Il 25 aprile di Beppe Grillo

Nel giorno della commemorazione della resistenza ritorna in campo l’antipolitica

Non si governa senza commetter crimini...

insegnava alla fine del ‘500 il Macchiavelli, il cui pensiero è la base delle scienze politiche insegnate tutt’oggi nelle Università alle elites dominanti del futuro.

E verrebbe quasi voglia di non aggiungere altro per togliere i “grilli” dalla testa ai tanti presenti in piazza il 25 aprile 2008 per la Seconda Liberazione come è stata definita.

Purtroppo però da marxisti rivoluzionari non possiamo ignorare o non denunciare il carattere idealistico e riformistico di tali iniziative o, meglio, dell’ideologia che le sottende; che diventa controrivoluzionario quando intercetta e svia il genuino malcontento sociale di parte dei lavoratori, spesso giovani e precari.

Le battaglie del grillismo odierno rientrano a pieno titolo nella tipologia del riformismo (che oltretutto come corrente riteniamo un fenomeno reazionario da più di una generazione); ossia tentativi di modifiche della superficie al fine di garantire una migliore tenuta del sistema nel suo complesso, una sua maggiore efficienza, non certo il suo cambiamento sostanziale; la denuncia del disagio sociale dovuto alla legge 30 ed alle varie riforme delle pensioni mostra tutta la sua impotente, ma pericolosa, demagogia nella richiesta di referendum o proposte di legge che la cancellino contribuendo a rafforzare il pregiudizio che è solo un problema di “uomini competenti ed onesti da mettere ai posti giusti”. Rimanendo così sempre alla superficie, a quella che già Marx denunciava 150 anni fa come sterile guerriglia contro gli effetti e non le cause. Il capitalismo cioè. Oltretutto allora Marx si riferiva lotta collettiva sindacale; oggi neppure più di quello si parla, anzi oltretutto si ciancia sempre del vecchissimo ed interclassista concetto di “popolo”, concetto già denunciato come opportunista alcune generazioni fa dai rivoluzionari.

Senza troppi risultati - sembrerebbe - se numeri considerevoli anche di lavoratori scendono oggi in piazza dietro quelle bandiere; il dato però non può essere slegato dalla crisi di rappresentanza attraversata oggi dai partiti di sinistra e dai sindacati, tradizionali riempitori di piazze del passato.

Il qualunquismo di cui Grillo è accusato dalla maggior parte dei giornalisti ed intellettuali italiani, anche di sinistra, fa sorridere in bocca a gente che è pagata da testate/tv finanziate dalle tasse dei proletari ed infarcite di pubblicità le quali hanno il solo scopo di aumentare il prezzo di quelle merci acquistate dagli stessi coi loro salari sempre più leggeri; come se nella società basata sul profitto e sulla proprietà privata (mors tua, vita mea - suggerisce niente ??) ci fosse un’altra morale “alta, nobile” e diversa dal “produci, consuma, crepa”.

Sia chiaro; il marxismo serve a spiegare i fenomeni e non a giustificarli, come è uso fare l’opportunismo invece. La denuncia delle Legge 30, della casta dei giornali, degli inceneritori cancerogeni, dei politici corrotti ed i molti altri cavalli di battaglia sono questioni importanti e spesso di vita quotidiana per i lavoratori; per noi comunisti devono diventare però armi di denuncia della reale natura di questa società, devono contribuire a far crescere la consapevolezza della necessità della sua trasformazione radicale e non possono certo chiudersi nel ristrettissimo ed idealistico - questo sì davvero - orizzonte di un capitalismo “più equo” od addirittura con caratteristiche nordeuropee (che Grillo cita spesso nei suoi shows), oltretutto cento anni dopo il marchio d’infamia di “imperialismo straccione” dato al nostro (?) paese da un noto rivoluzionario.

Marchio d’infamia che la vita quotidiana di ogni proletario alle prese con la mancanza di servizi pubblici decenti - alloggi pubblici, trasporti, asili etc. - conferma oggi mille volte più valido di allora.

ds

Battaglia Comunista

Mensile del Partito Comunista Internazionalista, fondato nel 1945.