioni congressuali, l'ipotesi di creazione di sezioni nazionali per gemmazione di una organizzazione pre-esistente, foss'anche la nostra. Non si costruisce una sezione nazionale del partito internazionale del proletariato creando in modo più o meno artificiale in un paese un centro redazionale di pubblicazioni redatte altrove e comunque al di fuori delle reali battaglie politiche e sociali del paese stesso.

Il Bureau non è il partito - lo abbiamo detto, scritto e ripetuto più volte. Non è neppure detto, quantunque fortemente probabile, che fra Bureau e Partito corra una linea continua. Ma non è neppure una semplice Federazione di forze (o debolezze). Il Bureau è un principio di centralizzazione di forze politicamente omogenee verso il partito. Pratica dunque la centralizzazione fra i suoi membri nella misura resa possibile dalle entità organizzative, ancora molto deboli.

L'avvicinamento politico al Bipr significa dunque progressiva integrazione nelle forme del centralismo del Bureau.

Elemento essenziale della centralizzazione è la stampa di partito nella quale rientrano tanto gli organi centrali redatti collegialmente e centralmente, quanto gli organi locali e periferici, che sempre e comunque rappresentano le posizioni unitarie del partito a scala nazionale e internazionale.

Il Partito internazionale sarà articolato in sezioni nazionali che raccolgono nel paese dato tutti i militanti internazionalisti.

Così come un napoletano presente a Milano appartiene alla sezione di Partito di Milano, un gruppo di militanti originari di un paese diverso faranno comunque parte della sezione nazionale di residenza, partecipando alla battaglia politica della locale organizzazione internazionalista in seno alla locale sezione di proletariato e partecipando quindi in qualità di membri attivi e responsabili ai lavori dell'organizzazione in quel paese - ferma restando la possibilità/necessità del lavoro politico dall'estero verso il paese di origine. E ciò che varrà per il Partito Internazionale deve valere anche all'interno dell'attuale Bureau.

In conclusione, riteniamo di essere entrati, anche a seguito della recente conferenza panamericana, nel tratto assolutamente iniziale della strada che conduce al Partito Internazionale del Proletariato, con il corredo minimo delle indicazioni da seguire e il bagaglio di alimenti (metodo, tesi, programma) che ci consentirà di giungere a destinazione, se il proletariato si deciderà a reagire al corso alla barbarie sul quale il capitalismo sta spingendo la società.

(1) Il classico di Lenin "Imperialismo fase suprema del capitalismo" è un buon riferimento per la presenza e operatività del capitale di investimento estero all'inizio del secolo.

(2) "I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell'intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall'altra per il fatto che sostengono costantemente l'interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia." - Il Manifesto dei comunisti, ed. Prometeo, pag.33.

(3) La guerra e la socialdemocrazia Russa - tesi del CC del POSR, 28/9/1914 Lenin Opere Complete Editori Riuniti, 1966, vol. 21, pag. 23.

(4) Ibidem pag.26.

(5) Préliminaire a "Premier congres de l'Internationale Comuniste ", Textes Intégraux - EDI, Parigi 1974.

(6) Cfr ibidem pag. 30.

(7) Il discorso di Turati è quello ancora oggi caro alla borghesia italiana, riportato in non poche antologie scolastiche e che ha sempre ispirato i più biechi socialpatriottardi. Il testo citato è di Lenin, ne I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione, 23 aprile 1917, in Opere complete, cit., vol. 24, pag. 73.

(8) Ibidem, pag.75.

(9) J. Humbert - Droz Il contrasto fra l'Internazionale e il P.C.I., 1921-1928, Feltrinelli 1969, pag. 8.

(10)

La situazione del nostro partito - dinanzi a tutti i partiti operai di tutto il mondo - è oggi tale che noi siamo obbligati a creare immediatamente la III Internazionale. Nessuno tranne noi può farlo in questo momento e ogni ritardo è dannoso. Se fossimo rimasti a Zimmerwald solo per fini di informazione avremmo avuto subito le mani libere per fondare la III Internazionale, pur essendo al tempo stesso in condizione di utilizzare Zimmerwald, se le circostanze avessero reso possibile questa utilizzazione [sottolineature di Lenin].

Così si esprime Lenin rimproverando il CC del suo partito per gli indugi, ne I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione, cit.

(11) "Lettera agli operai d'Eurpa e d'America" in Opere Complete. Cit., vol.28 pagg. 434 e segg.

(12) "Il 3 gennaio 1919, alla Conferenza della Lega Spartacus a Berlino, noi abbiamo fondato il Partito comunista tedesco", dal rapporto di Albert al Primo congresso della Internazionale, Prima giornata. Cfr. Premier congres de l'Internationale Comuniste, cit. pag. 60.

(13) Premier congres de l'Internationale Comuniste, Cit. pagg. 39 e segg. Vedi anche Aldo Agosti, La Terza Internazionale - Storia documentaria, I vol., Editori Riuniti 1974, pagg.18 e segg.

(14) Cfr. Premier congres de l'Internationale Comuniste, cit. pag. 82.

(15) vedi Aldo Agosti, cit. pag. 42.

(16) cfr. O.Damen Al Congresso di Bologna ebbero paura di dire no alla politica possibilista dell'Internazionale, in Prometeo serie II n. 8 gennaio-giugno 1966.

(17) cfr. Lettera di Bordiga a Korsch, in Danilo Montali, Korsch e i comunisti italiani, Appendice 1, Savelli 1975 pag. 45.

(18) vedi P. Broué, "Introduction a Du premer au deuxième congres de l'Internationale Comuniste" Etudes et documentation internationales, Parigi 1979, pagg.11 e segg.

(19)

"II. Il centralismo democratico dell'organizzazione rivoluzionaria non è la applicazione della democrazia borghese all'organizzazione politica rivoluzionaria di classe operaia; è bensì la formula che esprime la necessaria centralizzazione organizzativa, da una parte, e la particolare natura della organizzazione comunista, dall'altra.
III. L'organizzazione comunista si caratterizza per il fatto che è costituita esclusivamente da militanti (uomini e donne) che non solo aderiscono alla piattaforma politico-programmatica del partito, ma che hanno fatto propri il "punto di vista" di classe, il metodo e i principi da cui tale piattaforma ha preso origine - il materialismo storico e la critica dell'economia politica - che hanno scelto di conformare la propria militanza a essi e alla piattaforma di azione che ne consegue" (Dalle Tesi dello Statuto del P.C. Int. varato al VI congresso del Partito (Aprile 1997

(20) Dalla "Risoluzione sul lavoro internazionale del VI Congresso del P.C.Int".

(21) Cfr. I rivoluzionari, gli internazionalisti di fronte alle prospettive di guerra e alla condizione del proletariato Risoluzione Bipr del Gennaio 2000, su Bc 1-2000.

Prometeo

Prometeo - Ricerche e battaglie della rivoluzione socialista. Rivista semestrale (giugno e dicembre) fondata nel 1946.

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