Operaie ingrate...

Pubblichiamo il breve commento di un compagno lettore a una vicenda che ha suscitato molto scalpore nella città di Reggio Emilia.

Di cosa si tratta? La MaxMara, nota impresa d'abbigliamento di proprietà della famiglia Maramotti, ha ritirato il progetto del “Polo della Moda”, ormai pronto per partire - un investimento da 100 milioni di euro, si dice – perché offesa, diciamo così, dal comportamento del sindaco della città, che aveva ricevuto una delegazione di operaie in sciopero contro le pessime condizioni di lavoro cui devono sottostare. Secondo i padroni, il comportamento del sindaco avrebbe rotto il clima di fiducia e di collaborazione con la direzione aziendale, schierandosi con le “facinorose”. Ora, che le istituzioni della borghesia – da quelle comunali a quelle statali – ricevano delegazioni di scioperanti è una prassi consolidata da molto tempo, prassi diretta a deviare sul binario morto del solito conflitto a “bassa intensità” sindacale la rabbia operaia, ad addomesticarla, fino a spegnerla nella maniera più indolore possibile per il padrone.

Per aggiungere qualche altro elemento al quadro, era dal 1980 che le operaie non scioperavano, in un'azienda che non applica nemmeno il contratto nazionale di categoria, ma solo un regolamento interno e che, secondo le testimonianze delle scioperanti, insulta e offende le lavoratrici, oltre a sottoporle a ritmi di lavoro disumani: “Ci hanno chiamate mucche da mungere. Ci hanno detto che siamo grasse, obese, e ci hanno consigliato gli esercizi da fare a casa per dimagrire. Ci pagano praticamente a cottimo e controllano anche quante volte andiamo in bagno, ma siamo tutte donne, abbiamo il ciclo: è disumano. Ora basta” (vedi collettiva.it). Così, il 21 e il 25 maggio scorsi, la metà – purtroppo solo la metà – delle 220 operaie del sito di San Maurizio si sono fermate: tanto è bastato perché il padrone si offendesse e azzerasse un investimento. Secondo alcune voci, però, l'annullamento del progetto non sarebbe dovuto alla “ingratitudine” e alla “maleducazione” delle operaie, ma ad altri problemi legati all'incertezza che graverebbe sulla redditività del piano industriale. Non sedendo nel consiglio d'amministrazione della MaxMara, ci riesce difficile dire quanto ci sia di vero, anche se l'ipotesi non ci sembra campata per aria.

Per completezza di informazione, il sindaco aveva ricevuto anche una delegazione di crumire che, schierandosi con la direzione aziendale, avevano fortemente deplorato l'interruzione di estorsione del plusvalore in stile “ottocentesco” (lo sfruttamento) - sempre più diffuso nella “metropoli” del capitale – messa in atto dalle loro compagne di lavoro.

Si conferma, una volta di più, che la disunione della classe lavoratrice è da sempre una delle armi più micidiali nelle mani del padronato di ogni latitudine.

«... _la destra borghese non è in grado di portare critiche alla sinistra borghese che amministra la città. L amministrazione del comune di Reggio Emilia ha svenduto ai Maramotti 3731 mq del terreno comunale (cioè di tutti noi) alla miserevole cifra di 80 euro al mq e nessuno si indigna per questo. La giustificazione è: ma Maramotti, con il suo investimento privato porta in dote 800 posti di lavoro! Falsissimo, il piano di intervento presentato è una razionalizzazione della logistica aziendale, non vi sarebbero state nuove assunzioni, ma semplicemente sarebbero stati accorpati i lavoratori/lavoratrici già presenti negli stabilimenti. Un operazione di restyling immobiliare funzionale alla organizzazione interna. In questa vicenda vi sono tutte le componenti tipiche della gestione della “cosa pubblica” intrecciata ad interessi privati. Cosa ha fatto esplodere (forse volutamente) il caso? Il fatto che lavoratrici di uno degli stabilimenti abbiano denunciato un clima oppressivo e irrispettoso dei contratti nazionali, condizioni successivamente riconosciute sia dall'ispettorato del lavoro che dal ministro del lavoro del governo Meloni, noto bolscevico._

La presa di posizione dell'azienda è stata surreale, tipica di un feudatario medioevale i cui contadini si ergono per difendersi dallo sfruttamento. A quel punto le destre reggiane hanno alzato gli scudi a difesa del legittimo diritto a super-sfruttare ed offendere in nome dei maggiori interessi economico/politici, ma tant'è: le destre, questi signorotti rappresentano.

Ci siamo dimenticati della faccia speculare dei destroni: i sinistrati. Costoro di fronte all'inalberarsi dei signori del vapore hanno chinato il capo, dopo che avevano di fatto regalicchiato i terreni.

In questa vicenda le uniche che ne escono a testa altissima sono le lavoratrici che con coraggio e dignità hanno denunciato il clima di violenze che subivano: non è poca cosa in momenti in cui si preferisce mettere la testa sotto la sabbia anche di fronte all'assassinio di migliaia di bambini palestinesi e di altri luoghi dove imperversa il conflitto imperialista.

M»

Sabato, July 12, 2025